mercoledì 25 aprile 2012

Io e gli ebook: una relazione molto complicata

A passi incerti, a poco a poco, anche qui in Italia il futuro si avvicina, la tecnologia si diffonde e ormai anche da noi l'ebook sta prendendo piede. Le quote di mercato sono ancora molto basse, ma in costante crescita, segno che sempre più lettori si stanno convertendo alla lettura digitale. 
Ma qual è il mio rapporto con gli ebook? La risposta è molto semplice: pessimo. Sono svariati i motivi che non mi fanno piacere questo tipo di supporto, alcuni dei quali forse sono persino privi di logica, ma pur sforzandomi proprio non riesco a farmi piacere questo nuovo mondo. La mia non è una posizione aprioristica né sono una seguace del luddismo, è solo che non fa per me. Ci ho provato, ma ho miseramente fallito. 
Ricordo che un paio d'anni fa, sull'autobus accanto a me, sedeva una turista americana completamente immersa nella lettura grazie al suo Kindle. Io, curiosa come una scimmia, sbirciavo per cercare di capire quale fosse il libro (cosa impossibile) e soprattutto per capire se quel aggeggio capace di contenere migliaia di libri potesse fare al caso mio. Da quel giorno la mia curiosità è andata crescendo e, quando lo scorso autunno mi sono stancata di stampare gli ebook che ricevevo per uno stage (la copisteria sotto casa ancora mi ringrazia), ho acquistato un tablet. La mia prima lettura è stata "La donna in gabbia" e, mi vergogno un po' ad ammetterlo, non l'ho ancora terminata. Il romanzo mi piace molto eppure questo benedetto schermo è di troppo. Non riesco a proseguire nella lettura, è come se ci fosse una barriera invalicabile, come se non riuscissi a sentire il libro, è come se stessi leggendo a distanza. Perché la verità, nuda e cruda, è che io AMO i libri, quelli di carta, quelli veri, sfogliabili tangibili. E non è per l'odore della carta (il mio olfatto è pessimo, perciò io non so nemmeno come sia l'odore della carta), è per il piacere unico di tenere fra le mani un libro, poterlo sfogliare, averne cura come se fosse un tesoro. 
Perché io i libri li vivo, li amo non solo per quello che racchiudono e raccontano, li amo anche come oggetti. Mi piace vederli belli ordinati nella mia libreria; mi piace l'idea di averli lì a portata di mano; mi piace doverli sfogliare, magari per ore, per cercare quella citazione che tanto mi aveva colpito. È follia, ne sono consapevole, ma non potrei mai farne a meno. E dire che io sono un'appassionata di nuove tecnologie (quando entro in un Apple store sembro una bambina in un negozio di giocattoli, mi luccicano gli occhi), eppure io e gli ebook viviamo su mondi separati. Ne riconosco, ovviamente, gli indubbi pregi: sono pratici, salvano spazio vitale (casa mia, come quella di qualsiasi lettore, è sommersa dai libri), sono ecologici. Credo che soprattutto per la manualistica o per i dizionari siano assolutamente eccezionali, ma se voglio immergermi in un altro mondo continuo a preferire la carta. Non fraintendetemi, non sono un'estremista del libro cartaceo, non credo che gli ebook siano il male, anzi, li ritengo una bella novità nel mercato editoriale che ha dato respiro soprattutto ai piccoli editori. Spero solo che le due realtà possano continuare a convivere, anche il giorno in cui la lettura digitale si sarà diffusa definitivamente, così che un lettore possa scegliere in totale libertà il supporto che più fa per lui. Per questo mi "spaventano" un po' i "fondamentalisti della tecnologia", quelli secondo i quali chi legge ancora libri di carta è un povero mentecatto ancorato al passato e che non si apre al progresso. Ebbene sì, sono antiquata: per alcune cose mi piace rimanere legata al passato, non penso ci sia niente di male. E soprattutto una cosa non esclude l'altra. 
E voi? Vi siete già convertiti al digitale oppure siete come me, attaccate con le unghie e con i denti alla carta? Qual è il vostro rapporto con gli ebook?

domenica 22 aprile 2012

La meccanica del cuore


Titolo: La meccanica del cuore
Autore: Mathias Malzieu
Titolo originale: La mécanique du cœur
Traduzione: Cinzia Poli
Editore: Feltrinelli
Collana: Narratori
Pagine: 145
Prezzo: 15,00 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 2007
Anno 1ª edizione italiana: 2012
Genere: narrativa francese, fantasy
Codice ISBN: 978-88-07-01890-9


Uno, non toccare le lancette.
Due, domina la rabbia.
Tre, non innamorarti, mai e poi mai.


Trama: Nella notte più fredda del mondo possono verificarsi strani fenomeni. È il 1874 e in una vecchia casa in cima alla collina più alta di Edimburgo il piccolo Jack nasce con il cuore completamente ghiacciato. La bizzarra levatrice Madeleine, dai più considerata una strega, salverà il neonato applicando al suo cuore difettoso un orologio a cucù. La protesi è tanto ingegnosa quanto fragile e i sentimenti estremi potrebbero risultare fatali. Ma non si può vivere al riparo dalle emozioni e, il giorno del decimo compleanno di Jack, la voce ammaliante di una piccola cantante andalusa fa vibrare il suo cuore come non mai. L'impavido eroe, ormai innamorato, è disposto a tutto per lei. Non lo spaventa la fuga né la violenza, nemmeno un viaggio attraverso mezza Europa fino a Granada alla ricerca dell'incantevole creatura, in compagnia dell'estroso illusionista Georges Méliès. E finalmente, due figure delicate, fuori degli schemi, si incontrano di nuovo e si amano. L'amore è dolce scoperta, ma anche tormento e dolore, e Jack lo sperimenterà ben presto. 
(dal risvolto di copertina)

Giudizio personale: Con questo libro ho fatto uno cosa, anzi due cose, che solitamente non faccio mai. La prima, la più terribile, è che l'ho acquistato in un supermercato: se lo sapessero i miei ex colleghi della libreria mi toglierebbero il saluto. Non è da me, io detesto il modo in cui i libri vengono trattati nella grande distribuzione, alla stregua di un pacco di farina o di pasta, e poi in quanto aspirante libraia sono fortemente convinta che i libri vadano venduti da persone competenti e appassionate, se no tanto vale comprarli su internet. Eppure questa volta non sono riuscita a resistere: mi aggiravo con il mio bel carrello della spesa fra un reparto e l'altro ed ecco che mi sono ritrovata davanti il romanzo di Malzieu che mi ha folgorata. E qui entra in scena la seconda cosa che solitamente non faccio, ovvero comprare un libro solo per la sua copertina. Insomma in generale le copertine dei romanzi mi affascinano molto, ma non ne compro mai uno solo per questo. Per "La meccanica del cuore", però, ho fatto uno strappo alla regola, perché questa copertina è qualcosa di meraviglioso, è semplicemente fantastica, mi è bastato vederla che già la mia mano l'aveva afferrata. E ora, avendo letto il libro, la trovo ancora più perfetta. È stata realizzata da Benjamin Lacombe e vi consiglio caldamente di dare un'occhiata al suo sito, questo ragazzo ha davvero talento.
Ho quindi iniziato questo romanzo carica di aspettative, e devo dire che sono abbastanza soddisfatta. Tutto ha inizio in una gelida notte del 1874 a Edimburgo dove, sulla cima della collina più elevata e all'interno di una casa molto bizzarra, viene dato alla luce il piccolo Jack. Il neonato però ha un problema, ha il cuore completamente ghiacciato. Per salvarlo la levatrice Madeline applica al piccolo cuore un orologio a cucù che lo aiuterà a battere con regolarità. Jack, abbandonato dalla madre, cresce accudito amorevolmente da Madeline che, consapevole della fragilità del suo cuore gli ricorda sempre quanto siano pericolosi i sentimenti forti e gli proibisce categoricamente di innamorarsi. Ma si sa, al cuor non si comanda, nemmeno quando è fatto di ingranaggi, e l'incontro con Miss Acacia, cantante e ballerina di flamenco, rende impossibile a Jack rispettare le raccomandazioni di Madeline. Disposto a tutto pur di non perderla, scappa attraverso l'Europa fino in Andalusia, solo per poterla rivedere, per poterle dire quanto è grande l'amore che prova per lei. 
Questo romanzo, dalle atmosfere che richiamano lo stile di Tim Burton, è una boccata d'aria fresca e al contempo un pugno nello stomaco che ti lascia senza fiato per un epilogo mi ha lasciato l'amaro in bocca. La storia di Jack non può non colpire, per quanto assurda e surreale si finisce con l'innamorarsi di questo giovanotto dal cuore a cucù. C'è davvero molto Tim Burton in questa storia, nelle descrizioni, nei personaggi e in quello che accade loro; figuratevi che io mi immaginavo Georges Méliès con le fattezze di Johnny Depp. La forza di questo romanzo sta nelle emozioni che riesce a suscitare: questo libro ne è pieno. La dolcezza e la tenerezza di Jack, la gelosia, la rabbia, il senso d'impotenza, la felicità, la passione, il dolore: l'intera scala di emozioni umana. Lo stile di Malzieu è perfetto e riesce a ricreare un mondo fiabesco (e anche un po' dark) nel quale tutti vorremmo tuffarci, perché grazie a lui quasi ti convinci che sia possibile avere un orologio a cucù come pacemaker. Il titolo poi è assolutamente perfetto. L'idea di dare a Jack un cuore-orologio è geniale e permette all'autore di rendere visibili e tangibili i sentimenti del protagonista. I sentimenti, le sensazioni non si vedono, sono solo nostri e solo noi, nell'atto di viverli, sappiamo cosa stiamo provando; mentre attraverso l'espediente dell'orologio Malzieu rende tutti partecipi delle emozioni provate da Jack. Noi, insieme agli altri personaggi del romanzo, possiamo vedere e quasi toccare con mano, quanto lui sia felice oppure quanto stia soffrendo, possiamo vedere con i nostri occhi come funziona la meccanica del cuore. Da lacrime.
Un romanzo meraviglioso che tuttavia presenta due piccole sfumature che mi hanno fatto storcere un po' il naso. La prima è la ripetitività: la parte centrale della storia infatti, è un po' monotona. Non si tratta di molte pagine, però a un certo punto mi sembra che il ritmo rallenti un po'. Niente di grave comunque. La seconda cosa, invece, mi ha proprio infastidito. Nella narrazione sono presenti alcuni riferimenti assolutamente anacronistici. Parlo di paragoni fatti con persone o cose assolutamente al di fuori del contesto temporale. Ora, io capisco le atmosfere surreali, ci mancherebbe, però non mi puoi fare un paragone con Charles Bronson o Dalida in un romanzo ambientato nel 1874. Capisci che stona completamente. Magari sono io ad essere esagerata, ma vi assicuro che suona proprio male.
A parte queste due piccole note stonate La meccanica del cuore è un romanzo che vi consiglio perché sono sicura vi scalderà il cuore.
Voto: 8

Citazione: "Penso solo a una cosa: ritrovarla. Gustare ancora, prima possibile, quell'indicibile sensazione. Rischio di sputare uccelli dal naso? Dovrò farmi riparare spesso il cuore, e allora? Mi riparano questa roba da quando sono nato. Rischio la morte? Forse, ma adesso rischio la vita se non la rivedo, e alla mia età mi sembra molto più grave."

Colonna sonora: Le conseguenze dell'amore di Pasquale Catalano (ascoltatela, io la trovo splendida. Da quando l'ho scoperta, qualche anno fa, mia ha rapita)
Consigliato: a chi cerca una storia d'amore fuori dai canoni classici, agli amanti del surreale e ai fan di Tim Burton, a chi vuole tornare bambino
Istruzioni per l'uso: chiudete gli occhi e fatevi trasportare in questa fiaba per adulti

Buona Lettura!

giovedì 19 aprile 2012

100 di questi Followers Giveaway

Qualche giorno fa, per la precisione la domenica di Pasqua, questo blog ha raggiunto un traguardo che solo un anno fa credevo impossibile, ovvero ho raggiunto i 100 followers! Soglia ormai sfondata, perché ad oggi gli iscritti sono 103. Non so che dire, a parte WOW! E soprattutto GRAZIE, grazie veramente di cuore. Quando ho iniziato, più di due anni fa, l'ho fatto in punta di piedi, non sapendo bene cosa stavo facendo. Bookshelf è nato quasi per caso, semplicemente dalla necessità, quasi fisica direi, di parlare di libri (non conoscendo molte persone con cui poterlo fare). Mi sembrava un'idea carina quella di poter condividere con altri appassionati lettori quelle che erano le mie letture (all'epoca i blog dedicati ai libri erano ancora pochi). L'inizio è stato molto, molto cauto e anche impacciato. Le mie prime "recensioni" sono terribili, più che altro sembrano pensierini da scuola media... ma col tempo mi sono lasciata andare, ho imparato dai miei errori, ne faccio di nuovi ovviamente, ma credo che il blog ora sia un luogo carino, nulla di pretenzioso, ma carino e accogliente. Poi siete arrivati voi, uno dopo l'altro, e mi spingete ogni giorno a cercare di migliorarmi ancora e ancora. Grazie a questo posticino virtuale ho conosciuto moltissime blogger assolutamente fantastiche, verso cui nutro una stima immensa. Con voi e i vostri post posso divertirmi, sorridere, imparare cose nuove e anche commuovermi, un mondo favoloso che ogni giorno mi arricchisce. 

Per il futuro vorrei dedicarmi ancora di più a questa mia creatura, cercando di darle una connotazione più ampia. Sto pensando per esempio a due nuove rubriche che già da un po' ho messo in lavorazione; vorrei riprendere la rubrica dedicata agli autori e cercare di migliorare le anticipazioni e le prossime uscite letterarie. Insomma ho un po' di cose che mi frullano per la testa, spero di riuscire a metterle in pratica tutte.

Ora, però, veniamo al clou di questo post autocelebrativo. Per ringraziarvi della vostra partecipazione al blog vorrei indire il mio primo Giveaway. Visto che qui si parla di libri cosa mai avrei potuto regalarvi se non un libro? La scelta non è stata semplice, ma alla fine ho optato per un titolo a cui sono molto legata, ossia La fine è il mio inizio di Tiziano Terzani. So che ormai non è più molto recente, ma ho scelto questo libro perché per me ha un significato molto forte: è il libro che mi ha cambiato la vita, in tutti i sensi possibili. Mi ha dato forza, mi ha fatto aprire gli occhi su tante cose, mi ha fatto capire in maniera profonda quanto sia importante la vita e cosa decidiamo di farne. Per questo ho deciso di regalarne una copia a uno di voi. 

Partecipare è semplicissimo:

  • dovete essere iscritti al blog
  • lasciate un commento a questo post entro il 19 maggio. Nel commento, oltre a specificare che partecipate, dovrete scrivere qual è stato il libro che ha cambiato la vostra vita, quello che vi ha segnato profondamente. Questo lo faccio più che altro per curiosità e per non vedere solo "partecipo" scritto a ripetizione :-) Il vincitore sarà estratto a sorte (mi sembra la soluzione migliore)
Tutto qui. Ovviamente sentitevi libere di condividere questo giveaway sui vostri blog, o su Facebook o dove preferite. Lascerò qui sotto per voi il bannerino del concorso. 

Vi ricordo che il Giveaway scade il 19 maggio, a mezzanotte in punto!

<a href="http://bookshelf-nicky.blogspot.it/2012/04/100-di-questi-followers-giveaway.html" target="_blank"><img border="0" src="http://i44.tinypic.com/jq2m2h.jpg" /></a>

Non mi resta che ringraziarvi ancora di cuore. Vi mando baci e abbracci a profusione! e Good Luck!

mercoledì 18 aprile 2012

Le braci


Titolo: Le braci
Autore: Sándor Márai
Titolo originale: A gyertyák csonkig égnek
Traduzione: Marinella D'Alessandro con il contributo della Hungarian Book Foundation
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adeplhi
Pagine: 181
Prezzo: 10,00 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione italiana: 1998
Genere: narrativa ungherese
Codice ISBN: 978-88-459-2257-2


Trama: Dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l'altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null'altro contava per loro. Perché? Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare: "una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione". Tutto converge verso un "duello senza spade" ma ben più crudele. Tra loro, nell'ombra il fantasma di una donna.
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Per troppo tempo ho rimandato la lettura di questo romanzo. Per troppo tempo la mia mano ne ha sfiorato la copertina per poi passare ad altri libri. Pessimo errore. Perché questo romanzo mi ha conquistata, dalla prima all'ultima riga. In questo libro c'è tutto: un'amicizia fortissima, l'amore, il tradimento, la vendetta. Non manca davvero niente. Il protagonista è Henrik, vecchio generale dell'Impero austro-ungarico ormai in pensione, che si prepara a ricevere l'amico di vecchia data Konrad. I due, che per oltre vent'anni erano stati legati da un fortissimo sentimento d'amicizia, non si vedono da tantissimo tempo. Da quarantun anni per l'esattezza. Henrik ha atteso questo momento, consapevole che prima o poi sarebbe arrivato, e quando Konrad varca la soglia del castello che per anni era stata la sua seconda casa, ha inizio un viaggio nel tempo che ricostruisce le fasi salienti di un'amicizia straordinaria e di una vita vissuta in attesa di risposte. 
Leggere questo libro è un susseguirsi di emozioni. Non puoi non appassionarti a questa amicizia, nata per caso e sbocciata con la forza di un vulcano in eruzione. Non puoi non chiederti cosa possa essere successo di così grave da tenere lontane due persone per così tanti anni. Non puoi non partecipare emotivamente al racconto di Henrik che, per buona parte del romanzo, porta avanti un monologo avvincente e coinvolgente fino a tenerti incollato alle pagine con la stessa tensione che solo un giallo di ottima fattura sa creare. Perché fino all'ultima pagina ci sono domande a cui vorresti venisse data una risposta, ci sono dubbi e misteri da scogliere. Assistere a questo dialogo (anche se Konrad si esprime pochissimo) è qualcosa di meraviglioso. Traspare, in ogni parola, la saggezza e la consapevolezza che Henrik ha maturato nel corso degli anni. Lui è un uomo dai principi saldi, attento e meditabondo, che pesa le parole come fossero d'oro massiccio. La riflessione che lui fa è ad ampio respiro, tocca svariati punti, ma il fulcro vero di tutto è l'amicizia, nel senso più letterale del termine. Lui è in cerca di risposte, eppure non è rancoroso; vuole un perché ma non lo pretende. 
La storia, di per sé, non è certamente la più originale che abbia letto, ma la sua evoluzione e soprattutto lo stile di Márai ne fanno un vero capolavoro. La padronanza di linguaggio, il modo in cui le parole scorrono sulla carta è sublime. Vi sembrerà di essere in quel freddo salone, ad ascoltare dalla viva voce dei protagonisti un racconto emozionante e travolgente, oppure vi aggirerete con la mente per le vie di Vienna per vedere con i vostri occhi cosa combinano Henrik e Konrad. La struttura è costruita sapientemente, con salti temporali che ricreano perfettamente le atmosfere dell'epoca. Un vero gioiello. 
Credo anche che un romanzo come questo poteva avere come protagonisti solo due uomini, non sarebbe stato possibile con due donne. Non fraintendetemi, io sono un'accanita sostenitrice dell'amicizia femminile, ma credo, e questo libro ne è un esempio, che quella maschile abbia un qualcosa in più. Ovviamente sto generalizzando, ma spesso mi sembra che noi donne tendiamo ad essere più rancorose, a volte perfino più meschine. L'epilogo di questa storia è possibile anche e soprattutto perché si parla di uomini. Nonostante il dolore, le domande senza risposta, la fiducia tradita, gli anni, nonostante tutto questo Henrik e Konrad, quando si rivedono, si stringono la mano, il gesto forse più emblematico di tutto il libro.
Voto: 9


Citazione: "Perché la passione non si piega alle leggi della ragione, non si cura minimamente di quello che riceverà in cambio, vuole esprimersi fino in fondo, imporre la sua volontà, anche se in cambio non ottiene altro che sentimenti mansueti, amicizia e indulgenza. Ogni vera passione è senza speranza, altrimenti non sarebbe una passione ma un semplice patto, un accordo ragionevole, uno scambio di banali interessi."


Colonna sonora: Time dei Pink Floyd
Consigliato: consigliatissimo a tutti 


Buona Lettura!

venerdì 13 aprile 2012

Friday I'm in love #4

Oggi è venerdì e quindi nuovo appuntamento con la rubrica da me creata dedicata all'amore, ovvero Friday I'm in l❤ve. Per questa quarta "puntata" ho scelto uno dei miei romanzi preferiti, Orgoglio e Pregiudizio. Strano come un'appassionata di indagini e suspense possa amare così tanto e così profondamente questo romanzo, ma come ormai sapete io adoro Jane Austen, è stata per me una vera rivelazione.
Il passaggio che ho scelto è molto significativo: Elizabeth ha realizzato di aver commesso un enorme errore di giudizio nei confronti di Darcy. La vanità e il pregiudizio l'hanno tratta in inganno, l'hanno condotta a prendere una decisione che sembra non prevedere il lieto fine. Eppure, in queste poche righe, è racchiuso tutto l'amore che Lizzie prova per lui.


"Era umiliata, era disperata; era pentita senza sapere di che cosa. Desiderava la sua stima, ora che non c'era più speranza di averla. Avrebbe voluto avere sue notizie, ora che sembrava del tutto improbabile procurarsene. Era convinta che sarebbe stata felice con lui, ora che non aveva più neanche la possibilità di vederlo.
Che trionfo per lui, pensava spesso, se avesse saputo che l'offerta rifiutata con tanto, inutile orgoglio appena quattro mesi prima sarebbe stata accolta adesso con gioia e gratitudine! Non dubitava che fosse generoso, come il più generoso degli uomini, ma era un comune mortale e, come tale, non avrebbe potuto non godere di questo trionfo.
Incominciava ora a capire che Darcy era la persona più adatta a lei per carattere e intelligenza. La comprensione e l'indole di lui, benché diverse dalle sue, avrebbero risposto a tutte le sue aspirazioni. La loro unione sarebbe stata positiva per entrambi; la disinvoltura e la vivacità di lei gli avrebbero addolcito l'animo e ingentilito i modi; e il senno, la cultura e l'esperienza di lui le avrebbero fornito un aiuto della massimo importanza."
(da Orgoglio e Pregiudizio, di Jane Austen, edizione Einaudi)

giovedì 12 aprile 2012

In difesa di Jacob


Titolo: In difesa di Jacob
Autore: William Landay
Titolo originale: Defending Jacob
Traduzione: Sara Brambilla
Editore: TimeCRIME
Collana: Narrativa
Pagine: 540
Prezzo: 7,70 €
Formato: copertina rigida
Anno 1ª edizione originale: 2012
Anno 1ª edizione italiana: 2012
Genere: legal thriller
Codice ISBN: 978-88-6688-010-3


Trama: Andy Barber, da più di vent’anni braccio destro del procuratore distrettuale, è un uomo rispettato, un marito e un padre devoto, e ha davanti a sé una carriera sicura. Sa bene cosa può nascondere la vita di una persona, quali colpe possono essere taciute, ma la sua è un’esistenza serena e l’amore per la moglie e il figlio non ha limiti. Tutto sembra andare per il verso giusto per lui e la sua famiglia. Ma certe convinzioni a volte sono esposte ai capricci del destino o alle conseguenze di piccoli gesti. Così, un giorno, quasi per caso, piomba su di loro un’accusa inaudita: il figlio di Andy, Jacob, poco più che un bambino, viene indagato per omicidio. Un suo compagno di classe è stato accoltellato nel parco poco prima dell’inizio delle lezioni. Il ragazzo proclama la propria innocenza e Andy gli crede. Ma c’è qualcosa che non torna, l’impianto accusatorio è dannatamente convincente: e se qualcosa fosse sfuggito all’attenzione di Andy? E se i quattordici anni di vita del figlio non fossero sufficienti per capire chi è realmente? E se Jacob, suo figlio, fosse alla fine un assassino?
(dal risvolto di copertina)

Giudizio personale: Io ho un pessimo rapporto con le fascette promozionali, che trovo spesso fuorvianti e poco veritiere, perciò tendo a non considerarle. Le ignoro perché so che, se dovessi basarmi solo su quanto scritto su di esse, rimarrei delusa nel 70% dei casi, a voler essere riduttiva. Per una volta, però, mai fascetta fu più azzeccata: secondo quella di questo romanzo, infatti, In difesa di Jacob è all'altezza del miglior Grisham, parola di Booklist. E devo dire che mi trovo assolutamente d'accordo con questo paragone. Questo libro mi ha colpita, sorpresa e coinvolta in maniera del tutto inaspettata. 
Uscito in anteprima mondiale in Italia il 5 gennaio scorso, In difesa di Jacob ha per protagonista Andy Barber, vice procuratore distrettuale a Newton, piccola cittadina del Massachusets, vicino Boston. Newton è il classico sobborgo residenziale che siamo abituati a vedere nei film e nei telefilm americani, dove tutti si conoscono e tutti sanno tutto di tutti e dove la vita scorre tranquilla e monotona. Questa monotonia verrà però spezzata da un terribile delitto: l'omicidio del quattordicenne Ben Rifkin. Per la prima volta la comunità di Newton si vede costretta a fare i conti con la realtà, una realtà brutale e ingiusta che credeva di aver escluso dalla propria vita abbandonando i pericoli della città. La direzione delle indagini è affidata a Andy, che punta i suoi sospetti su un presunto pedofilo della zona. Nel giro di pochi giorni, però, tutto è destinato a cambiare e il mondo di Andy crollerà come un misero castello di carte: il figlio Jacob, coetaneo nonché compagno di scuola della vittima, viene infatti accusato dell'omicidio. Andy crede ciecamente nell'innocenza del figlio, nonostante alcuni indizi difficili da smontare, ma basta il sospetto, il più piccolo dubbio che sia stato effettivamente lui a uccidere Ben a trasformare la sua famiglia in uno scarto della società. Lui e sua moglie vengono esclusi dalla comunità, nessuno vuole avere più a che fare con loro; gli amici, anche quelli di vecchia data, li evitano perché spesso sospetto equivale a colpevole nella mente delle persone. Inizia così una battaglia legale per dimostrare la totale estraneità di Jacob, ma più si prosegue nella preparazione del processo più i dubbi crescono, fino a un finale da togliere il fiato. 
Questo romanzo è tante cose. È, prima di tutto, un legal thriller di ottima fattura che cattura l'attenzione del lettore in un crescendo di tensione e domande alle quali vorremmo poter dare risposte esaurienti. I particolari del processo, sia nella preparazione sia nel dibattimento, sono efficaci e coinvolgenti. Certo, deve piacervi il genere, perché gran parte del romanzo si basa sul processo, sulle prove a carico e sul tipo di difesa che si intende o meno seguire. Io personalmente ho amato moltissimo questa parte del romanzo, perché sono un'appassionata del genere "legal", amo molto i processi e il loro meccanismo e soprattutto mi intriga molto il sistema giudiziario americano (non mi perdo un film o un serial TV i cui protagonisti siano i procedimenti giudiziari), quindi mi sono sentita un po' a "casa" leggendo il libro. Poi c'è l'indagine, il dubbio amletico che accompagna il lettore fino all'epilogo: Jacob è o non è il colpevole? E dare una risposta a questa domanda è assai arduo, perché appena sei certo di aver capito, ecco che succede qualcosa, un evento o una testimonianza, che ti riporta al principio, nel tentativo disperato di rimettere insieme i pezzi di un puzzle contorto e tormentato. Ogni volta che crederai di esserci riuscito ti renderai conto che manca ancora un pezzo, un piccolo e minuscolo pezzetto di un quadro complesso e difficile da digerire. Perché la storia di Jacob è fatta di mille sfumature, mille frasi e atteggiamenti che, a seconda dell'interpretazione che se ne dà, possono cambiare radicalmente la nostra prospettiva. 
In difesa di Jacob è anche un romanzo dal forte impatto psicologico, perché Landay non si sofferma solo sul processo o gli aspetti meramente tecnici delle indagini, ma scava a fondo nei risvolti psicologici che un evento come questo può creare. Che impatto ha un'accusa di omicidio su una famiglia "normale"? L'unica risposta possibile è devastante! Devastante perché un'accusa come questa, in una piccola città, rappresenta una macchia indelebile che la famiglia Barber si porterà sempre appresso, un marchio d'infamia che distrugge tutti i legami che negli anni erano stati costruiti. Andy e sua moglie sono letteralmente ostracizzati, nessuno più vuole parlare con loro o anche solo farsi vedere insieme ai genitori del "mostro". Perché immediatamente scatta l'associazione accusato uguale colpevole, un'equazione basata sul sentito dire perché ancora una volta ci si dimentica che nel sistema giuridico americano (così come nel nostro) va provata la colpevolezza e non l'innocenza. Si è innocenti fino a prova contraria, al di là di ogni ragionevole dubbio e qui, pur essendo i dubbi molteplici, gli abitanti di Newton sembrano aver già emesso un verdetto. È in questo contesto che secondo me sta la forza del romanzo, perché Landay riesce a dare corpo e carattere ai suoi personaggi, fin quasi a renderli vivi. Andy e Laurie, sua moglie, diventeranno i nostri vicini di casa, i nostri conoscenti. Andy è quello forte, sicuro oltre ogni misura dell'innocenza del figlio. Lui mai e poi mai mette in dubbio le affermazioni di Jacob e non accetta nemmeno una velata ipotesi di colpevolezza. E proprio in virtù di questa sicurezza si spinge oltre i limiti del consentito, va oltre la semplice difesa del figlio. Così da porci un'altra domanda: Fin dove sei disposto a spingerti per salvare tuo figlio? Laurie invece è la più provata: il dolore che le è piombato addosso la divora da dentro, tanto da dar vita a un decadimento fisico che la trasforma radicalmente. L'insostenibilità dell'accusa, l'onta per sempre impressa sulla sua famiglia, l'allontanamento ormai irreversibile da quelle che considerava amiche sono prove terribili da gestire, soprattutto per una madre. Però lei è quella più obiettiva, pur credendo nell'innocenza del figlio si pone domande, si chiede se davvero ci sia qualcosa che lei e Andy non sono in grado di vedere, pensa alla possibili responsabilità che, come genitori, hanno avuto per il comportamento del figlio. Si chiede quanto davvero sia possibile conoscere veramente i propri figli. È umana, con tutte le sue debolezze e le sue paure che non cerca nemmeno di nascondere. Così come lei non si nasconde mai dietro alla frase "è mio figlio", che spesso Andy utilizza per liquidare qualsivoglia insinuazione sul conto di Jacob: è mio figlio quindi non può essere colpevole. No, Laurie non fa questo, non si limita alla difesa ad oltranza, lei pensa, rimugina, scava e per questo motivo è quello che più soffre. Lei è forse l'unica ad affrontare veramente la realtà.
Altro aspetto molto interessante è la fotografia che Landay fa del sistema giudiziario e della società nel suo complesso. Una società basata sulle apparenze, dove conta molto di più quello che comunichi con i tuoi abiti piuttosto che quelle che effettivamente fai. Stessa cosa vale per i processi: non importa cosa sia realmente accaduto, conta solo quello che la giuria pensa sia successo. Per questo Andy è preoccupato, lui sa come funzionano i procedimenti in aula, e il fatto che Jacob sia una ragazzo introverso e asociale potrebbe bastare ai giurati per ritenerlo colpevole. 
Tutto questo è accompagnato da uno stile molto accattivante e intenso che vi coinvolgerà come pochi romanzi sanno fare. Tutta la narrazione è affidata a Andy, salvo qualche stralcio del verbale della sua testimonianza davanti al Gran Giurì, ed è come se ci trovassimo al cospetto del protagonista e lui ci dicesse, molto semplicemente, "Sedetevi, ora vi racconto la storia della mia famiglia..."
Per questi, e altri motivi, vi consiglio caldamente questo romanzo. Un bellissimo thriller e un  attento spaccato della società americana. Semplicemente ottimo. 
Voto: 9


Citazione: "Il fatto è che quanto definiamo prova è fallibile come i testimoni che la forniscono, semplici esseri umani. I ricordi sono inaffidabili, le identificazioni ottenute grazie ai testimoni oculari sono notoriamente inattendibili, perfino i poliziotti con le migliori intenzioni sono soggetti a errori di giudizio e di memoria. Il fattore umano in qualsiasi sistema è sempre incline a sbagliare. Perché i tribunali dovrebbero essere diversi? Non lo sono. La nostra fiducia cieca nel sistema è il prodotto dell'ignoranza e della superstizione e non gli avrei mai affidato il destino di mio figlio."


Colonna sonora: My father's eyes di Eric Clapton
Consigliato: Consigliatissimo non solo agli amanti dei legal thriller ma anche a chi è in cerca di un'intensa storia


Buona Lettura!

sabato 7 aprile 2012

Buona Pasqua!

Un post veloce veloce per augurarvi una Pasqua felice e serena. Non sono momenti facili quelli che stiamo attraversando, e il futuro, almeno quello più immediato, non sembra essere dei più rosei. Però mi auguro che questi pochi giorni di festa vi portino un po' di pace e gioia, per dimenticarci, anche se solo per pochi istanti, le cose negative. Cerchiamo di sorridere alla vita, anche quando sembra non esserci niente per cui farlo!

Un abbraccio a tutti voi,

Nicky

venerdì 6 aprile 2012

Dalla libreria al cinema: SE SOLO FOSSE VERO


Dati tecnici: 
Titolo: Se solo fosse vero
Titolo originale: Just like Heaven
Nazione: U.S.A.
Anno: 2005
Genere: Commedia
Durata: 95 minuti
Regia: Mark Waters
Cast: Reese Witherspoon, Mark Ruffalo, Sina Spybey, Donal Logue, Jon Heder, Ben Shenkman
Produzione: Laurie MacDonald, Walter F. Parkes
Distribuzione: UIP

Dopo un percorso lungo e tortuoso ho trovato il modo per farmi piacere gli adattamenti cinematografici, verso cui sono sempre molto critica: vedere il film prima di aver letto il libro da cui è tratto. In verità è una cosa che non faccio quasi mai, perché poi mentre leggo sono lì ad aspettare che accada quello che ho già visto sullo schermo e mi rovino un po' (solo un po') la lettura. Le pochissime volte che mi è capitato, però, mi sono resa conto di aver apprezzato un film che altrimenti, con molte probabilità, avrei detestato. È il caso di Se solo fosse vero, trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo di Marc Levy. 

David, interpretato da Mark Ruffalo, è un affascinante arredatore di esterni che ha da poco affittato una casa a San Francisco. Una sera, nella sua nuova bellissima dimora, fa la sua comparsa Elizabeth, una giovane donna che sostiene di essere la proprietaria dell'appartamento. Dopo una breve discussione, Elizabeth scompare all'improvviso per poi riapparire dal nulla altrettanto improvvisamente. Dopo aver fugato ogni dubbio sulla propria salute mentale e sulla possibilità che si tratti di uno scherzo, David prende atto che Elizabeth è "reale", e non frutto della sua immaginazione. Resta da capire se sia un fantasma o un'altra forma di manifestazione soprannaturale. In cerca di risposte alle mille domande che affollano la sua mente, David inizia una convivenza molto singolare. 
È indubbiamente un film molto carino e divertente; la particolare situazione in cui David ed Elizabeth si trovano crea una serie di equivoci e circostanze ad dir poco comiche ed è qui secondo me che sta il problema centrale. Perché è vero che anche il romanzo è capace di strapparti non pochi sorrisi e, in alcuni punti, è veramente spassoso, ma tutti questi "episodi comici" sono un contorno, si limitano a fare da cornice ad una storia più profonda. Nel romanzo il protagonista assoluto è l'amore, quell'amore che vince su tutto e contro tutto, più forte di qualsiasi cosa. Si parla di anime che si incontrano e si amano. Quello che accade nel libro fra Arthur e Lauren (perché è così che si chiamano in originale) è difficile da spiegare, è un qualcosa di così profondo da lasciare un segno indelebile in ognuno di loro. Nel film questo si perde un po' per strada perché, passatemi il termine, è tutto buttato in caciara. Si è preferito dare più spazio al lato più comico e surreale della storia che non alla parte più sentimentale, che rimane in secondo piano. Ora, io non dico che non ci sia una bella (e assai improbabile) storia d'amore, ma l'attenzione dello spettatore è spostata su altro, fino a far diventare il film una commedia degli equivoci. In questa maniera si stravolge il senso del romanzo o meglio, lo si relega a una mera scenografia per l'ennesima commedia americana. Ed è un vero peccato. Anche perché qui non si parla dei piccoli cambiamenti che in ogni trasposizione sono inevitabili, ci sono veri e propri stravolgimenti. Uno su tutti il fatto che, nel libro, Lauren sia perfettamente consapevole della propria situazione ed è proprio lei a convincere Arthur che non è impazzito, mentre nel film Elizabeth non ha la più pallida idea del perché o del come sia in contatto con David. A proposito, mi chiedo per quale arcano motivo siano stati cambiati i nomi ai due protagonisti... Misteri del cinema. 
Mi sono sembrati invece molto azzeccati Mark Ruffalo (semplicemente stupendo!) e Reese Witherspoon come interpreti. Ben assortiti e secondo me perfetti per la parte, anche se devo ammettere che il mio parere può essere influenzato dal fatto di aver visto il film molto tempo prima di aver letto il romanzo: a quel punto avevo già la loro immagine stampata nella mente.
Quando lo vidi per la prima volta, proprio perché ancora lontana anni luce dal romanzo, lo trovai davvero molto carino e anche oggi penso che infondo sia un buon prodotto, che può regalare un'ora e mezza molto piacevole. Certo, col senno di poi il mio giudizio varia un po' e paragonarlo al libro non ha quasi senso, perché sono praticamente due storie diverse. 
Voto
Film: 6,5
Adattamento: 4


mercoledì 4 aprile 2012

Guida galattica per gli autostoppisti


Titolo: Guida galattica per gli autostoppisti
Autore: Douglas Adams
Titolo originale: The Hitchhiker's Guide to the Galaxy
Traduzione: Laura Serra
Editore: Mondadori
Collana: Piccola Biblioteca Oscar Mondadori
Pagine: 212
Prezzo: 9,00 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 1979
Anno 1ª edizione italiana: 1996
Genere: Fantascienza, umoristico
Codice ISBN: 978-88-04-46463-1


Il libro: Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell'estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c'è un piccolo e insignificante sole giallo. A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c'è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un'ottima invenzione...
(dal risvolto di copertina)

Giudizio personale: Come avevo già scritto nel post dedicato a "L'uomo illustrato" di Bradbury, io non ho un buon rapporto con la fantascienza. Non è che non mi piaccia, semplicemente non mi attira più di tanto, non mi intriga o forse, molto banalmente, non la conosco bene. Della Guida Galattica però, avevo sentito parlare così tanto, e così bene, che non ho resistito. E, fortunatamente, anche questa volta non sono rimasta delusa, anzi ho terminato la lettura letteralmente entusiasta. Questo romanzo è semplicemente GENIALE, e ve lo scrivo in maiuscolo perché vorrei rendere bene l'idea. Già dall'introduzione si può chiaramente evincere che stiamo per addentrarci in un mondo, anzi in un universo assurdo e surreale, fatto di molteplici galassie e milioni di pianeti abitati dalle più strane creature. Questi pianeti sono in contatto fra di loro, come se vigesse una grande legge cosmica e, naturalmente, gli unici a non rendersi conto di ciò che accade nell'infinità dell'universo sono, neanche a dirlo, gli abitanti della Terra. Una mattina però, un particolare abitante di questo trascurabilissimo pianeta azzurro-verde, Arthur Dent, si ritrova davanti casa un esercito di ruspe, pronte ad abbatterla e far così posto alla nuova tangenziale. Arthur è deciso a impedirlo, ma non sa che di lì a poco avrà un problema molto più grosso da gestire, perché il suo amato pianeta sta per essere distrutto. In suo aiuto arriva Ford Perfect, suo amico, che grazie alla Guida galattica per gli autostoppisti in suo possesso, riusciranno a strappare, o meglio rubare, un passaggio a un'astronave aliena. Perché Ford in realtà è un extra-terrestre, bloccato sulla terra da quindici anni, che da diverso tempo viaggia di pianeta in pianeta proprio per aggiornare la Guida. Da qui inizia un'avventura spaziale, che porterà i nostri protagonisti ai confini dell'universo e darà loro la possibilità di conoscere la risposta alla domanda che da sempre assilla l'umanità. Oltre non voglio andare, per non rovinarvi la lettura di questo capolavoro della letteratura moderna. Posso solo dirvi che io mi sono divertita come poche altre volte mi era capitato con un romanzo: le risate che mi sono fatta, le espressioni che evidentemente mi si dipingevano in volto mentre ero immersa nel libro mi avranno sicuramente fatta sembrare un po' pazza ai più, ma chi ha letto la Guida mi capisce benissimo. È un romanzo surreale e paradossale, ma terribilmente attuale. Credo descriva molto bene le manie e le debolezze umane, la brama di potere e il senso di smarrimento davanti all'ignoto. Ci sono dei passaggi meravigliosi come, ad esempio, il dialogo fra i filosofi e il computer Pensiero Profondo (e che in un certo senso inquadra molto bene la categoria dei filosofi). Geniale dalla prima all'ultima riga. Per chi l'ha letto citerò solo Bob Dylan! Voglio dire, solo una mente brillante poteva partorire una cosa così. Oltre che surreale e divertente, questo libro è anche visionario perché praticamente la Guida altro non è che un e-book/e-reader, con quasi trent'anni di anticipo rispetto ai vari tablet e kindle odierni. 
Sono davvero in difficoltà, perché vorrei dirvi tantissime cose a proposito del libro ma credo che vi farei un torto svelandovi troppi particolari, è bene leggerlo partendo da zero. Per me è stato così ed è stata una sorpresa continua.
La Guida galattica per gli autostoppisti è il primo romanzo di una trilogia in cinque parti basata sull'omonima serie radiofonica inglese ideata dallo stesso Adams. È il caso di mettersi subito alla ricerca del secondo volume, il Ristorante al termine dell'universo. E comunque, DON'T PANIC! 
Voto: 9

Citazione: "C'è una teoria che afferma che, se qualcuno scopre esattamente qual è lo scopo dell'universo e perché è qui, esso scomparirà istantaneamente e sarà sostituito da qualcosa di ancora più bizzarro ed inesplicabile. C'è un'altra teoria che dimostra che ciò è già avvenuto."

Colonna sonora: Around the World dei Daft Punk
Consigliato: straconsigliatissimo a tutti
Istruzioni per l'uso: attenzione alla lettura in luoghi pubblici, il romanzo causa risate difficili da controllare 

Buona Lettura!

lunedì 2 aprile 2012

Tag: LE 5 COSE CHE NON SOPPORTO QUANDO LEGGO UN LIBRO

Girovagando senza meta in quel di YouTube mi sono imbattuta in un video tag molto molto carino, e siccome è uno di quelli un po' cattivelli, che tirano fuori il mio più aspro spirito critico me ne sono innamorata subito. È stato ideato da Luisa, una youtuber molto simpatica di cui vi consiglio vivamente di visitare il canale, innanzi tutto perché parla di libri (e anche molto bene peraltro) e poi perché è contagiosa, trasmette buonumore (io la seguo già da un po', perciò fidatevi). Avendo un canale, ma non facendo video (almeno per ora, in futuro chissà) ho pensato di "trasportare" questo tag nel mio blog, sperando di coinvolgere anche qualche altro blogger, perché sono curiosissima di conoscere le vostre risposte. Spero che a Luisa non dispiaccia. 

Come si può evincere dal titolo del post, il "video-tag" consiste nell'elencare le cinque cose che proprio non sopportiamo quando leggiamo un libro. Queste sono le mie:

Al primissimo posto ci sono gli errori. Se c'è una cosa che proprio mi infastidisce è imbattermi in errori di scrittura o refusi, mi urta profondamente. Io capisco che scrivendo è quasi impossibile non sbagliare mai, capita spessissimo a me in un semplice post posso solo immaginare nella scrittura di un libro, ma caspita tra editor e correttori di bozze un libro passa di mano in mano tra mille controlli e nonostante tutto alcuni sono pieni di erroracci. Ancora di più detesto, anzi non tollero proprio gli errori grammaticali. Che nervi quando ne incontro uno. Voglio dire, abbiamo la fortuna di parlare una lingua meravigliosa che ci dà un'ampiezza di vocabolario invidiabile e una quantità di tempi verbali infinita e tu mi usi sempre e solo l'imperfetto? Se hanno inventato il congiuntivo un motivo c'è! Usalo!

Le descrizioni. Ci sono due tipologie di descrizioni che fatico a digerire. La prima è quella in stile "tema scolastico", del tipo: mi sono alzato intorno alle 6.30, sono andato in bagno, mi sono lavato i denti e mi sono pettinato. Sono andato in cucina per la colazione... e così via all'infinito. Ora, a meno che tu non stia disinnescando una bomba, io non sono propriamente interessata ad ogni singola azione che compi, preferisco che tu mi parli dell'emozioni e dei sentimenti che il tal personaggio in quel momento sta provando, non che mi fai l'elenco della spesa. Strettamente legata a questa categoria c'è la descrizione dettagliata, ossia quella che ci descrive l'ambiente nei minimi particolari, tipo quanti fiori ci sono sul cuscino del divano o quanti ciuffi d'erba ha il prato. Anche qui, come detto poco fa, non ritengo particolarmente rilevanti questo tipo d'informazioni, anzi le trovo noiose e peggio credo distraggano il lettore: prediligo una narrazione che mi faccia capire bene il contesto (storico e geografico) e l'atmosfera della trama, che mi trascini all'interno del romanzo lasciandomi però un minimo di libertà d'immaginazione.

Il product placement. Non so se si possa definire così, però detesto il reiterato ricorso a marchi famosi. Non ne vedo l'utilità. Chiaro, se in un giallo si vuol fare riferimento a un determinato modello di auto o moto (o qualsiasi altra cosa) che sia davvero utile ai fine della storia lo capisco benissimo, anzi non ci vedo niente di male. Il problema è che sempre più spesso, soprattutto nei romanzi americani (ma ho notato che è una cosa che sta prendendo piede anche in Italia), ogni tre pagine mi viene citata sempre la stessa marca. Se capita una volta, pazienza, se capita sempre mi fa sorgere il dubbio che tu prenda una percentuale sulla vendita del tal prodotto. Onestamente non capisco perché tu debba ripetermi mille volte in 200 pagine che stai leggendo le mail sul tuo I-pad quando potresti scrivere semplicemente tablet.

I cliché. Essendo un'appassionata di thriller dovrei ormai averci fatto l'abitudine, visto che è forse il genere in cui abbondano di più, però a volte mi rendo conto di quanto la fantasia degli autori scarseggi. Perché, mi chiedo, in ogni thriller l'investigatore è sempre un poliziotto super figo dal passato doloroso che si innamora della bellona di turno, che di solito lo aiuta nelle indagini? Io lo so già a pagine 3 che voi due finirete a letto insieme, mai una volta (o quasi) che venga smentita. Oppure i romanzi in cui la brava ragazza si innamora del bello e dannato che la tratterà malissimo, la riempirà di corna, ma grazie al potere dell'amore riuscirà a redimersi. Già visto! Peggio ancora sono le storie d'amore al limite della fantascienza dove LUI è praticamente perfetto, iper romantico, bellissimo, pronto a buttarsi nel fuoco per lei, nonostante la LEI in questione sia praticamente una psicolabile piena di manie e isterismi. Parliamoci chiaro, uomini così NON ESISTONO, smettetela di illuderci, che poi una ci resta male.

Ultimo, ma non ultimo, i finali frettolosi. Anche in questo caso nervi a fior di pelle. Non capisco come si possa scrivere un romanzo di 500 pagine (o mille, fate voi), ricco di emozioni, tensione e chi più ne ha più ne metta, e poi relegare l'epilogo alle ultime 10 pagine, con spiegazioni fugaci e tirate via. Non si può, non mi puoi cadere sul più bello. Soprattutto quando un libro ti sta piacendo tanto e ti coinvolge davvero, arrivare a un finale del genere è una mazzata pazzesca, doppia fregatura. Piuttosto taglia un po' nelle descrizioni (sempre per tornare al punto 2), ma non economizzare nella conclusione, non si fa!

Eccomi arrivata alla fine di questo tag: ovviamente è un gioco e altrettanto ovviamente sono mie personalissime opinioni che mi sono divertita tantissimo a condividere con voi. Non esitate, e fatemi sapere quali sono le cinque cose che proprio non sopportate quando leggete un libro, e non dimenticate di visitare il canale di Luisa.

Segnalazioni dal web

Negli ultimi giorni mi sono state segnalate, tramite mail, le uscite di due nuovissimi libri che sono ben felice di condividere con voi.

Il primo libro è Cassa integrazione guadagni... la mia è straordinaria di Antonio Capolongo, pubblicato da Arduino Sacco Editore.

Il libro: “A partire da domani lei è sospeso dal lavoro con ricorso alla cassa integrazione guadagni…”
Così recitava la lettera che Marcello Marchesi ricevette da parte della sua azienda, una delle tante in crisi della martoriata provincia di Napoli. È in questo modo, crudo, che apprende che dovrà rimanere a casa, ma all’epoca non sa che lo dovrà fare esattamente per centoquattordici giorni. È da questo punto che si snodano due strade… due viaggi fatti nel segno della lotta pura, uno per rivendicare i propri diritti, l’altro per sconfiggere le proprie paure. Durante quest’ultimo incontrerà tanti personaggi che albergano nella sua memoria, essi lo accompagneranno fin dove le due strade si intersecano. 
Nei due cammini, al suo fianco, vi è una presenza costante, la sua amatissima Sofia, una donna determinata, capace di conquistare “fortezze inespugnabili”. Marcello e Sofia serbano un sogno nei loro cuori, vorrebbero sposarsi, vorrebbero una vita normale e… in nome di essa non si arrendono. 
(dalla quarta di copertina)

Citazione: "Per molti altri lavoratori l’entrata dello Stato, nell’amministrazione dell’azienda, ha significato la fine del rapporto lavorativo. Sono quei lavoratori che sottoscrivono un “contratto” molto diffuso nelle terre partenopee, quello in nero. Per loro non c’è stato scampo, falcidiati due volte, dapprima costretti a lavorare senza un regolare contratto, quindi senza diritti e senza serenità; in un secondo momento, paradossalmente, perdendo anche quel minimo che guadagnavano col sudore della fronte."


L'autore: Antonio Capolongo è nato a San Paolo Bel Sito, in provincia di Napoli, nel 1968. Dopo la laurea in  Economia e Commercio ed il lavoro in ambito aziendale scopre, nell’anno 2007, la passione per la scrittura. Nel 2011 pubblica il suo primo romanzo, Un incontro d’AmorE. È anche autore di poesie, presenti in diverse antologie poetiche. Nelle sue opere indaga l’animo umano. Le tematiche sociali trovano degna collocazione nel suo ultimo libro, Cassa integrazione guadagni… la mia è straordinaria.


Il secondo libro che vorrei segnalarvi è La musica nel tempo dei fiori di cappero di Lina Maria Ugolini e pubblicato da RueBallu Editore. 

Citazione: "Questa terrazza per me è come una pagina, dove molto è stato scritto e altro attende d'essere vissuto. La solitudine è una cara compagna di lettura, quieta e discreta ascolta sempre il cuore, perché il cuore è importante, è ciò che siamo. Il violino è ciò che sono, è legato alla storia della mia famiglia dalla quale ho ereditato il dono della musica."

L'autrice: Lina Maria Ugolini (Catania, 1963) figlia d'arte, unisce all'attività di scrittrice, poetessa e contafiabe, quella di musicologa. Ha scritto vari saggi di carattere creativo per la LIM e per Musica/Realtà privilegiando il rapporto tra testo e musica nel Novecento e lo studio del linguaggio comico degli Intermezzi nel Settecento italiano. Lavora con i maggiori compositori siciliani per i quali scrive libretti di teatro musicale e testi poetici per arie e songs. Come autrice di favole per musica e corti teatrali vince numerosi concorsi nazionali ed internazionali. È finalista per la sezione drammaturgia al premio InediTo 2008, alla quinta edizione del Premio Fersen e tra i vincitori del XXVIII "Premio Firenze". Ha collaborato con il Teatro Massimo Bellini, la Camerata Polifonica Siciliana e in qualità di drammaturgo con il Piccolo Teatro di Catania. È docente di Poesia per musica, Storia del teatro musicale e Drammaturgia musicale. Fa parte del gruppo di ricerca del SagGEM, il Saggiatore Musicale, Università di Bologna. Lavora con i bambini all'interno dell'Associazione Oltrelidea e Millecunti, libreria Tempolibro Catania.

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