venerdì 25 maggio 2012

Sta arrivando una Marina di Libri

La primavera è da sempre la mia stagione preferita (tranne quando fa le bizze come quest'anno): il sole, il clima mite (si fa per dire), alberi in fiore e soprattutto tante, ma proprio tante iniziative per noi librofili. Solo due giorni fa si è concluso il maggio dei libri e negli occhi ho ancora il meraviglioso spettacolo del Salone del Libro di Torino. Ma qui, dietro l'angolo, c'è un nuovo appuntamento che ci aspetta, ovvero Una Marina di Libri, festival del libro che si terrà a Palermo dal 1 al 3 giugno. Cinquanta editori da tutta Italia per una tre giorni di eventi, ospiti internazionali e tanti tanti libri!



Una Marina di Libri” è promossa dal Centro Commerciale Naturale Piazza Marina & Dintorni in collaborazione con Navarra Editore, e realizzato con Most (Movimento studentesco), Mdu (Movimento Degli Universitari) e con il patrocinio dell’Università degli Studi di Palermo. Fra gli editori presenti ci saranno: Aisara, Kalós, Intermezzi Editore, Marcos y Marcos, Minimum Fax, Sellerio, rueBallu e molti altri. Giornata clou dell'evento, il 2 giugno, dedicata al ventennale delle stragi mafiose con l'incontro Vent'anni dopo le stragi: qualcosa è cambiato?

Sul sito ufficiale della manifestazione potete trovare tutte le informazioni più approfondite, il programma dettagliato e i link per seguire il festival sui vari social network.

Purtroppo io non potrò partecipare, mi è un po' fuori mano, ma se siete in zona non fatevelo sfuggire!

giovedì 24 maggio 2012

Le mie cinque manie da lettrice

Dopo il "successo" del post sulle 5 cose che non sopporto quando leggo un libro (ispiratomi da Luisa), e considerato quanto mi sono divertita a scriverlo, ho deciso di realizzarne uno analogo, questa volta relativo alla mie manie da lettrice. 

Ognuno di noi ha delle manie, delle fissazioni al limite della paranoia, tic e comportamenti che ci contraddistinguono, nel bene e nel male. Io ho pensato di raccontarvi le mie follie da lettrice, per condividere con voi i miei problemi :-)
Per amor di sintesi ne ho scelte 5. Cinque cose che mi rendono un po' matta ma che proprio non riesco a controllare. Sono sicura, però, di essere in buona compagnia.


La mia mania più marcata è sicuramente quella per l'integrità fisica dei libri. Come ho già più volte avuto modo di spiegare, io amo il libro anche come oggetto. Mi piace guardarlo, toccarlo, sfogliarlo, insomma viverlo. Lo faccio, però, con grande rispetto e attenzione: non tollero le orecchie alle pagine (le trovo sacrileghe), non sottolineo mai e poi mai le pagine di un libro, eccezion fatta per quelli di studio, se mi imbatto in una frase o periodo particolarmente interessante utilizzo i post-it, quelli piccoli e sottili. Cerco di non aprire mai troppo un volume, per non rovinarne la rilegatura, e quando metto un libro in borsa lo faccio come se stessi maneggiando una reliquia antica. Ma la mia mania parte sin dall'acquisto: in libreria infatti cerco sempre l'ultimo libro della pila, quello meno impolverato e che ha più probabilità di essere intonso, e prima di arrivare alla cassa controllo che non ci siano pagine strappate e che la copertina sia in buone, anzi ottime condizioni. Sono pazza, lo so. A casa tratto i miei tesori come se fossero degli oggetti preziosi, li spolvero con regolarità, faccio in modo che mensole e librerie non ricevano la luce diretta del sole (deleteria per i libri), insomma li coccolo come se fossi una bibliotecaria.


I segnalibri. Ebbene sì, anche questi sono diventati una piccola mania. Per moltissimi anni ho utilizzato sempre lo stesso, a cui sono tutt'ora legata. Mi è stato regalato vent'anni fa insieme al libro che mi ha iniziata (nel vero senso della parola) alla lettura: avevo nove anni e ad oggi credo sia il più bel regalo che abbia ricevuto. Da quasi cinque anni però, quel bellissimo segnalibro giace a pagina 101 de I racconti di Canterbury in attesa che mi decida a finirlo (Chaucer non sembra esercitare un gran fascino su di me). Così in questi anni ho acquistato diversi segnalibri, alcuni con citazioni altri con semplici disegni, che mi hanno letteralmente rapita, tanto da diventare una piccola mania, complice la Legami azienda produttrice di articoli da cartoleria meravigliosi (maledetta tentatrice).


 Non presto libri. O meglio, seleziono accuratamente i destinatari. Lo faccio per un motivo molto semplice: preferisco scegliere persone di cui mi fido, che so già in partenza mi restituiranno i libri in tempi relativamente ragionevoli e in ottime condizioni, piuttosto che dovermi ritrovare a rincorrere le persone (mi è capitato di dover aspettare anni per rivedere Il nome della rosa). Mia zia, ad esempio, ha libero accesso a tutti i miei libri, perché so che li tratterà anche meglio di me.


Quando leggo ho bisogno di silenzio. Ammetto di avere qualche difficoltà a leggere immersa nella confusione, non sempre riesco ad estraniarmi del tutto, per questo prediligo luoghi tranquilli e silenziosi. Ovviamente ci sono le eccezioni, che spesso dipendono anche dal tipo di romanzo che sto leggendo (un chick lit si legge ovunque, la letteratura russa no). Leggo in fila alla posta, dal medico, in treno (se i miei vicini non sono troppo rumorosi), praticamente ovunque, ma continuo a preferire la quiete di casa mia, dove peraltro l'unico momento di calma vera è appunto quello in cui sto leggendo, altrimenti lo stereo e perennemente acceso.


Ultima, ma forse più importante mania, la catalogazione. E qui rischio veramente che chiamiate la neuro. Ogni volta che un nuovo libro arriva in casa, prima di riporlo a scaffale lo registro su un foglio elettronico creato ad hoc. I libri sono suddivisi per genere, all'interno di ogni genere sono in ordine alfabetico di autore e, ovviamente, in ordine cronologico. Le tre librerie di casa sono state riempite seguendo questo file excell. Mi rendo conto di rasentare la follia, ma è un modo per tenere traccia dei libri che possiedo e per cercare di tenere sotto controllo le mie crisi di acquisto compulsivo (cosa che peraltro non mi riesce granché bene). O forse è pura e semplice deformazione professionale.


Ecco, queste sono le mie piccole grandi manie da lettrice. Non allarmatevi, non sono così pazza come sembra, sono solo un po' eccentrica, ma non mordo :-)
E voi? Avete qualche mania? Non mancate di rendermi partecipe delle vostre pazzie da lettori.


mercoledì 23 maggio 2012

Anteprima Io Donna: NOI SÌ CHE ABBIAMO RICEVUTO UN BEL REGALO DA TIFFANY

Sono felice di poter condividere con voi un'anteprima dell'intervista realizzata dal settimanale Io Donna, l'inserto femminile del Corriere della Sera, alle scrittrici Melissa Hill e Karen Swan. In comune hanno Tiffany e un romanzo pubblicato in Italia dalla Newton Compton.



MELISSA HILL
Dublinese, aveva già cinque romanzi alle spalle quando ha fatto il botto con Un regalo da Tiffany. In Italia sta per uscire Innamorarsi a New York; in Gran Bretagna, The Charm Bracelet

Truman Capote alzerebbe inorridito il sopracciglio. O forse no. Supremamente snob, si divertirebbe a sapere che l’editore italiano – ripubblicando Colazione da Tiffany - è stato costretto a scrivere sulla fascetta: «Diffidate dalle imitazioni». Tutta colpa di due signore, l’irlandese Melissa Hill e l’inglese Karen Swan, che si sono piazzate per mesi in cima alle classifiche con romanzi che hanno la “parola magica” nel titolo: Something from Tiffany’s e Christmas at Tiffany’s (Un regalo da Tiffany e Un diamante da Tiffany, nell’edizione italiana Newton Compton). Ma in realtà né l’una né l’altra si è ispirata “all’originale” (che, per inciso, è meno romantico del film con Audrey Hepburn: Holly Golightly è bisex e non c’è lieto fine). L’archetipo delle loro storie di coppie - sposate o sul punto di - sono allora i plot a base di matrimonio della connazionale Jane Austen? Neppure. 

«Mi ispira più l’autore di thriller Jeffery Deaver degli scrittori sentimentali» stupisce Hill. «Il mio preferito è John Irving: ho creato il personaggio di Claude sotto la sua totale influenza» ammette Swan. E non sono le uniche sorprese...
«Tutto è cominciato quando l’editore inglese mi ha regalato un magnifico bracciale di Tiffany perché ero prima in classifica» ricorda con Io donna Melissa Hill.
«Mi ha fatto così piacere che ho pensato: “Quanta magia è associata a quel marchio!”. Ricevere la scatolina
acquamarina ti fa sentire speciale... Ecco, da questo è nato Un regalo da Tiffany. E dalla convinzione che chiunque – segretamente - ami l’idea che la vita  possa essere trasformata da una grande storia d’amore. Forse c’è un po’ di Cenerentola in ognuna di noi?». Di sicuro c’è un po’ di “quella gran culo di Cenerentola”
(ricordate Pretty Woman?) in lei. Poche autrici possono raccontare: «Ho iniziato a scrivere dopo aver letto un volume che mi ha deluso. Ci ho preso gusto, ho continuato». Ci ha preso gusto anche il pubblico: «Avevo lavorato in banca per anni, ho mollato quando il mio primo libro è andato bene». E dire che era ancora lontana dai record recenti... «In questo successo, forse, c’entra il fatto che in tempi di crisi la gente ha bisogno di evasione e di un ritorno ai valori basilari della felicità e dell’amore». Temi, guarda caso, di sicuro
appeal al cinema («I diritti sono stati opzionati dalla Twentieth Century Fox, ne farà il film di Natale nel 2013»). Commozione assicurata nel suo prossimo romanzo, Innamorarsi a New York: dopo un incidente,
la protagonista scopre di essere destinata a perdere la memoria. E se capitasse a lei, che cosa non vorrebbe
dimenticare? «La nascita di mia figlia Carrie, due anni fa: un momento meraviglioso per me e mio marito
Kevin». Che è diventato scrittore pure lui. «Dopo Taboo, il thriller confezionato a quattro mani con lo pseudonimo “Casey Hill”, ha seguito le mie orme».
Happy ending coerente per una Cenerentola del 2012.



KAREN SWAN

Nata nel verde di Pinner (Londra), ha iniziato come giornalista di moda per Tatler e Vogue, debuttando come scrittrice nel 2010. Dopo due romanzi, il boom di Un diamante da Tiffany.

«Io non ho mai deciso di diventare scrittrice, ho sempre sentito che non avevo scelta: a scuola - o da adulta,
quando mandavo un bigliettino d’auguri agli amici - tutti si complimentavano per il mio stile». Karen Swan non gioca la carta della modestia, ma si può capire: il suo libro ha avuto 11 edizioni in tre mesi e il festival letterario di Massenzio l’ha voluta come relatrice sul tema “Semplice/ complesso”. Però non ha niente dell’autrice secchiona: è piuttosto la versione inglese della Carrie Bradshaw di Sex and the City (benché
abbia un matrimonio felice e, soprattutto, non ami le metropoli: nel 2006 ha lasciato Londra per la foresta del Sussex). «Con una carta di credito, in un grande magazzino come Harvey Nichols, potrei fare danni terribili! Amo, amo, amo i vestiti e noto i minimi dettagli di abbigliamento. Ricordo con esattezza cosa indossavo nei vari momenti della vita». E, naturalmente, ricorda i regali di Tiffany ricevuti. «Mio marito mi ha comprato un sacco di gioielli d’argento e, quando mi ha chiesto di sposarlo, ha scelto un solitario della Maison. All’ingresso ho appeso una serie di stampe degli archivi storici (avute quando ancora lavoravo nella moda).
E, per le nozze, i miei genitori hanno pensato a un set di candelieri». Ma non sono questi i doni più importanti. «So che suonerà come un cliché: sono i miei figli, che hanno tra i sei e i dieci anni». E Swan, a perfetto agio con se stessa, non esita a sfidare un altro luogo comune: «Il successo non mi ha cambiato. Sono sempre una madre che lavora, anche se ora ho la mail piena di messaggi da ogni parte del mondo».


Se volete conoscere meglio queste autrici l'articolo completo vi aspetta in edicola il 26 maggio. Grazie ad Alessandra per aver condiviso con me e con voi questo regalo.

Buona lettura!



lunedì 21 maggio 2012

And the winner is...

Scusate il ritardo. Avrei dovuto realizzare questo post ieri, ma, causa terremoto, è stata una giornata un po' movimentata. Per fortuna tutto bene, solo un grandissimo spavento.
Ma veniamo a noi e al vincitore del primo giveaway di Bookshelf. Innanzi tutto volevo ringraziarvi ancora per essere così numerosi e per aver partecipato in tanti a questo gioco: Grazie davvero.

E ora...

...Rullo di tamburi...


Mamma Superabile

che si aggiudica il libro di Tiziano Terzani "La fine è il mio inizio". 


Complimenti alla vincitrice, ti sto mandando ora una mail!

Ancora grazie a tutti voi, e come sempre

Buona lettura
che di questi tempi ce n'è bisogno.

venerdì 18 maggio 2012

Ricorda Maggie Rose


Titolo: Ricorda Maggie Rose
Autore: James Patterson
Titolo originale: Along Came a Spider
Traduzione: Franco Ferrario, Maria Barbara Piccioli
Editore: TEA
Collana: TeaDue
Pagine: 392
Prezzo: 8,60 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 1992
Anno 1ª edizione italiana: 1993 (Sonzogno)
Genere: Thriller
Codice ISBN: 978-88-502-0292-8


Trama: Gary Soneji è un tranquillo insegnante di matematica di una scuola di Washington. I colleghi lo stimano, i ragazzi lo adorano. Almeno fino al giorno in cui scompare, e con lui scompaiono Maggie Rose, figlia di una star del cinema, e Michael Goldberg, figlio del ministro del Tesoro. Tutta la città è incredula, sconcertata, e ignora che non si tratta nemmeno della prima «impresa» di Soneji. Un caso micidiale per Alex Cross, detective con una laurea in psicologia, affiancato questa volta da Jezzie Flanagan, abile e bellissima agente dei Servizi. Tra i due scocca una scintilla e Cross lascia che le questioni personali si avvicinino pericolosamente a un caso già abbastanza pericoloso e coinvolgente. La strada per arrivare a Soneji sarà irta di ostacoli ed entrare nella mente di uno psicopatico non sarà l’unica sfida per Alex Cross. Perché al varco lo attende qualcosa di ben più spaventoso, qualcosa che mira al suo cuore e a quello della sua famiglia... 
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Statistiche alla mano, James Patterson è lo scrittore di thriller più venduto nel mondo, uno tra i pochi a potersi permettere il lusso di campare di scrittura, incassando milioni di bei dollaroni dalla vendita dei suoi romanzi. "E per essere il più venduto dovrà necessariamente avere qualcosa di particolare, i suoi libri dovranno essere eccezionali" ho pensato, altrimenti come si spiegherebbe un tale successo... Così, memore delle due trasposizioni cinematografiche basate sul personaggio di Alex Cross che ho molto apprezzato, ho ricostruito la cronologia delle sue opere e sono approdata a questo Ricorda Maggie Rose carica di aspettative. Peccato che questo romanzo sia semplicemente carino, nulla di più. Sì, sono delusa. Ammetto che in parte la mia delusione potrebbe derivare dall'aver visto diverse volte Nella morsa del ragno (il film tratto da questo libro) e quindi dall'aver smontato anticipatamente alcuni colpi di scena, ma libro e film sono terribilmente diversi e credo, infine, che la visione del film abbia inciso in maniera marginale. Ma veniamo al dunque. Questo è il primo romanzo in cui fa la sua apparizione il detective Alex Cross. Trentottenne, afroamericano, psicologo e investigatore della polizia di Washington, Cross viene sollevato da un'indagine a cui tiene molto, una serie di omicidi nei quartieri poveri della capitale, e affidato a un caso ad alto profilo: il rapimento di Maggie Rose, figlia di una famosissima attrice, e di Michael Goldberg, figlio del ministro del Tesoro. I due bambini sono stati rapiti dalla loro scuola, sotto gli occhi di insegnanti e agenti di guardia. A compiere l'insano gesto è stato, niente meno, l'insospettabile professore di matematica, Gary Soneji, amato e ben voluto da tutta la scuola. Soneji è un uomo scaltro, molto abile ed estremamente pericoloso, e ritrovare i bambini ancora in vita diventa una corsa contro il tempo. Gli imprevisti sono dietro l'angolo, e una serie di colpi di scena metterà in serio pericolo la vita di Alex e della sua famiglia. 
La trama ha indubbiamente dei punti di forza, come ad esempio il protagonista, Alex, e la sua nemesi, Soneji. Lo sviluppo di questi personaggi mi è piaciuto molto, soprattutto il rapporto che si viene a creare tra i due, sempre in bilico tra verità e menzogna. Ben strutturato, davvero. Il romanzo presenta però dei punti deboli non da poco, delle voragini nella struttura  dell'intreccio. A volte la narrazione va in stallo, rallenta dilungandosi in descrizioni a volte superflue, o rimarcando concetti già più volte espressi, col rischio di diventare ripetitiva. Ma in assoluto la cosa che più mia ha disturbato, se così si può dire, è stata l'assurda (perché tale è) storia d'amore fra Alex e Jezzie: inutile quanto prevedibile perché, diciamolo, nel momento stesso in cui i due si incontrano la prima volta sai già come andrà a finire. Questi cliché triti e ritriti sono banali e noiosi. Oltretutto questa liaison va a rendere poco credibile un personaggio che invece sarebbe stato molto buono, quello di Alex appunto. Insomma hai costruito un protagonista tutto d'un pezzo, carismatico, sempre dalla parte dei più deboli, che capisce e smaschera le persone al volo e poi lo trasformi in un rincitrullito che anche messo davanti all'evidenza dei fatti rimane perplesso, o sembra non voler rassegnarsi ad aver commesso un errore madornale? Con questa scelta, caro James, hai perso mille punti.
Posso comunque dire che è una lettura piacevole, leggera e nel complesso scorrevole, che riserva diverse soppresse degne di nota, ma onestamente mi aspettavo qualcosa di molto stupefacente e mi sono ritrovata con un romanzo discreto. Peccato. Voglio comunque dare un altra possibilità a Patterson, credo che Alex Cross abbia molto altro da dire.
Piccola postilla: perché, mi chiedo, è così in voga tra i traduttori italiani stravolgere il titolo originale di un libro? È già da un po' che ci faccio caso e onestamente non riesco a trovare una risposta. Che senso ha? Qual è l'utilità di cambiare completamente il senso del titolo? Along came a spider diventa Ricorda Maggie Rose, che passaggio mentale è stato affrontato per arrivare a un simile cambiamento? Ai posteri l'ardua sentenza.
Voto: 6

Colonna sonora: Missing degli Everything but the Girl
Consigliato: a chi cerca una lettura leggera e poco impegnativa, a chi non ha visto il film Nella morsa del ragno e a chi vuol sapere come sono cominciate le avventure di Alex Cross

Buona Lettura!

sabato 12 maggio 2012

Diario di viaggio: Salone internazionale del libro di Torino

Come promesso eccomi qui a rendervi partecipi della mia tre giorni torinese, con questo breve diario di viaggio che spero possa essere il più esaustivo possibile. 
La mia trasferta nel capoluogo piemontese inizia purtroppo con una notizia terribile, che mi raggiunge in treno come una doccia gelida (chi è di Bologna può capire). Un po' stordita e ancora attonita, arrivo in una Torino raggiante, che mi accoglie con un sole splendente che rischiara la mattinata. In questa bellissima giornata ho l'occasione, finalmente, di poter ammirare alcune delle meraviglie cittadine, tra cui il museo nazionale del cinema all'interno della Mole antonelliana (che vi consiglio caldamente), la chiesa della Gran Madre di Dio e la bella passeggiata che accompagna il lungo Po. 
Per quanto Torino mi sia piaciuta, il bello inizia però giovedì, con la mia prima tappa al Salone internazionale del libro, vero obiettivo di questa gita fuori porta. 
L'impatto iniziale è semplicemente meraviglioso. Pur essendoci già stata e quindi sapendo bene cosa aspettarmi, entrare al Lingotto è stato come entrare nel paese delle meraviglie. Per noi amanti della lettura questo è un luogo di perdizione. Come lo scorso anno, il primo padiglione della Fiera è occupato dagli editori più piccoli e dal reparto musica, che meritano davvero un po' del nostro tempo perché c'è sempre qualcosa di interessante dietro l'angolo. Ad esempio lo stand con i libri più piccoli del mondo, dove l'anno scorso ho acquistato la Costituzione italiana in miniatura. Dopo aver curiosato qua e là, sulla destra si apre il padiglione 2, prologo di una giornata lunghissima e acquisti senza freno.
Nel padiglione 2 per l'appunto, cominciano gli stand dei pezzi grossi e una volta entrati è come se ci fosse una forza invisibile che ti attrae e ti confonde la mente: non sai più dove vuoi andare o da dove cominciare, vorresti essere ovunque. Passato questo primo momento di stordimento inevitabile, in cui vi sentirete come un alcolista in una distilleria, riuscirete a mettere a fuoco i vari stand e con calma la nostra visita può proseguire. La mia prima fermata è stata la Add Editore, dove è possibile votare il Presidente della Repubblica della cultura italiana (scelta ardua, perché ovviamente deve essere fatta tra gli italiani viventi). Proprio di fronte alla Add ci sono i ragazzi di Minimum Fax, e acquistare un libro da loro è stata un'impresa, perché c'era sempre fila, tanto che ho rimandato al giorno seguente. Il primo vero acquisto l'ho fatto alla E/O, che peraltro promuoveva i suoi libri con un bel 3x2: come non approfittarne. La mia visita prosegue tra stand e crisi di acquisto compulsivo fino alle 13, quando ho assistito all'interessantissimo incontro Libri a deforestazione zero. Quanto sono verdi gli editori italiani organizzato da Greenpeace Italia e con la partecipazione dei rappresentanti di Terra! e WWF. Ci tenevo a seguire questa conferenza perché è un tema che mi sta molto a cuore. Da lettrice forte a volte mi sono chiesta quanto io possa incidere sul processo di deforestazione che sta distruggendo questo nostro pazzo mondo. Così ho scoperto quali sono le case editrici verdi, cioè con un bassissimo impatto ambientale, e quelle che invece sarebbe bene tenere a distanza (Qui trovate la classifica degli editori eco-friendly) e soprattutto si son fatti i nomi di chi si impegna attivamente a modificare in meglio i propri comportamenti e chi al contrario continua a non voler sentire. Perché la distruzione delle foreste indonesiane creano una danno irreversibile a interi ecosistemi. Se volete approfondire (fatelo) visitate il sito greenpeace.it.
Subito dopo ho partecipato a Lettori e follower. L'editore alle prese con Twitter: interessante per capire come gli editori interagiscono con i social network e che importanza danno ai cinguettii. Dopo altri passaggi fra i padiglioni 2 e 3, la mia giornata in fiera volge al termine. Ho preferito tenermi del tempo a disposizione per visitare il Museo Egizio e ammirare il centro storico di Torino.
Il mio venerdì al salone inizia presto, perché alle 10.30 c'è l'incontro con Corrado Augias che mi aspetta, con la sua conferenza per la presentazione del libro Il disagio della libertà. Fra tutti gli eventi a cui ho partecipato questo è stato sicuramente quello che ho preferito: innanzi tutto perché Augias mi piace tantissimo e nutro nei suoi confronti una stima profonda, e poi perché è stato oggettivamente un bell'incontro. La sala gialla era gremita e lui come sempre è stato chiaro e diretto, anche nelle risposte agli spettatori. Peccato avessimo poco tempo a disposizione, avrei passato ore ad ascoltarlo. Subito dopo sono corsa allo spazio Rai, dove è stata registrata la puntata speciale di Per un pugno di libri, tra gli ospiti Marco Malvaldi (fantastico) e Dario Vergassola, condotto come sempre da Veronica Pivetti e dal mitico Piero Dorfles. 
Peccato il ritardo di tre quarti d'ora.
La rivelazione della giornata, però, è stata Emma Books, che conoscevo grazie a Twitter ma di cui ancora non avevo letto niente. Ebbene le donne di questa casa editrice mi hanno piacevolmente colpita. L'evento Emma books, femminile digitale è stato infatti una sorpresa bellissima. Per chi ancora non la conoscesse, Emma è una giovanissima casa editrice digitale che pubblica solo ed esclusivamente e-book, destinati prevalentemente a un pubblico femminile. All'incontro, moderato dalla giornalista Chicca Gagliardo, hanno partecipato tre autrici e la responsabile editoriale di Emma. Mi sono piaciute tutte, le ho trovate favolose, ma una su tutte mi ha colpito tanto da farmi superare la mia naturale avversione nei confronti dei libri digitali. Sto parlando di Rossella Calabrò che in poche parole mi ha convinta ad acquistare il suo libro Perché le donne sposano gli opossum?. La mia ultima giornata al salone si è conclusa con l'incontro con Luis Sepúlveda nella pienissima sala gialla. Che dire, assolutamente unico e anche molto divertente. 
Riassumendo, è stata un'esperienza bellissima. Tante cose ho visto, tante altre ne avrei volute vedere (in alcuni casi mi sarebbe piaciuto essere dotata del dono dell'ubiquità). Ho perso alcuni eventi importanti, tra i quali quello in ricordo di Carlo Fruttero, ma ho fatto una scelta. Quella di non rimanere tra le quattro mura della fiera per tutto il giorno per poter conoscere meglio Torino, città di cui fino a pochi giorni fa conoscevo solo lo stadio e il Lingotto. Sono ugualmente e pienamente soddisfatta. È stato bello vedere quanta gente ci fosse, persone che condividono la tua stessa passione. Siamo pochi in Italia, pochi ma buoni. E soprattutto mi hanno colpito i bambini: tantissime le scolaresche,  molte delle quali composte da bambini piccoli che guardavano questa immensità fatta di libri con occhi luccicanti. Bellissimi.
Fra gli espositori gli stand che più mi hanno colpito sono Sellerio (che riprendeva fedelmente la grafica dei libri), Einaudi (molto raffinato), E/O (piccolo ma accogliente), Adelphi (minimal ed essenziale). Mi sono persa per ore allo stand di GEMS, che però ho trovato un po' caotico, e a quello Rizzoli. Mi è piaciuto moltissimo quello del gruppo Fandango e se ci penso ancora mi mangio le mani per non aver acquistato almeno uno dei fumetti d'impegno civile di BeccoGiallo, ma credo che rimedierò presto. Ovviamente sono rientrata a Bologna carica di cataloghi e inserti speciali, una vera meraviglia.
Una menzione speciale la merita lo spazio dedicato a Torino al padiglione 5, in cui è esposta una bella mostra sui cambiamenti della città negli ultimi 25 anni. 


Ora qualche consiglio per chi ha in programma una visita domani, lunedì o il prossimo anno: acquistate il biglietto tramite prevendita on line, vi risparmierà una lunga fila sotto il sole, cercate di programmare la visita appuntandovi gli eventi a cui volete assistere (trovate il programma sul sito ufficiale del salone), eviterete di vagare per la fiera senza meta, armatevi di tanta pazienza, perché c'è tanta gente e tanti studenti in gita (già grandicelli e senza controllo) che tutto vorrebbero tranne che essere lì. 

Dopo tutte queste belle parole mi concedo una piccola nota polemica. L'unico vero neo di questo meraviglioso salone è la quasi totale mancanza di offerte o sconti. Gli editori che fanno sconti si possono contare sulle dita di una mano e sono quasi tutti piccoli editori. I cosiddetti pezzi grossi dell'editoria ben si son guardati dall'applicare sconti, nonostante la legge Levi preveda per occasioni come questa la possibilità di poter sforare il tetto massimo del 15%. Se siete già passati di qui sapete che non sono solita lamentarmi dei prezzi dei libri, che fatte le dovute eccezioni non trovo così eccessivi, è una cosa che non faccio. Però l'idea che in una manifestazione così importante, che non è solo una fiera è una vera e propria mostra-mercato, quasi nessuno abbassi i prezzi mi sembra assurda oltre che ridicola. Anche l'anno scorso è stato così, quindi ero abbastanza preparata, ciò non toglie che il mio dissenso sia totale. Soprattutto in considerazione dei tempi di crisi nera che stiamo attraversando. 


Infine progetti per l'anno che verrà: riuscire a essere presente il sabato, giorno clou per quanto riguarda gli incontri con gli autori, e magari organizzare un bel meeting fra blogger, sarebbe un'occasione fantastica per ritrovarsi!


Sulla FanPage di Facebook potete trovare le foto che ho scattato in questi giorni.


In attesa dei vostri dettagliati racconti di fiera vi auguro come sempre


Buona Lettura!

martedì 8 maggio 2012

Conto alla rovescia per il Salone del Libro 2012

Manca davvero pochissimo all'inaugurazione delle venticinquesima edizione del Salone Internazionale del Libro, che si terrà come sempre a Torino dal 10 al 14 maggio. Il Salone 2012, che occuperà con i suoi spazi ben quattro padiglioni del Lingotto, avrà come tema conduttore la Primavera digitale. Per la prima volta, quest'anno i paesi ospiti saranno due: Spagna e Romania. 
Tanti, tantissimi gli appuntamenti e gli incontri con gli autori, per un programma veramente ricco e interessante (lo trovate qui)
Quest'anno ho deciso di regalarmi ben due giorni di fiera, giovedì e venerdì, per poterla  vivere meglio (lo scorso anno ho fatto tutto di corsa). Sabato vi farò un dettagliato resoconto! 
Voi ci sarete?

venerdì 4 maggio 2012

Editoria a pagamento: ecco perché io sono contraria

È da molto tempo che desidero scrivere questo post; ne avevo già accennato qualcosa circa due mesi fa, quando vi parlai del torneo letterario Io Scrittore (trovate l'articolo qui), poi ho continuato a rimandare cercando soprattutto di fare mente locale e reperire il maggior numero di informazioni in merito. Oggi mi sono decisa, complice una bella e interessante chiacchierata fatta su Facebook con Alessandra, di Diario di pensieri persi, e altri ragazzi. Il tema in questione è quello dell'editoria a pagamento (EAP). 
L'editoria a pagamento è quella branchia del mercato editoriale in cui i costi e gli oneri per la pubblicazione di un libro gravano sulle spalle dello scrittore (a volte completamente, a volte solo in parte) e non dell'editore. È un fenomeno che negli ultimi anni si è diffuso molto e che non è assolutamente da confondere con il self publishing (a cui dedicherò un post più avanti), attraverso il quale un autore si autopubblica in totale e completa autonomia, senza marchi o editori alle spalle. Attorno all'EAP si sono scatenati lunghi dibattiti; in molti ne hanno parlato, a lungo e molto accuratamente (cito fra gli altri le bravissime Loredana Lipperini e Michela Murgia), anche perché spesso i lettori non sanno quali siano gli editori che si fanno pagare. Qui cercherò di riassumere il mio pensiero.
Io sono, molto semplicemente e molto banalmente, contraria a questa pratica. Non riesco proprio a concepirla. Mi fa strano pensare che uno scrittore, o aspirante tale, debba accollarsi i costi di produzione della sua opera. Non è quello il suo mestiere, il suo compito: il suo lavoro è quello di scrivere, punto. L'investimento monetario compete all'editore. È come se una sarta dovesse pagare per cucire un capo di Armani o Valentino: anche solo ipotizzare una cosa del genere è ridicola, perché non dovrebbe esserlo anche per uno scrittore. Io parto dal presupposto che l'editore è un imprenditore e come tale, per far funzionare la sua azienda, fa degli investimenti, si mette in gioco, rischia il proprio denaro per un progetto in cui crede. Il progetto, editoriale e culturale, può piacere o meno (saranno i lettori a stabilirne la validità) ma è evidentemente il riflesso di scelte che l'editore compie. Se crede che un romanzo sia meritevole, se crede nelle potenzialità dell'autore ci investe il suo capitale. Fa una scelta. Ci mette la faccia. Chiaramente dopo ci guadagnerà sopra, è ovvio, ma avrà dimostrato di aver creduto in qualcosa. L'editore a pagamento invece ci mette il marchio e basta. E spesso è difficile per un lettore essere consapevoli di stare leggendo un libro di un EAP.
Peraltro chi paga per essere pubblicato spesso e volentieri riceve in cambio servizi a dir poco mediocri: scarsa promozione, bassissima distribuzione e, ancor peggio, totale (o quasi) assenza di revisione del testo, per cui ci si ritrova tra le mani libri infarciti di errori e refusi. Per questo mi chiedo perché un autore debba andare a imbarcarsi in un'avventura simile. Non sarebbe forse meglio avere pazienza e aspettare risposte da case editrici "tradizionali"? È vero, il mercato editoriale è ormai saturo, con continue pubblicazioni che a volte, spiace dirlo, non hanno senso e per un esordiente è spesso molto difficile ritagliarsi un piccolo spazio, specie se è autore di un genere di nicchia. Perché, come dicevo poco fa, quello editoriale è un mercato e come tale è soggetto a trend e mode, per cui chi scrive di vampiri forse ha più possibilità di essere pubblicato di chi scrive poesie, ad esempio. È brutto da dire, ma purtroppo è così. Questo però non significa che la via della pubblicazione sia preclusa a chiunque non abbia conoscenze o agganci nel mondo dell'editoria o a chi scriva romanzi molto particolari. In Italia le case editrici sono tantissime, non fossilizzatevi sui grandi big, come Mondadori o Feltrinelli, a cui per ovvie ragioni è più difficile arrivare. Partite dai piccoli editori, che spesso e volentieri fanno un ottimo lavoro lontano dai riflettori, e cercate quello che fa più al caso vostro. Perché se state scrivendo un giallo e lo inviate a chi pubblica solo saggistica o guide turistiche ovviamente la risposta sarà negativa, e scrivo questo perché so per certo che ci sono autori che mandano manoscritti a caso, senza prestare un minimo di attenzione. Siate umili e pronti a mettervi in discussione. È evidente che occorra tanta, tantissima pazienza, i tempi di risposta sono lunghissimi, ma se alla fine tutti vi dicono di no forse è il caso di rivedere le vostre prospettive. Perché l'aver scritto un libro non fa automaticamente  di voi uno scrittore: è un processo più lungo e complesso, e non sempre tutti quelli che aspirano a qualcosa riescono a realizzarla. Voglio dire, io ho ballato per 11 anni, ma non sono mai stata una ballerina, per quanto mi sarebbe piaciuto esserlo: a un certo punto occorre fare i conti con la realtà, è spiacevole ma bisogna farlo. In questo senso, mi sembra che l'EAP sia quasi una forma di doping (o di raccomandazione) proprio perché esclude quasi completamente quella scelta di cui parlavo qualche riga più su, quella dell'editore che valuta un'opera e la ritiene buona, e come tale decide di pubblicarla. È evidente che se tu paghi, quella valutazione verrà meno perché all'editore non interessa più la qualità di quel libro, interessa solo che qualcuno paghi perché LUI possa guadagnare. In un certo senso è come se venisse meno la meritocrazia. E poi dove sta il piacere di pubblicare la tua opera, la tua creazione, se questo avviene solo dietro compenso. Io preferirei sentirmi dire un bel NO, magari anche cento volte di seguito, capendo dove sto sbagliando per poi trovare qualcuno disposto a scommettere su di me.
Un'altra cosa molto importante, che come dicevo spesso manca negli EAP, è tutto quel processo di revisione che precede la pubblicazione di un libro. L'editing, quando non è troppo invasivo, è fondamentale perché mette lo scrittore a nudo, lo aiuta a migliorarsi e a mettersi in gioco, perché è oggettivamente molto difficile che un libro sia perfetto così com'è nato, specie se stiamo parlando di un'opera prima. E qui forse manca un po' di umiltà da parte degli aspiranti scrittori, che spesso sono convinti di aver scritto la nuova "Divina Commedia" quando in realtà sono riusciti a malapena a mettere insieme una frase di senso compiuto (lo dico per esperienza). Io credo che alla fine, se l'opera è davvero buona troverà il suo editore, forse ci vorranno mesi o forse anni, ma alla fine vedrà la luce; se invece l'opera è scarsa si possono pagare anche fior fior di quattrini per pubblicarla, ma saranno sempre i lettori a decretarne l'insuccesso.
Ho generalizzato molto in questo post, per ovvie ragioni di sintesi. Mi preme chiarire, però, che non è mia intenzione dividere il mondo dell'editoria in buoni e cattivi, non è così semplice. È chiaro che esistono le eccezioni, così come è chiaro che l'essere pubblicato da un editore "tradizionale" non è sempre sinonimo di qualità: basta entrare in una qualsiasi libreria, dove spesso e volentieri sono in bella mostra titoli assurdi, che lasciano basiti. Però anche questo fa parte del gioco. Quello che volevo esprimere era la mia personalissima opinione su questa metodologia di pubblicazione che trovo poco seria: quasi una scorciatoia per lo scrittore e una comodità per l'editore.
Per approfondire l'argomento:

giovedì 3 maggio 2012

Polvere negli occhi


Titolo: Polvere negli occhi
Autrice: Agatha Christie
Titolo originale: A Pocket full of Rye
Traduzione: Grazia Maria Griffini
Editore: Mondadori
Collana: Oscar scrittore moderni
Pagine: 207
Prezzo: 8,50 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 1953
Anno 1ª edizione italiana: 1954
Genere: giallo
Codice ISBN: 978-88-04-52174-7 


Trama: Un giorno come tanti, nell'ufficio del signor Fortescue. Come sempre la signorina Grosvenor, la segretaria personale del direttore, alle dieci prepara il tè per il suo datore di lavoro. Ma questa volta accade qualcosa di assolutamente inatteso: subito dopo aver bevuto, il signor Fortescue viene colpito da terribili dolori e muore. Nelle tasche del cadavere, inspiegabilmente, viene ritrovata una manciata di chicchi di segale. Le indagini, subito avviate da Scotland Yard, si concentrano attorno al Villino dei Tassi, la casa che il signor Fortescue divideva con alcuni famigliari, ma proprio qui ben presto si verifica un secondo omicidio. Il caso vuole che la seconda vittima si una conoscente di Miss Marple e sarà proprio l'acuta vecchietta, con la sua logica implacabile, a risolvere l'intricata e bizzarra vicenda.
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Dopo cinque romanzi di Agatha Christie letti posso dirlo, io amo questa donna! Non c'è niente da fare, ogni sua storia ha la straordinaria capacità di travolgermi e farmi immergere in un'atmosfera unica. Anche questo libro non è da meno: una trama ben strutturata e ricca di particolari, con personaggi intriganti ed enigmatici. La storia si svolge nell'Inghilterra dei primi anni '50 e ha per protagonista la famiglia Fortescue. In una normalissima mattinata di lavoro il capofamiglia, Rex Fortescue, viene colto da fortissimi dolori dopo aver bevuto il suo consueto tè delle 10. Portato d'urgenza in ospedale morirà poco dopo. Appurato che si tratta di avvelenamento iniziano subito le indagini della polizia, affidate all'attento ispettore Neele. Le sue attenzioni sono concentrate sui membri della numerosa famiglia Fortescue, i quali però sembrano avere tutti un buon alibi. L'arrivo improvviso di Miss Marple aiuterà l'ispettore a guardare il caso da una prospettiva diversa e molto interessante. Un intreccio complesso, fatto di invidie, gelosie, desiderio di vendetta e avidità, davvero tanta avidità. Fino alle ultime pagine si susseguono le supposizioni e il colpevole potrebbe essere davvero chiunque. Insomma, zia Agatha non sbaglia un colpo.
Mi piace, mi piace tanto quest'autrice. Mi piace innanzi tutto il suo stile, fresco e coinvolgente. M piace moltissimo il suo modo di caratterizzare i personaggi, che prendono vita davanti ai nostri occhi. Mi piace il suo continuo rimescolare le carte, rendendoti quasi impossibile individuare il vero colpevole del delitto. Ma più di ogni altra cosa adoro Miss Marple: la trovo favolosa. Lei è, in tutto e per tutto, la vecchietta della porta accanto: attenta, curiosa e chiacchierona. La sua invadenza non è mai fastidiosa e la sua vivace intelligenza, unita ad un intuito infallibile, la rendono un'investigatrice eccellente. Attenta anche al più piccolo particolare, lei riesce a vedere quello che gli altri nemmeno immaginano, riesce ad orientarsi attraverso la fitta nebbia di un'indagine anche meglio dei poliziotti più navigati, e lo fa con una classe unica. Ma in questo romanzo il suo è quasi un personaggio secondario (fino a un certo punto); gli altri protagonisti però non sono da meno. Conturbanti e misteriosi, ognuno con qualche scheletro nell'armadio e tutti pronti a giurarsi innocenti. 
Un ottimo romanzo firmato dalla signora del giallo. Imperdibile.
Voto: 8

Buona Lettura!
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