domenica 15 luglio 2012

Patricia Highsmith dal 17 luglio in edicola

L'estate, per i lettori, è una stagione fatta di domande, domande fondamentali... Quali libri porterò in vacanza con me? Ci staranno tutti in valigia? E se per caso li finisco tutti prima di terminare le tanto agognate ferie?
Non so voi, ma io ogni volta che sto per partire anche solo per un fine settimana fuori porta vengo assalita da tutte queste domande esistenziali. Perché, diciamolo, il periodo estivo è  uno di quei momenti in cui ci tuffiamo ancor più volentieri nel magico mondo dei libri. Grazie a loro possiamo dare libero sfogo alla fantasia e viaggiare ovunque vogliamo. Per questo credo che il tempismo del Corriere della Sera sia eccellente. Il quotidiano di via Solferino presenta infatti una nuovissima collana che raccoglie le opere di Patricia Highsmith, celeberrima giallista statunitense. Si parte il 17 luglio con quello che, forse, è il suo romanzo più famoso, Il talento di Mr. Ripley, disponibile aggiungendo solo 1€ all'acquisto del giornale. Dal martedì successivo, 24 luglio, ogni volume costerà 6,90€. 
Io posso solo dirmi letteralmente entusiasta di questa iniziativa, perché il secondo libro in uscita è Sconosciuti in treno, romanzo che sto cercando disperatamente da quasi tre anni (tutta colpa di Castle) senza però ottenere risultati in quanto fuori catalogo già da diverso tempo. Non sto più nella pelle. 
Piccola curiosità: moltissimi romanzi della Highsmith sono stati portati al cinema da grandi registi, tra i quali Alfred Hitchcock, Wim Wenders, Claude Chabrol, Antony Minghella. 
Un'iniziativa da cogliere al volo!

PIANO DELL'OPERA COMPLETO (per un totale di 20 uscite)
  1. Il talento di Mr. Ripley
  2. Sconosciuti in treno
  3. Il sepolto vivo
  4. L'amico americano
  5. Vicolo cieco
  6. Il grido della civetta
  7. Acque profonde
  8. Gioco per la vita
  9. L'alibi di cristallo
  10. Il ragazzo di Tom Ripley
  11. Delitti bestiali
  12. I due volti di gennaio
  13. Senza pietà
  14. Piccoli racconti di misoginia
  15. Ripley sott'acqua
  16. Quella dolce follia
  17. Inseguimento
  18. La spiaggia del dubbio
  19. Diario di Edith
  20. Urla d'amore

venerdì 6 luglio 2012

La grammatica dell'amore


Titolo: La grammatica dell'amore
Autrice: Rocío Carmona
Titolo originale: La gramática del amor
Traduzione: Rita Feleppa
Editore: Fanucci
Collana: Teens
Pagine: 291
Prezzo: 14,00 €
Formato: copertina rigida
Anno 1ª edizione originale: 2011
Anno 1ª edizione italiana: 2012
Genere: narrativa per ragazzi
Codice ISBN: 978-88-347-1948-0

Trama: Irene ha appena conosciuto l'amore ma non è andata come sperava. Dopo il divorzio dei suoi è stata spedita a studiare in Inghilterra, ma invece di rimettersi in sesto, la ragazza ha sofferto la sua prima grande delusione. Quello che dovrebbe essere il sentimento più nobile al mondo, per lei è solo un miraggio, qualcosa di distante e incomprensibile. Ed è grazie al suo professore di inglese che intraprenderà un viaggio fondamentale, percorrendo chilometri e chilometri di parole che ridaranno il giusto peso a ciò che sente, disegnando per lei un cammino da vivere con l'intensità di un attimo perfetto e insostituibile. Perché, come le insegna il suo professore, la letteratura è vita e amore. E sarà un vero colpo di fulmine ciò che la trascinerà pagina dopo pagina. E attraverso la lettura di sette grandi capolavori della letteratura mondiale che la ragazza riuscirà a scrivere la propria personalissima grammatica dell'amore. Saranno le parole di Tolstoj, Austen, Màrquez e Murakami, fra gli altri, ad accompagnarla in questa esperienza vitale e memorabile.
(dal risvolto di copertina)

Giudizio personale: Solo pochi giorni fa ero qui a parlarvi di quanto un libro mi avesse piacevolmente colpita, oggi invece vi racconterò della mia delusione a proposito di questo romanzo, La grammatica dell'amore, dal quale tanto mi aspettavo. 
La protagonista è Irene, un'adolescente spagnola che, in seguito al doloroso divorzio dei genitori, viene mandata a studiare in un college in Cornovaglia. Oltre alla nostalgia di casa e delle amicizie lasciate in fretta e furia Irene dovrà affrontare anche le prime delusioni d'amore, colpa di un compagno di classe, Liam, forse il più bello della scuola, che la trascina in un vortice di lacrime e umiliazione. Fortunatamente c'è Peter, il professore di inglese, che, cercando di aiutare Irene a metabolizzare il dolore e a capire meglio questo folle sentimento, inizia con lei una serie di lezioni private sulla grammatica dell'amore. I mezzi attraverso i quali si articolano queste lezioni speciali sono i libri, i grandi romanzi che parlano di amore, quello con la A maiuscola.
Una trama così non poteva non intrigarmi e il titolo, poi, mi era talmente tanto piaciuto che non sono riuscita a resistere. Se a questo aggiungiamo che uno dei grandi classici citati è Orgoglio e pregiudizio capite bene quali potessero essere le mie aspettative nel dare inizio a questa lettura. Aspettative in gran parte disattese. Questo romanzo infatti non mi ha per niente entusiasmato. L'ho trovato piuttosto banalotto, privo di originalità, i cui personaggi mi sono sembrati, in tutta onestà, privi di spessore. Tutto quello che accade è ampiamente prevedibile, non succede niente che ti faccia dire "Wow, questo proprio non me l'aspettavo", chiunque leggendo sarebbe in grado di anticipare quello che accade nella pagina successiva. Mi è sembrato, fondamentalmente, che tutto fosse appena sfiorato, poco approfondito. La stessa interazione fra Irene e i romanzi che le sono stati assegnati mi è parsa molto flebile, poco incisiva, superficiale quasi. Mi sono sembrati quasi marginali, proprio perché poco sviscerati. Per non parlare di alcune situazioni al limite dell'assurdo, tipo il rapporto che si instaura tra Peter e Irene, che tra una lezione e l'altra vanno a cena insieme e fanno escursioni fuori porta senza che nessuno trovi strano che un professore trentenne, e a quanto pare pure avvenente, esca con una minorenne. In Inghilterra funzionerà così.
Va detta una cosa, a onor del vero, questo è a tutti gli effetti un romanzo per ragazzi e io sono abbondantemente fuori target, ormai prossima ai trenta, e sicuramente questo influisce nella mia valutazione. Insomma, forse sono un po' vecchia per certe cose. Però ho trovato poco corretto far passare la "crescita" di Irene solo dal miglioramento dell'aspetto fisico, mi è parso un po' troppo facile e anche poco credibile. Di solito accade il contrario, almeno per me è stato così, dopo un lungo percorso interiore ci si sente meglio e di conseguenza anche l'estetica ne trae vantaggio. Ma sorvoliamo su questo punto per arrivare alla vera nota dolente e qui potrei aprire una parentesi immensa. Nel senso che il mio giudizio è stato inevitabilmente influenzato da un un piccolo dettaglio che, secondo me, non è così irrilevante. Mi spiego meglio: all'interno di questo romanzo c'è un erroraccio macroscopico, macché dico macroscopico, un errore madornale, pazzesco e imperdonabile. Forse sono troppo drastica, lo ammetto, ma come ho già detto altre volte gli errori mi infastidiscono parecchio. Ebbene, più o meno nella prima parte del libro Irene ha appena concluso lo studio di Murakami e riceve da Peter il secondo romanzo per la sua grammatica dell'amore: Orgoglio e Pregiudizio. All'inizio lei ha qualche difficoltà ad immergersi nelle atmosfere austeniane ed è ben felice di scoprire che la professoressa di letteratura inglese sta per affrontare quello stesso romanzo in classe. E qui casca l'asino. Sì, perché la lezione inizia così, con la professoressa che dice, cito testualmente: "Orgoglio e Pregiudizio racconta la storia d'amore di Elizabeth Bennet e MARK Darcy". Cooosa??? No, non ci siamo, questa cosa è quasi un'eresia, imperdonabile. Mettiamo in chiaro che Mark Darcy non esiste, se non ne Il diario di Bridget Jones, il Darcy della Austen si chiama Fitzwilliam. Questo abominio, peraltro, non è nemmeno una svista ma un errore reiterato  perché Mark Darcy compare tre volte in quattro pagine, quindi lei era davvero convinta. Vi giuro che credevo di aver letto male, ma quando mi sono accorta di tale castroneria stavo per avere un mancamento. Ora, io sarò esagerata troppo drastica, tutto quello che volete, ma parto da un presupposto molto semplice: se stai scrivendo un libro e decidi, all'interno dello stesso, di citare un altro romanzo, mi aspetto che tu lo faccia correttamente. Se tu mi sbagli il nome del protagonista maschile di suddetto romanzo mi induci a pensare che tu, in realtà, non l'abbia letto oppure tu l'abbia fatto molto superficialmente. E nessuna delle due opzioni è cosa buona. Tra l'altro stiamo parlando di un romanzo che conosco anche i sassi. Ma poi, avesse anche citato un personaggio secondario o un libro minore non sarebbe comunque un errore accettabile. Sei una scrittrice, i libri sono il tuo mestiere. Per non parlare del fatto che, se hai scelto questi sette romanzi, un motivo ci sarà, avranno qualcosa che a tuo giudizio li rende consoni e adatti alla tua opera, io presumo che dietro ci sia una scelta ponderata derivata da uno studio accurato di tali testi. Se poi, però, mi cadi su Darcy mi viene quasi da pensare che ti stia citando Orgoglio e Pregiudizio solo perché adesso è di moda farlo. Se citi un romanzo, o qualsiasi altro testo, lo fai in maniera corretta se no non lo fai. Gravissimo errore, ma ancora più grave, se possibile, è il fatto che il correttore di bozze, o meglio l'editor, non se ne sia accorto. Ma come fai a non accorgerti di una cosa simile, come fai a mandare in stampa un libro con una castroneria del genere. Sono davvero allucinata. Questa cosa, penso si sia capito, ha pesato tantissimo nel mio giudizio. Una volta che mi sono imbattuta in Mark Darcy la lettura non è stata più la stessa. Sono davvero cattiva stasera, me ne rendo conto. 
Il bello è che, nonostante tutto questo, La grammatica dell'amore non è poi così atroce, ci sono alcuni passaggi molto carini e ha uno stile fresco che rende la lettura molto veloce.
Non so, fatemi sapere cosa ne pensate, per oggi ho finito la mia scorta di cattiverie.
Voto: 5,5

Citazione: "Siamo ciò che rimane di noi quando ci spezzano il cuore per la prima volta."

Buona Lettura!

mercoledì 4 luglio 2012

Project 10 books

Giugno è stato a tutti gli effetti un mese strano. Non saprei nemmeno dirvi perché esattamente, sta di fatto che non vedevo l'ora finisse. Ho anche affrontato un blocco del lettore allucinante, di quelli che non mi erano mai capitati, l'ameno non in maniera così acuta. Ho iniziato qualcosa come dieci libri e ne ho terminati a stento due. Pazienza, cose che capitano. Mi dispiace solo che anche a causa di suddetto blocco abbia trascurato così tanto il blog. Ma giugno è stato anche un mese di riflessioni e traguardi raggiunti. Sono infatti felicissima di poter dire di non aver acquistato nessun libro, ma proprio nessuno, per tutto quanto il mese. Me lo sono imposta e ce l'ho fatta, e non è stato nemmeno troppo difficile. Come ormai ben sapete, infatti, faccio parte di quell'ampia categoria di lettori affetti da "crisi di acquisto compulsivo di libri". Insomma, quando entro in libreria ne esco carica di borse. Non va bene. Anche perché, oltre ad essere decisamente deleterio per il mio misero portafoglio, è pure un po' senza senso: ho la casa letteralmente sommersa dai libri, non rischio di rimanere a mani vuote. Almeno non per i prossimi 3 anni!
Così, contenta e soddisfatta di questo piccolo traguardo conquistato, ho deciso di proseguire sulla retta via partecipando al Project Ten Books lanciato sul gruppo Facebook Youtoubers che parlano di libri. Le adesioni sono state talmente tante che onestamente non ricordo più chi sia stato a lanciare l'idea.
Il progetto è molto carino e semplice: consiste nel non acquistare libri finché non se ne saranno letti dieci già in nostro possesso. 

E questi sono i miei Fantastici 10. 


Partendo dall'alto:
  • Il buio oltre la siepe di Harper Lee
  • Harry Potter e il calice di fuoco di J.K. Rowling
  • Misery di Stephen King
  • Cecità di José Saramago
  • Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson
  • Comma 22 di Joseph Heller
  • E liberaci dal padre di Elizabeth George
  • Un giorno mi troverai di Kim Edwards
  • Il codice Rebecca di Ken Follet
  • Heat Rises di Richard Castle
E voi? Che ne dite di partecipare?

martedì 3 luglio 2012

Ti voglio credere


Titolo: Ti voglio credere
Autrice: Elisabetta Bucciarelli
Editore: Kowalski
Collana: Colorado Noir
Pagine: 298
Prezzo: 15,00 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione: 2010
Genere: noir
Codice ISBN: 9788874966776

Mente davvero chi non dice la verità o chi fa finta di crederci?

Trama: L'ispettore Maria Dolores Vergani è agli arresti domiciliari a Milano, indagata per omicidio volontario dopo aver accoltellato una donna nei boschi della Valle d'Aosta. Si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Rinchiusa in casa, assediata da immacolati mazzi di fiori, è alla ricerca di una verità i cui confini sono incerti. In Questura a Milano arriva la notizia del suicidio di una giovane dal ponte di viale Forlanini. Il poliziotto Achille Maria Funi decide di informare subito la Vergani, sentendosi irrimediabilmente legato a lei e alla sua perizia professionale. Mentre il caso appare sin dall'inizio un vero e proprio rompicapo, nel quartiere di San Siro vengono ritrovate tre croci maestose piantate nel terreno, un enigmatico Golgota scoperto nel giardino della villetta di una famiglia perbene. A breve compaiono croci analoghe in altre città, una Via Crucis sinistra di cui una delle stazioni nasconde un cadavere. Ancora una giovane donna, martoriata nel corpo e nell'anima, vittima di un'idea irraggiungibile di perfezione, inflitta con un digiuno che aspira all'ascesi. Mentre Funi tenta di imbrigliare le sue intuizioni, Maria Dolores si avvita in una spirale di pensieri nella quale si confondono ricordi falsati e percezioni incerte, la Giustizia e la Verità. Non sempre facce della stessa medaglia. Prigioniera della più difficile delle indagini - la sua colpevolezza o la sua innocenza - la Vergani dovrà ripensare anche al proprio senso di giustizia.
(dal risvolto di copertina)

Giudizio personale: Capita, a volte, di iniziare un romanzo senza avere la più pallida idea di cosa aspettarsi. Per i motivi più vari. A me è capitato con Ti voglio credere di Elisabetta Bucciarelli. Non conoscevo l'autrice, non avevo mai sentito parlare di questo romanzo e quando l'ho comprato l'ho fatto un po' a scatola chiusa, semplicemente ispirata dalla trama. Poi è passato un anno, un anno durante il quale l'ho bellamente ignorato, fino alla settimana scorsa. Capita, a volte, che romanzi così, da cui non ti aspetti nulla, siano invece una piacevolissima sorpresa. Un bel noir, ben scritto e con una protagonista che mi è piaciuta molto. 
La storia è ambientata a Milano. Una Milano che si sveglia frastornata a causa di un episodio alquanto bizzarro e allo stesso tempo inquietante: nel giardino di un'abitazione privata, nel quartiere San Siro, vengono rinvenute tre gigantesche croci di legno piantate nel terreno. Quella che all'inizio sembra una goliardata si ripete in altre città del nord Italia, quasi a creare una via Crucis angosciante. Achille Maria Funi, responsabile delle indagini, si ritrova così per le mani un caso piuttosto spinoso, reso ancora più complicato dal rinvenimento del cadavere di una giovane donna sepolta proprio sotto una di queste immense croci. Funi non esista a "coinvolgere" nelle sue indagini l'ispettore Maria Dolores Vergani, attualmente agli arresti domiciliari con l'accusa di omicidio. La Verani, però, è alle prese con il caso più difficile della sua carriera: il suo. I vuoti di memoria che la accompagnano sin dal giorno dell'omicidio le impediscono di trovare le risposte ai suoi mille quesiti: è stata davvero legittima difesa, come sostiene il suo avvocato, oppure ha commesso un omicidio deliberatamente e coscientemente? Ecco che la trama procede su questi due binari: da un lato Achille Funi intento a individuare i responsabili dell'assassinio di una giovane donna, dall'altro Maria Dolores Vergani, talmente piena di sensi di colpa e dubbi da rischiare carriera e libertà. 
Questo è, a tutti gli effetti, un bel romanzo. Ho amato molto la protagonista, Maria Dolores, e le mille sfaccettature del suo carattere: testarda, riflessiva e con uno spiccato senso della giustizia. È un bel personaggio, fuori dai soliti stereotipi femminili che spesso si incontrano nei romanzi. È una donna che ha grinta da vendere, ma che, costretta a una reclusione forzata, comincia a mostrare le sue debolezze, i sui dubbi atroci. La sua ricerca della verità è quasi estenuante: sola contro tutti, cerca in ogni modo di rimettere insieme i pezzi di quella maledetta mattina nei boschi aostani, ostacolata da una memoria in frantumi e da persona che hanno già ricostruito una loro verità, in cui lei non si riconosce. Anche il personaggio di Achille è molto interessante: per una volta, finalmente, non abbiamo il classico superpoliziotto alla Bruce Willis, ma un uomo normale, con i suoi difetti fisici e i suoi punti deboli. Tutto questo, unito a una trama lineare e ben narrata, dà vita a un giallo molto italiano (nella migliore accezione del termine), che non cerca inutilmente di fare il verso ai thriller made in America, ma che piuttosto si sofferma lungamente sull'introspezione dei protagonisti, sui loro pensieri e le loro emozioni. Una lettura assolutamente consigliata. Mi dispiace solo, e qui sono stata davvero poco furba, non aver letto Io ti perdono, romanzo antecedente a Ti voglio credere e strettamente legato ad esso. 
Voto: 8


Consigliato: assolutamente sì, adatto veramente a tutti, in particolar modo agli amanti dei noir.
Istruzioni per l'uso: così, a caldo, vi consiglio vivamente di leggere Io ti perdono prima di inoltrarvi nella lettura di questo romanzo. Per un motivo molto semplice: tutto quello che qui accade alla protagonista è l'esatta conseguenza degli avvenimenti di Io ti perdono. Non c'è niente di incomprensibile, anzi, ogni possibile lacune è colmata, ma credo sia più sensato andare nel giusto ordine .


Buona Lettura!
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