martedì 30 ottobre 2012

Un nuovo vestito per Bookshelf

Buongiorno miei cari lettori! Come state? Spero bene, anzi benissimo. Ultimamente avrete notato una certa latitanza da parte mia (ehm, diciamo pure che sono sparita) nonostante vi  avessi promesso di essere più presente... Chiedo venia, ma sono successe tante cose ultimamente e avevo bisogno di staccare un po' la spina, anche dal mio amatissimo blog. Punto cruciale di tutto è che ho trovato, finalmente, un lavoro, almeno all'apparenza stabile. E di questi tempi è quasi un miracolo. La gioia immensa è lievemente smorzata solo dal fatto che, purtroppo, non mi occupo più di libri. Per tre anni, infatti, sono stata una libraia vagabonda: vagabonda nel senso che, secondo le regole dell'attuale mondo del lavoro italico, passavo da una libreria all'altra, tipo staffetta, balzando allegramente tra un contratto e l'altro, rincorrendo un sogno sempre più complicato da realizzare. Quando mi si è presentata questa opportunità non ho fatto altro che prendere la palla al balzo, richiudendo solo momentaneamente quel cassetto, che domani chissà, ma oggi (a quasi trent'anni) è il caso di tornare con i piedi per terra, che le bollette mica si pagano con i sogni... Così, accantonate le mie velleità da libraia e dopo aver ripreso confidenza con il lavoro di ufficio (quanto è bello non lavorare nei week end) eccomi qui, di nuovo pronta a coccolare questo mio angolino di pace. Questo blog è il mio "bambino" e ora è anche la mia "libreria", farò qui quello che non posso più fare ogni giorno al lavoro! 
E per ricominciare alla grande Bookshelf si veste di nuovo grazie alla meravigliosa Miss Claire che si è occupata della grafica. Peraltro con un tempismo perfetto! Le sono bastate poche parole per capire esattamente cosa desideravo per il blog e adesso questo spazio virtuale è ancora più "mio". Non ci sono abbastanza parole per ringraziarti carissima Claire!

Ecco, credo di avervi detto tutto, almeno per oggi... Vi aspetto domani, perché da queste parti si parlerà di un libro meraviglioso: Cecità.
Un abbraccio a voi tutti.

lunedì 1 ottobre 2012

Il buio oltre la siepe


Titolo: Il buio oltre la siepe
Autrice: Harper Lee
Titolo originale: To kill a mockingbird
Traduzione: Amalia D'Agostino Scitanzer
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale Economica Feltrinelli
Pagine: 290
Prezzo: 8,00 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 1960
Anno 1ª edizione italiana: 1962
Genere: narrativa
Codice ISBN: 978-88-07-80459-5

Trama: In una cittadina del "profondo" Sud degli Stati Uniti l'onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d'ufficio di un "negro" accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrarne l'innocenza, ma l'uomo sarà ugualmente condannato a morte. La vicenda, che è solo l'episodio centrale del romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza non riescono mai a essere più grandi di lei. Nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell'infanzia che è un po' di tutti noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte, in pagine di grande rigore stilistico e condotte con bravura eccezionale. 
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Per inaugurare il mio primo Project Ten Books ho scelto questo libro, che da più di due anni poltriva nella mia libreria. La scelta non poteva essere migliore, anzi mi sono mangiata le mani al pensiero di aver avuto in casa un romanzo così meraviglioso e averlo ignorato per così tanto tempo. Credo non ci siamo abbastanza parole per descrivere le innumerevoli emozioni che si sono alternate in me durante la lettura, in un crescendo di sensazioni spesso contrastanti che mi hanno quasi portata alle lacrime. 
La storia è ambientata a Maycomb, piccola cittadina dell'Alabama, profondo sud degli Stati Uniti, negli anni '30. Protagonista indiscussa è Scout Finch, una bambina vivace ed intelligente che, insieme al fratello Jem, è sempre in cerca di nuove avventure. Curiosa e vivace, vedrà lentamente apparire piccole crepe nella tranquillità della sua vita famigliare quando il padre, Atticus, assume la difesa di Tom Robinson, un nero accusato di aggressione e violenza sessuale. Questo è l'inizio di una "nuova vita", di un nuovo modo di vedere il mondo, scontrandosi con chi non la pensa come lei.
Harper Lee disegna un quadro perfetto della società americana degli anni '30: gli usi e i costumi, il modo di vivere e di pensare, tutto descritto talmente bene che chiudendo gli occhi si ha l'impressione di essere proprio là, a giocare per le strade di Maycomb con Scout e Jem. Grazie alla penna della Lee abbiamo un'idea ben chiara della cittadina, non solo visivamente parlando, ma anche e soprattutto dal punto di vista emotivo. La struttura sociale della città, i pregiudizi ben radicati e che andavano ben oltre la "ghettizzazione" razziale. Tutta la prima parte del romanzo è sostanzialmente una grande e dettagliata introduzione, una cornice splendidamente intagliata che si prepara ad accogliere l'avvenimento clou, il processo che sconvolgerà la vita della famiglia Finch. Tutto quello che accade prima serve a capire, capire come era la vita in un minuscolo paesino dell'Alabama, capire perché la conclusione del romanzo non poteva che essere una sola. In tutto questo si muovono dei personaggi eccezionali, ognuno di loro apporta un qualcosa di meraviglioso e alla fine del libro vi assicuro ne sentirete la mancanza, proprio come si sente quella di un caro amico che vive lontano. Scout è semplicemente splendida, non ci sono abbastanza parole per descriverla: poco più di una bambina, sveglia e intelligente, amante della lettura e dei rudi giochi da maschio, perennemente in lotta con chi la vuole castigata in abiti da "signorina" e relegata ad attività che si addicono ad una femmina. A lei è affidata la narrazione dei fatti, a lei che, sempre attenta a tutto ciò che le accade intorno, non esita a inondare chi la circonda di domande per capire, per avere ben chiaro cosa effettivamente sta succedendo. In questo modo assistiamo a come l'ingenuità e il candore di una bambina possano spiazzare un adulto un po' ottuso. I suoi occhi di bambina vedono tutto e a tutto cercano di dare una spiegazione, spesso lasciando completamente spiazzati i suoi interlocutori. Poi c'è Atticus, e qui io credo di essermi innamorata follemente di questo papà. Un papà solo, che deve crescere due bambini: non c'è niente di più difficile, specialmente se questo papà è anticonformista e crede fortemente nella giustizia e nell'uguaglianza. Negli anni '30 venivi etichettato per questo e chiunque ti stava accanto ne pagava le conseguenze. Atticus viene chiamato "negrofilo" a Maycomb, solo perché ha scelto di difendere un afroamericano da un accusa ingiusta e i suoi figli, Scout soprattutto, vengono insultati e presi in giro a scuola. Atticus ha fatto una scelta difficile, ha scelto la strada più complicata, ma lo ha fatto perché era la cosa giusta. Quando, parlando con il fratello Jack, gli viene chiesto se non sia il caso di fare un passo indietro, la sua risposta è tanto semplice quanto disarmante: "Ma se mi comportassi altrimenti, come potrei guardare in faccia i miei figli?". Questo è il suo pensiero unico, dare il buon esempio, fare capire a Scout e Jem che spesso la cosa giusta non è la più facile da fare. E Atticus riesce a fare tutto questo senza mai giudicare gli altri, senza mai emettere sentenze nei confronti di chi dimostra di essere abbietto e senza cuore, mai una parola negativa, nemmeno contro chi non esiterebbe ad ucciderlo per perseguire il proprio vile scopo. Io ho amato tanto Atticus, profondamente; ogni suo dialogo con i figli mi ha riempito il cuore. Un personaggio eccezionale, tratteggiato in maniera sorprendente, uno di quei rari casi in cui vorresti non fosse solo finzione, ma desideri ardentemente che da quelle pagine prenda corpo per poter passare ore e ore a chiacchierare insieme. 
Questo romanzo mi ha dato davvero tanto. Mi ha fatto provare tantissime emozioni: mi sono commossa con Dill durante il processo (una scena straziante, lui piangeva e io con lui), mi sono arrabbiata insieme a Jem per tutte le ingiustizie a cui è stato costretto ad assistere, ho provato tanta, tantissima tenerezza per Scout che continuava a chiedere "Perché?". Potrei andare avanti ore, elencandovi gli innumerevoli pregi di questo libro, ma credo sia molto meglio lasciarvi almeno un pizzico di piacere della scoperta, ne rimarrete estasiati. Io, ancora adesso, sento la terribile mancanza di Scout. Ed è una cosa che mi capita raramente.
Voto: 10

Citazione: "«Questo di Tom Robinson è un caso che tocca direttamente il vivo della coscienza di un uomo. Scout, io non potrei andare in chiesa a pregare Dio se non tentassi di aiutare quell'uomo.» 
«Atticus, forse tu ti sbagli...» 
«Come sarebbe a dire?» 
«Tutta la gente pensa di avere ragione e che tu abbia torto...» 
«Hanno il diritto di pensarlo e hanno il diritto di far rispettare la loro opinione», disse Atticus, «ma prima di vivere con gli altri, bisogna che viva con me stesso: la coscienza è l'unica cosa che non debba conformarsi al volere della maggioranza.»"

Colonna sonora: Into the fire di Bruce Springsteen 
Consigliato: consigliatissimo a tutti, profondamente e spassionatamente

Buona Lettura!
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