martedì 30 ottobre 2012

Un nuovo vestito per Bookshelf

Buongiorno miei cari lettori! Come state? Spero bene, anzi benissimo. Ultimamente avrete notato una certa latitanza da parte mia (ehm, diciamo pure che sono sparita) nonostante vi  avessi promesso di essere più presente... Chiedo venia, ma sono successe tante cose ultimamente e avevo bisogno di staccare un po' la spina, anche dal mio amatissimo blog. Punto cruciale di tutto è che ho trovato, finalmente, un lavoro, almeno all'apparenza stabile. E di questi tempi è quasi un miracolo. La gioia immensa è lievemente smorzata solo dal fatto che, purtroppo, non mi occupo più di libri. Per tre anni, infatti, sono stata una libraia vagabonda: vagabonda nel senso che, secondo le regole dell'attuale mondo del lavoro italico, passavo da una libreria all'altra, tipo staffetta, balzando allegramente tra un contratto e l'altro, rincorrendo un sogno sempre più complicato da realizzare. Quando mi si è presentata questa opportunità non ho fatto altro che prendere la palla al balzo, richiudendo solo momentaneamente quel cassetto, che domani chissà, ma oggi (a quasi trent'anni) è il caso di tornare con i piedi per terra, che le bollette mica si pagano con i sogni... Così, accantonate le mie velleità da libraia e dopo aver ripreso confidenza con il lavoro di ufficio (quanto è bello non lavorare nei week end) eccomi qui, di nuovo pronta a coccolare questo mio angolino di pace. Questo blog è il mio "bambino" e ora è anche la mia "libreria", farò qui quello che non posso più fare ogni giorno al lavoro! 
E per ricominciare alla grande Bookshelf si veste di nuovo grazie alla meravigliosa Miss Claire che si è occupata della grafica. Peraltro con un tempismo perfetto! Le sono bastate poche parole per capire esattamente cosa desideravo per il blog e adesso questo spazio virtuale è ancora più "mio". Non ci sono abbastanza parole per ringraziarti carissima Claire!

Ecco, credo di avervi detto tutto, almeno per oggi... Vi aspetto domani, perché da queste parti si parlerà di un libro meraviglioso: Cecità.
Un abbraccio a voi tutti.

lunedì 1 ottobre 2012

Il buio oltre la siepe


Titolo: Il buio oltre la siepe
Autrice: Harper Lee
Titolo originale: To kill a mockingbird
Traduzione: Amalia D'Agostino Scitanzer
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale Economica Feltrinelli
Pagine: 290
Prezzo: 8,00 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 1960
Anno 1ª edizione italiana: 1962
Genere: narrativa
Codice ISBN: 978-88-07-80459-5

Trama: In una cittadina del "profondo" Sud degli Stati Uniti l'onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d'ufficio di un "negro" accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrarne l'innocenza, ma l'uomo sarà ugualmente condannato a morte. La vicenda, che è solo l'episodio centrale del romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza non riescono mai a essere più grandi di lei. Nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell'infanzia che è un po' di tutti noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte, in pagine di grande rigore stilistico e condotte con bravura eccezionale. 
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Per inaugurare il mio primo Project Ten Books ho scelto questo libro, che da più di due anni poltriva nella mia libreria. La scelta non poteva essere migliore, anzi mi sono mangiata le mani al pensiero di aver avuto in casa un romanzo così meraviglioso e averlo ignorato per così tanto tempo. Credo non ci siamo abbastanza parole per descrivere le innumerevoli emozioni che si sono alternate in me durante la lettura, in un crescendo di sensazioni spesso contrastanti che mi hanno quasi portata alle lacrime. 
La storia è ambientata a Maycomb, piccola cittadina dell'Alabama, profondo sud degli Stati Uniti, negli anni '30. Protagonista indiscussa è Scout Finch, una bambina vivace ed intelligente che, insieme al fratello Jem, è sempre in cerca di nuove avventure. Curiosa e vivace, vedrà lentamente apparire piccole crepe nella tranquillità della sua vita famigliare quando il padre, Atticus, assume la difesa di Tom Robinson, un nero accusato di aggressione e violenza sessuale. Questo è l'inizio di una "nuova vita", di un nuovo modo di vedere il mondo, scontrandosi con chi non la pensa come lei.
Harper Lee disegna un quadro perfetto della società americana degli anni '30: gli usi e i costumi, il modo di vivere e di pensare, tutto descritto talmente bene che chiudendo gli occhi si ha l'impressione di essere proprio là, a giocare per le strade di Maycomb con Scout e Jem. Grazie alla penna della Lee abbiamo un'idea ben chiara della cittadina, non solo visivamente parlando, ma anche e soprattutto dal punto di vista emotivo. La struttura sociale della città, i pregiudizi ben radicati e che andavano ben oltre la "ghettizzazione" razziale. Tutta la prima parte del romanzo è sostanzialmente una grande e dettagliata introduzione, una cornice splendidamente intagliata che si prepara ad accogliere l'avvenimento clou, il processo che sconvolgerà la vita della famiglia Finch. Tutto quello che accade prima serve a capire, capire come era la vita in un minuscolo paesino dell'Alabama, capire perché la conclusione del romanzo non poteva che essere una sola. In tutto questo si muovono dei personaggi eccezionali, ognuno di loro apporta un qualcosa di meraviglioso e alla fine del libro vi assicuro ne sentirete la mancanza, proprio come si sente quella di un caro amico che vive lontano. Scout è semplicemente splendida, non ci sono abbastanza parole per descriverla: poco più di una bambina, sveglia e intelligente, amante della lettura e dei rudi giochi da maschio, perennemente in lotta con chi la vuole castigata in abiti da "signorina" e relegata ad attività che si addicono ad una femmina. A lei è affidata la narrazione dei fatti, a lei che, sempre attenta a tutto ciò che le accade intorno, non esita a inondare chi la circonda di domande per capire, per avere ben chiaro cosa effettivamente sta succedendo. In questo modo assistiamo a come l'ingenuità e il candore di una bambina possano spiazzare un adulto un po' ottuso. I suoi occhi di bambina vedono tutto e a tutto cercano di dare una spiegazione, spesso lasciando completamente spiazzati i suoi interlocutori. Poi c'è Atticus, e qui io credo di essermi innamorata follemente di questo papà. Un papà solo, che deve crescere due bambini: non c'è niente di più difficile, specialmente se questo papà è anticonformista e crede fortemente nella giustizia e nell'uguaglianza. Negli anni '30 venivi etichettato per questo e chiunque ti stava accanto ne pagava le conseguenze. Atticus viene chiamato "negrofilo" a Maycomb, solo perché ha scelto di difendere un afroamericano da un accusa ingiusta e i suoi figli, Scout soprattutto, vengono insultati e presi in giro a scuola. Atticus ha fatto una scelta difficile, ha scelto la strada più complicata, ma lo ha fatto perché era la cosa giusta. Quando, parlando con il fratello Jack, gli viene chiesto se non sia il caso di fare un passo indietro, la sua risposta è tanto semplice quanto disarmante: "Ma se mi comportassi altrimenti, come potrei guardare in faccia i miei figli?". Questo è il suo pensiero unico, dare il buon esempio, fare capire a Scout e Jem che spesso la cosa giusta non è la più facile da fare. E Atticus riesce a fare tutto questo senza mai giudicare gli altri, senza mai emettere sentenze nei confronti di chi dimostra di essere abbietto e senza cuore, mai una parola negativa, nemmeno contro chi non esiterebbe ad ucciderlo per perseguire il proprio vile scopo. Io ho amato tanto Atticus, profondamente; ogni suo dialogo con i figli mi ha riempito il cuore. Un personaggio eccezionale, tratteggiato in maniera sorprendente, uno di quei rari casi in cui vorresti non fosse solo finzione, ma desideri ardentemente che da quelle pagine prenda corpo per poter passare ore e ore a chiacchierare insieme. 
Questo romanzo mi ha dato davvero tanto. Mi ha fatto provare tantissime emozioni: mi sono commossa con Dill durante il processo (una scena straziante, lui piangeva e io con lui), mi sono arrabbiata insieme a Jem per tutte le ingiustizie a cui è stato costretto ad assistere, ho provato tanta, tantissima tenerezza per Scout che continuava a chiedere "Perché?". Potrei andare avanti ore, elencandovi gli innumerevoli pregi di questo libro, ma credo sia molto meglio lasciarvi almeno un pizzico di piacere della scoperta, ne rimarrete estasiati. Io, ancora adesso, sento la terribile mancanza di Scout. Ed è una cosa che mi capita raramente.
Voto: 10

Citazione: "«Questo di Tom Robinson è un caso che tocca direttamente il vivo della coscienza di un uomo. Scout, io non potrei andare in chiesa a pregare Dio se non tentassi di aiutare quell'uomo.» 
«Atticus, forse tu ti sbagli...» 
«Come sarebbe a dire?» 
«Tutta la gente pensa di avere ragione e che tu abbia torto...» 
«Hanno il diritto di pensarlo e hanno il diritto di far rispettare la loro opinione», disse Atticus, «ma prima di vivere con gli altri, bisogna che viva con me stesso: la coscienza è l'unica cosa che non debba conformarsi al volere della maggioranza.»"

Colonna sonora: Into the fire di Bruce Springsteen 
Consigliato: consigliatissimo a tutti, profondamente e spassionatamente

Buona Lettura!

giovedì 23 agosto 2012

Si riparte!

Eccomi di nuovo qui. Finalmente aggiungerei. Durante questa afosa estate riconosco di aver trascurato parecchio il blog (shame on me), ma quando fa così caldo io rinasco, perciò fra lavoro e lunghe passeggiate sotto il sole cocente ho avuto davvero poco tempo da dedicare al blog. Non temete però, sono tornata dalla mia settimana di ferie sul meraviglioso lago di Garda più carica che mai, e soprattutto piena di recensioni da fare. In questi ultimi due mesi, infatti, le mie letture sono state a dir poco entusiasmanti. Mi posso dire davvero soddisfatta, in modo particolare mi sono innamorata di due romanzi, "Il buio oltre la siepe" e "Cecità". Per motivi diametralmente opposti, questi libri mi hanno profondamente colpita e non vedo l'ora di parlarvene. Nel frattempo il mio Project Ten Books procede a gonfie vele e questo mi rende molto orgogliosa: non so quando è stata l'ultima volta che ho acquistato un libro! E l'immensa pila  di libri ancora da leggere che ho accumulato in questi anni lentamente scende!
E voi come state? Come avete passate questa caldissima estate? Avete fatto delle belle letture? Spero proprio di sì. 
Vi mando un abbraccio forte! Ci rivediamo tra poco con la prima recensione :-)

domenica 15 luglio 2012

Patricia Highsmith dal 17 luglio in edicola

L'estate, per i lettori, è una stagione fatta di domande, domande fondamentali... Quali libri porterò in vacanza con me? Ci staranno tutti in valigia? E se per caso li finisco tutti prima di terminare le tanto agognate ferie?
Non so voi, ma io ogni volta che sto per partire anche solo per un fine settimana fuori porta vengo assalita da tutte queste domande esistenziali. Perché, diciamolo, il periodo estivo è  uno di quei momenti in cui ci tuffiamo ancor più volentieri nel magico mondo dei libri. Grazie a loro possiamo dare libero sfogo alla fantasia e viaggiare ovunque vogliamo. Per questo credo che il tempismo del Corriere della Sera sia eccellente. Il quotidiano di via Solferino presenta infatti una nuovissima collana che raccoglie le opere di Patricia Highsmith, celeberrima giallista statunitense. Si parte il 17 luglio con quello che, forse, è il suo romanzo più famoso, Il talento di Mr. Ripley, disponibile aggiungendo solo 1€ all'acquisto del giornale. Dal martedì successivo, 24 luglio, ogni volume costerà 6,90€. 
Io posso solo dirmi letteralmente entusiasta di questa iniziativa, perché il secondo libro in uscita è Sconosciuti in treno, romanzo che sto cercando disperatamente da quasi tre anni (tutta colpa di Castle) senza però ottenere risultati in quanto fuori catalogo già da diverso tempo. Non sto più nella pelle. 
Piccola curiosità: moltissimi romanzi della Highsmith sono stati portati al cinema da grandi registi, tra i quali Alfred Hitchcock, Wim Wenders, Claude Chabrol, Antony Minghella. 
Un'iniziativa da cogliere al volo!

PIANO DELL'OPERA COMPLETO (per un totale di 20 uscite)
  1. Il talento di Mr. Ripley
  2. Sconosciuti in treno
  3. Il sepolto vivo
  4. L'amico americano
  5. Vicolo cieco
  6. Il grido della civetta
  7. Acque profonde
  8. Gioco per la vita
  9. L'alibi di cristallo
  10. Il ragazzo di Tom Ripley
  11. Delitti bestiali
  12. I due volti di gennaio
  13. Senza pietà
  14. Piccoli racconti di misoginia
  15. Ripley sott'acqua
  16. Quella dolce follia
  17. Inseguimento
  18. La spiaggia del dubbio
  19. Diario di Edith
  20. Urla d'amore

venerdì 6 luglio 2012

La grammatica dell'amore


Titolo: La grammatica dell'amore
Autrice: Rocío Carmona
Titolo originale: La gramática del amor
Traduzione: Rita Feleppa
Editore: Fanucci
Collana: Teens
Pagine: 291
Prezzo: 14,00 €
Formato: copertina rigida
Anno 1ª edizione originale: 2011
Anno 1ª edizione italiana: 2012
Genere: narrativa per ragazzi
Codice ISBN: 978-88-347-1948-0

Trama: Irene ha appena conosciuto l'amore ma non è andata come sperava. Dopo il divorzio dei suoi è stata spedita a studiare in Inghilterra, ma invece di rimettersi in sesto, la ragazza ha sofferto la sua prima grande delusione. Quello che dovrebbe essere il sentimento più nobile al mondo, per lei è solo un miraggio, qualcosa di distante e incomprensibile. Ed è grazie al suo professore di inglese che intraprenderà un viaggio fondamentale, percorrendo chilometri e chilometri di parole che ridaranno il giusto peso a ciò che sente, disegnando per lei un cammino da vivere con l'intensità di un attimo perfetto e insostituibile. Perché, come le insegna il suo professore, la letteratura è vita e amore. E sarà un vero colpo di fulmine ciò che la trascinerà pagina dopo pagina. E attraverso la lettura di sette grandi capolavori della letteratura mondiale che la ragazza riuscirà a scrivere la propria personalissima grammatica dell'amore. Saranno le parole di Tolstoj, Austen, Màrquez e Murakami, fra gli altri, ad accompagnarla in questa esperienza vitale e memorabile.
(dal risvolto di copertina)

Giudizio personale: Solo pochi giorni fa ero qui a parlarvi di quanto un libro mi avesse piacevolmente colpita, oggi invece vi racconterò della mia delusione a proposito di questo romanzo, La grammatica dell'amore, dal quale tanto mi aspettavo. 
La protagonista è Irene, un'adolescente spagnola che, in seguito al doloroso divorzio dei genitori, viene mandata a studiare in un college in Cornovaglia. Oltre alla nostalgia di casa e delle amicizie lasciate in fretta e furia Irene dovrà affrontare anche le prime delusioni d'amore, colpa di un compagno di classe, Liam, forse il più bello della scuola, che la trascina in un vortice di lacrime e umiliazione. Fortunatamente c'è Peter, il professore di inglese, che, cercando di aiutare Irene a metabolizzare il dolore e a capire meglio questo folle sentimento, inizia con lei una serie di lezioni private sulla grammatica dell'amore. I mezzi attraverso i quali si articolano queste lezioni speciali sono i libri, i grandi romanzi che parlano di amore, quello con la A maiuscola.
Una trama così non poteva non intrigarmi e il titolo, poi, mi era talmente tanto piaciuto che non sono riuscita a resistere. Se a questo aggiungiamo che uno dei grandi classici citati è Orgoglio e pregiudizio capite bene quali potessero essere le mie aspettative nel dare inizio a questa lettura. Aspettative in gran parte disattese. Questo romanzo infatti non mi ha per niente entusiasmato. L'ho trovato piuttosto banalotto, privo di originalità, i cui personaggi mi sono sembrati, in tutta onestà, privi di spessore. Tutto quello che accade è ampiamente prevedibile, non succede niente che ti faccia dire "Wow, questo proprio non me l'aspettavo", chiunque leggendo sarebbe in grado di anticipare quello che accade nella pagina successiva. Mi è sembrato, fondamentalmente, che tutto fosse appena sfiorato, poco approfondito. La stessa interazione fra Irene e i romanzi che le sono stati assegnati mi è parsa molto flebile, poco incisiva, superficiale quasi. Mi sono sembrati quasi marginali, proprio perché poco sviscerati. Per non parlare di alcune situazioni al limite dell'assurdo, tipo il rapporto che si instaura tra Peter e Irene, che tra una lezione e l'altra vanno a cena insieme e fanno escursioni fuori porta senza che nessuno trovi strano che un professore trentenne, e a quanto pare pure avvenente, esca con una minorenne. In Inghilterra funzionerà così.
Va detta una cosa, a onor del vero, questo è a tutti gli effetti un romanzo per ragazzi e io sono abbondantemente fuori target, ormai prossima ai trenta, e sicuramente questo influisce nella mia valutazione. Insomma, forse sono un po' vecchia per certe cose. Però ho trovato poco corretto far passare la "crescita" di Irene solo dal miglioramento dell'aspetto fisico, mi è parso un po' troppo facile e anche poco credibile. Di solito accade il contrario, almeno per me è stato così, dopo un lungo percorso interiore ci si sente meglio e di conseguenza anche l'estetica ne trae vantaggio. Ma sorvoliamo su questo punto per arrivare alla vera nota dolente e qui potrei aprire una parentesi immensa. Nel senso che il mio giudizio è stato inevitabilmente influenzato da un un piccolo dettaglio che, secondo me, non è così irrilevante. Mi spiego meglio: all'interno di questo romanzo c'è un erroraccio macroscopico, macché dico macroscopico, un errore madornale, pazzesco e imperdonabile. Forse sono troppo drastica, lo ammetto, ma come ho già detto altre volte gli errori mi infastidiscono parecchio. Ebbene, più o meno nella prima parte del libro Irene ha appena concluso lo studio di Murakami e riceve da Peter il secondo romanzo per la sua grammatica dell'amore: Orgoglio e Pregiudizio. All'inizio lei ha qualche difficoltà ad immergersi nelle atmosfere austeniane ed è ben felice di scoprire che la professoressa di letteratura inglese sta per affrontare quello stesso romanzo in classe. E qui casca l'asino. Sì, perché la lezione inizia così, con la professoressa che dice, cito testualmente: "Orgoglio e Pregiudizio racconta la storia d'amore di Elizabeth Bennet e MARK Darcy". Cooosa??? No, non ci siamo, questa cosa è quasi un'eresia, imperdonabile. Mettiamo in chiaro che Mark Darcy non esiste, se non ne Il diario di Bridget Jones, il Darcy della Austen si chiama Fitzwilliam. Questo abominio, peraltro, non è nemmeno una svista ma un errore reiterato  perché Mark Darcy compare tre volte in quattro pagine, quindi lei era davvero convinta. Vi giuro che credevo di aver letto male, ma quando mi sono accorta di tale castroneria stavo per avere un mancamento. Ora, io sarò esagerata troppo drastica, tutto quello che volete, ma parto da un presupposto molto semplice: se stai scrivendo un libro e decidi, all'interno dello stesso, di citare un altro romanzo, mi aspetto che tu lo faccia correttamente. Se tu mi sbagli il nome del protagonista maschile di suddetto romanzo mi induci a pensare che tu, in realtà, non l'abbia letto oppure tu l'abbia fatto molto superficialmente. E nessuna delle due opzioni è cosa buona. Tra l'altro stiamo parlando di un romanzo che conosco anche i sassi. Ma poi, avesse anche citato un personaggio secondario o un libro minore non sarebbe comunque un errore accettabile. Sei una scrittrice, i libri sono il tuo mestiere. Per non parlare del fatto che, se hai scelto questi sette romanzi, un motivo ci sarà, avranno qualcosa che a tuo giudizio li rende consoni e adatti alla tua opera, io presumo che dietro ci sia una scelta ponderata derivata da uno studio accurato di tali testi. Se poi, però, mi cadi su Darcy mi viene quasi da pensare che ti stia citando Orgoglio e Pregiudizio solo perché adesso è di moda farlo. Se citi un romanzo, o qualsiasi altro testo, lo fai in maniera corretta se no non lo fai. Gravissimo errore, ma ancora più grave, se possibile, è il fatto che il correttore di bozze, o meglio l'editor, non se ne sia accorto. Ma come fai a non accorgerti di una cosa simile, come fai a mandare in stampa un libro con una castroneria del genere. Sono davvero allucinata. Questa cosa, penso si sia capito, ha pesato tantissimo nel mio giudizio. Una volta che mi sono imbattuta in Mark Darcy la lettura non è stata più la stessa. Sono davvero cattiva stasera, me ne rendo conto. 
Il bello è che, nonostante tutto questo, La grammatica dell'amore non è poi così atroce, ci sono alcuni passaggi molto carini e ha uno stile fresco che rende la lettura molto veloce.
Non so, fatemi sapere cosa ne pensate, per oggi ho finito la mia scorta di cattiverie.
Voto: 5,5

Citazione: "Siamo ciò che rimane di noi quando ci spezzano il cuore per la prima volta."

Buona Lettura!

mercoledì 4 luglio 2012

Project 10 books

Giugno è stato a tutti gli effetti un mese strano. Non saprei nemmeno dirvi perché esattamente, sta di fatto che non vedevo l'ora finisse. Ho anche affrontato un blocco del lettore allucinante, di quelli che non mi erano mai capitati, l'ameno non in maniera così acuta. Ho iniziato qualcosa come dieci libri e ne ho terminati a stento due. Pazienza, cose che capitano. Mi dispiace solo che anche a causa di suddetto blocco abbia trascurato così tanto il blog. Ma giugno è stato anche un mese di riflessioni e traguardi raggiunti. Sono infatti felicissima di poter dire di non aver acquistato nessun libro, ma proprio nessuno, per tutto quanto il mese. Me lo sono imposta e ce l'ho fatta, e non è stato nemmeno troppo difficile. Come ormai ben sapete, infatti, faccio parte di quell'ampia categoria di lettori affetti da "crisi di acquisto compulsivo di libri". Insomma, quando entro in libreria ne esco carica di borse. Non va bene. Anche perché, oltre ad essere decisamente deleterio per il mio misero portafoglio, è pure un po' senza senso: ho la casa letteralmente sommersa dai libri, non rischio di rimanere a mani vuote. Almeno non per i prossimi 3 anni!
Così, contenta e soddisfatta di questo piccolo traguardo conquistato, ho deciso di proseguire sulla retta via partecipando al Project Ten Books lanciato sul gruppo Facebook Youtoubers che parlano di libri. Le adesioni sono state talmente tante che onestamente non ricordo più chi sia stato a lanciare l'idea.
Il progetto è molto carino e semplice: consiste nel non acquistare libri finché non se ne saranno letti dieci già in nostro possesso. 

E questi sono i miei Fantastici 10. 


Partendo dall'alto:
  • Il buio oltre la siepe di Harper Lee
  • Harry Potter e il calice di fuoco di J.K. Rowling
  • Misery di Stephen King
  • Cecità di José Saramago
  • Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson
  • Comma 22 di Joseph Heller
  • E liberaci dal padre di Elizabeth George
  • Un giorno mi troverai di Kim Edwards
  • Il codice Rebecca di Ken Follet
  • Heat Rises di Richard Castle
E voi? Che ne dite di partecipare?

martedì 3 luglio 2012

Ti voglio credere


Titolo: Ti voglio credere
Autrice: Elisabetta Bucciarelli
Editore: Kowalski
Collana: Colorado Noir
Pagine: 298
Prezzo: 15,00 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione: 2010
Genere: noir
Codice ISBN: 9788874966776

Mente davvero chi non dice la verità o chi fa finta di crederci?

Trama: L'ispettore Maria Dolores Vergani è agli arresti domiciliari a Milano, indagata per omicidio volontario dopo aver accoltellato una donna nei boschi della Valle d'Aosta. Si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Rinchiusa in casa, assediata da immacolati mazzi di fiori, è alla ricerca di una verità i cui confini sono incerti. In Questura a Milano arriva la notizia del suicidio di una giovane dal ponte di viale Forlanini. Il poliziotto Achille Maria Funi decide di informare subito la Vergani, sentendosi irrimediabilmente legato a lei e alla sua perizia professionale. Mentre il caso appare sin dall'inizio un vero e proprio rompicapo, nel quartiere di San Siro vengono ritrovate tre croci maestose piantate nel terreno, un enigmatico Golgota scoperto nel giardino della villetta di una famiglia perbene. A breve compaiono croci analoghe in altre città, una Via Crucis sinistra di cui una delle stazioni nasconde un cadavere. Ancora una giovane donna, martoriata nel corpo e nell'anima, vittima di un'idea irraggiungibile di perfezione, inflitta con un digiuno che aspira all'ascesi. Mentre Funi tenta di imbrigliare le sue intuizioni, Maria Dolores si avvita in una spirale di pensieri nella quale si confondono ricordi falsati e percezioni incerte, la Giustizia e la Verità. Non sempre facce della stessa medaglia. Prigioniera della più difficile delle indagini - la sua colpevolezza o la sua innocenza - la Vergani dovrà ripensare anche al proprio senso di giustizia.
(dal risvolto di copertina)

Giudizio personale: Capita, a volte, di iniziare un romanzo senza avere la più pallida idea di cosa aspettarsi. Per i motivi più vari. A me è capitato con Ti voglio credere di Elisabetta Bucciarelli. Non conoscevo l'autrice, non avevo mai sentito parlare di questo romanzo e quando l'ho comprato l'ho fatto un po' a scatola chiusa, semplicemente ispirata dalla trama. Poi è passato un anno, un anno durante il quale l'ho bellamente ignorato, fino alla settimana scorsa. Capita, a volte, che romanzi così, da cui non ti aspetti nulla, siano invece una piacevolissima sorpresa. Un bel noir, ben scritto e con una protagonista che mi è piaciuta molto. 
La storia è ambientata a Milano. Una Milano che si sveglia frastornata a causa di un episodio alquanto bizzarro e allo stesso tempo inquietante: nel giardino di un'abitazione privata, nel quartiere San Siro, vengono rinvenute tre gigantesche croci di legno piantate nel terreno. Quella che all'inizio sembra una goliardata si ripete in altre città del nord Italia, quasi a creare una via Crucis angosciante. Achille Maria Funi, responsabile delle indagini, si ritrova così per le mani un caso piuttosto spinoso, reso ancora più complicato dal rinvenimento del cadavere di una giovane donna sepolta proprio sotto una di queste immense croci. Funi non esista a "coinvolgere" nelle sue indagini l'ispettore Maria Dolores Vergani, attualmente agli arresti domiciliari con l'accusa di omicidio. La Verani, però, è alle prese con il caso più difficile della sua carriera: il suo. I vuoti di memoria che la accompagnano sin dal giorno dell'omicidio le impediscono di trovare le risposte ai suoi mille quesiti: è stata davvero legittima difesa, come sostiene il suo avvocato, oppure ha commesso un omicidio deliberatamente e coscientemente? Ecco che la trama procede su questi due binari: da un lato Achille Funi intento a individuare i responsabili dell'assassinio di una giovane donna, dall'altro Maria Dolores Vergani, talmente piena di sensi di colpa e dubbi da rischiare carriera e libertà. 
Questo è, a tutti gli effetti, un bel romanzo. Ho amato molto la protagonista, Maria Dolores, e le mille sfaccettature del suo carattere: testarda, riflessiva e con uno spiccato senso della giustizia. È un bel personaggio, fuori dai soliti stereotipi femminili che spesso si incontrano nei romanzi. È una donna che ha grinta da vendere, ma che, costretta a una reclusione forzata, comincia a mostrare le sue debolezze, i sui dubbi atroci. La sua ricerca della verità è quasi estenuante: sola contro tutti, cerca in ogni modo di rimettere insieme i pezzi di quella maledetta mattina nei boschi aostani, ostacolata da una memoria in frantumi e da persona che hanno già ricostruito una loro verità, in cui lei non si riconosce. Anche il personaggio di Achille è molto interessante: per una volta, finalmente, non abbiamo il classico superpoliziotto alla Bruce Willis, ma un uomo normale, con i suoi difetti fisici e i suoi punti deboli. Tutto questo, unito a una trama lineare e ben narrata, dà vita a un giallo molto italiano (nella migliore accezione del termine), che non cerca inutilmente di fare il verso ai thriller made in America, ma che piuttosto si sofferma lungamente sull'introspezione dei protagonisti, sui loro pensieri e le loro emozioni. Una lettura assolutamente consigliata. Mi dispiace solo, e qui sono stata davvero poco furba, non aver letto Io ti perdono, romanzo antecedente a Ti voglio credere e strettamente legato ad esso. 
Voto: 8


Consigliato: assolutamente sì, adatto veramente a tutti, in particolar modo agli amanti dei noir.
Istruzioni per l'uso: così, a caldo, vi consiglio vivamente di leggere Io ti perdono prima di inoltrarvi nella lettura di questo romanzo. Per un motivo molto semplice: tutto quello che qui accade alla protagonista è l'esatta conseguenza degli avvenimenti di Io ti perdono. Non c'è niente di incomprensibile, anzi, ogni possibile lacune è colmata, ma credo sia più sensato andare nel giusto ordine .


Buona Lettura!

giovedì 14 giugno 2012

Anteprima Io Donna: INTERVISTA A MICHELA MURGIA

Oggi sono davvero felice di poter condividere con voi l'anteprima di questa bella intervista fatta alla bravissima Michela Murgia da Anna Maria Speroni, per il settimanale femminile del Corriere della Sera, Io Donna, in occasione dell'uscita del nuovo libro dell'autrice sarda, L'incontro, pubblicato da Einaudi

Accendo racconti come faceva mia nonna
“Scrivo per scaldare gli altri” dice Michela
Murgia. Che nel nuovo romanzo parla
di feste, processioni, piccole rivalità. E di
infanzie avventurose. Che non ci sono più
di Anna Maria Speroni, foto di Nicola De Luigi
Sono cresciuta nella convinzione che la Sardegna fosse il centro del mondo, e Cabras il suo piercing. Non
ho mai avuto voglia di andare via. Ma una comunità coesa è luogo di contraddizioni: la sbarra che ti sorregge è la stessa che ti rinchiude».
Tre anni fa, con Accabadora, Michela Murgia aveva ammaliato i lettori con una storia ambientata in una comunità «interagente e solidale anche nei segreti». L’incontro (Einaudi), in questi giorni in libreria, di una realtà simile mette in luce le contraddizioni. Lo spunto è autobiografico: «L’incontro è una festa diffusa in tutta la Sardegna: il giorno di Pasqua le statue di Gesù e della madonna vengono portate in due processioni distinte che si riuniscono in un luogo stabilito. Ma una volta, a Cabras, un’inimicizia tra parrocchie complicò l’evento. Io racconto la storia dal punto di vista di un bambino. Il quale, in un’estate che segnerà la sua crescita, capisce che non esiste solo il “noi”: a volte ci vuole anche l’“io”. Quando tutti pensano la stessa cosa, vuol dire che qualcuno non sta pensando. Il romanzo si svolge negli anni ’80, ma il tema della comunità e dei suoi confini è attuale.
A che cosa si riferisce?
Per esempio all’esaltazione di comunità come gruppo autoreferenziale propria del leghismo; a una retorica
dell’identità legata all’idea di un nucleo impermeabile che non può fare i conti con l’alterità, pena la sua stessa dissoluzione.
Lei però sembra legata alle sue radici. Sostiene anche il movimento indipendentista sardo.
Sono affezionata a certe dinamiche collettive da cui provengo: il “noi” iniziale della Comunità mi ha segnato. Ma ho imparato a riconoscerne le criticità: non esiste concetto di privacy; ci sono regole precise di normalità; la diversità trova posto con fatica e non sarà mai legittimata se non riesci ad agglomerare attorno a te un microcosmo. E le radici no, quelle ce le hanno gli alberi, l’uomo ha i piedi e deve camminare.
I protagonisti dell’Incontro sono tutti maschi.
Nel mio gruppo di amici ero l’unica femmina, ma nessuno degli altri mi vedeva come tale: mi è venuto spontaneo trasporre i ricordi al maschile.
Ha avuto un’infanzia avventurosa?
Godevamo di margini di libertà favolosi, inimmaginabili oggi. Ormai le avventure si vivono solo alla Playstation.
I genitori sono troppo protettivi?
L’infanzia dovrebbe contenere avventure con un margine di rischio, che non vuole dire rischiare la vita. Con
mia madre avevamo un patto, io e mio fratello: potete fare quel che volete ma ogni mezz’ora dovete farvi vedere. In mezz’ora non combinavamo più di tanto; però non ci tenevano in casa per stare tranquilli, un rischio se lo assumevano anche mamma e papà. E non sono venuta su male: ma senza paura di niente, casomai.
In L’incontro, come in Accabadora, c’è il tema dei legami scelti più forti di quelli di sangue. Nel primo tra amici, nel secondo tra genitori e “figli d’anima”, l’usanza secondo la quale i genitori affidano un bambino a un’altra famiglia. Anche lei lo ha voluto, a 18anni. Perché? Che cosa le mancava?
I molti modi in cui potevo essere figlia non stavano tutti nella casa in cui sono nata: di mamma non ce n’è una sola. Non è questione di mancare, ma di che cosa vuoi essere. Il contesto è determinante: non è vero che puoi diventare qualunque cosa, puoi diventare ciò che il contesto ti permette. I miei genitori avevano un’attività commerciale e a loro sembrava impossibile che io potessi fare altro. L’idea che potessi studiare, soprattutto teologia come poi ho scelto, era molto distante dalla loro sensibilità.
Quindi la nuova famiglia l’ha aiutata a proseguire gli studi.
Danilo Dolci (poeta, ndr) diceva:“Ciascuno cresce solo se sognato”. Bisogna che qualcuno ti sogni per come sarai, non solo come sei. La mia famiglia mi aveva sognato com’ero, per come sarei stata ce ne voleva un’altra.
Ha cambiato mille lavori. Il preferito?
Insegnare. Ho adorato i ragazzi, miniere di energie che ti costringono a guardare al futuro con occhi protettivi, da seminatore.
E poi ha cominciato a scrivere. Per caso, ha raccontato.
Per caso e per culo: non ho mai mandato niente all’editore.
E com’è che l’editore si accorse di lei?
Fu Massimo Coppola, direttore editoriale di Isbn (la casa editrice con cui poi pubblicai Il mondo deve sapere)
e conduttore di Avere vent’anni su Mtv. Stava preparando una puntata sull’azienda in cui lavoravo come telefonista, trovò il mio blog. Ed è iniziato tutto. Ho sempre avuto fiducia nelle mie capacità, ma della cosa che forse so fare meglio non mi ero accorta.
Lei non è uno degli autori che scrivono per un bisogno irrefrenabile?
No. Le storie si raccontano se qualcuno te lo chiede. Quando, da bambini, ci sedevamo davanti alla porta di casa c’era sempre uno che, dopo un momento di silenzio, diceva in sardo: “Nonna, accendi il racconto”. Come se fosse fuoco per scaldare gli altri. Questo imprinting mi è rimasto: per me stessa non scrivo nulla.



Trovate l'intervista integrale sul numero di Io Donna in edicola da sabato 16 giugno.

Titolo: L'incontro
Autrice: Michela Murgia
Editore: Einaudi
Pagine: 112
Prezzo: 10,00 €
Codice ISBN: 978-88-06-21266-7

Trama: Il tetto della parrocchia, il fitto dello stagno, il misterioso canale che serpeggia sotto la grata: è questa l'estate per Maurizio e per i suoi amici, un inseguirsi di giorni e avventure, serate in strada e storie di fantasmi. Ma intanto il paese si spacca in due, perdendo la naturalezza del suo invincibile presente plurale. In un crescendo esilarante e irresistibile, verso un finale dove persino le statue dei santi potrebbero diventare oggetti contundenti.
Maurizio ha dieci anni e non vede l'ora che comincino le vacanze. Per lui l'estate significa stare dai nonni a Crabas: lí ogni anno ritrova Franco e Giulio, fratelli di biglie, di ginocchia sbucciate e caccia alle libellule, e domina con loro un piccolo universo retto da legami che sembrano destinati a durare per sempre. Ma nell'estate del 1986 qualcosa di imprevedibile incrinerà la loro infanzia e mostrerà a tutti, adulti e ragazzi, quanto possa essere fragile il granito delle identità collettive.Basta un prete venuto da fuori a fondare una nuova parrocchia per portare una scintilla di fanatico antagonismo dove prima c'erano solo fratellanze. In quella crepa della comunità l'estraneo può assumere qualunque volto, persino i capelli rossi di un inseparabile compagno di giochi.
(da Einaudi.it)

Buona Lettura!

mercoledì 13 giugno 2012

Molto forte, incredibilmente vicino



Titolo: Molto forte, incredibilmente vicino
Autore: Jonathan Safran Foer
Titolo originale: Extremely loud & incredibly close
Traduzione: Massimo Bocchiola
Editore: Guanda
Collana: Le fenici tascabili
Pagine: 351
Prezzo: 10,00 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 2005
Anno 1ª edizione italiana: 2005
Genere: narrativa, narrativa americana
Codice ISBN: 978-88-8246-941-2


Trama: Oskar, un newyorkese di nove anni a suo modo geniale, ama inventare singolari dispositivi. Inventa camicie di becchime per farsi trasportare in volo dagli uccelli in caso di emergenza, inventa un sistema di tubi collegato ai cuscini di tutti i letti di New York per raccogliere le lacrime di chi piange prima di dormire, riversarle nel laghetto del Central Park e mostrare ogni giorno il livello di sofferenza della sua città. A Oskar capita di piangere sul cuscino, da quando suo padre, complice di tanti giochi e invenzioni, è morto nell’attacco alle Torri Gemelle.Un giorno, non troppo per caso, in un vaso azzurro trovato nell’armadio del padre scopre una busta che contiene una chiave. Sul retro della busta c’è una scritta: «Black». Che serratura apre quella chiave? E se Black è un nome, chi è Black? Per scoprirlo Oskar intende bussare alla porta di tutti i Mr e Mrs Black della città: forse uno di loro sa qualcosa, conosce un segreto che può farlo sentire più vicino al padre. E se il suo viaggio per i distretti di New York non gli riporterà chi se n’è andato per sempre, forse gli recherà altri doni...
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Penso di poter dire, con quasi assoluta certezza, che questa sia una delle recensioni più difficili che mi sia mai ritrovata a fare, da più di una settimana ci rimugino sopra, cercando di fare mente locale e capire bene cosa questo romanzo mi ha lasciato. Perché questa è stata, in tutto e per tutto, una lettura difficilissima che, per dirla alla Oskar, mi ha lasciato le scarpe pesanti, enormemente pesanti, e il cuore in lacrime. Questo libro ti entra dentro, con una forza inaudita, che non ti aspetti e ti trascina per le strade di una New York ferita, ma con tanta voglia di risollevarsi. Il protagonista di questo romanzo è Oskar, un bambino di nove anni a cui la vita ha strappato via il padre troppo presto, vittima dell'attentato al World Trade Center. Perdere un genitore è un dramma, a qualsiasi età, un dolore immenso e senza fine; perdere il papà a nove anni deve essere qualcosa di indescrivibile. Oskar aveva con suo padre un rapporto straordinario, unico, fatto di magia e complicità, quel tipo di rapporto che ti avvolge completamente, ma che ti lascia svuotato di tutto quando questo si interrompe in maniera così brusca. Il dolore che resta è così lancinante da rendere tutto impossibile, inutile. Difficile spiegare a un ragazzino di quell'età che la vita è così. Difficile fa convivere due modi diversi di vivere una perdita così grande, quella di un padre, quella di un marito. Oskar cerca di riempire le sue giornate, di occupare la mente per non pensare all'impensabile. Finché un giorno trova una chiave, una semplice e anonima chiave all'interno di una busta sul cui retro è stata scritta la parola "Black". Quella chiave è l'inizio di una caccia al tesoro infinita, sulle orme di un fantomatico Mr. Black (o Miss Black) che Oskar vuole trovare ad ogni costo, dovesse setacciare tutta New York, perché lui ha bisogno di risposte, ne ha bisogno per espiare un senso di colpa che lo sta divorando.
Questa è, a brevissime parole, la storia di Molto forte, incredibilmente vicino, ma nello stesso tempo è solo una parte infinitesimale di un quadro d'insieme molto più ampio. In questo libro c'è innanzi tutto la storia di una città ferita, spaventata e addolorata che con forza e tenacia si sta rialzando, dopo quello che è stato il capitolo più buio della sua storia. La ricerca di Oskar è questo, una sequenza di uomini e donne, di storie personali uniche che intrecciate formano un mosaico di vite eccezionali, le fondamenta della città di New York. 
Poi c'è un profondo messaggio di pace, di unità e fratellanza, una condanna della guerra in tutte le sue forme. Si parte dal bombardamento di Dresda e si arriva all'11 settembre, passando per l'atomica su Hiroshima. La violenza genera violenza, la guerra è solo dolore e devastazione: un messaggio tanto semplice che ti viene da chiederti come sia possibile, ad oggi, vivere in un modo dominato da guerre e odio.
Infine c'è Oskar. Mi è capitato di leggere recensioni, in alcuni casi illustri, che etichettavano questo libro, ma sopratutto l'autore, come furbo e "scorretto" per aver scelto come protagonista una bambino, affibbiandogli comportamenti poco credibili, in cerca della lacrima facile. A pensarci bene, a freddo, forse è in parte vero tutto questo. È vero che Oskar adotta in alcuni casi atteggiamenti non propriamente tipici per la sua età, ma è altrettanto vero che lui è un bambino sveglio, attento e interessato al mondo (ne esistono tanti di bambini così) e che ha vissuto un dramma enorme, che per forza di cose ti fa crescere più in fretta, molto più in fretta dei tuoi coetanei. Eppure lui rimane bambino, impossibile non vederlo, con il suo strano modo di esprimere, o meglio nascondere il dolore. Ed è qui che ti si stringe il cuore, quando emerge tutta la fragilità di questo bambino speciale. Mi ha strappato il cuore la scena della recita di Amleto, quanto avrei voluto abbracciarlo e stringerlo forte in quel momento. E il finale, quel dialogo liberatorio e salvifico con un perfetto estraneo ti priva delle ultime, residue barriere, lasciandoti allo stesso tempo ferita ma allo stesso tempo alleggerita di un peso estenuante. Il quel momento, su quelle pagine, non mi sono solo commossa, ho pianto come non mi capitava da molto tempo per un libro. Ho pianto come una bambina. Senza controllo. 
Questo libro va letto, se lo merita fino all'ultima parola dell'ultima pagina. Vi riappacificherà col mondo. 
Voto: 9


Citazione: "Che rimpianto, pensare che serve una vita per imparare a vivere una vita, Oskar. Perchè se potessi rivivere la mia vita mi comporterei diversamente. Cambierei la mia vita."


Colonna sonora: I still haven't found what I'm looking for deli U2
Consigliato: assolutamente sì, davvero a tutti
Istruzioni per l'uso: preparate i fazzoletti, vi serviranno 


Buona Lettura! 

venerdì 8 giugno 2012

Dal 13 giugno in libreria: NELLA TERRA DELLA NUVOLA BIANCA


Dati Tecnici: 
Titolo: Nella Terra della nuvola bianca
Autrice: Sarah Lark
Editore: Sonzogno
Pagine: 512
Prezzo: 18,50 €
Codice ISBN: 978-88-454-2524-0

Arriverà nelle libreria italiane il prossimo 13 giugno il romanzo di esordio della scrittrice Sarah Lark. Pubblicato dalla Sonzogno, sarà disponibile sia in formato cartaceo sia in e-book. 

"Nella Terra della nuvola bianca" è il primo romanzo di una saga, ambientata in Nuova Zelanda, che in Germania ha venduto più di un milione di copie e da un anno è stabile in vetta alle classifiche di vendita spagnole.



La stampa europea dice: 

  • "La storia senza tempo di una straordinaria amicizia al femminile. L'affresco vibrante e accurato di un'epoca in bilico tra tradizione e modernità" – El País
  • "Una saga epica e romantica sulla cultura dei Maori e la colonizzazione della Nuova Zelanda"  Der Spiegel
  • "La migliore letteratura di viaggio: da assaporare durante le vacanze" - Nurnberger Nachrichten


Trama: Londra, 1852. Due giovani donne diversissime tra loro ma accomunate da una grande senso dell’avventura e dalla passione per la libertà, si imbarcano dirette in Nuova Zelanda e ben presto stringono un’amicizia destinata a durare per sempre. Per entrambe questo è l’inizio di una nuova vita come future spose di due uomini che non conoscono ma che rappresentano per loro un sogno di emancipazione e di romanticismo. Gwyneira, di origini nobili, è promessa al figlio di un magnate della lana mentre Helen, istitutrice di professione, ha accettato la proposta di matrimonio di un contadino. Gwyneira e Helen seguono il loro destino in una terra che ha i colori e i profumi del paradiso. Ma riusciranno davvero a trovare l’amore e la felicità dall’altra parte del mondo?

"Intorno a me ampi paesaggi di infinita bellezza, ma a tutta questa magnificenza manca un centro che porti luce e amore nella mia vita. Sì, vorrei una donna pronta a intrecciare il suo destino con il mio. Potreste essere voi questa donna?
Le montagne svettavano oltre le nubi, sembrava che fluttuassero in un ovattato candore. Si racconta che i primi uomini ad arrivare in canoa dalla Polinesia si trovarono di fronte a questa stessa visione. Per questo il nome maori della Nuova Zelanda è Aotearoa, la Terra della nuvola bianca."
Se questo libro vi incuriosisce, Sonzogno vi dà l'opportunità di scaricarne un'anticipazione in formato e-book. L'anteprima contiene un estratto del romanzo, un'intervista all'autrice e una selezione fotografica della Nuova Zelanda. Se sei interessato clicca qui.
Sarah Lark ha lavorato per molti anni come guida turistica e ben presto si è innamorata della Nuova Zelanda che l'ha stregata con i suoi paesaggi dalla bellezza quasi irreale. Nella terra della nuvola bianca, il suo romanzo d'esordio, è il primo libro di una saga in cinque episodi che ha come palcoscenico la favolosa terra dei maori.



Buona Lettura!
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