giovedì 26 gennaio 2012

Venti corpi nella neve


Titolo: Venti corpi nella neve
Autore: Giuliano Pasini
Editore: TimeCRIME
Collana: Narrativa
Pagine: 331
Prezzo: 7,70 €
Formato: copertina rigida
Anno 1ª edizione: 2012
Genere: gialli, thriller
Codice ISBN: 978-88-6688-002-8


Trama: Case Rosse minuscolo borgo nell'Appennino tosco-emiliano, ha un primato: è la sede del commissariato più piccolo d'Italia, diretto da Roberto Serra - che viene da Roma ed è considerato uno 'ed fora' - con l'aiuto dell'agente Manzini. Non succede mai nulla se non qualche rissa tra ubriachi il sabato sera. Ma la notte del Capodanno del 1995 una telefonata sveglia Manzini in piena notte. Ci sono tre cadaveri al Prà grand, uccisi senza pietà. I due poliziotti accorrono sul luogo del delitto e uno spettacolo raccapricciante si presenta ai loro occhi: un uomo, una donna e una bambina sono stati colpiti a morte da distanza ravvicinata con un fucile. È un'esecuzione, senza alcun dubbio. Ma non ci sono schizzi di sangue intorno alle vittime e la loro posizione non combacia con la traiettoria degli spari. A chi appartengono questi corpi straziati che chiedono giustizia? Chi ha violato la pace di quel piccolo paese perso tra le montagne, e per quale motivo? E perché così tanta violenza da sorprendere anche un uomo come Roberto Serra, abituato a omicidi ben più efferati? Per il commissario comincerà un'indagine che lo porterà a rivivere il passato del luogo in cui si è rifugiato, e ad affrontare i demoni che albergano nella sua anima e nel suo cuore.
(dal risvolto di copertina)

Giudizio personale: Da quasi un'ora fisso la barra del cursore lampeggiare su sfondo bianco cercando il modo migliore per iniziare questa recensione: ci sono talmente tante cose che vorrei scrivere a proposito di questo libro che non so nemmeno da dove cominciare. Allora penso sia il caso di scegliere la via più banale e scontata: questo romanzo è semplicemente bellissimo! È innanzi tutto un thriller eccezionale, dalla trama perfetta. Il protagonista è Roberto Serra, commissario in un piccolo borgo arroccato sull'Appennino Tosco-Emiliano, tra Modena e Bologna. Serra conduce un'esistenza ordinata e appartata, in cerca di quella pace che per anni gli è mancata, anni in cui omicidi e violenza erano il suo pane quotidiano. Da quando è arrivato a Case Rosse però è riuscito a chiudere in un cassetto quel passato fatto di dolore e sofferenza fino a quando, la mattina del 1° gennaio 1995 una telefonata sconvolge per sempre la tranquillità del più piccolo commissariato d'Italia: un uomo, una donna e una bambina giacciono morti al Prà Grand vittime, sembra, di un'esecuzione. Quei tre corpi sono destinati a riaprire un abisso buio e infernale sotto i piedi di Roberto. È una voragine fatta di urla strazianti, di occhi imploranti giustizia: Serra non può più scappare, deve affrontare i fantasmi di un passato tornato a tormentarlo e chiudere questa indagine, che si rivelerà essere tutt'altro che semplice. Gli abitanti di Case Rosse sono increduli e attoniti per la violenza che si è abbattuta su di loro, eppure omertà e reticenza rendono la ricerca dell'assassino ancor più complicata. L'intreccio procede alla massima velocità, catturando il lettore in maniera inesorabile, impossibile staccarsi dalle pagine, impossibile non farsi coinvolgere. Perché questo libro è tante storie, tanti destini incrociati fra loro, tanto dolore che crea altro dolore. Venti corpi nella neve infatti, affonda le sue radici nelle pagine più cupe della storia italiana, pagine vergate col sangue versato durante la seconda guerra mondiale. Anche per questo non potevo non rimanere colpita da questo piccolo capolavoro, io che sono cresciuta ascoltando i miei nonni raccontare della guerra, di cosa sono stati quegli anni quando, come scrive Pasini, fu la guerra ad arrivare a casa loro. E allora questo libro, per quanto straziante e commovente, fa bene al cuore perché è nostro, fortissimamente italiano (nella migliore accezione del termine), e ci ricorda quanto sia indispensabile non dimenticare. 
Poi c'è Roberto Serra, per il quale provo un amore folle: lontano anni luce dallo stereotipo del super poliziotto è un uomo dalle mille risorse. Completamente disinteressato a velleità carrieristiche, è fondamentalmente un buono, solitario e riflessivo non tollera l'arrogante e presuntuoso Sernagiotto, vice questore responsabile delle indagini, e combatte contro l'ostilità dei concittadini. Ma più di ogni altra cosa Roberto ha un dono, o dal suo punto di vista una condanna: lui la chiama Danza e si scatena all'improvviso, impossibile evitarla. Quando la danza lo coglie tutto attorno a lui si trasforma, lui non è più Roberto ma ora una bambina terrorizzata, ora un assassino in cerca di vendetta. Nessuno sa spiegare cosa sia questa "cosa", non esiste un nome per definirla, ma quando arriva trascina Roberto e il lettore in un oblio devastante, mille voci che implorano aiuto. Giustizia. Vendetta. Il confine è molto sottile e il romanzo procede in equilibrio precario su questo filo invisibile, fino a un finale denso di emozioni. 
Avevo già avuto la fortuna di leggere quest'opera poco meno di un anno fa. All'epoca era un e-book dal titolo La giustizia dei martiri, tra i vincitori del prestigioso torneo letterario Io Scrittore. Allora scrissi di quanto rimasi colpita da quell'esordio, oggi quel romanzo è ancora migliore, più intenso che mai. Un'opera prima eccezionale.
Voto: 9


Citazione: "Il Signore ci ha dato la possibilità di scegliere e noi troppo spesso scegliamo il male."


Colonna sonora: Inverno di Fabrizio De André
Consigliato: a tutti, soprattutto ai più giovani che troppe volte mostrano lacune spaventose sulla nostra storia
Istruzioni per l'uso: una buona tazza di tè bollente, una morbida coperta e una finestra attraverso cui guardare questo freddo inverno che avanza


Buona lettura!

5 commenti:

  1. Ciao Nicky! Ho un premio per te sul mio blog..vieni a vedere! ^^

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  2. è già nella mia wishlist dal giorno in cui è uscito :-P

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  3. sai che mi hai incuriosita, magari lo leggo...

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  4. @Un garage pieno di libri e Loveandbooks: spero vi piaccia. Secondo me merita davvero!

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