giovedì 12 aprile 2012

In difesa di Jacob


Titolo: In difesa di Jacob
Autore: William Landay
Titolo originale: Defending Jacob
Traduzione: Sara Brambilla
Editore: TimeCRIME
Collana: Narrativa
Pagine: 540
Prezzo: 7,70 €
Formato: copertina rigida
Anno 1ª edizione originale: 2012
Anno 1ª edizione italiana: 2012
Genere: legal thriller
Codice ISBN: 978-88-6688-010-3


Trama: Andy Barber, da più di vent’anni braccio destro del procuratore distrettuale, è un uomo rispettato, un marito e un padre devoto, e ha davanti a sé una carriera sicura. Sa bene cosa può nascondere la vita di una persona, quali colpe possono essere taciute, ma la sua è un’esistenza serena e l’amore per la moglie e il figlio non ha limiti. Tutto sembra andare per il verso giusto per lui e la sua famiglia. Ma certe convinzioni a volte sono esposte ai capricci del destino o alle conseguenze di piccoli gesti. Così, un giorno, quasi per caso, piomba su di loro un’accusa inaudita: il figlio di Andy, Jacob, poco più che un bambino, viene indagato per omicidio. Un suo compagno di classe è stato accoltellato nel parco poco prima dell’inizio delle lezioni. Il ragazzo proclama la propria innocenza e Andy gli crede. Ma c’è qualcosa che non torna, l’impianto accusatorio è dannatamente convincente: e se qualcosa fosse sfuggito all’attenzione di Andy? E se i quattordici anni di vita del figlio non fossero sufficienti per capire chi è realmente? E se Jacob, suo figlio, fosse alla fine un assassino?
(dal risvolto di copertina)

Giudizio personale: Io ho un pessimo rapporto con le fascette promozionali, che trovo spesso fuorvianti e poco veritiere, perciò tendo a non considerarle. Le ignoro perché so che, se dovessi basarmi solo su quanto scritto su di esse, rimarrei delusa nel 70% dei casi, a voler essere riduttiva. Per una volta, però, mai fascetta fu più azzeccata: secondo quella di questo romanzo, infatti, In difesa di Jacob è all'altezza del miglior Grisham, parola di Booklist. E devo dire che mi trovo assolutamente d'accordo con questo paragone. Questo libro mi ha colpita, sorpresa e coinvolta in maniera del tutto inaspettata. 
Uscito in anteprima mondiale in Italia il 5 gennaio scorso, In difesa di Jacob ha per protagonista Andy Barber, vice procuratore distrettuale a Newton, piccola cittadina del Massachusets, vicino Boston. Newton è il classico sobborgo residenziale che siamo abituati a vedere nei film e nei telefilm americani, dove tutti si conoscono e tutti sanno tutto di tutti e dove la vita scorre tranquilla e monotona. Questa monotonia verrà però spezzata da un terribile delitto: l'omicidio del quattordicenne Ben Rifkin. Per la prima volta la comunità di Newton si vede costretta a fare i conti con la realtà, una realtà brutale e ingiusta che credeva di aver escluso dalla propria vita abbandonando i pericoli della città. La direzione delle indagini è affidata a Andy, che punta i suoi sospetti su un presunto pedofilo della zona. Nel giro di pochi giorni, però, tutto è destinato a cambiare e il mondo di Andy crollerà come un misero castello di carte: il figlio Jacob, coetaneo nonché compagno di scuola della vittima, viene infatti accusato dell'omicidio. Andy crede ciecamente nell'innocenza del figlio, nonostante alcuni indizi difficili da smontare, ma basta il sospetto, il più piccolo dubbio che sia stato effettivamente lui a uccidere Ben a trasformare la sua famiglia in uno scarto della società. Lui e sua moglie vengono esclusi dalla comunità, nessuno vuole avere più a che fare con loro; gli amici, anche quelli di vecchia data, li evitano perché spesso sospetto equivale a colpevole nella mente delle persone. Inizia così una battaglia legale per dimostrare la totale estraneità di Jacob, ma più si prosegue nella preparazione del processo più i dubbi crescono, fino a un finale da togliere il fiato. 
Questo romanzo è tante cose. È, prima di tutto, un legal thriller di ottima fattura che cattura l'attenzione del lettore in un crescendo di tensione e domande alle quali vorremmo poter dare risposte esaurienti. I particolari del processo, sia nella preparazione sia nel dibattimento, sono efficaci e coinvolgenti. Certo, deve piacervi il genere, perché gran parte del romanzo si basa sul processo, sulle prove a carico e sul tipo di difesa che si intende o meno seguire. Io personalmente ho amato moltissimo questa parte del romanzo, perché sono un'appassionata del genere "legal", amo molto i processi e il loro meccanismo e soprattutto mi intriga molto il sistema giudiziario americano (non mi perdo un film o un serial TV i cui protagonisti siano i procedimenti giudiziari), quindi mi sono sentita un po' a "casa" leggendo il libro. Poi c'è l'indagine, il dubbio amletico che accompagna il lettore fino all'epilogo: Jacob è o non è il colpevole? E dare una risposta a questa domanda è assai arduo, perché appena sei certo di aver capito, ecco che succede qualcosa, un evento o una testimonianza, che ti riporta al principio, nel tentativo disperato di rimettere insieme i pezzi di un puzzle contorto e tormentato. Ogni volta che crederai di esserci riuscito ti renderai conto che manca ancora un pezzo, un piccolo e minuscolo pezzetto di un quadro complesso e difficile da digerire. Perché la storia di Jacob è fatta di mille sfumature, mille frasi e atteggiamenti che, a seconda dell'interpretazione che se ne dà, possono cambiare radicalmente la nostra prospettiva. 
In difesa di Jacob è anche un romanzo dal forte impatto psicologico, perché Landay non si sofferma solo sul processo o gli aspetti meramente tecnici delle indagini, ma scava a fondo nei risvolti psicologici che un evento come questo può creare. Che impatto ha un'accusa di omicidio su una famiglia "normale"? L'unica risposta possibile è devastante! Devastante perché un'accusa come questa, in una piccola città, rappresenta una macchia indelebile che la famiglia Barber si porterà sempre appresso, un marchio d'infamia che distrugge tutti i legami che negli anni erano stati costruiti. Andy e sua moglie sono letteralmente ostracizzati, nessuno più vuole parlare con loro o anche solo farsi vedere insieme ai genitori del "mostro". Perché immediatamente scatta l'associazione accusato uguale colpevole, un'equazione basata sul sentito dire perché ancora una volta ci si dimentica che nel sistema giuridico americano (così come nel nostro) va provata la colpevolezza e non l'innocenza. Si è innocenti fino a prova contraria, al di là di ogni ragionevole dubbio e qui, pur essendo i dubbi molteplici, gli abitanti di Newton sembrano aver già emesso un verdetto. È in questo contesto che secondo me sta la forza del romanzo, perché Landay riesce a dare corpo e carattere ai suoi personaggi, fin quasi a renderli vivi. Andy e Laurie, sua moglie, diventeranno i nostri vicini di casa, i nostri conoscenti. Andy è quello forte, sicuro oltre ogni misura dell'innocenza del figlio. Lui mai e poi mai mette in dubbio le affermazioni di Jacob e non accetta nemmeno una velata ipotesi di colpevolezza. E proprio in virtù di questa sicurezza si spinge oltre i limiti del consentito, va oltre la semplice difesa del figlio. Così da porci un'altra domanda: Fin dove sei disposto a spingerti per salvare tuo figlio? Laurie invece è la più provata: il dolore che le è piombato addosso la divora da dentro, tanto da dar vita a un decadimento fisico che la trasforma radicalmente. L'insostenibilità dell'accusa, l'onta per sempre impressa sulla sua famiglia, l'allontanamento ormai irreversibile da quelle che considerava amiche sono prove terribili da gestire, soprattutto per una madre. Però lei è quella più obiettiva, pur credendo nell'innocenza del figlio si pone domande, si chiede se davvero ci sia qualcosa che lei e Andy non sono in grado di vedere, pensa alla possibili responsabilità che, come genitori, hanno avuto per il comportamento del figlio. Si chiede quanto davvero sia possibile conoscere veramente i propri figli. È umana, con tutte le sue debolezze e le sue paure che non cerca nemmeno di nascondere. Così come lei non si nasconde mai dietro alla frase "è mio figlio", che spesso Andy utilizza per liquidare qualsivoglia insinuazione sul conto di Jacob: è mio figlio quindi non può essere colpevole. No, Laurie non fa questo, non si limita alla difesa ad oltranza, lei pensa, rimugina, scava e per questo motivo è quello che più soffre. Lei è forse l'unica ad affrontare veramente la realtà.
Altro aspetto molto interessante è la fotografia che Landay fa del sistema giudiziario e della società nel suo complesso. Una società basata sulle apparenze, dove conta molto di più quello che comunichi con i tuoi abiti piuttosto che quelle che effettivamente fai. Stessa cosa vale per i processi: non importa cosa sia realmente accaduto, conta solo quello che la giuria pensa sia successo. Per questo Andy è preoccupato, lui sa come funzionano i procedimenti in aula, e il fatto che Jacob sia una ragazzo introverso e asociale potrebbe bastare ai giurati per ritenerlo colpevole. 
Tutto questo è accompagnato da uno stile molto accattivante e intenso che vi coinvolgerà come pochi romanzi sanno fare. Tutta la narrazione è affidata a Andy, salvo qualche stralcio del verbale della sua testimonianza davanti al Gran Giurì, ed è come se ci trovassimo al cospetto del protagonista e lui ci dicesse, molto semplicemente, "Sedetevi, ora vi racconto la storia della mia famiglia..."
Per questi, e altri motivi, vi consiglio caldamente questo romanzo. Un bellissimo thriller e un  attento spaccato della società americana. Semplicemente ottimo. 
Voto: 9


Citazione: "Il fatto è che quanto definiamo prova è fallibile come i testimoni che la forniscono, semplici esseri umani. I ricordi sono inaffidabili, le identificazioni ottenute grazie ai testimoni oculari sono notoriamente inattendibili, perfino i poliziotti con le migliori intenzioni sono soggetti a errori di giudizio e di memoria. Il fattore umano in qualsiasi sistema è sempre incline a sbagliare. Perché i tribunali dovrebbero essere diversi? Non lo sono. La nostra fiducia cieca nel sistema è il prodotto dell'ignoranza e della superstizione e non gli avrei mai affidato il destino di mio figlio."


Colonna sonora: My father's eyes di Eric Clapton
Consigliato: Consigliatissimo non solo agli amanti dei legal thriller ma anche a chi è in cerca di un'intensa storia


Buona Lettura!

2 commenti:

  1. Ero sicura che ti sarebbe piaciuto, è oggettivamente un romanzo molto valido. Poi tu nei legal thriller ci sguazzi, no?! XD

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    Risposte
    1. sì sì, infatti tutte le parti relative al processo mi hanno coinvolta tantissimo :-)
      Però l'ho trovato proprio bello nel complesso. Sono molto soddisfatta da questa lettura :-)

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