lunedì 2 aprile 2012

Tag: LE 5 COSE CHE NON SOPPORTO QUANDO LEGGO UN LIBRO

Girovagando senza meta in quel di YouTube mi sono imbattuta in un video tag molto molto carino, e siccome è uno di quelli un po' cattivelli, che tirano fuori il mio più aspro spirito critico me ne sono innamorata subito. È stato ideato da Luisa, una youtuber molto simpatica di cui vi consiglio vivamente di visitare il canale, innanzi tutto perché parla di libri (e anche molto bene peraltro) e poi perché è contagiosa, trasmette buonumore (io la seguo già da un po', perciò fidatevi). Avendo un canale, ma non facendo video (almeno per ora, in futuro chissà) ho pensato di "trasportare" questo tag nel mio blog, sperando di coinvolgere anche qualche altro blogger, perché sono curiosissima di conoscere le vostre risposte. Spero che a Luisa non dispiaccia. 

Come si può evincere dal titolo del post, il "video-tag" consiste nell'elencare le cinque cose che proprio non sopportiamo quando leggiamo un libro. Queste sono le mie:

Al primissimo posto ci sono gli errori. Se c'è una cosa che proprio mi infastidisce è imbattermi in errori di scrittura o refusi, mi urta profondamente. Io capisco che scrivendo è quasi impossibile non sbagliare mai, capita spessissimo a me in un semplice post posso solo immaginare nella scrittura di un libro, ma caspita tra editor e correttori di bozze un libro passa di mano in mano tra mille controlli e nonostante tutto alcuni sono pieni di erroracci. Ancora di più detesto, anzi non tollero proprio gli errori grammaticali. Che nervi quando ne incontro uno. Voglio dire, abbiamo la fortuna di parlare una lingua meravigliosa che ci dà un'ampiezza di vocabolario invidiabile e una quantità di tempi verbali infinita e tu mi usi sempre e solo l'imperfetto? Se hanno inventato il congiuntivo un motivo c'è! Usalo!

Le descrizioni. Ci sono due tipologie di descrizioni che fatico a digerire. La prima è quella in stile "tema scolastico", del tipo: mi sono alzato intorno alle 6.30, sono andato in bagno, mi sono lavato i denti e mi sono pettinato. Sono andato in cucina per la colazione... e così via all'infinito. Ora, a meno che tu non stia disinnescando una bomba, io non sono propriamente interessata ad ogni singola azione che compi, preferisco che tu mi parli dell'emozioni e dei sentimenti che il tal personaggio in quel momento sta provando, non che mi fai l'elenco della spesa. Strettamente legata a questa categoria c'è la descrizione dettagliata, ossia quella che ci descrive l'ambiente nei minimi particolari, tipo quanti fiori ci sono sul cuscino del divano o quanti ciuffi d'erba ha il prato. Anche qui, come detto poco fa, non ritengo particolarmente rilevanti questo tipo d'informazioni, anzi le trovo noiose e peggio credo distraggano il lettore: prediligo una narrazione che mi faccia capire bene il contesto (storico e geografico) e l'atmosfera della trama, che mi trascini all'interno del romanzo lasciandomi però un minimo di libertà d'immaginazione.

Il product placement. Non so se si possa definire così, però detesto il reiterato ricorso a marchi famosi. Non ne vedo l'utilità. Chiaro, se in un giallo si vuol fare riferimento a un determinato modello di auto o moto (o qualsiasi altra cosa) che sia davvero utile ai fine della storia lo capisco benissimo, anzi non ci vedo niente di male. Il problema è che sempre più spesso, soprattutto nei romanzi americani (ma ho notato che è una cosa che sta prendendo piede anche in Italia), ogni tre pagine mi viene citata sempre la stessa marca. Se capita una volta, pazienza, se capita sempre mi fa sorgere il dubbio che tu prenda una percentuale sulla vendita del tal prodotto. Onestamente non capisco perché tu debba ripetermi mille volte in 200 pagine che stai leggendo le mail sul tuo I-pad quando potresti scrivere semplicemente tablet.

I cliché. Essendo un'appassionata di thriller dovrei ormai averci fatto l'abitudine, visto che è forse il genere in cui abbondano di più, però a volte mi rendo conto di quanto la fantasia degli autori scarseggi. Perché, mi chiedo, in ogni thriller l'investigatore è sempre un poliziotto super figo dal passato doloroso che si innamora della bellona di turno, che di solito lo aiuta nelle indagini? Io lo so già a pagine 3 che voi due finirete a letto insieme, mai una volta (o quasi) che venga smentita. Oppure i romanzi in cui la brava ragazza si innamora del bello e dannato che la tratterà malissimo, la riempirà di corna, ma grazie al potere dell'amore riuscirà a redimersi. Già visto! Peggio ancora sono le storie d'amore al limite della fantascienza dove LUI è praticamente perfetto, iper romantico, bellissimo, pronto a buttarsi nel fuoco per lei, nonostante la LEI in questione sia praticamente una psicolabile piena di manie e isterismi. Parliamoci chiaro, uomini così NON ESISTONO, smettetela di illuderci, che poi una ci resta male.

Ultimo, ma non ultimo, i finali frettolosi. Anche in questo caso nervi a fior di pelle. Non capisco come si possa scrivere un romanzo di 500 pagine (o mille, fate voi), ricco di emozioni, tensione e chi più ne ha più ne metta, e poi relegare l'epilogo alle ultime 10 pagine, con spiegazioni fugaci e tirate via. Non si può, non mi puoi cadere sul più bello. Soprattutto quando un libro ti sta piacendo tanto e ti coinvolge davvero, arrivare a un finale del genere è una mazzata pazzesca, doppia fregatura. Piuttosto taglia un po' nelle descrizioni (sempre per tornare al punto 2), ma non economizzare nella conclusione, non si fa!

Eccomi arrivata alla fine di questo tag: ovviamente è un gioco e altrettanto ovviamente sono mie personalissime opinioni che mi sono divertita tantissimo a condividere con voi. Non esitate, e fatemi sapere quali sono le cinque cose che proprio non sopportate quando leggete un libro, e non dimenticate di visitare il canale di Luisa.

16 commenti:

  1. Oddio, i finali frettolosi, il modo migliore per rovinare un libro...
    Per quanto riguarda refusi ed errori grammaticali... dipende. Se l'autore è straniero, mi irrito da morire con il traduttore o con l'editor, che evidentemente non hanno saputo fare il proprio lavoro. Però per quanto mi diano fastidio cerco di non avercela con l'autore, povero xD
    E pure i cliché... che nervi. Ma soprattutto, che noia.
    (... ma tipo, se metto in chiaro che ti ho depauperata del tema, ti scoccia se faccio anch'io un post del genere? xD)
    E adesso vado a sguardicchiare il canale della tizia *w*

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    1. Ma certo! Prendi pure, in fondo anch'io l'ho spudoratamente rubato :-D

      Certo, per gli autori stranieri anch'io me la prendo con i traduttori, che peraltro a volte ne combinano davvero di tutti i colori.
      Invece gli autori italiani a volte li strozzerei :-)

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  2. Ma che brave! Io in tanti anni di letture, tra obbligate e volontarie, non mi sono mai soffermato ad individuare i motivi del disagio provato a proseguire la lettura. Ora che mi ci fate pensare, posso provare ad indicarli: anzitutto, direi l'ARGOMENTO: non tollero che il titolo faccia ipotizzare un contenuto che invece si rivela tutt'altro; poi, dal punto di vista linguistico, direi il DIALETTISMO o l'uso spropositato del GERGO; per anni mi son rifiutato di leggere Verga! Anche se ho fatto ammenda in tempo utile! Certamente il linguaggio poco letterario, POVEROP E DENSO DI PROVINCIALISMI non mi ha invogliato a proseguire la lettura di un libro seppure di argomento storico ed attentamente documentato, scritto da un caro amico, compagno di liceo! Per quanto riguarda poi gli autori stranieri, è certo che il traduttore e la catena di personalità (!!!) che analizzano il testo prima della pubblicazione dovrebbero conoscere l'esistenza della grammatica italiana, della sua sintassi e, salvo esigenze ideologiche e perentorie dell'autore, astenersi dalle improvvisazioni. Sui finali non mi pronuncio: da anni non affronto un romanzo recente o di autore contemporaneo e quindi non voglio dare giudizi. Ma vorrei aggiungere che spesso una copertina sbagliata non invita a leggere un testo che magari si dimostrerebbe più che interessante.
    Il vecchio bibloiofilo, Silvio

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    1. Caro bibliofilo, quanto hai ragione. I titolo fuorvianti sono terribili, una sorta di mini truffa.
      Nemmeno io amo molto l'utilizzo esagerato del dialetto, e credo sia uno dei motivi per il quale non ho ancora letto Camilleri (ma penso che dovrò rimediare presto).
      Per quanto riguarda la revisione del testo io ormai non so davvero più cosa pensare, alcuni testi gridano vendetta. Insomma, da chi lavora con le parole ci si aspetta una conoscenza eccellente della lingua, invece....

      Grazie per il tuo bellissimo commento!

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  3. ciao o apreto questo blog di blogspot e poi ho letto il post e poi ho pensato che su blogspot ai detto cose vere, ma poi mi son detto che oggigiorno, tre aprile duemiladodici dopo cristo nostro signore, non ci sono piu i cliché di una volta, scappo di corsa da blobsgot.

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    1. direi che hai centrato in pieno il problema XD

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  4. Io non sopporto le incoerenze, STORICHE E NON.
    Le ingenuità, le assurdità... sono quelle cose che mi fanno cadere dal cuore un romanzo anche bellissimo. Poi ovviamente condivido anche tutto quello che avete detto finora ^^

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    1. oooh, le incoerenze sono terribili, hai ragione!

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  5. Bell'idea questa di elencare le cose che ci danno fastidio durante la lettura: a me dà fastidio quando sono proprio dentro ad un bel romanzone, completamente distaccata dalla realtà e... mi suonano alla porta! :-D

    Scherzi a parte: i refusi, errori grammaticali ovviamente sono al primo posto.
    L'elenco delle azioni a volte non mi dispiacciono: prendi i romanzi di Murakami in cui riportare le varie azioni serve a creare un'atmosfera di quotidiana ordinarietà, di sicurezza quasi, per poi farle seguire da una situazione del tutto straordinaria, che risalta e turba ancor più proprio grazie al contrasto con quell'elenco di semplici gesti quotidiani.

    Le descrizioni invece estremamente minuziose dei paesaggi quelle sì, infastidiscono anche me, in fondo, se si è bravi scrittori, bastano pochi tratti per rendere l'idea di un posto, basta un semplice aggettivo, un piccolo particolare.

    I cliché... beh, sì, ma in genere appartengono alla narrativa estremamente commerciale: gratificano un certo tipo di lettore che da una storia si aspetta proprio quello.

    I finali frettolosi, d'accordo, sono capaci di rovinare un bel libro, o peggio ancora quelli scontatissimi, che già si intravedono dall'inizio; preferisco quelli aperti allora, inconcludenti, ma che lasciano immaginare varie ipotesi ed è come, in un certo senso, se la storia non non finisse mai, come se proseguisse all'infinito, lontana dai nostri occhi.
    Ricordo che uno di questi che mi piacque proprio tanto fu quello de Il petalo cremisi e il bianco, di Michel Faber.

    Adoro invece i twist ending: quelli che addirittura ribaltano l'intero senso della storia.

    Non mi piacciono i personaggi stereotipati, privi di spessore e soprattutto quelli incapaci di avere una vera e propria evoluzione, o che si esprimono in maniera improbabile rispetto al loro status.

    Non mi piacciono determinati cliché sociali, del tipo: lo sfigato, il cafoncello, l'intraprendente, il sensibile ecc.

    Il dialetto... dipende, se è proprio dialetto stretto che non si capisce, beh, mi infastidisce ed infatti nemmeno io sono mai riuscita a leggere un romanzo di Camilleri: se invece compare solo qualche espressione, ma comunque comprensibile e che è appropriata al contesto, anzi, mi diverte, rende meglio la struttura di un personaggio.

    Detesto poi le descrizioni che appartengono ai luoghi comuni di intendere un qualcosa, del tipo: era una sera buia e tempestosa (a meno che non siano usate in maniera ironica), oppure "ci guardammo negli occhi e ci riconoscemmo a vicenda"... sì, per carità, nella vita succedono anche queste cose, ma perché usare sempre le stesse locuzioni per descriverle?

    Ultima cosa che davvero mi infastidisce davvero sono le descrizioni delle scene di sesso in cui si usano parole sostitutive o giri di parole improbabili, peggio ancora dei simboli o delle metafore. Per me, o si descrivono le scene in maniera realistica, chiamando i gesti con i loro nomi, oppure non si descrivono affatto (l'orgasmo chiamalo orgasmo, non la vetta del piacere o delirio dei sensi o altre amenità varie).
    Che poi... ma perché nei romanzi uomini e donne arrivano all'orgasmo sempre insieme quando nella vita è estremamente improbabile? :-D

    Nel suo ultimo romanzo Stephen King (che non è affatto male, anzi uno dei suoi migliori, a mio avviso) cade proprio di brutto nella descrizione di una di queste scene: mi ha fatto venire la voglia di scaraventare il libro per terra. Le cose sono due: se si vuoi mettere la scena di sesso, che si mettesse come si deve, altrimenti che si lasciasse intuire, ma senza lasciarsi andare ad improbabili descrizioni manieristiche. No?

    Un saluto... avrei ancora cose da aggiungere... ma devo scappare ora, poi semmai ci ritorno.

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    1. Che bell'elenco! :-) e direi che sono d'accordo su tutto, soprattutto sui twist ending, li adoro.
      Per quanto riguarda il dialetto anch'io lo trovo fastidioso se è molto stretto e troppo presente, per cui rischi di perdere dei passaggi del romanzo. Invece quando è più raro, magari con qualche frase qua e là che rafforza il dialogo mi piace molto (ad esempio mi piace moltissimo Malvaldi, nei cui romanzi il dialetto toscano non manca mai ma non è onnipresente)

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  6. Ciao! Sono perfettamente d'accordo con te. Queste che hai scritto sono le stessissime cose che fanno incavolare anche me quando leggo un libro.
    Comunque, complimenti per il blog (ti leggo sempre) e grazie per averci segnalato il canale di Luisa: ci ho fatto un salto e ho trovato i suoi video gagliardissimi :)
    Alla prossima!

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    1. Grazie mille, mi fa molto piacere!
      Un abbraccio

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  7. Io ovviamente confermo i punti che hai elencato, ma c'è qualcosa che forse mi urta ancora di più: lo stile trascurato. ODIO i libri buttati lì così, senza una ricerca stilista che li ceselli e permetta di trasmettere il pensiero in modo pulito. ODIO le ridondanze, non le sopporto! Non servono tante parole simili una all'altra per esprimere un concetto che vale la pena di trasmettere!
    Ecco, mi sono sfogata! :-D

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    1. Quanto sono d'accordo!!! Anche perché uno scrittore lavora con le parole, se non le sa usare lui....

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  8. Bel tag!!! Posso rubartelo?

    Anche io odio gli errori e i refusi mi fanno impazzire!
    Le descrizioni troppo dettagliate non sono sopportabili in generale e quando leggo un finale frettoloso vorrei prendere a mazzate l'autore...
    i cliché nei thriller credevo facessero parte del genere...ma sono ignorante in materia...:-)

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    1. Certo, prendi pure :-) Come dicevo un po' più su, anch'io l'ho "rubato" :-)

      Diciamo che thriller e cliché a volte vanno di pari passo, il problema sorge quando si esagera e in ogni romanzo ci sono sempre e solo i medesimi ingredienti :-/

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