venerdì 3 gennaio 2014

Cecità


Titolo: Cecità
Autore: José Saramago
Titolo originale: Ensaio sobre a cegueira
Traduzione: Rita Desti
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale Economica Feltrinelli
Pagine: 276
Prezzo: 9,50 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 1995
Genere: narrativa portoghese
Codice ISBN: 978-88-07-72182-3

Trama: In un tempo e un luogo non precisati, all'improvviso l'intera popolazione perde la vista per un'inspiegabile epidemia. Chi viene colpito dal male è come avvolto in una nube lattiginosa. Le reazioni psicologiche sono devastanti, l'esplosione di terrore e di gratuita violenza inarrestabile, gli effetti della patologia sulla convivenza sociale drammatici. La cecità cancella ogni pietà e fa precipitare nella barbarie, scatenando un brutale istinto di sopravvivenza. Nella forma di un racconto fantastico, Saramago disegna con maestria, essenzialità e nettezza la grande metafora di un'umanità bestiale e feroce, incapace di vedere e distinguere le cose razionalmente, artefice di abbrutimento, crudeltà, degradazione. Ne risulta un avvincente romanzo di valenza universale sull'indifferenza e l'egoismo, il potere e la sopraffazione, la guerra di tutti contro tutti, una dura denuncia del buio della ragione, con uno spiraglio di luce e di salvezza che non ne annulla il pessimismo di fondo.
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Mi sento di poter dire, con una certezza quasi granitica, che Cecità sia in assoluto uno dei migliori libri che abbia mai letto. Ti entra dentro, con una forza spaventosa. Per anni ne avevo sentito tessere le lodi più o meno ovunque, da conoscenti e colleghi di libreria, e nonostante questo continuavo a rinviarne la lettura, quasi per paura che questa crescente aspettativa potesse alla fine tramutarsi in delusione… e invece…
Invece ho amato questo romanzo fin dalla prima riga, anche se ammetto di aver avuto qualche piccola difficoltà iniziale con l'utilizzo, un po' folle, della punteggiatura di Saramago. Bisogna prendere le misure diciamo, ma una volta superato l'impatto con le prime pagine la storia scorre veloce e si è letteralmente catturati da una trama avvincente, geniale e a dir poco devastante. Tutto comincia all'interno di una macchina qualunque, su una strada qualunque, in una città qualunque. Il possessore di suddetta auto, in attesa che il semaforo dia il via libera agli automobilisti incolonnati, all'improvviso perde la vista. Così, da un momento all'altro tutto attorno a lui si fa nebbia: niente sintomi, nessuna malattia pregressa. Semplicemente diventa cieco. Da qui all'epidemia è un attimo. Le persone che hanno interagito con lui sono le prime: il passante che lo ha aiutato, il medico che ha provato a curarlo, la moglie, uno dopo l'altro "cadono" come pedine di un terribile domino pandemico. Davanti ad una situazione di questa portata si potrebbe reagire in tanti modi, ma l'irrazionalità e la paura dell'ignoto hanno il sopravvento. Prima ghettizzati, poi abbandonati a loro stessi, i contaminati avranno a che fare con i peggiori istinti umani che, in questa condizione emergono più forti che mai rimarcando, ancora una volta, quanto possano essere bestiali gli esseri umani.
Sono tante le cose che ho amato di Cecità, prima fra tutti la scelta dell'autore di non utilizzare mai nomi propri. I personaggi non hanno nomi, sono semplicemente "il medico", "la moglie del medico", "la ragazza con gli occhiali" e così via. Da un lato sembra quasi volerli spersonalizzare, renderli tutti uguali, dall'altra invece è proprio la mancanza del nome a renderli unici, riconoscibili per quello che fanno o dicono, per quello che sono veramente. Anche la città non ha nome, come a volerci dire che potrebbe capitare ovunque, a chiunque. La cosa che però mi ha colpito maggiormente è stata la descrizione degli eventi, perché più leggevo quelle pagine più mi convincevo che, se mai dovesse succedere una cosa simile nella realtà (parliamo per assurdo ovviamente) la reazione delle persone sarebbe esattamente la stessa. Il dramma che ha colpito l'intera città, l'intero stato, ha tirato fuori dalle persone il peggio del peggio. Un istinto di sopravvivenza atavico e atroce, un crudele senso di prevaricazione che nelle difficoltà, in alcuni uomini, si acuisce fino a diventare incontrollabile e barbaro. La descrizione delle cattiverie e dei soprusi perpetrati è così realistica che non puoi fare a meno di pensare che noi, l'umanità, siamo così davvero. Egoisti e prepotenti, anche e soprattutto nei momenti in cui dovremmo tirare fuori il meglio da noi stessi. 
Poi c'è la paura: la paura dell'ignoto, del diverso. Non avendo questa epidemia precedenti né spiegazioni cliniche plausibili, chi ancora non ne è affetto non sa come reagire. E, come accade anche nella realtà dei giorni nostri, quello che non si conosce ci spaventa e la reazione il più della volte è: "mandiamoli via", "rinchiudiamoli il più lontano possibile da noi".
Cecità è, come avrete capito, un romanzo con una visione piuttosto pessimistica della società. Una società in cui il bene del singolo prevale quasi sempre sul bene della collettività. Se ci pensiamo bene, non è poi così lontana la realtà. Certo, in queste pagine è tutto amplificato, portato all'esasperazione, ma nel nostro piccolo quotidiano quante volte abbiamo assistito a prepotenze più o meno grandi, il più delle volte mentre tutti stanno a guardare senza batter ciglio? Saramago fa, con questo romanzo, una critica forte e feroce all'umanità, sempre meno umana e sempre più bestiale, ma ci lascia anche una goccia di speranza. Un piccolo fiore che nasce dai detriti di un mondo in pezzi.

Citazione: "Chiunque tu sia hai ragione, c'è sempre stato chi si è riempito la pancia con la mancanza di vergogna, ma noi, cui non resta più niente se non quest'ultima e immeritata dignità, dimostriamoci almeno capaci di lottare per quanto ci appartiene di diritto."

Colonna sonora: Burning di Ludovico Einaudi
Consigliato a: tutti
Istruzioni per l'uso: prendetevi tempo, assaporate questo meraviglioso romanzo e non perdete la speranza 

Buona lettura!

1 commento:

  1. Bellissima recensione per un libro straordinario.
    Non è stato certo una passeggiata leggerlo, ma ne è valsa la pena.
    Qui vale proprio il detto "un pugno allo stomaco". Io ancora ne porto i lividi.

    Valentina
    www.peekabook.it

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