mercoledì 5 febbraio 2014

Fahrenheit Italia: dal rogo dei libri all'abisso è un attimo


"Ecco perché un libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l'arma. Castriamo la mente dell'uomo."
(Ray Bradbury - "Fahrenheit 451")

Ho pensato a lungo a questo post e alla possibilità o meno di farlo. Ho sempre lasciato la politica fuori da questo blog, benché io ne sia un'appassionata, perché qui ho scelto di parlare d'altro. Ma per l'amore che provo per i libri e per la natura stessa del blog, non scriverlo sarebbe stato sbagliato. E anche impensabile.

Ovviamente mi riferisco alla foto, pubblicata su Facebook qualche giorno fa,  che ritrae un libro di Corrado Augias in fiamme. Non voglio entrare nel merito politico, anche se chi mi segue ad esempio su Twitter sa benissimo come la penso, voglio soffermarmi unicamente sul gesto. Il gesto di bruciare un libro. Una cosa che trovo aberrante.  Un'azione che riporta alla memoria tempi bui, terribili per l'umanità. Non sto parlando soltanto dei roghi di epoca nazista, prologo di quello che è stato uno dei capitoli più cupi della storia del mondo. Parlo del "Falò delle vanità" di fine '400, del Cile di Pinochet, della Santa Inquisizione e l'indice dei libri proibiti e così via. Dalla notte dei tempi, l'idea di proibire etichettare bruciare i libri non ha mai fatto parte della democrazia, ma anzi è stata l'emblema della chiusura mentale, del totalitarismo. 
È chiaro, evidentemente, che non voglio paragonare il gesto di un imbecille al nazismo, non sono così esagerata. Ma non posso nemmeno fare finta di niente; non riesco a passare sopra un'azione che trovo così pericolosa, nel suo significato più profondo. E mi fanno arrabbiare ancor di più quelli che minimizzano, quelli che "Ma cosa volete che sia? È solo una provocazione". No, non è una provocazione. E anche se lo fosse, sarebbe la provocazione più stupida che abbia mai visto. I libri non si bruciano. Punto. E non perché siano tutti belli, ci mancherebbe. È ciò che il libro rappresenta che per me è sacro: conoscenza, sapere, cultura. L'idea stessa di bruciare un libro, foss'anche un romanzo di Moccia,  mi fa rabbrividire. Se vuoi provocare, attirare l'attenzione o lecitamente criticare qualsiasi cosa, ci sono modi maturi e intelligenti per farlo. Se, invece, il concetto di bruciare un libro ti è proprio, forse dovresti farti qualche domanda. Forse dovresti chiederti qual è la tua idea di democrazia. Ma soprattutto, forse qualche libro dovresti cominciare almeno a leggerlo.

Guardate che siamo, in pochi mesi, al secondo episodio di questo tipo (a dicembre, durante una manifestazione dei forconi, fu "assaltata" la libreria Ubik di Torino, al grido "Chiudete la libreria, bruciate i libri"). E in un paese che considera la cultura meno di zero, questi sono segnali che preferirei non ignorare.

"Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive."
(Ray Bradbury - "Fahrenheit 451")


2 commenti:

  1. Concordo. Il gesto del bruciare un libro è una cosa abominevole. Mi è subito venuta in mente la biblioteca di Alessandria... che sofferenza enorme ogni volta che ci penso ç___ç

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    1. già, una sofferenza quasi fisica :-(

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