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venerdì 3 gennaio 2014

Cecità


Titolo: Cecità
Autore: José Saramago
Titolo originale: Ensaio sobre a cegueira
Traduzione: Rita Desti
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale Economica Feltrinelli
Pagine: 276
Prezzo: 9,50 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 1995
Genere: narrativa portoghese
Codice ISBN: 978-88-07-72182-3

Trama: In un tempo e un luogo non precisati, all'improvviso l'intera popolazione perde la vista per un'inspiegabile epidemia. Chi viene colpito dal male è come avvolto in una nube lattiginosa. Le reazioni psicologiche sono devastanti, l'esplosione di terrore e di gratuita violenza inarrestabile, gli effetti della patologia sulla convivenza sociale drammatici. La cecità cancella ogni pietà e fa precipitare nella barbarie, scatenando un brutale istinto di sopravvivenza. Nella forma di un racconto fantastico, Saramago disegna con maestria, essenzialità e nettezza la grande metafora di un'umanità bestiale e feroce, incapace di vedere e distinguere le cose razionalmente, artefice di abbrutimento, crudeltà, degradazione. Ne risulta un avvincente romanzo di valenza universale sull'indifferenza e l'egoismo, il potere e la sopraffazione, la guerra di tutti contro tutti, una dura denuncia del buio della ragione, con uno spiraglio di luce e di salvezza che non ne annulla il pessimismo di fondo.
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Mi sento di poter dire, con una certezza quasi granitica, che Cecità sia in assoluto uno dei migliori libri che abbia mai letto. Ti entra dentro, con una forza spaventosa. Per anni ne avevo sentito tessere le lodi più o meno ovunque, da conoscenti e colleghi di libreria, e nonostante questo continuavo a rinviarne la lettura, quasi per paura che questa crescente aspettativa potesse alla fine tramutarsi in delusione… e invece…
Invece ho amato questo romanzo fin dalla prima riga, anche se ammetto di aver avuto qualche piccola difficoltà iniziale con l'utilizzo, un po' folle, della punteggiatura di Saramago. Bisogna prendere le misure diciamo, ma una volta superato l'impatto con le prime pagine la storia scorre veloce e si è letteralmente catturati da una trama avvincente, geniale e a dir poco devastante. Tutto comincia all'interno di una macchina qualunque, su una strada qualunque, in una città qualunque. Il possessore di suddetta auto, in attesa che il semaforo dia il via libera agli automobilisti incolonnati, all'improvviso perde la vista. Così, da un momento all'altro tutto attorno a lui si fa nebbia: niente sintomi, nessuna malattia pregressa. Semplicemente diventa cieco. Da qui all'epidemia è un attimo. Le persone che hanno interagito con lui sono le prime: il passante che lo ha aiutato, il medico che ha provato a curarlo, la moglie, uno dopo l'altro "cadono" come pedine di un terribile domino pandemico. Davanti ad una situazione di questa portata si potrebbe reagire in tanti modi, ma l'irrazionalità e la paura dell'ignoto hanno il sopravvento. Prima ghettizzati, poi abbandonati a loro stessi, i contaminati avranno a che fare con i peggiori istinti umani che, in questa condizione emergono più forti che mai rimarcando, ancora una volta, quanto possano essere bestiali gli esseri umani.
Sono tante le cose che ho amato di Cecità, prima fra tutti la scelta dell'autore di non utilizzare mai nomi propri. I personaggi non hanno nomi, sono semplicemente "il medico", "la moglie del medico", "la ragazza con gli occhiali" e così via. Da un lato sembra quasi volerli spersonalizzare, renderli tutti uguali, dall'altra invece è proprio la mancanza del nome a renderli unici, riconoscibili per quello che fanno o dicono, per quello che sono veramente. Anche la città non ha nome, come a volerci dire che potrebbe capitare ovunque, a chiunque. La cosa che però mi ha colpito maggiormente è stata la descrizione degli eventi, perché più leggevo quelle pagine più mi convincevo che, se mai dovesse succedere una cosa simile nella realtà (parliamo per assurdo ovviamente) la reazione delle persone sarebbe esattamente la stessa. Il dramma che ha colpito l'intera città, l'intero stato, ha tirato fuori dalle persone il peggio del peggio. Un istinto di sopravvivenza atavico e atroce, un crudele senso di prevaricazione che nelle difficoltà, in alcuni uomini, si acuisce fino a diventare incontrollabile e barbaro. La descrizione delle cattiverie e dei soprusi perpetrati è così realistica che non puoi fare a meno di pensare che noi, l'umanità, siamo così davvero. Egoisti e prepotenti, anche e soprattutto nei momenti in cui dovremmo tirare fuori il meglio da noi stessi. 
Poi c'è la paura: la paura dell'ignoto, del diverso. Non avendo questa epidemia precedenti né spiegazioni cliniche plausibili, chi ancora non ne è affetto non sa come reagire. E, come accade anche nella realtà dei giorni nostri, quello che non si conosce ci spaventa e la reazione il più della volte è: "mandiamoli via", "rinchiudiamoli il più lontano possibile da noi".
Cecità è, come avrete capito, un romanzo con una visione piuttosto pessimistica della società. Una società in cui il bene del singolo prevale quasi sempre sul bene della collettività. Se ci pensiamo bene, non è poi così lontana la realtà. Certo, in queste pagine è tutto amplificato, portato all'esasperazione, ma nel nostro piccolo quotidiano quante volte abbiamo assistito a prepotenze più o meno grandi, il più delle volte mentre tutti stanno a guardare senza batter ciglio? Saramago fa, con questo romanzo, una critica forte e feroce all'umanità, sempre meno umana e sempre più bestiale, ma ci lascia anche una goccia di speranza. Un piccolo fiore che nasce dai detriti di un mondo in pezzi.

Citazione: "Chiunque tu sia hai ragione, c'è sempre stato chi si è riempito la pancia con la mancanza di vergogna, ma noi, cui non resta più niente se non quest'ultima e immeritata dignità, dimostriamoci almeno capaci di lottare per quanto ci appartiene di diritto."

Colonna sonora: Burning di Ludovico Einaudi
Consigliato a: tutti
Istruzioni per l'uso: prendetevi tempo, assaporate questo meraviglioso romanzo e non perdete la speranza 

Buona lettura!

domenica 22 aprile 2012

La meccanica del cuore


Titolo: La meccanica del cuore
Autore: Mathias Malzieu
Titolo originale: La mécanique du cœur
Traduzione: Cinzia Poli
Editore: Feltrinelli
Collana: Narratori
Pagine: 145
Prezzo: 15,00 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 2007
Anno 1ª edizione italiana: 2012
Genere: narrativa francese, fantasy
Codice ISBN: 978-88-07-01890-9


Uno, non toccare le lancette.
Due, domina la rabbia.
Tre, non innamorarti, mai e poi mai.


Trama: Nella notte più fredda del mondo possono verificarsi strani fenomeni. È il 1874 e in una vecchia casa in cima alla collina più alta di Edimburgo il piccolo Jack nasce con il cuore completamente ghiacciato. La bizzarra levatrice Madeleine, dai più considerata una strega, salverà il neonato applicando al suo cuore difettoso un orologio a cucù. La protesi è tanto ingegnosa quanto fragile e i sentimenti estremi potrebbero risultare fatali. Ma non si può vivere al riparo dalle emozioni e, il giorno del decimo compleanno di Jack, la voce ammaliante di una piccola cantante andalusa fa vibrare il suo cuore come non mai. L'impavido eroe, ormai innamorato, è disposto a tutto per lei. Non lo spaventa la fuga né la violenza, nemmeno un viaggio attraverso mezza Europa fino a Granada alla ricerca dell'incantevole creatura, in compagnia dell'estroso illusionista Georges Méliès. E finalmente, due figure delicate, fuori degli schemi, si incontrano di nuovo e si amano. L'amore è dolce scoperta, ma anche tormento e dolore, e Jack lo sperimenterà ben presto. 
(dal risvolto di copertina)

Giudizio personale: Con questo libro ho fatto uno cosa, anzi due cose, che solitamente non faccio mai. La prima, la più terribile, è che l'ho acquistato in un supermercato: se lo sapessero i miei ex colleghi della libreria mi toglierebbero il saluto. Non è da me, io detesto il modo in cui i libri vengono trattati nella grande distribuzione, alla stregua di un pacco di farina o di pasta, e poi in quanto aspirante libraia sono fortemente convinta che i libri vadano venduti da persone competenti e appassionate, se no tanto vale comprarli su internet. Eppure questa volta non sono riuscita a resistere: mi aggiravo con il mio bel carrello della spesa fra un reparto e l'altro ed ecco che mi sono ritrovata davanti il romanzo di Malzieu che mi ha folgorata. E qui entra in scena la seconda cosa che solitamente non faccio, ovvero comprare un libro solo per la sua copertina. Insomma in generale le copertine dei romanzi mi affascinano molto, ma non ne compro mai uno solo per questo. Per "La meccanica del cuore", però, ho fatto uno strappo alla regola, perché questa copertina è qualcosa di meraviglioso, è semplicemente fantastica, mi è bastato vederla che già la mia mano l'aveva afferrata. E ora, avendo letto il libro, la trovo ancora più perfetta. È stata realizzata da Benjamin Lacombe e vi consiglio caldamente di dare un'occhiata al suo sito, questo ragazzo ha davvero talento.
Ho quindi iniziato questo romanzo carica di aspettative, e devo dire che sono abbastanza soddisfatta. Tutto ha inizio in una gelida notte del 1874 a Edimburgo dove, sulla cima della collina più elevata e all'interno di una casa molto bizzarra, viene dato alla luce il piccolo Jack. Il neonato però ha un problema, ha il cuore completamente ghiacciato. Per salvarlo la levatrice Madeline applica al piccolo cuore un orologio a cucù che lo aiuterà a battere con regolarità. Jack, abbandonato dalla madre, cresce accudito amorevolmente da Madeline che, consapevole della fragilità del suo cuore gli ricorda sempre quanto siano pericolosi i sentimenti forti e gli proibisce categoricamente di innamorarsi. Ma si sa, al cuor non si comanda, nemmeno quando è fatto di ingranaggi, e l'incontro con Miss Acacia, cantante e ballerina di flamenco, rende impossibile a Jack rispettare le raccomandazioni di Madeline. Disposto a tutto pur di non perderla, scappa attraverso l'Europa fino in Andalusia, solo per poterla rivedere, per poterle dire quanto è grande l'amore che prova per lei. 
Questo romanzo, dalle atmosfere che richiamano lo stile di Tim Burton, è una boccata d'aria fresca e al contempo un pugno nello stomaco che ti lascia senza fiato per un epilogo mi ha lasciato l'amaro in bocca. La storia di Jack non può non colpire, per quanto assurda e surreale si finisce con l'innamorarsi di questo giovanotto dal cuore a cucù. C'è davvero molto Tim Burton in questa storia, nelle descrizioni, nei personaggi e in quello che accade loro; figuratevi che io mi immaginavo Georges Méliès con le fattezze di Johnny Depp. La forza di questo romanzo sta nelle emozioni che riesce a suscitare: questo libro ne è pieno. La dolcezza e la tenerezza di Jack, la gelosia, la rabbia, il senso d'impotenza, la felicità, la passione, il dolore: l'intera scala di emozioni umana. Lo stile di Malzieu è perfetto e riesce a ricreare un mondo fiabesco (e anche un po' dark) nel quale tutti vorremmo tuffarci, perché grazie a lui quasi ti convinci che sia possibile avere un orologio a cucù come pacemaker. Il titolo poi è assolutamente perfetto. L'idea di dare a Jack un cuore-orologio è geniale e permette all'autore di rendere visibili e tangibili i sentimenti del protagonista. I sentimenti, le sensazioni non si vedono, sono solo nostri e solo noi, nell'atto di viverli, sappiamo cosa stiamo provando; mentre attraverso l'espediente dell'orologio Malzieu rende tutti partecipi delle emozioni provate da Jack. Noi, insieme agli altri personaggi del romanzo, possiamo vedere e quasi toccare con mano, quanto lui sia felice oppure quanto stia soffrendo, possiamo vedere con i nostri occhi come funziona la meccanica del cuore. Da lacrime.
Un romanzo meraviglioso che tuttavia presenta due piccole sfumature che mi hanno fatto storcere un po' il naso. La prima è la ripetitività: la parte centrale della storia infatti, è un po' monotona. Non si tratta di molte pagine, però a un certo punto mi sembra che il ritmo rallenti un po'. Niente di grave comunque. La seconda cosa, invece, mi ha proprio infastidito. Nella narrazione sono presenti alcuni riferimenti assolutamente anacronistici. Parlo di paragoni fatti con persone o cose assolutamente al di fuori del contesto temporale. Ora, io capisco le atmosfere surreali, ci mancherebbe, però non mi puoi fare un paragone con Charles Bronson o Dalida in un romanzo ambientato nel 1874. Capisci che stona completamente. Magari sono io ad essere esagerata, ma vi assicuro che suona proprio male.
A parte queste due piccole note stonate La meccanica del cuore è un romanzo che vi consiglio perché sono sicura vi scalderà il cuore.
Voto: 8

Citazione: "Penso solo a una cosa: ritrovarla. Gustare ancora, prima possibile, quell'indicibile sensazione. Rischio di sputare uccelli dal naso? Dovrò farmi riparare spesso il cuore, e allora? Mi riparano questa roba da quando sono nato. Rischio la morte? Forse, ma adesso rischio la vita se non la rivedo, e alla mia età mi sembra molto più grave."

Colonna sonora: Le conseguenze dell'amore di Pasquale Catalano (ascoltatela, io la trovo splendida. Da quando l'ho scoperta, qualche anno fa, mia ha rapita)
Consigliato: a chi cerca una storia d'amore fuori dai canoni classici, agli amanti del surreale e ai fan di Tim Burton, a chi vuole tornare bambino
Istruzioni per l'uso: chiudete gli occhi e fatevi trasportare in questa fiaba per adulti

Buona Lettura!

mercoledì 18 aprile 2012

Le braci


Titolo: Le braci
Autore: Sándor Márai
Titolo originale: A gyertyák csonkig égnek
Traduzione: Marinella D'Alessandro con il contributo della Hungarian Book Foundation
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adeplhi
Pagine: 181
Prezzo: 10,00 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione italiana: 1998
Genere: narrativa ungherese
Codice ISBN: 978-88-459-2257-2


Trama: Dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l'altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null'altro contava per loro. Perché? Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare: "una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione". Tutto converge verso un "duello senza spade" ma ben più crudele. Tra loro, nell'ombra il fantasma di una donna.
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Per troppo tempo ho rimandato la lettura di questo romanzo. Per troppo tempo la mia mano ne ha sfiorato la copertina per poi passare ad altri libri. Pessimo errore. Perché questo romanzo mi ha conquistata, dalla prima all'ultima riga. In questo libro c'è tutto: un'amicizia fortissima, l'amore, il tradimento, la vendetta. Non manca davvero niente. Il protagonista è Henrik, vecchio generale dell'Impero austro-ungarico ormai in pensione, che si prepara a ricevere l'amico di vecchia data Konrad. I due, che per oltre vent'anni erano stati legati da un fortissimo sentimento d'amicizia, non si vedono da tantissimo tempo. Da quarantun anni per l'esattezza. Henrik ha atteso questo momento, consapevole che prima o poi sarebbe arrivato, e quando Konrad varca la soglia del castello che per anni era stata la sua seconda casa, ha inizio un viaggio nel tempo che ricostruisce le fasi salienti di un'amicizia straordinaria e di una vita vissuta in attesa di risposte. 
Leggere questo libro è un susseguirsi di emozioni. Non puoi non appassionarti a questa amicizia, nata per caso e sbocciata con la forza di un vulcano in eruzione. Non puoi non chiederti cosa possa essere successo di così grave da tenere lontane due persone per così tanti anni. Non puoi non partecipare emotivamente al racconto di Henrik che, per buona parte del romanzo, porta avanti un monologo avvincente e coinvolgente fino a tenerti incollato alle pagine con la stessa tensione che solo un giallo di ottima fattura sa creare. Perché fino all'ultima pagina ci sono domande a cui vorresti venisse data una risposta, ci sono dubbi e misteri da scogliere. Assistere a questo dialogo (anche se Konrad si esprime pochissimo) è qualcosa di meraviglioso. Traspare, in ogni parola, la saggezza e la consapevolezza che Henrik ha maturato nel corso degli anni. Lui è un uomo dai principi saldi, attento e meditabondo, che pesa le parole come fossero d'oro massiccio. La riflessione che lui fa è ad ampio respiro, tocca svariati punti, ma il fulcro vero di tutto è l'amicizia, nel senso più letterale del termine. Lui è in cerca di risposte, eppure non è rancoroso; vuole un perché ma non lo pretende. 
La storia, di per sé, non è certamente la più originale che abbia letto, ma la sua evoluzione e soprattutto lo stile di Márai ne fanno un vero capolavoro. La padronanza di linguaggio, il modo in cui le parole scorrono sulla carta è sublime. Vi sembrerà di essere in quel freddo salone, ad ascoltare dalla viva voce dei protagonisti un racconto emozionante e travolgente, oppure vi aggirerete con la mente per le vie di Vienna per vedere con i vostri occhi cosa combinano Henrik e Konrad. La struttura è costruita sapientemente, con salti temporali che ricreano perfettamente le atmosfere dell'epoca. Un vero gioiello. 
Credo anche che un romanzo come questo poteva avere come protagonisti solo due uomini, non sarebbe stato possibile con due donne. Non fraintendetemi, io sono un'accanita sostenitrice dell'amicizia femminile, ma credo, e questo libro ne è un esempio, che quella maschile abbia un qualcosa in più. Ovviamente sto generalizzando, ma spesso mi sembra che noi donne tendiamo ad essere più rancorose, a volte perfino più meschine. L'epilogo di questa storia è possibile anche e soprattutto perché si parla di uomini. Nonostante il dolore, le domande senza risposta, la fiducia tradita, gli anni, nonostante tutto questo Henrik e Konrad, quando si rivedono, si stringono la mano, il gesto forse più emblematico di tutto il libro.
Voto: 9


Citazione: "Perché la passione non si piega alle leggi della ragione, non si cura minimamente di quello che riceverà in cambio, vuole esprimersi fino in fondo, imporre la sua volontà, anche se in cambio non ottiene altro che sentimenti mansueti, amicizia e indulgenza. Ogni vera passione è senza speranza, altrimenti non sarebbe una passione ma un semplice patto, un accordo ragionevole, uno scambio di banali interessi."


Colonna sonora: Time dei Pink Floyd
Consigliato: consigliatissimo a tutti 


Buona Lettura!

lunedì 19 marzo 2012

La ragazza delle arance


Titolo: La ragazza delle arance
Autore: Jostein Gaarder
Titolo originale: Appelsinpiken
Traduzione: Lucia Barni
Editore: TEA
Collana: Teadue
Pagine: 193
Prezzo: 8,60 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 2003
Anno 1ª edizione italiana: 2004
Genere: narrativa
Codice ISBN: 978-88-502-1457-0


Trama: Georg Røed ha quindici anni e conduce una vita tranquilla. Un giorno trova una lettera che suo padre Jan gli aveva scritto prima di morire – quando Georg era ancora molto piccolo – e che aveva poi nascosto nella fodera del passeggino, affinché il figlio la potesse trovare una volta grande. In questa lettera il padre racconta la storia della "Ragazza delle arance", da lui incontrata per caso su un tram di Oslo. Una storia misteriosa, fatta di molti sguardi e pochissime parole al quale Georg si appassiona immediatamente e che sembra riguardarlo sempre più da vicino. Un film quasi muto che Jostein Gaarder, a poco a poco, fa parlare con una musica lieve, quasi una fantasia tra memoria e presente in cui le voci del padre e del figlio finiscono con l’intrecciarsi a creare un’unica riflessione sul valore dell’esistenza umana e sulla sua bellezza. 
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Questa lettura è stata decisamente un'altalena di emozioni, tuttavia sono un po' indecisa sul mio giudizio finale, anche perché non è stata affatto una lettura facile per me. La storia di Georg è sicuramente densa di sentimenti ed emozioni contrastanti. Pensate come ci si possa sentire a 15 anni, nel pieno della giovinezza e degli sbalzi d'umore tipici di quell'età, a stringere fra le mani una lunghissima lettera che tuo padre, morto da undici anni, ha scritto per te e ritrovata solo ora. Così inizia questo romanzo, con un ragazzino che non ha mai potuto davvero conoscere il padre perché aveva solo quattro anni quando il destino crudele l'ha portato via, e che stringe fra le mani un fascio di carte in cui è racchiusa una storia straordinaria e dolorosa allo stesso tempo. Una sorta di testamento spirituale che Jan Olav scrive per il figlio con il desiderio di lasciare qualcosa di sé stesso a questo bambino in cui, un giorno, il ricordo del padre potrebbe essere così flebile e inconsistente da rendere la sua figura solo un alone sfuocato. Ed è esattamente quello che sta succedendo quando la lettere viene trovato. In quelle righe Jan racconta di come, molti anni prima, fece un incontro destinato a cambiargli la vita: su un tram i suoi occhi incrociano quelli di una ragazza, "la ragazza delle arance", e questo basta per far scattare la scintilla. Da qui parte la descrizione di una storia d'amore fuori dalle righe, atipica e coinvolgente che trascina il lettore incuriosendolo pagina dopo pagina. Questo forte desiderio di condivisione di Jan è molto emozionante e commovente, e la reazione di Georg è dolcissima e toccante, soprattutto in alcuni passaggi del romanzo, quando si accorge finalmente delle tante caratteristiche in comune con il padre. Non è facile per un adolescente che è cresciuto con i ricordi che gli altri hanno di suo padre poter crearne di propri. È una storia di dolore e sul dolore causato da una perdita così grande, ma è anche e soprattutto una storia d'amore: amore verso un figlio, amore verso una ragazza. Rimane però un aspetto del romanzo (che non voglio svelarvi per non rovinarvi la lettura) che mi ha lasciata un po' perplessa. Alla fine della sua lettera, Jan pone una domanda a Georg, una domanda molto forte e importante alla quale lo stesso Jan ha cercato di dare una risposta. Ecco, la risposta che Jan si dà mi ha lasciato quasi basita, non mi aspettavo, dopo una lettera così bella, una risposta di quel tipo. Per questo resto un po' indecisa nella mia valutazione, perché quella domanda non è secondaria ma fondamentale per il fulcro del romanzo e una tale risposta mi ha fatto storcere il naso, pur essendo assolutamente comprensibile e per certi versi anche condivisibile. Se lo avete letto mi farebbe molto piacere sapere come la pensate a questo proposito.
In conclusione è stata una piacevole lettura, di quelle che comunque lasciano il segno.
Voto: 7

Citazione: Non sei venuto fin qui a Siviglia per incontrare una "ragazza". Avresti fatto tanta fatica per niente, perché l'Europa brulica di ragazze. Ma sei venuto per trovare me. E di me ce n'è una sola. Neanch'io ho mandato una cartolina a "un uomo" a Oslo. L'ho mandata a te.

Colonna sonora: Father and Son di Cat Stevens
Consigliato: a chi vuole riconciliarsi con la vita, a padri e figli e figlie

Buona Lettura!

martedì 17 gennaio 2012

Una solitudine troppo rumorosa


Titolo: Una solitudine troppo rumorosa
Autore: Bohumil Hrabal
Titolo originale: Inzerát na dûm, ve kterém už nechci bydlet
Traduzione: Sergio Corduas
Editore: Einaudi
Collana: Einaudi Tascabili. Scrittori
Pagine: 99
Prezzo: 9,50 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 1965
Anno 1ª edizione italiana: 1968
Genere: narrativa europea
Codice ISBN: 978-88-06-18151-2

Trama: A Praga, nelle viscere di un vecchio palazzo, un uomo, Hanta, lavora da anni a una pressa meccanica trasformando libri destinati al macero in parallelepipedi sigillati e armoniosi, morti e vivi a un tempo, perché in ciascuno di essi pulsa un libro che egli vi ha imprigionato, aperto su una frase, un pensiero: sono frammenti di Erasmo e Laozi, di Hölderlin e Kant, del Talmud, di Nietzsche, di Goethe.
Professionista per necessità della distruzione dei libri, Hanta li ricrea incessantemente sotto forma di messaggi simbolici, rinnovando a ogni istante il prodigio del pensiero creativo che sgorga spontaneo al di là e nonostante i modelli canonici della società e della cultura.
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Ci sono libri che hanno un valore impossibile da calcolare perché possiedono la straordinaria capacità di lasciare un solco indelebile in chi ha la fortuna di leggerli. Ti segnano nel profondo lasciandoti una meravigliosa cicatrice che ti accompagnerà per il resto della vita. Una solitudine troppo rumorosa entra di diritto in questa categoria di libri, senza se e senza ma. Io l'ho scoperto per caso, leggendone una recensione su aNobii, ma più che dal commento ero rimasta folgorata dal titolo di quest'opera. Un titolo di cui mi sono innamorata a prima vista, anzi a prima lettura, perché l'ho sentito subito così mio in un modo che non so nemmeno spiegarvi. In quel titolo io ho semplicemente visto me stessa. Una volta acquistato però ne ho rimandato la lettura per diversi mesi, quasi timorosa di leggervi una storia deludente: si sa, quando le aspettative sono molto alte, le delusioni sono ancora più cocenti. Dopo averlo iniziato, mi sono invece ritrovata a centellinarne la lettura, avanzando poco a poco in una storia meravigliosa, ansiosa di scoprirne le evoluzione e al tempo stesso volendo prolungarne la durata in eterno: un po' come, giocando a carte, si scopre molto lentamente la carta appena pescata, con gli occhi pronti a cogliere il segno che ci farà sbancare il tavolo. Ecco, questo romanzo ha decisamente sbancato il tavolo. Hanta, il protagonista, lavora da moltissimi anni a una pressa meccanica, segnando l'ultimo momento di vita dei libri destinati al macero. Questo lavoro, come lui stesso ripete svariate volte, l'ha istruito contro la sua volontà, riempiendogli la vita con un fiume inarrestabile di parole: parole piene di significato, parole taglienti come la carta su cui sono scritte. E mentre pressa pagine e pagine di filosofia, romanzi e enciclopedie, cerca e riserva per la sua personale "biblioteca" i libri che catturano il suo sguardo attento. Per questo la casa di Hanta è piena di volumi fino all'inverosimile, non esiste quasi più spazio vitale: i libri occupano ogni angolo, ogni minuscola superficie, trasformando l'abitazione in un luogo magico. La solitudine troppo rumorosa è proprio quella che vive Hanta, uomo solo in una casa piena di libri che, come se fossero dotati di vita propria, fanno sentire la loro presenza con costanti scricchiolii. La vita del protagonista è scandita dai ritmi regolari della sua pressa fino al giorno in cui la modernità arriva a Praga, nelle vesti di una grandissima e tecnologica pressa, capace di svolgere in solo giorno il lavoro di venti operai: per Hanta è l'inizio della fine. Un dramma interiore lo divora, un dolore quasi fisico per un mondo che non comprende, per una società che viaggia troppo velocemente.
Surreale, emozionante e doloroso, questo libro mi ha illuminata, con il suo stile unico e originale, spesso ridondante e ripetitivo, capace però di toccarti l'anima. Un'emozione continua, fin quasi alle lacrime, per un amore così immenso e trascinante per i libri e la cultura più in generale. 
Voto: 10

Citazione: "Da trentacinque anni lavoro alla carta vecchia ed è la mia love story. Da trentacinque anni presso carta vecchia e libri, da trentacinque anni mi imbratto con in caratteri, sicché assomiglio alle enciclopedie , delle quali in quegli anni avrò pressato sicuramente trenta quintali, sono una brocca piena di acqua viva e morta, basta inclinarsi un poco e da me scorrono pensieri tutti belli, contro la mia volontà sono istruito e così in realtà neppure so quali pensieri sono miei e provengono da me e quali li ho letti, e così in questi trentacinque anni mi sono connesso con me stesso e col mondo intorno a me, perché io quando leggo in realtà non leggo, io infilo una bella frase nel beccuccio e la succhio come una caramella, come se sorseggiassi a lungo un bicchierino di liquore, finché quel pensiero in me si scioglie come alcool, s'infiltra dentro di me così a lungo che mi sta non soltanto nel cuore e nel cervello, ma mi cola per le vene fino alle radicine dei capillari."

Colonna sonora: Fuori dal mondo di Ludovico Einaudi
Consigliato: ai sognatori, a chi vive la lettura anche come "rapporto fisico" con i libri
Istruzioni per l'uso: non abbiate fretta di finirlo, ma godetevelo fino all'ultima pagina

Buona Lettura!

venerdì 13 gennaio 2012

Il club dei filosofi dilettanti


Titolo: Il club dei filosofi dilettanti
Autore: Alexander McCall Smith
Titolo originale: The Sunday Philosophy Club
Traduzione: Giovanni Garbellini
Editore: TEA
Collana: TeaDue
Pagine: 263
Prezzo: 8,60 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 2004
Anno 1ª edizione italiana: 2006
Genere: giallo, narrativa scozzese
Codice ISBN: 978-88-502-1373-3


Trama: Per la colta e raffinata Isabel Dalhousie, fondatrice del Club dei filosofi dilettanti di Edimburgo, una serata all'opera è sempre un momento di riposo e di serenità. Ma quando un giorno, al termine di una rappresentazione, vede un giovane precipitare giù dal loggione, intuisce che quella caduta non è affatto accidentale, come la polizia vorrebbe far credere. Dotata di grande sensibilità e di senso morale, Isabel da perspicace filosofa si trasforma immediatamente in investigatrice. Aiutata dalle persone a lei più care - Cat, l'adorata nipote, Jamie, l'affascinante ex fidanzato di Cat e Grace, la fedele governante -, Isabel indaga e scopre che dietro le suggestive atmosfere e gli splendidi paesaggi urbani di Edimburgo si celano tensioni e appetiti, tanto voraci quanto immorali...
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Prima esperienza con Alexander McCall Smith e, se devo essere sincera, ne esco piuttosto perplessa. Non posso dirmi completamente insoddisfatta, ma ritengo che questo romanzo abbia diversi punti deboli, uno su tutti il finale. Ma prima di arrivare alle ultime pagine di questo libro, su cui mi dilungherò più avanti, ci sono molte altre cose di cui parlare. La protagonista di questa storia è Isabel Dalhousie, affascinante donna di mezza età responsabile della "Rivista di etica applicata" nonché presidentessa del Club dei filosofi dilettanti. Una sera, al termine di un concerto di musica sinfonica alla Usher All, assiste alla morte di un ragazzo, che precipita da un loggione proprio davanti ai suoi occhi. Questo episodio la turberà oltre misura, fino quasi a diventare un'ossessione e, in seguito a una serie di incontri casuali, Isabel decide di fare luce su questa morte che la polizia sembra voler catalogare come suicidio. Così la nostra protagonista, un po' Miss Marple un po' Jessica Fletcher, mettendo il naso in affari molto delicati, riesce a ricostruire l'esatta dinamica dei fatti. Isabel è un personaggio molto particolare (ancora non ho capito se mi piace): estremamente brillante, intelligente e in possesso di un bagaglio culturale invidiabile, a tratti diventa di difficile sopportazione per via delle continue intromissioni nella vita della nipote. È quantomeno singolare che un'accanita sostenitrice dell'etica e della filosofia sia così curiosa ed invadente, seppur ogni sua intrusione sia frutto dell'affetto che prova per Cat o nata dal desiderio di trovare risposte sensate per una morte così assurda. Non so perché, ma Isabel mi ricorda la professoressa Roberta de Monticelli: non chiedetemi da dove arrivi questa mia pazza similitudine, ma già dopo poche pagine nella mia mente è scattata questa strana associazione. Ma torniamo al romanzo, di cui un punto forte è sicuramente l'ambientazione: c'è tanta Scozia in questo libro, una Scozia spesso sconosciuta ai più, una Scozia ricca di artisti e filosofi, una Scozia che sembra quasi essersi fermata nel tempo. Spesso durante la lettura ho avuto la sensazione di avere per le mani un romanzo ambientato a cavallo fra '800 e '900, grazie a uno stile d'altri tempi e alla quasi totale mancanza di riferimenti temporali e alla tecnologia: nessuna ossessione per super gadget informatici che vanno tanto di modo, nessuna marca in bella mostra (cosa che detesto e che sempre più spesso mi capita di trovare nei "super best sellers"), quasi un romanzo anacronistico, fuori dal tempo e dallo spazio. Purtroppo però non sempre lo stile narrativo di McCall Smith solletica il lettore, in alcune passaggi anzi lo infastidisce. Il romanzo infatti è a tratti prolisso a causa delle continue divagazioni ed elucubrazioni mentali della protagonista, la quale, in ottemperanza al suo titolo di filosofa, parte da un minuscolo problema e ne fa un caso accademico, tirando in ballo perfino Kant. Ora, questo giochino è carino e interessante all'inizio, ma quando per ogni minima questione ci si ritrova con un panegirico filosofico senza fine si corre il rischio di perdere il filo logico del romanzo. Un punto a suo favore l'autore lo segna con un particolare sottotesto erotico, nemmeno tanto velato, che caratterizza spesso e volentieri i pensieri di Isabel, e che se non altro offre una variante divertente e insolita alla sua altrimenti troppo rigida e inflessibile visione della vita. Il finale però è stata una grandissima delusione, non tanto per chi incarna il colpevole, quanto per come Isabel decide di gestire la sua scoperta. Vi assicuro che le ultime due pagine mi hanno lasciata interdetta, senza parole. Ho chiuso il libro con l'amaro in bocca: insomma, dopo tutte queste belle parole sull'onestà e la morale finisce così? No, davvero non ci siamo. O forse sono io a essere abituata male, con tutti i thriller americani che leggo. Mi concederò un'altra avventura di Isabel Dalhousie per capire meglio come la penso su questo autore.
Voto: 6 meno meno


Citazione: "A questo serviva l'educazione, a evitare le frizioni tra le persone, regolando i termini dell'incontro con gli altri. Se ambo le parti in causa sapevano cosa avrebbe dovuto fare l'altro, era improbabile che si arrivasse a uno scontro. E funzionava a ogni livello, dalle minime interazioni tra due persone ai rapporti tra le nazioni. Il diritto internazionale, in fin dei conti, non era che un galateo su larga scala."


Colonna sonora: Scarborough Fair di Simon & Garfunkel
Consigliato: se siete il tipo di persone che ama intromettersi nella vita altrui (a fin di bene però)


Buona Lettura!

lunedì 5 dicembre 2011

Novella degli scacchi


Titolo: Novella degli scacchi
Autore: Stefan Zweig
Titolo originale: Schachnovelle
Traduzione: Simona Martini Vigezzi
Editore: Garzanti
Collana: Gli Elefanti
Pagine: 102
Prezzo: 8,50 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 1943
Anno 1ª edizione italiana: 1999
Genere: narrativa austriaca, storia
Codice ISBN: 978-88-11-68202-8

Trama: Stefan Zweig scrisse "Novella degli scacchi" nel 1941, pochi mesi prima di suicidarsi, insieme con la seconda moglie, nella città brasiliana di Petropolis, il 22 febbraio 1942. La notizia della sua morte fu soffocata da quelle provenienti dai fronti di guerra e così anche la sua ultima, disperata protesta, non fu che un flebile grido, quasi inudibile nel frastuono di quegli anni. Nella "Novella degli scacchi" lo stato d'animo di abbandono, di infinita stanchezza, di rinuncia alla lotta, è prefigurato nella sconfitta di colui che rappresenta la sensibilità, l'intelligenza, la cultura per opera di un semianalfabeta, ottuso uomo-robot. E, a rendere ancora più crudele la disfatta dello spirito, Zweig scelse come terreno dello scontro una scacchiera.
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Stefan Zweig scrisse questo romanzo nel 1941, pochi mesi prima di togliersi la vita, durante il suo "auto-esilio" in Brasile. Zweig, nato a Vienna nel 1881 era un esteta, un profondo conoscitore della cultura e dell'arte, un amante della tradizione europea che negli anni 30 si andava perdendo sotto le grinfie del nazismo. Proprio l'avvento del nazismo e la conseguente invasione dell'Austria lo porta a cadere in una depressione profonda, dalla quale non si riprenderà mai. In questo breve ma intenso romanzo, Zweig crea un'eccellente metafora della condizione europea degli anni '30-'40, e per farlo utilizza una scacchiera, attorno alla quale si sfidano due giocatori diametralmente opposti. Da un lato, abbiamo l'imbattibile campione del mondo, un ragazzone di poche parole, sgarbato e ignorante. Ignorante nel senso più letterale del termine, perché Czentovic, questo è il suo nome, non mostra il minimo interesse per ciò che lo circonda, non sa niente e non vuole sapere niente, non ha interessi o attitudini particolari. È una specie di automa, che non fa mai nulla per puro piacere o curiosità, perfino nel gioco degli scacchi si limita a ripetere mosse che ha visto fare, nessuna fantasia o iniziativa particolare. E, diventato campione, mostra anche un atteggiamento borioso e superiore. Dall'altra parte c'è il dottor B., uomo sensibile e ricco di umanità, amante dell'arte, pieno di passione e talento. Il confronto fra i due giocatori e il loro approccio sarà aspro, ma ovviamente non voglio svelarvi altro. C'è un passaggio, a metà circa del romanzo, per me assolutamente meraviglioso, solo quello vale tutto il libro. Il dottor B. sta raccontando la sua vita al protagonista nonché narratore, e si sofferma su una parentesi della sua vita estremamente dolorosa: la Gestapo lo fa prigioniero per poter estorcergli informazioni sulla famiglia imperiale. Durante questa reclusione, durata oltre un anno, al dottor B. erano precluse qualsiasi attività o rapporti interpersonali. Era lasciato solo, abbandonato al nulla. Un giorno, mentre attende di essere sottoposto all'ennesimo interrogatorio, scorge un libro sbucare dalla tasca di un cappotto appeso. Non sa cosa sia, potrebbe essere anche solo un manuale, ma quella visione lo illumina, il solo pensiero di poter stringere fra le mani quel tesoro, di poterlo sfogliare e annusare l'odore della carta lo fa impazzire. Ecco, questa immagine per me è bellissima. 
Questo libro mi è piaciuto tanto, sia a livello di trama, ma anche per il modo in cui è scritta: lo stile di Zweig è semplice e diretto, ma ha un impatto fortissimo.  Ve lo consiglio vivamente.
Voto: 8,5

Citazione: "Come è noto, nessuna cosa sulla terra esercita una tale pressione sull'anima umana come il nulla."

Colonna sonora: Time dei Pink Floyd


Buona Lettura!

giovedì 1 settembre 2011

L'ombra del vento




Titolo: L'ombra del vento
Autore: Carlos Ruiz Zafón
Titolo originale: La sombra del viento
Traduzione: Lia Sezzi
Editore: Mondadori
Collana: Oscar best sellers
Pagine: 439
Prezzo: 13,00 €
Formato: Brossura
Anno 1a edizione originale: 2001
Anno 1a edizione italiana: 2004
Genere: Narrativa spagnola, mistero
Codice ISBN: 978-88-04-56130-9


Trama: A Barcellona una mattina d'estate del 1945 il proprietario di un negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo segreto dove vengono sottratti all'oblio migliaia di volumi di cui il tempo ha cancellato il ricordo. E qui Daniel entra in possesso di un libro "maledetto" che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un mondo di misteri e intrighi legato alla figura di Juliàn Carax, l'autore di quel volume. Daniel ne rimane folgorato, mentre dal passato iniziano a emergere storie di passioni illecite, di amori impossibili, di amicizie e lealtà assolute, di follia omicida e di un macabro segreto custodito in una villa abbandonata. Una storia in cui Daniel ritrova a poco a poco inquietanti parallelismi con la propria vita...
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Finalmente anch'io posso dire la mia su questo romanzo, consigliatomi praticamente da chiunque (a un certo punto ho creduto di essere l'unica persona al mondo a non averlo letto) e soprattutto da molte assidue frequentatrici di questo blog, del cui giudizio peraltro mi fido moltissimo. Il mio timore, dunque, era fondamentalmente quello di rimanere delusa, perché l'asticella delle aspettative si era alzata notevolmente.  E ad essere sincera quello verso L'ombra del vento non è stato un colpo di fulmine, bensì un progressivo ma inesorabile innamoramento, che mi ha portato a leggere le ultime 150 pagine alle 2 di notte, nella più assoluta certezza che mai sarei riuscita ad addormentarmi senza aver raggiunto l'epilogo.
La storia inizia in una mattina di giugno, quando il giovanissimo Daniel viene accompagnato dal padre in un luogo magico. Il Cimitero dei libri dimenticati è un labirinto di segreti e mistero, della cui esistenza Daniel non dovrà mai farne parola con nessuno; quello è il luogo in cui i libri abbandonati trovano riparo e protezione. Qui il nostro protagonista si imbatte in un libro di un autore sconosciuto, Julian Carax, e ne rimane talmente colpito e affascinato che subito si mette alla ricerca di altri suoi romanzi. Immediatamente si rende conto che Carax è avvolto nel più fitto mistero e che qualcuno si muove nell'ombra affinché i suoi romanzi spariscano dalla faccia della terra. Da questo momento inizia una storia fatta di intrecci, segreti e dolore, dolore sopito nel cuore di molte, troppe persone.
Iniziando la lettura di questo romanzo temevo di avere tra le mani una storia simile, per intreccio e costruzione, a Marina: protagonista adolescente, un po' imbranato e innamorato di una ragazza più grande, un mistero da risolvere e via dicendo. Proseguendo sempre più nella lettura però ho visto delinearsi davanti a miei occhi forse il romanzo più complesso ed articolato di Zafón (almeno fra quelli che ho letto). I molti personaggi della storia sono articolati, pieni di segreti, dal passato oscuro: ognuno di loro apporta la sua esperienza e contribuisce così a creare una trama forte e struggente. Il tutto è reso ancor più intenso dalla scelta dell'autore di ambientare il libro in un contesto storico estremamente difficile: siamo nella Barcellona degli anni '40 e '50, devastata nell'anima dalla guerra civile prima, e dalla dittatura franchista poi. Un periodo di cui si parla ancora oggi troppo poco: libertà negate, omicidi politici ed esecuzioni sommarie. Ma questa scelta ci ha regalato quello che secondo me è il personaggio più bello del romanzo, Fermin Romero de Torres: un insieme di ironia, cultura, spavalderia e politica meraviglioso!
Anche la scelta di un protagonista così normale, umano se vogliamo, pieno di debolezze, rende la storia più vera, più vicina a noi: Daniel è un ragazzo come tanti, pieno di paure, impacciato con le ragazze, e pian piano lo vediamo crescere, maturare fino a cogliere le similitudini fra la sua vita e quella di Carax, somiglianze quasi inquietanti. 
L'intreccio narrativo è coinvolgente, con i ripetuti flash-back che vanno lentamente a colmare le lacune e a sbrogliare un ordito sempre più complesso, dando voce ai vari personaggi. 
A ben vedere non si può certo dire che L'ombra del vento si distingua da altri romanzi per originalità eppure, vuoi per lo stile di Zafón capace di farti letteralmente entrare nella storia, vuoi per le emozioni così contrastanti che suscita il romanzo non riuscirete a non amarlo, a non farlo vostro! 
A me non resta che ringraziare tutte/i le/i blogger che me l'hanno consigliato e che me ne hanno sollecitato la lettura!
Voto: 9

Citazione: "Questo luogo è un mistero, Daniel, un santuario. Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un'anima,l'anima di chi lo ha scritto e l'anima di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie a esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza. Molti anni fa, quando mio padre mi portò qui per la prima volta, questo luogo era già vecchio, quasi come la città. Nessuno sa con certezza da quanto tempo esista o chi l'abbia creato. Ti posso solo ripetere quello che mi disse mio padre: quando una biblioteca scompare, quando una libreria chiude i battenti, quando un libro si perde nell'oblio, noi, custodi di questo luogo, facciamo in modo che arrivi qui. E qui i libri che nessuno ricorda , i libri perduti nel tempo, vivono per sempre, in attesa del giorno in cui potranno tornare nelle mani di un nuovo lettore, di un nuovo spirito. Noi li vendiamo e li compriamo, ma in realtà i libri non ci appartengono mai. Ognuno di questi libri è stato il miglior amico di qualcuno. Adesso hanno soltanto noi, Daniel."

Colonna sonora: The book of my life di Sting (la trovo veramente perfetta per questo romanzo)
Consigliato: credo sia un libro adatto veramente a tutti, soprattutto se amate le storie misteriose e ricche di intrecci
Istruzioni per l'uso: lasciatevi trasportare nelle magnifiche atmosfere che Zafon sa descrivere meravigliosamente

Buona Lettura!

domenica 17 luglio 2011

Il profumo delle foglie di limone




Titolo: Il Profumo delle foglie di limone
Autore: Clara Sánchez
Titolo originale: Lo que esconde tu nombre
Traduzione: Enrico Budetta
Editore: Garzanti
Collana: Narratori Moderni
Pagine: 355
Prezzo: 18,60 €
Formato: copertina rigida
Anno 1ᵃ edizione originale: 2010
Anno 1ᵃ edizione italiana: 2011
Genere: Narrativa spagnola
Codice ISBN: 978-88-11-68662-0


Credi alle apparenze?
Credi di essere al sicuro? 
Conosci veramente chi ti è vicino?
La verità deve venire a galla...


Trama: Sandra è una giovane donna confusa che sta affrontando una gravidanza in solitudine nel disperato tentativo di capire davvero cosa vuole dalla vita. Rifugiatasi nella casa della sorella in Costa Blanca, una mattina in seguito ad un malessere viene soccorsa da quella che sembra essere la classica coppietta di anziani stranieri che si gode la vecchiaia al caldo del sole spagnolo. Nasce così una sorta di amicizia fra Sandra e la coppia di norvegesi, che le ricordano i nonni che non ha mai avuto. Julián è un ex prigioniero del campo di concentramento di Mauthausen che ha passato il resto della sua vita a dare la caccia ai nazisti, e anche ora ormai prossimo alla fine ha un obiettivo: Karin e Fredrik Christensen, coniugi norvegesi nazisti che si sono distinti per la loro ferocia. Le vite di Sandra e Julián sono destinate a incrociarsi, sulla scia di un male mai sepolto veramente.

Giudizio personale: Questa recensione è veramente difficile per me, sono molto combattuta nel mio giudizio. La storia di questo romanzo mi è piaciuta molto, mi ha colpito e a tratti emozionato. E' una storia forte, che tocca corde molto delicate: la seconda guerra mondiale, i campi di concentramento, la perfidia nazista. Questa tematiche, che mi stanno sempre molto a cuore, sono affrontate in maniera efficace. Tuttavia questo libro non mi ha entusiasmata quanto mi aspettavo, l'ho trovato un po' inconcludente: per tutte le 350 pagine ho atteso che accadesse qualcosa di eclatante, o meglio che accadesse semplicemente qualcosa e poi una volta arrivata alla parola fine mi sono accorta che non era successo niente, o quasi.
Il romanzo procede su due binari paralleli che si completano a vicenda e narrati dai due protagonisti: Sandra e Julian. A loro è affidato il compito di trascinare il lettore all'interno di una storia complessa e inaspettata. Lo stile narrativo non è però sempre efficace, a volte anonimo e poco incisivo e in alcuni punti persino prolisso per via delle innumerevoli descrizioni che, se da un lato aiutano il lettore ad entrare meglio nella storia, dall'altro possono disorientarlo e annoiarlo perché troppo dispersive. Il libro gioca molto con i generi letterari: non è un giallo anche se ne presenta alcune caratteristiche e non è un romanzo storico nonostante i riferimenti a fatti reali. La stessa protagonista è indefinibile: a tratti coraggiosa è in realtà molto volubile e fragile, a volte risulta quasi incomprensibile per alcuni suoi atteggiamenti e all'inizio proprio non mi piaceva, per via di questo suo non reagire alla scoperta della vera identità dei Christensen. In realtà con il procedere nella lettura ho rivalutato molto il suo personaggio: lei si trova a dover affrontare un "nemico" che fino a poco tempo prima era astratto, apparteneva al mondo della storia, perché per una ragazza di vent'anni i nazisti sono quelli che leggiamo nei libri o vediamo al cinema, e per lei improvvisamente diventano qualcosa di reale, tangibile. Nonostante questo rimane un personaggio poco carismatico e che non mi ha particolarmente colpita.
La forza di questo romanzo sta nel riuscire a stimolare le riflessioni: riflessioni sul bene e sul male, sulla giustizia, su quanto una persona possa cambiare. Julian si chiede spesso dove sia la giustizia in un mondo che ha permesso a due esseri malvagi come i Christensen di potersi godere la vecchiaia in assoluta serenità, mentre lui che tanto ha sofferto ha perso la moglie e il migliore amico. Entrambi i protagonisti cercano di trovare delle risposte alle mille domande che affollano le loro menti: Possono degli uomini così malvagi cambiare? Cambiare veramente? Si saranno pentiti? Avranno capito quanto male è stato arrecato? ma soprattutto, Perché? Perché hanno fatto tutto questo? Tentare di trovare delle motivazioni a ciò che è accaduto così tanti anni fa, in nome di un'ideologia malata spesso può portare sull'orlo del baratro, perché a volte un motivo semplicemente non c'è e anche se ci fosse ci soddisferebbe davvero? Lenirebbe le nostre ferite?
Voto: 6,5

Citazione: "Probabilmente la testa le scoppiava per colpa di informazioni di cui non era consapevole al cento per cento. Probabilmente il fatto di dover elaborare dati e particolari che non sapeva mettere nella giusta prospettiva le creava ansia. Pensiamo ci faccia male solo ciò che sappiamo che ci fa male, ma c'è una moltitudine di ricordi e di immagini che provocano una grande malinconia perché non ne capiamo il senso."

Colonna sonora: I don't know di Noa
Consigliato: agli amanti dei Best Sellers, per una lettura estiva
Istruzioni per l'uso: non fidatevi delle fascette promozionali e seguite l'istinto


Buona Lettura!

Italian Blogs for Darfur
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