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venerdì 6 luglio 2012

La grammatica dell'amore


Titolo: La grammatica dell'amore
Autrice: Rocío Carmona
Titolo originale: La gramática del amor
Traduzione: Rita Feleppa
Editore: Fanucci
Collana: Teens
Pagine: 291
Prezzo: 14,00 €
Formato: copertina rigida
Anno 1ª edizione originale: 2011
Anno 1ª edizione italiana: 2012
Genere: narrativa per ragazzi
Codice ISBN: 978-88-347-1948-0

Trama: Irene ha appena conosciuto l'amore ma non è andata come sperava. Dopo il divorzio dei suoi è stata spedita a studiare in Inghilterra, ma invece di rimettersi in sesto, la ragazza ha sofferto la sua prima grande delusione. Quello che dovrebbe essere il sentimento più nobile al mondo, per lei è solo un miraggio, qualcosa di distante e incomprensibile. Ed è grazie al suo professore di inglese che intraprenderà un viaggio fondamentale, percorrendo chilometri e chilometri di parole che ridaranno il giusto peso a ciò che sente, disegnando per lei un cammino da vivere con l'intensità di un attimo perfetto e insostituibile. Perché, come le insegna il suo professore, la letteratura è vita e amore. E sarà un vero colpo di fulmine ciò che la trascinerà pagina dopo pagina. E attraverso la lettura di sette grandi capolavori della letteratura mondiale che la ragazza riuscirà a scrivere la propria personalissima grammatica dell'amore. Saranno le parole di Tolstoj, Austen, Màrquez e Murakami, fra gli altri, ad accompagnarla in questa esperienza vitale e memorabile.
(dal risvolto di copertina)

Giudizio personale: Solo pochi giorni fa ero qui a parlarvi di quanto un libro mi avesse piacevolmente colpita, oggi invece vi racconterò della mia delusione a proposito di questo romanzo, La grammatica dell'amore, dal quale tanto mi aspettavo. 
La protagonista è Irene, un'adolescente spagnola che, in seguito al doloroso divorzio dei genitori, viene mandata a studiare in un college in Cornovaglia. Oltre alla nostalgia di casa e delle amicizie lasciate in fretta e furia Irene dovrà affrontare anche le prime delusioni d'amore, colpa di un compagno di classe, Liam, forse il più bello della scuola, che la trascina in un vortice di lacrime e umiliazione. Fortunatamente c'è Peter, il professore di inglese, che, cercando di aiutare Irene a metabolizzare il dolore e a capire meglio questo folle sentimento, inizia con lei una serie di lezioni private sulla grammatica dell'amore. I mezzi attraverso i quali si articolano queste lezioni speciali sono i libri, i grandi romanzi che parlano di amore, quello con la A maiuscola.
Una trama così non poteva non intrigarmi e il titolo, poi, mi era talmente tanto piaciuto che non sono riuscita a resistere. Se a questo aggiungiamo che uno dei grandi classici citati è Orgoglio e pregiudizio capite bene quali potessero essere le mie aspettative nel dare inizio a questa lettura. Aspettative in gran parte disattese. Questo romanzo infatti non mi ha per niente entusiasmato. L'ho trovato piuttosto banalotto, privo di originalità, i cui personaggi mi sono sembrati, in tutta onestà, privi di spessore. Tutto quello che accade è ampiamente prevedibile, non succede niente che ti faccia dire "Wow, questo proprio non me l'aspettavo", chiunque leggendo sarebbe in grado di anticipare quello che accade nella pagina successiva. Mi è sembrato, fondamentalmente, che tutto fosse appena sfiorato, poco approfondito. La stessa interazione fra Irene e i romanzi che le sono stati assegnati mi è parsa molto flebile, poco incisiva, superficiale quasi. Mi sono sembrati quasi marginali, proprio perché poco sviscerati. Per non parlare di alcune situazioni al limite dell'assurdo, tipo il rapporto che si instaura tra Peter e Irene, che tra una lezione e l'altra vanno a cena insieme e fanno escursioni fuori porta senza che nessuno trovi strano che un professore trentenne, e a quanto pare pure avvenente, esca con una minorenne. In Inghilterra funzionerà così.
Va detta una cosa, a onor del vero, questo è a tutti gli effetti un romanzo per ragazzi e io sono abbondantemente fuori target, ormai prossima ai trenta, e sicuramente questo influisce nella mia valutazione. Insomma, forse sono un po' vecchia per certe cose. Però ho trovato poco corretto far passare la "crescita" di Irene solo dal miglioramento dell'aspetto fisico, mi è parso un po' troppo facile e anche poco credibile. Di solito accade il contrario, almeno per me è stato così, dopo un lungo percorso interiore ci si sente meglio e di conseguenza anche l'estetica ne trae vantaggio. Ma sorvoliamo su questo punto per arrivare alla vera nota dolente e qui potrei aprire una parentesi immensa. Nel senso che il mio giudizio è stato inevitabilmente influenzato da un un piccolo dettaglio che, secondo me, non è così irrilevante. Mi spiego meglio: all'interno di questo romanzo c'è un erroraccio macroscopico, macché dico macroscopico, un errore madornale, pazzesco e imperdonabile. Forse sono troppo drastica, lo ammetto, ma come ho già detto altre volte gli errori mi infastidiscono parecchio. Ebbene, più o meno nella prima parte del libro Irene ha appena concluso lo studio di Murakami e riceve da Peter il secondo romanzo per la sua grammatica dell'amore: Orgoglio e Pregiudizio. All'inizio lei ha qualche difficoltà ad immergersi nelle atmosfere austeniane ed è ben felice di scoprire che la professoressa di letteratura inglese sta per affrontare quello stesso romanzo in classe. E qui casca l'asino. Sì, perché la lezione inizia così, con la professoressa che dice, cito testualmente: "Orgoglio e Pregiudizio racconta la storia d'amore di Elizabeth Bennet e MARK Darcy". Cooosa??? No, non ci siamo, questa cosa è quasi un'eresia, imperdonabile. Mettiamo in chiaro che Mark Darcy non esiste, se non ne Il diario di Bridget Jones, il Darcy della Austen si chiama Fitzwilliam. Questo abominio, peraltro, non è nemmeno una svista ma un errore reiterato  perché Mark Darcy compare tre volte in quattro pagine, quindi lei era davvero convinta. Vi giuro che credevo di aver letto male, ma quando mi sono accorta di tale castroneria stavo per avere un mancamento. Ora, io sarò esagerata troppo drastica, tutto quello che volete, ma parto da un presupposto molto semplice: se stai scrivendo un libro e decidi, all'interno dello stesso, di citare un altro romanzo, mi aspetto che tu lo faccia correttamente. Se tu mi sbagli il nome del protagonista maschile di suddetto romanzo mi induci a pensare che tu, in realtà, non l'abbia letto oppure tu l'abbia fatto molto superficialmente. E nessuna delle due opzioni è cosa buona. Tra l'altro stiamo parlando di un romanzo che conosco anche i sassi. Ma poi, avesse anche citato un personaggio secondario o un libro minore non sarebbe comunque un errore accettabile. Sei una scrittrice, i libri sono il tuo mestiere. Per non parlare del fatto che, se hai scelto questi sette romanzi, un motivo ci sarà, avranno qualcosa che a tuo giudizio li rende consoni e adatti alla tua opera, io presumo che dietro ci sia una scelta ponderata derivata da uno studio accurato di tali testi. Se poi, però, mi cadi su Darcy mi viene quasi da pensare che ti stia citando Orgoglio e Pregiudizio solo perché adesso è di moda farlo. Se citi un romanzo, o qualsiasi altro testo, lo fai in maniera corretta se no non lo fai. Gravissimo errore, ma ancora più grave, se possibile, è il fatto che il correttore di bozze, o meglio l'editor, non se ne sia accorto. Ma come fai a non accorgerti di una cosa simile, come fai a mandare in stampa un libro con una castroneria del genere. Sono davvero allucinata. Questa cosa, penso si sia capito, ha pesato tantissimo nel mio giudizio. Una volta che mi sono imbattuta in Mark Darcy la lettura non è stata più la stessa. Sono davvero cattiva stasera, me ne rendo conto. 
Il bello è che, nonostante tutto questo, La grammatica dell'amore non è poi così atroce, ci sono alcuni passaggi molto carini e ha uno stile fresco che rende la lettura molto veloce.
Non so, fatemi sapere cosa ne pensate, per oggi ho finito la mia scorta di cattiverie.
Voto: 5,5

Citazione: "Siamo ciò che rimane di noi quando ci spezzano il cuore per la prima volta."

Buona Lettura!

giovedì 15 marzo 2012

L'uomo illustrato


Titolo: L'uomo illustrato
Autore: Ray Bradbury
Titolo originale: The illustrated man
Traduzione: Giuseppe Costigliola
Editore: Fanucci
Collana: Collezione Immaginario
Pagine: 239
Prezzo: 14,00 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 1952
Anno 1ª edizione italiana: 2005
Genere: fantascienza, narrativa
Codice ISBN: 88-347-1110-6


Trama: L'uomo illustrato è in continuo movimento, e gli arcani disegni che ne ornanoil corpo narrano storie inimmaginabili: vicende di amore e gioia, disperazionee morte, ambientate agli albori dell'umanità, nel suo radioso passato e nelsuo futuro decadente e tormentato: diciotto storie in cui magia e verità sifondono in un caleidoscopico, meraviglioso arazzo intessuto dall'immaginazionesenza pari di Ray Bradbury. Riccorendo a un'ingegnosa invenzione narrativa cheapre e chiude il libro, Bradbury racconta del suo incontro con l'uomoillustrato, un vagabondo il cui corpo costellato di tatuaggi è un vero eproprio dipinto vivente. Le figure vi prendono vita come per magia, rivelandola propria storia allo sconcertato ascoltatore.
(dal risvolto di copertina)

Giudizio personale: Sempre più spesso mi capita di scoprire nuovi libri nei modi più assurdi e strani, e questo romanzo non fa eccezione. Di Bradbury avevo letto solo Fahrenheit 451, capolavoro della letteratura moderna, e conoscevo pochissime altre sue opere fra le quali non c'era questo libro, che non avevo nemmeno mai sentito nominare. Capita poi che, durante una puntata delle quinta stagione di Criminal Minds, serie televisiva che adoro, forse il mio personaggio preferito, Spencer Reid, citi L'uomo illustrato raccontandone anche la trama in poche parole. Subito scatta la scintilla: quel libro doveva essere mio. E molto fortunatamente l'ho trovato subito, al primo tentativo in libreria. Poi, come spesso accade ai compratori compulsivi di libri come me, mi ha aspettato buono buono sulla mensola per diverso tempo. Ma quando alla fine, la settimana scorsa, l'ho letto è stata una piacevolissima scoperta. Il romanzo è costituito da una serie di racconti, sedici per l'esattezza, il cui filo conduttore è appunto l'uomo illustrato. Lui è un viandante che non riesce a mantenere un lavoro stabile per via della sua stranezza. Egli ha infatti il corpo interamente ricoperto di tatuaggi che, a suo dire, sono stati fatti da una donna proveniente dal futuro. Queste immagini stampate in maniera definitiva sul suo fisico statuario hanno una particolarità: di notte prendono vita, si animano costruendo così le diverse storie narrate nei rispettivi racconti. Tutti i sedici racconti hanno fondamentalmente un tema centrale: l'uomo. L'uomo in tutte le sue sfaccettature, soprattutto le più misere. Dal rapporto con la tecnologia a quello con la fede, dalla segregazione razziale alla speranza per il futuro, dall'egoismo alla vendetta. C'è veramente tutta la scala delle emozioni umane in questo romanzo e in tutti i racconti, purtroppo, emerge l'indole più subdola e meschina degli esseri umani. Fortemente influenzato dal contesto storico che lo circondava, il libro è stato pubblicato nel 1952, Bradbury carica di ansie e tetri presentimenti ogni pagina. In quasi tutti i racconti, ambientati nel futuro, emerge infatti un terribile destino per la Terra, depredata dagli uomini e vittima sacrificale dei conflitti nucleari. L'umanità, schiava dei propri vizi e bramosa di potere, distrugge tutto ciò che trova sul suo cammino e dopo aver annientato tutto parte alla volta di altri pianeti del sistema solare per cercare di redimersi. Ma può l'uomo perdere definitivamente il suo istinto alla distruzione totale? Figlio della Guerra Fredda e del clima di ansie e paranoie tipico degli anni cinquanta, questo romanzo mi ha colpita molto, pur non essendo un'appassionata di fantascienza (ne ho letto pochissimo, è un genere su cui non sono per niente ferrata). L'ho trovato estremamente attuale e, in svariate occasioni, ammetto di essermi sentita in preda all'ansia, forse per questa idea di fine del mondo ricorrente, forse perché seppur in maniera del tutto originale Bradbury rende perfettamente l'idea della follia umana, sta di fatto che questo libro mi ha fatto riflettere tanto. È un po' come se, scrivendo L'uomo illustrato, l'autore avesse voluto metterci in guardia dai pericoli che il futuro ci riservava. In tutto il romanzo c'è praticamente scritto, a caratteri cubitali, "State attenti, se non cambiate il vostro modo di agire, se non arrestate questa corsa al potere, se non riprendete il contatto con la natura e con gli altri esseri umani, il futuro che vi attende può essere molto buio". E devo dire che non ha sbagliato di molto le sue "previsioni".
Voto: 8,5

Citazione: "La vita che finisce è come il guizzo di una pellicola luminosa, un istante sullo schermo, tutti i pregiudizi e le passioni condensati e illuminati per lo spazio di un attimo, e prima ancora che si possa gridare: 'Ho vissuto giorni lieti e giorni infelici, ho visto volti malvagi e volti buoni', la pellicola brucia e finisce in cenere, e lo schermo si oscura."

Colonna sonora: Weather Storm di Craig Armstrong
Consigliato: agli amanti della fantascienza anni '50 e a chi crede che qualcosa sia sbagliato nei meccanismi che regolano questo mondo.

Buona Lettura!
Italian Blogs for Darfur
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