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domenica 16 febbraio 2014

P.S. I LOVE YOU di Cecilia Ahern


Titolo: P.S. I love you
Autrice: Cecilia Ahern
Titolo originale: P.S. I love you
Traduzione: Olivia Crosio
Editore: Bur Rizzoli
Collana: Narrativa
Pagine: 411
Prezzo: 9,50 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 2004
Anno 1ª edizione italiana: 2004 (Sonzogno)
Genere: romanzi rosa, chick lit
Codice ISBN: 978-88-17-02795-3

Trama: Holly e Gerry sono una di quelle coppie giovani e belle che vivono in simbiosi. Quando, all'improvviso, Gerry muore, Holly è devastata: vedova a soli ventinove anni, ha l'impressione che la sua vita non abbia più senso. È anche arrabbiata, si sente tradita, lui - suo marito, amante, miglior amico, la sua roccia - aveva promesso di non lasciarla mai, come può farcela da sola, ora? Ma Gerry non ha dimenticato, e trova il modo di farle avere una lettera ogni mese, con un messaggio per ritrovare la voglia di vivere e, soprattutto, con un dolcissimo P.S. I love you che spinge Holly, fra un pianto e un sorriso, ad aprirsi al domani. Perché la vita è fatta per essere vissuta, sempre.
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Questo è il romanzo con il quale, finalmente, inauguro la mia Women Challenge 2014. Un romanzo che però mi ha lasciata a lunghi tratti un po' perplessa, salvo voi recuperare nel finale. Sono partita con grandi aspettative: un po' perché della Ahern avevo già letto Un posto chiamato qui trovandolo molto carino, un po' perché ne avevo letto recensione entusiastiche praticamente ovunque. E ovviamente arrivo io a fare la bastian contraria. Ma procediamo con ordine…
La protagonista di questo libro è Holly, trentenne irlandese sposata con Gerry. I due formano una coppia perfetta, non perché manchino litigi o dissapori, ma per la loro meravigliosa alchimia. Un incastro di caratteri e personalità perfetto appunto. A squarciare la loro armonia però arriva l'indicibile: una terribile malattia che in breve tempo si porta via Gerry. Un dolore così forte e in un certo senso improvviso è difficile da gestire. Per Holly è l'inizio del periodo più cupo della sua vita; una sofferenza che sembra senza fine. Ma per lei Gerry ha ancora in serbo una sorpresa: prima di morire, infatti, scrive dieci lettere. Lettere che Holly dovrà aprire attenendosi scrupolosamente a due sole regole: la prima è che ad ogni lettera corrisponde un mese. Non potrà quindi aprirle a suo piacimento, ma solo ed esclusivamente nel mese a loro assegnato. La seconda è che aprendo quelle lettere Holly si impegna a fare tutto quanto vi troverà scritto, senza possibilità di tirarsi indietro, perché è Gerry che glielo sta chiedendo. Inizia così il lento ritorno alla normalità della protagonista.
Come potete notare gli ingredienti per un romanzo coinvolgente e strappalacrime ci sono proprio tutti; peraltro l'idea di queste lettere postume l'ho trovata davvero bellissima. Allora perché non sono convinta?
Credo dipenda fondamentalmente dalla protagonista, che è in tutto e per tutto distante anni luce da me. Holly è sostanzialmente priva di personalità a mio avviso. E mi riferisco al fatto che lei senza Gerry si sente vuota, ma non solo perché ha perso l'uomo della sua vita (e già questo basterebbe ad abbattere chiunque) ma perché la sua esistenza non riesce ad essere indipendente dall'uomo che ha accanto. E questo avviene ben prima del matrimonio e della poi di lui dipartita. È lei stessa ad affermare in più di un'occasione che i suoi amici sono quelli di Gerry, i suoi interessi sono quelli di Gerry, le sue passioni sono le stesse di Gerry. Cioè stiamo parlando di una donna nel fiore degli anni che non riesce a concepire la sua vita prescindendo dal marito. Tutto quello che lei fa, lo fa in funzione di… E questo per me è fuori da ogni umana comprensione. È vero che loro hanno questa sintonia bellissima e che li rende una coppia inossidabile, però questo non può essere una scusante per annullarsi completamente come persona al di fuori della coppia. Tanto è vero che con la morte di Gerry, Holly non soltanto perde il compagno di una vita, lei perde tutto quanto. Lei si ritrova a non avere più stimoli a fare niente perché al dolore della perdita somma la consapevolezza di non avere una vita sua. E questo rischia di non essere più amore, ma dipendenza (non è questo il caso perché l'amore che lega Holly e Gerry è davvero di quelli con la A maiuscola). Mi rendo anche conto però che una protagonista di questo tipo è perfetta per l'intreccio del romanzo. Gerry è infatti consapevole della mancanza di interessi della moglie, e proprio in funzione di questo le scrive quelle bellissime 10 lettere attraverso le quali la accompagna gradualmente verso la sua nuova vita. Una vita senza di lui. Un percorso quindi molto doloroso, e in cui non sempre Holly si impegna quanto dovrebbe.
Io invece ho una concezione di rapporto di coppia diametralmente opposta. Per me è fondamentale l'importanza del singolo individuo e la sua autodeterminazione, anche per salvaguardare la coppia stessa, ragion per cui l'impatto con la protagonista è stato un po' altalenante.
Ho apprezzato invece molto il lavoro che l'autrice fa sull'elaborazione del lutto. Tutte le parti che si concentrano sul dolore che Holly prova, i maldestri tentativi per cercare di nasconderlo, le incomprensioni con gli amici anch'essi colpiti terribilmente dalla perdita di Gerry, gli scoppi incontrollati di pianto e così via, sono molto veri. È così che ci si sente quando si perde qualcuno: incompresi, soli in mezzo a milioni di persone, talmente tristi da provare un dolore quasi fisico. Queste sono secondo me le parti migliori del romanzo, quelle che mi hanno coinvolto maggiormente.
Fin quasi alla fine, però, ero pronta a bocciare clamorosamente il libro. A un certo punto, infatti, la storia prende una piega che sembra portare ad un finale ampiamente prevedibile (e che mi avrebbe fatto andare su tutte le furie). Invece, quando meno te lo aspetti, il corso degli eventi prende un'altra direzione e io mi sono ritrovata letteralmente in lacrime alla penultima pagina, forse la meno commovente di tutto il romanzo. Un pianto liberatorio quasi, perché alla fine Holly è davvero la persona che merita di essere (era anche ora).
Un romanzo che alla fine mi sento comunque di consigliare, nonostante le mi aspre critiche, perché c'è comunque quell'amore che va oltre i confini della vita in cui, io acida zitella rampante, credo ancora.
Voto: 6,5

Colonna sonora: I will always love you di Whitney Houston
Consigliato: alle amanti delle storie d'amore senza tempo
Istruzioni per l'uso: munitevi di un'enorme quantità di fazzoletti, le lacrime sono dietro l'angolo

Buona Lettura!


giovedì 23 gennaio 2014

Un posto chiamato qui


Titolo: Un posto chiamato qui
Autrice: Cecilia Ahern
Titolo originale: A Place Called Here
Traduzione: Marcella Maffi
Editore: Rizzoli
Collana: Bur Narrativa
Pagine: 393
Prezzo: 9,50 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 2006
Anno 1ª edizione italiana: 2007 (Sonzogno)
Genere: romanzi rosa, chick lit,
Codice ISBN: 978-88-17-03093-9

Trama: Da quando una sua compagna di classe, anni prima, è scomparsa nel nulla, Sandy Shortt è ossessionata dalla paura della perdita: per questo ha dedicato la propria vita a cercare persone scomparse. Ma un giorno è proprio lei a scomparire: mentre fa jogging imbocca un sentiero poco tracciato in un bosco, e si ritrova in un luogo magico. Un posto chiamato Qui, dove finiscono tutte le cose e le persone smarrite, tutte le sensazioni, le voci, i suoni e gli odori dimenticati. Sandy vi ritrova oggetti perduti e le persone che ha cercato per tutta la vita, scordandosi di cercare se stessa. E ora, lontana dai propri cari e dalla casa da cui per tanti anni è fuggita, vuole una sola cosa: tornare indietro.
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Avete presente quando cercate qualcosa, ma non riuscite a trovarla? Un oggetto o anche un indumento che siete sicuri di aver visto sulla vostra scrivania o nel vostro armadio esattamente ieri ma che adesso è letteralmente sparito? Ribaltate casa, guardate ovunque, in ogni luogo e in ogni lago direbbe qualcuno, senza però ottenere nessun risultato se non un terribile senso di fastidio. Quella cosa non può essersi volatilizzata, ma di fatto risulta introvabile. Ecco questo romanzo parte da questo, dal "teorema" del calzino spaiato.
Chi di noi non ha almeno un calzino spaiato a casa? Io ho perso il conto, ormai faccio coppie di calzini spaiati. Non è che la lavatrice se li mangi, semplicemente spariscono. Il punto però è: dove caspita vanno a finire? Ed è su questa domanda che Sandy Shortt basa la sua vita. Tutto comincia quando è ancora una bambina: Jenny-May Butler, sua compagna di classe, scompare nel nulla. La polizia irlandese indaga a fondo, ma di Jenny non c'è traccia. Fuga volontaria? Rapimento? Nessuno riesce a trovare risposte e questa sparizione inspiegabile colpisce nel profondo Sandy, che comincia a vivere nel terrore della perdita. Diventa prima un'ossessione e poi, da adulta, un lavoro. Lei è bravissima a ritrovare le persone, vi si dedica anima e corpo, trascurando perfino se stessa. Poi, una mattina, è lei a scomparire. E riappare in un luogo strano, speciale. Un posto chiamato "Qui". Qui è il luogo dove vanno a finire tutte le cose e le persone smarrite. Potete trovarci di tutto, ma proprio tutto: oggetti di uso comune, indumenti, suoni, voci (e ovviamente un'enorme quantità di calzini spaiati). Disorientata e un po' spaventata, ora la domanda che assilla Sandy è: riuscirò a tornare indietro?
Perché nel "Qui" sembra che tutti vivano sereni e che ci sia una sorta di equilibrio cosmico dal quale è impossibile scappare. Come spesso accade, però, l'apparenza inganna e nemmeno qui va davvero tutto bene. È in questo momento, però, in un luogo al di fuori del tempo, che Sandy ha la possibilità di guardarsi dentro, di esaminare a fondo la sua vita.
Non voglio svelare oltre, perché questo romanzo va gustato pian piano. Per me è stata una piacevolissima scoperta. Non avevo letto nulla della Ahern, ma ne avevo sempre sentito parlare molto bene. Il suo stile mi è piaciuto: fresco, leggero e coinvolgente, l'ideale per una lettura tranquilla e sbarazzina. L'intreccio alterna momenti divertenti a momenti più riflessivi, nei quali tutte le paure e le ossessioni di Sandy vengono analizzate. Il suo personaggio mi è piaciuto davvero, anche perché non è la solita bellona protagonista di molti romanzi rosa. È una ragazza normale. Una donna forte e determinata quando si tratta di trovare le persone scomparse, ma fragile e piena di insicurezze nella sua vita privata. La sua ossessione per le sparizioni la porta a stringere un legame forte con i famigliari degli scomparsi, una sorta di empatia che solo lei riesce a provare. Perché lei capisce il loro dolore, il loro senso di vuoto e impotenza, rendendola unica.
Un libro davvero consigliato. 
E poi chissà, magari un Qui esiste davvero da qualche parte, dove chi ha scelto di sparire possa aver trovato un po' di serenità.
Voto: 7,5

Citazione: "A volte, la gente può svanire proprio davanti ai nostri occhi.
A volte, la gente ci scopre all'improvviso, anche se ci ha sempre avuto davanti.
A volte, se non prestiamo abbastanza attenzione, capita che non riusciamo più a vedere noi stessi…
"

Consigliato: agli amanti del genere e a chi ha voglia di una lettura legge a ma gradevole
Istruzioni per l'uso: accompagnare la lettura da tanto tanto tè caldo.

Buona lettura!
da PensieriParole

martedì 7 febbraio 2012

Frankenstein


Titolo: Frankenstein, o il Prometeo moderno
Autrice: Mary Shelley
Titolo originale: Frankenstein, or the Modern Prometheus
Traduzione: Bruno Tasso
Editore: Bur
Collana: I grandi romanzi
Pagine: 209
Prezzo: 6,80 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 1818
Genere: classici, letteratura gotica
Codice ISBN: 978-88-17-15065-1


Trama: Attraverso una serie di lettere scritte alla sorella Margaret, il capitano Robert Walton narra il suo viaggio, in direzione del polo nord. Proprio durante questa impervia navigazione tra i ghiacci, Walton accoglie sulla sua nave il dottor Victor Frankenstein, che vagava allo stremo delle forze su una slitta. Frankenstein, fisicamente e psicologicamente provato, inizia il racconto della sua vita, una vita iniziata tra i fasti e le gioie di una buona famiglia di Ginevra e sprofondata in un incubo terribile per via della sua passione per la filosofia naturale. Egli, infatti, durante gli anni di studio all'università di Ingolstadt, riesce nell'impresa impossibile di donare la vita a un corpo inanimato. Ma la creatura che lui ha plasmato è un essere enorme, deforme e privo della grazia del genere umano. Il dottor Frankenstein capisce subito di aver creato un'aberrazione della natura, ottenebrato da deliri di grandezza, ma questo errore sarà la sua condanna.

Giudizio personale: Praticamente sommersa da una fitta coltre di neve bianca e alla disperata ricerca di un agognato raggio di sole in queste giornate dal clima siberiano, mi sono regalata questa lettura da tantissimo tempo rimandata e che mai come in questi giorni mi sembrava perfetta. L'atmosfera cupa e angosciante che pervade tutto il romanzo era così fortemente in contrapposizione con lo spettacolo meraviglioso che prendeva forma oltre la mia finestra da rendere il tutto estremamente speciale: il bianco puro della neve contro l'oscurità del libro. E così questo Frankenstein è stato un vortice di emozioni in questo gelido inverno. Il romanzo nasce fra il 1816 e il 1817 per mano dell'autrice inglese Mary Shelley, sulla scia di una sfida lanciata alla scrittrice e al marito Percy dall'amico e poeta Lord Byron. Nel maggio del 1816, infatti, i coniugi Shelley si trovano a Ginevra, con la sorellastra di Mary, Claire Clairmont, il suo amante, Lord Byron appunto e il medico personale di quest'ultimo, John Polidori. Nella quiete di Villa Diodati, i cinque passano intere giornate discutendo dell'uomo come strumento o fonte di vita e leggendo racconti di fantasmi. Proprio in seguita alla lettura di "Fantasmagoriana" Byron lancia l'idea di cimentarsi nella scrittura di un racconto dell'orrore. Mentre gli uomini si impegnavano in scritti su fantasmi e vampiri, Mary crea questo capolavoro della letteratura gotica, partendo da un incubo che aveva turbato le sue notti. Nasce così la storia di Victor Frankestein, giovane di buona famiglia appassionato di scienza e che, in seguito alla morte dell'amata madre, vede sempre più acuirsi il bisogno di trovare risposte ai grandi temi della vita e della morte. La filosofia naturale diventa per lui una sorta di faro che illumina la sua vita, una materia a cui si applica con fervore crescente: partendo prima dagli scritti di Paracelso e Cornelio Agrippa, e poi seguendo il professor Krempe e i suoi insegnamenti, arriva infine al coronamento di un lavoro estenuante e logorante. Dopo lunghe nottate passate fra cimiteri e  obitori, in una cupa notte, Frankestein riesce a infondere la scintilla della vita a un essere da lui creato assemblando pezzi di cadaveri; subito però si rende conto dell'orrore creato con le sue stesse mani, e fugge davanti alla creatura mostruosa appena plasmata. Il mostro, ripudiato e maledetto dal suo creatore, giura vendetta e cercherà in ogni modo di tormentare l'esistenza di Victor. 
La storia del dottor Frankenstein ci viene raccontata sotto forma di romanzo epistolare attraverso le lettere che il capitano Walton scrive alla sorella Margaret: in queste missive, Walton narra minuziosamente il suo incontro con Victor e il racconto che quest'ultimo intraprende, tra lo sbigottimento e l'incredulità dello stesso capitano. Per tutto il libro, il lettore è attraversato da questa atmosfera di angoscia costante che accompagna il protagonista, perfino climaticamente parlando: il tempo infatti non concede tregua, con cupe e tetre giornate che assecondano l'umore nero del protagonista. La parte migliore del romanzo è, a mio avviso, quella in cui Frankenstein e la sua creatura si trovano finalmente faccia a faccia e questo incontro dà finalmente la possibilità al mostro di narrare la propria storia. Ed è qui che si apprende come in realtà non ci fosse cattiveria in lui al momento della creazione: lui era come una vaso vuoto, asettico e privo di sentimenti, un vaso purtroppo riempito dalla cattiveria umana. La creatura, infatti, non mostra alcuna propensione alla crudeltà fino a che non entra in contatto con gli uomini, che lo temono e lo trattano come un demone. Ma è spiando un'umile famiglia, che egli apprende l'uso della parola, il significato di legame famigliare e sviluppo il desiderio di non rimanere solo. Il suo aspetto è però così terribile e spaventoso da allontanare chiunque, e questo fa sorgere in me una domanda: Perché Victor lo ripudia subito dopo avergli dato la vita? Solo per via del suo aspetto terrificante? Se avesse invece avuto sembianze più gradevoli, l'atteggiamento del suo creatore sarebbe stato il medesimo? In fin dei conti la popolazione, che non conosce la sua storia, lo teme proprio in funzione del suo aspetto fisico e non per quello che rappresenta. E il mostro percepisce questo, capisce di essere allontanato per via della sua estetica. Victor dal canto suo è un personaggio terribilmente contraddittorio: durante i suoi studi, accecato dalla voglia di raggiungere il traguardo prefissato, mai, nemmeno per un istante, si ferma a pensare a ciò che sta facendo, a quello che sta per accadere, salvo poi maledire la sua creazione e scappare, senza prendersi la responsabilità di quanto fatto. E sarà proprio questa sua propensione alla fuga, mista a un carattere non propriamente forte e tenace, a complicargli ulteriormente la vita. 
Frankenstein è terribilmente attuale: in un mondo in cui la scienza ha fatto passi da gigante, e che sempre più spesso mette i temi bioetici sotto i riflettori spingendoci a meditare sul significato della vita, la storia di uno scienziato pazzo che gioca a fare Dio è di una modernità disarmante. 
Mi concedo poche righe per una piccola digressione, una veloce considerazione che proprio non riesco a trattenere. Premettendo che nutro il massimo rispetto e la più grande stima nei confronti dei traduttori, che fanno un lavoro meraviglioso e che invidio pure un po', in questa versione del romanzo sono incappata in una scelta stilistica che detesto. Il traduttore ha infatti italianizzato tutti i nomi dei protagonisti. Ora, con tutto il rispetto di questo mondo, "Vittorio Frankenstein" non si può leggere. È quasi fastidioso, sgradevole anche a livello sonoro. Francamente non capisco questa scelta, mi sforzo ma proprio non ci riesco. Anche perché una delle cose più belle nel leggere un romanzo straniero è quella di farsi coinvolgere da una cultura nuova, che non ci è propria, viaggiando con la mente oltre i confini del tempo e dello spazio, e trovarsi nomi italiani incollati a cognomi teutonici stona parecchio. Un piccolo neo in una lettura estremamente positiva.
Voto: 8,5


Citazione: "Stranissima cosa è la conoscenza! Quando si è impadronita della mente, si abbarbica ad essa come un lichene alla roccia. Qualche volta provavo il desiderio di cancellare ogni pensiero e ogni sentimento; ma avevo imparato che esisteva solo un mezzo per vincere il dolore: la morte, uno stato che, senza conoscerlo, temevo."


Colonna sonora: Ruthless Gravity di Craig Armstrong
Consigliato: agli amanti del romanzo ottocentesco e della letteratura gotica
Istruzioni per l'uso: una tazza di tè bollente e questo meraviglioso paesaggio artico saranno una cornice perfetta per la vostra lettura.


Buona lettura!

lunedì 1 agosto 2011

Speciale Estate: IL MASTINO DEI BASKERVILLE



Titolo: Il mastino dei Baskerville
Autore: Arthur Conan Doyle
Titolo originale: The Hound of the Baskervilles
Traduzione: Maria Buitoni Duca
Editore: Bur
Collana: I Grandi Romanzi
Pagine: 226
Prezzo: 7,90 €
Formato: Brossura
Anno 1ᵃ edizione originale: 1901
Anno 1ᵃ edizione italiana: 1902
Genere: Giallo, Classico della letteratura inglese
Codice ISBN: 978-88-17-15350-8


Trama: A Dartmor, nel Devonshire, aleggia una maledizione che da decenni colpisce gli eredi maschi della famiglia Baskerville. Narra la leggenda che tutto  ebbe inizio quando Hugo Baskerville, uomo sfrenato e blasfemo, uccise una giovane donna di cui si era invaghito. Subito dopo il crimine lo stesso Hugo fu privato della vita per mano di una belva enorme proveniente dagli inferi. Lunga era la scia di morti violente nella dinastia dei Baskerville, lunga e preoccupante al punto che l'ultimo erede, il giovane Henry, si rivolge al rinomato Sherlock Holmes per avere protezione e venire finalmente a capo del mistero che da secoli minaccia la sua famiglia.

Giudizio personale: Terzo appuntamento con la rubrica dedicata alle letture estive e anche oggi sono a proporvi un bel giallo. Intrigante, coinvolgente, questo romanzo è veramente speciale. Il merito ovviamente è di quell'irresistibile e inimitabile genio di Sherlock Holmes: un personaggio a dir poco meraviglioso. In questo romanzo il nostro investigatore si troverà al cospetto di misteriose forze dell'occulto che da quasi duecento anni perseguitano la dinastia dei Baskerville. Una sfida imperdibile per una uomo razionale come Holmes, che basa le sue indagini sul ragionamento e sulla deduzione. Con accanto l'inseparabile Watson arriverà a risolvere il caso con arguzia e intelligenza. Una trama avvincente, dall'intreccio perfetto e dallo stile impeccabile di Conan Doyle. I personaggi sono ben caratterizzati, descritti magistralmente. L'ambientazione poi è assolutamente eccezionale, sembra quasi prendere vita più ci si addentra nella storia, con atmosfere cupe e tenebrose che non lasciano scampo.
Questo romanzo fu pubblicato per la prima volta a puntate sulla rivista The Strand Magazine, a partire dall'agosto 1901. Con Il Mastino dei Baskerville Arthur Conan Doyle, in seguito alle innumerevoli richieste dei suoi ammiratori resuscita Sherlock Holmes, che aveva ucciso nel 1893 nel racconto L'Ultima Avventura. 
Se non avete ancora letto niente di Conan Doyle, questo romanzo rappresenta un perfetto punto di partenza. Se però preferite iniziare dal principio, e cioè volete assistere al primissimo incontro tra Holmes e Watson, allora buttatevi senza esitazione su Uno studio in rosso, primissima avventura di Holmes.
Curiosità: Umberto Eco nel suo celeberrimo Il Nome della Rosa cita esplicitamente questo romanzo, chiamando il protagonista Gugliemo da Baskerville.
Voto: 9

Citazione: "Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si cura mai di osservare."

Colonna sonora: Amber di Craig Armstrong
Consigliato a: questo romanzo è adatto veramente a tutti

Buona Lettura!

lunedì 25 luglio 2011

La lettera scarlatta



Titolo: La lettera scarlatta
Autore: Nathaniel Hawthorne
Titolo originale: The Scarlet Letter
Traduzione: Bruno Tasso
Editore: Bur
Collana: I grandi romanzi Bur
Pagine: 251
Prezzo: 6,80 €
Formato: brossura
Anno 1ᵃ edizione originale: 1850
Anno 1ᵃ edizione italiana: 1957
Genere: Classici
Codice ISBN: 978-88-17-01688-9




Trama: Ambientato nel New England puritano nel XVII secolo, questo romanzo narra la storia di Hester Prynne, giovane donna condannata ad indossare per tutta la vita una A scarlatta, segno dell'adulterio di cui si è macchiata e da cui è nata anche una bambina. Additata dai concittadini come peccatrice, rifiuterà sempre di rivelare il nome dell'amante anche quando il marito ricomparirà minacciando di non darsi pace finché non avrà trovato l'uomo del peccato.

Giudizio personale: Fra i classici della letteratura che ho avuto il piacere di leggere negli ultimi anni, questo forse è quello che mi ha entusiasmato meno. Credo che la mia insoddisfazione dipenda gran parte dall'atmosfera cupa e pesante che si respira già dalle primissime pagine. L'ambientazione fra i puritani del New England conferisce al romanzo una cappa di austerità e angoscia che non può lasciare indifferente. L'America del diciasettesimo secolo era un insieme di colonie appena fondate e abitate da coloro che fuggivano dal vecchio continente. Quello dei puritani è un movimento nato all'interno del protestantesimo di Giovanni Calvino, allo scopo di purificare la Chiesa Anglicana e annullare i compromessi con la Chiesa Cattolica promossi da Enrico VIII e da Elisabetta I. Perseguitati dall'arcivescovo di Canterbury e dal re Carlo I, i puritani furono costretti alla fuga verso l'Olanda e il nuovo mondo. E' bizzarro pensare a come coloro che hanno subito persecuzioni e privazioni di libertà, una volta giunti in un nuovo paese (tutto da costruire) non mostrino un minimo di apertura mentale fondamentale per la convivenza. I puritani giudicano Hester per aver commesso un peccato carnale, punibile anche con la morte, per non essersi comportata secondo le regole della loro religione. Il romanzo si apre con una scena terribile: Hester costretta a restare per tre ore sul patibolo, nel centro della città, con la A scarlatta sul petto e fra le braccia il frutto del peccato, una bambina urlante, in modo che tutti, nessuno escluso potesse vederla e giudicarla. Hawthorne dà voce alle matrone presenti, che la trattano come se fosse un'assassina. In seguito Hester viene evitata come la peste, nessuno parla con lei quasi come a voler evitare di essere contaminati dal peccato, eppure a lei si rivolgono per le sue mirabili doti di ricamatrice: è proprio vero che la vanità supera ogni pregiudizio. La parte migliore del romanzo sta tutta nella straordinaria forza della protagonista, che mai si abbatte, ma affronta la condanna con una dignità unica, rifiutandosi fino alla fine di rivelare il nome dell'amante. La figura di Pearl, la figlia di Hester, è invece un po' inquietante così come inquietanti e angoscianti sono i continui riferimenti al male, al peccato e a tutto ciò che non è divino. 
Il romanzo è accompagnato da un'introduzione "La Dogana", a mio parere un po' pesante e prolissa e francamente non indispensabile ai fini della trama.
Voto: 7,5


Citazione: "Tanto l'odio quanto l'amore, se raggiungono una certa intensità, presuppongono una conoscenza reciproca di due cuori così profonda che un essere umano si trova alla mercé di un altro per la vita del suo spirito; ed è per questo che tanto l'amante appassionato quanto il nemico inesorabile si sentono mancare le ragioni della vita se sia loro sottratto l'oggetto dell'amore o dell'odio."


Colonna sonora: Don't Forget Me dei Way Out West
Consigliato a: agli amanti dei classici di ambientazione secentesca
Istruzioni per l'uso: da evitare se non amate i moralismi e i finti perbenisti


Buona Lettura!


martedì 15 febbraio 2011

L'uomo scomparso

L'UOMO SCOMPARSO
di Jeffery Deaver


"Benvenuti al nostro spettacolo. Ciò che sarete assolutamente convinti di vedere potrebbe non esistere affatto. Ciò che sembra sicuro potrebbe essere mortale. Non dovreste fidarvi di nessuno. Proprio di nessuno. Ora il sipario si alza. E il nostro spettacolo ha inizio..."

Trama: La Manhattan School of Music and Performing Arts è una prestigiosa scuola di musica nell'Upper West Side di New York, ma quella mattina non era altro che lo scenario di un terribile omicidio. La polizia, accorsa in forze, bracca l'assassino che si barrica in un'aula, apparentemente senza via di uscita. Sembra in trappola, senza vie di fuga, ma quando gli agenti fanno irruzione nella stanza non vi trovano nessuno, come se il fuggitivo si fosse volatilizzato. Da questo momento inizia una caccia senza sosta per riuscire a fermare la follia omicida di questo criminale che si fa chiamare "Negromante". Per riuscire in questa ardua impresa la polizia si avvalerà del prezioso aiuto del criminologo Lincoln Rhyme e della sua inseparabile assistente Amelia Sachs.

Giudizio personale: Lessi questo avvincente romanzo diversi anni fa, ma ci tenevo comunque a farne la recensione perché a mio avviso è un eccellente esempio di thriller, anzi, mi azzardo a dire che questo sia in assoluto uno dei migliori thriller che abbia letto. La storia è un continuo susseguirsi di colpi di scena e capovolgimenti di fronte, e mai come in questo caso quello che appare non è mai come sembra. Il misterioso mondo della magia e dell'illusionismo, sul cui sfondo si muovono le indagine, rende il tutto ancora più intrigante e di difficile soluzione. Fino all'ultimo infatti riuscire ad identificare l'assassino è praticamente impossibile, o almeno lo è stato per me (e, non per vantarmi, ma sono abbastanza brava a capire chi sia il colpevole). Sempre a proposito di illusionismo, ho trovato molto interessanti le parti in cui Kara, giovane aspirante illusionista che aiuta Rhyme nelle indagini, spiega i trucchi del mestiere e ne racconta le origini con frequenti riferimenti ai grandi maghi come Houdini. Lo stile di Deaver è come sempre impeccabile: semplice ma insuperabile, vi renderà impossibile staccare gli occhi dalle pagine. Un mix perfetto di adrenalina, suspense, mistero e fantastici trucchi magici.
Voto: 9

Titolo originale: The Vanished Man

Traduzione: Maura Parolini, Matteo Curtoni

Edizione: Bur

Collana: Best Seller

Pagine: 464

Prezzo: 7,90 €

Anno: 2003

Codice ISBN: 988-88-1702-288-0



lunedì 31 gennaio 2011

Il bambino con il pigiama a righe

IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE
di John Boyne


Trama: Caro lettore, 
sebbene di solito ci riserviamo questo spazio per raccontarti una trama o descriverti dei personaggi, per una volta ci prenderemo la libertà di non farlo. Non solo perché il libro che hai fra le mani è molto difficile da definire, ma anche perché siamo convinti che qualunque nostra parola ti priverebbe del sapore della scoperta. Se comincerai a leggere questo libro, infatti, farai un viaggio. Un viaggio con un bambino di nove anni che si chiama Bruno. (Ma questo non è un libro per bambini di nove anni.) E presto o tardi arriverai con lui in un luogo circondato da un recinto. Di luoghi così al mondo ne esistono molti, ma speriamo che tu non ne conosca mai uno.
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Ho volutamente evitato di fare una sintesi del romanzo, e ho preferito riportare quanto scritto sulla quarta di copertina perché concordo con la casa editrice: questo libro va letto e scoperto pagina dopo pagina. Fare questa recensione mi è molto difficile, in parte perché non vorrei svelarvi troppo, ma soprattutto perché questo libro mi ha segnata, nel profondo, come non credevo fosse possibile. Un po' come accade ne La vita è bella di Benigni, in queste pagine la più grande tragedia del XX° secolo ci viene raccontata con delicatezza, senza che questa venga mai palesata in modo chiaro. Tutto quanto è filtrato dagli occhi di un bambino di 9 anni, che ovviamente non è pienamente consapevole di ciò che accade intorno a lui. La forza di questo libro è proprio qui, nella contrapposizione fra ciò che ci viene raccontato, completamente edulcorato e alleggerito da una narrazione semplice e pensata per bambini e ragazzi, e quello che un lettore adulto e consapevole sa. Ogni episodio, ogni avvenimento qui narrato vi riporterà inevitabilmente a quanto studiato sui libri di storia o a quanto visto in decine di documentari. Un romanzo breve, ma di un'intensità tale da colpirvi nel più profondo, perché non è necessario descrivere nel dettaglio quanto avviene al di là di una rete per riaprire una voragine senza fine nella crudeltà umana. Perché, come scrive Boyne, tutto questo è accaduto tanto tempo fa e non dovrebbe accadere più.
Voto: 9 

Citazione: "Quando fu lì, premette la faccia contro il vetro e guardò. E ciò che vide gli fece sgranare gli occhi e spalancare la bocca in una grossa O, ma le braccia rimasero rigide lungo i fianchi perché c'era qualcosa là fuori che gli diede un gran senso di gelo e di incertezza."

Titolo originale: The Boy in the Striped Pyjamas

Traduzione: Patrizia Rossi

Edizione: Bur

Collana: BurExtra

Pagine: 211

Prezzo: 10,00 €

Anno: 2006

Codice ISBN: 978-88-17-02253-8


lunedì 27 dicembre 2010

Cime Tempestose

CIME TEMPESTOSE
di Emily Brontë



"Cime tempestose è come un diamante grezzo, racconta le passioni senza levigarle. C'è qualcosa di selvaggio in questo romanzo." - Caterina Bonvicini

Trama: Il signor Earnshaw, una sera ritornando a casa da un viaggio, porta con sé il piccolo Heathcliff. Lo alleverà e accudirà come fosse un figlio, attirando sul povero orfanello l'antipatia di Hindley e la curiosità di Catherine, i suoi figli legittimi. Alla morte di Earnshaw, Hindley comincerà a trattare Heathcliff come un servo e uno scarto della società. Questi trova però conforto in Catherine di cui si innamora, ma lei gli preferisce il corteggiamento del vicino di casa, Edgar Linton. Heathcliff allora fugge: tornerà dopo 3 anni, arricchito. Catherine è però ormai sposata a Linton, dal quale ha una bambina. Per ripicca Heatcliff sposerà Isabella, sorella di Linton, che maltratterà fino a farla scappare. La furia di Heathcliff però, non si esaurirà mai. 

Giudizio personale: Come è difficile recensire questo romanzo, così forte e intenso come poche altre volte mi era capitato. Mi aspettavo una storia completamente diversa, una sorta di romanzo d'amore strappalacrime pieno di ovvietà. Cime Tempestose non è niente di più diverso. Una storia così fuori dagli schemi che vi entrerà dentro, nel più profondo dell'anima. I personaggi sono veramente unici. Heathcliff, in particolar modo, è diverso da tutti i protagonisti maschili che mi erano capitati tra le mani: un pessimo carattere, atteggiamenti malvagi e crudeli, ma una passione viscerale per Catherine. Il loro è un sentimento atavico, profondo e selvaggio, fuori controllo. A differenza di altri romanzi però, l'amore non rende i suoi protagonisti migliori, anzi....rafforza in loro le passioni, soprattutto in negativo. L'amore di Heathcliff per Catherine lo consumerà fino alla fine, rendendolo vendicativo e malvagio, ma nonostante questo risulterà impossibile detestarlo, perché lui è il personaggio più vero di tutto il romanzo, nel bene e nel male. Gli altri personaggi sono infatti, chi più chi meno, fastidiosi: Edgar è un uomo completamente privo di carattere e, così come la sorella, incatenato ai vizi e ai capricci della sua condizione sociale, Linton (il figlio di Heathcliff) ha la spina dorsale di un lombrico, Cathy (figlia di Edgar) viziata e sempre in preda a repentini cambi d'umore, e persino la governante Nelly, colei che ci racconta la travagliata storia dei suoi padroni, è davvero poco simpatica, sempre pronta ad impicciarsi e a fare la spia. Non nego che in alcune sue parti, ho trovato il libro un po' lento e pesante, ma resta un giudizio estremamente positivo, un romanzo carico di sentimenti e passioni che non può assolutamente mancare nelle vostre librerie.
Voto: 9

Citazione: "E' difficile da spiegare. Ma certo tu hai, tutti hanno l'idea che ci deve essere, fuori di noi, un'esistenza che è ancora la nostra. A che scopo esisterei, se fossi tutta contenuta in me stessa? I miei grandi dolori, in questo mondo, sono stati i dolori di Heathcliff, io li ho tutti indovinati e sentiti fin dal principio. Il mio gran pensiero, nella vita, è lui. Se tutto il resto perisse e lui restasse, io potrei continuare a esistere; ma se tutto il resto durasse e lui fosse annientato, il mondo diverrebbe, per me, qualche cosa di immensamente estraneo: avrei l'impressione di non farne più parte. Il mio amore per Linton è come il fogliame dei boschi: il tempo lo trasformerà, ne sono sicura, come l'inverno trasforma le piante. Ma il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce nascoste e immutabili: dà poca gioia apparente ma è necessario."

Titolo originale: Wuthering Heights

Traduzione: Enrico Piceni

Edizione: Bur

Collana: I Grandi Romanzi

Pagine: 337

Prezzo: 8,20 €

Anno: 1847

Codice ISBN: 978-88-17-15062-0




domenica 31 ottobre 2010

Il Maestro e Margherita

IL MAESTRO E MARGHERITA
di Michail A. Bulgakov


"Questo romanzo non è soltanto figlio del proprio tempo: lo supera da ogni direzione. Non si capisce altrimenti com'è possibile che un libro nato nel grigiore monolitico della Russia stalinista sia una continua esplosione di meraviglie in cui si alternano magia, romanticismo, satira, filosofia e tutti i grandi temi del pensiero occidentale. Il tempo è galantuomo, corrode i busti dei tiranni ma è costretto ad arrestarsi davanti ai capolavori. Rakopisi ne gorjat: I manoscritti non bruciano!" - Nicola Lagioia

Trama: La storia si svolge a Mosca ai primi del Novecento. Nella grigia e cupa capitale russa, immobilizzata da burocrati e dalle maglie del regime stalinista arriva il Diavolo a portare scompiglio. A questo nucleo centrale del romanzo si intrecciano le storie del Maestro, imprigionato in un manicomio e della sua amata Margherita, e di Pilato, protagonista del romanzo che è stato la causa dell'internamento del Maestro.

Il Maestro e Margherita è stato pubblicato per la prima volta nel 1966, a 26 anni di distanza dalla morte dell'autore.

Giudizio personale: 9 Sarò breve nella mia recensione perché dare un giudizio esauriente in merito a questo libro è assai difficile, e potrebbe inoltre essere ripetitivo, in considerazione del fatto che a proposito de Il Maestro e Margherita è già stato detto tutto, e sicuramente meglio di quanto non possa fare la sottoscritta. Inizierò con un semplice aggettivo: Geniale! Sì, questo romanzo è davvero geniale. Coinvolgente, ironico e irriverente. I personaggi sono fantastici, descritti meravigliosamente e soprattutto unici. Indubbiamente è un libro un po' impegnativo (ho impiegato oltre 2 settimane per terminarlo), i personaggi sono molteplici, lo stile è accattivante ma a volte può risultare forse pesante. Il consiglio che vi posso dare è di prendervi tutto il vostro tempo, e gustarvi questo capolavoro della letteratura russa. Un romanzo davvero unico nel suo genere.

Citazione: "I fiori spiccavano violentemente sul suo soprabito nero. Aveva dei fiori gialli. Brutto colore. Sbucò da via Tverskaja in un vicolo e qui si voltò. Lei conosce via Tverskaja? Ci passavano migliaia di persone, ma io le assicuro che lei vide me solo e mi guardava non si può dire inquieta ma addirittura in modo morboso. E lei mi colpì non tanto per la sua bellezza, quanto per il senso di solitudine insolito, mai visto, che c'era nei suoi occhi."


Titolo originale: ΜΑСТEP И МΑPГΑИТΑ


Traduzione: Milly De Monticelli


Edizione: Bur


Pagine: 481


Prezzo: 8,00 €


Anno: 1966





martedì 5 ottobre 2010

Volare alto

IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTON
di Richard Bach


"E' buffo. Quei gabbiani che non hanno una meta ideale e che viaggiano solo per viaggiare, non arrivano da nessuna parte, e vanno piano. Quelli invece che aspirano alla perfezione, anche senza intraprendere alcun viaggio, arrivano dovunque, e in un baleno."

Trama: Jonathan è un giovane gabbiano molto diverso dai suoi compagni. E' ambizioso, anticonformista e soprattutto desideroso di imparare e migliorare sempre se stesso. Lui non si accontenta di volare basso, quanto gli basta per procurarsi il cibo. Lui anela alla perfezione, a volare sempre più in alto, anche quando il suo Stormo lo esilia e lo abbandona a se stesso perché lo considera un diverso e una vergogna per il resto del gruppo. Sarà allora, che Jonathan farà l'incontro che gli cambierà la vita e che gli permetterà di volare ancora più alto.

Giudizio personale: 8,5 Molto bello e coinvolgente. Amo molto i romanzi il cui protagonista è qualcuno che va controcorrente, e questo gabbiano mi è entrato subito nel cuore. La sua voglia di crescere, di imparare e di non porsi limiti mi ha stregata. Jonathan non molla mai, nonostante l'esilio, nonostante gli innumerevoli errori nella pratica del volo, continua nel suo viaggio verso la perfezione e, quando ormai è considerato una sorta di Dio dallo Stormo che lo ha accolto, decide umilmente di fare un passo indietro per potere aiutare altri gabbiani che, come lui in passato, sono considerati dei reietti. Una bella fiaba di formazione, ben scritta, dallo stile semplice eppure trascinante. Vi consiglio di gustarvelo, di prendervi un paio di serata e leggerlo con calma e non tutto d'un fiato (anche perché vista l'esuguità delle pagine lo finireste in un'ora), e assaporarne la poesia.

Citazione: "Raggiungerai il paradiso, allora, quando avrai raggiunto la velocità perfetta. Il che non significa mille miglia all'ora, né un milione di miglia, e neanche vuol dire volare alla velocità della luce. Perché qualsiasi numero, vedi, è un limite, mentre la perfezione non ha limiti. Velocità perfetta, figlio mio, vuol dire solo esserci, esser là."

Titolo originale: Jonathan Livingston Seagull

Traduzione: Pier Francesco Paolini

Edizione: Bur

Pagine: 103

Prezzo: 9,90 €

Anno: 1970



lunedì 15 marzo 2010

Deludente

L'OMBRA DI EDGAR
di Matthew Pearl

"Un'avvincente detective story basata su accurate ricerche storiche. Un libro che fa rivivere la Baltimora del XIX secolo e lo spirito di Poe." - The Washington Post - 

Trama: Protagonista di questo romanzo è Quentin Clark, giovane e brillante avvocato della Baltimora di metà ottocento. Socio di uno studio legale ben avviato, prossimo al matrimonio con una bellissima e ricca ragazza, sembra che il futuro che gli si prospetta sia più che roseo, fino a quando si imbatte fortuitamente in uno strano e particolarmente triste funerale. Scoprirà in seguito di aver inavvertitamente assistito al rito funebre del poeta e scrittore Edgar A. Poe, di cui è fervido ammiratore. Le voci e i pettegolezzi che ben presto si spargono per le vie della città sulle circostanze che hanno portato Poe alla morte spingono Quentin ad indagare su cose sia realmente accaduto nelle ultime ore di vita dello scrittore. Non sa che queste indagini lo trascineranno in un vortice di misteri e ricatti.

Giudizio personale: 5 Avendo particolarmente amato "Il Circolo Dante", mi aspettavo grandi cose da questo romanzo, ma purtroppo ne sono rimasta delusa. L'idea alla base del libro è molto buona ed interessante, ma a dispetto da quanto asserito dal Washington Post, questo romanzo è tutt'altro che avvincente. Narrazione piatta, prolissa e a tratti molto noisosa, senza veri colpi di scena che catturino l'attenzione del lettore. Aggiungo anche che 500 pagine sono davvero troppe, ne sarebbero bastate 300. Ottime invece le descrizioni della Baltimora ottocentesca. Peccato, sarebbe bastato un po' più di ritmo per rendere il romanzo più accattivante.

Citazione: "In qualunque parte del mondo vi rechiate, troverete lo stesso modesto numero di specie d'avvocato, come un naturalista trova erbe ed erbacce in ogni regione. Il primo tipo di avvocati considera le complessità delle norme legali come idoli, oggetti degni di venerazione profonda e incrollabile. Esiste però un'altra classe di avvocati, una classe carnivora che caccia le sue prede fra la prima varietà e che, invece, vede nelle norme il principale intralcio al successo."

Titolo originale: The Poe shadow

Traduzione: Roberta Zuppet

Edizione: BUR

Pagine: 514

Prezzo: 9,80 €

Anno: 2006




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