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mercoledì 15 gennaio 2014

E liberaci dal padre


Titolo: E liberaci dal padre
Autrice: Elizabeth George
Titolo originale: A great deliverance
Traduzione: Laura Battaglia, Monica Mazzanti
Editore: TEA
Collana: Teadue
Pagine: 387
Prezzo: 8,60 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 1988
Anno 1ª edizione italiana: 1989 (Sonzogno)
Genere: giallo
Codice ISBN: 978-88-502-0163-1


Trama: Un cadavere decapitato, un'ascia insanguinata e un'ammissione sconcertante: «Sono stata io. Non me ne pento». Questi gli elementi dell'omicidio di William Teys, un contadino di Keldale, nello Yorkshire, e tutti puntano verso la figlia di Teys, Roberta, una ragazza introversa e complessata che, dopo essersi dichiarata colpevole, si è chiusa in un silenzio impenetrabile. Eppure nessuno, nel villaggio, può credere a un'apparente verità così mostruosa e inquietante, tanto che padre Hart, il parroco della comunità, si reca a Londra per chiedere a Scotland Yard che venga fatta piena luce sul delitto. Una richiesta insolita, che tuttavia il commissario capo accoglie volentieri perché è l'occasione che aspettava per mettere alla prova una coppia di investigatori del tutto inedita: l'ispettore Lynley e il sergente Barbara Havers…
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Ho letto questo romanzo lo scorso anno, ma non potevo non parlarvene perché E liberaci dal padre merita davvero.
L'azione si svolge in un piccolo paese dello Yorkshire, Keldale, dove William Teys, contadino amato da tutti, viene ucciso in maniera brutale. La polizia cittadina ha già arrestato Roberta, secondogenita di Teys, trovata accanto al cadavere del padre. Dopo aver confessato l'omicidio però si è chiusa in un silenzio invalicabile. La comunità è sconvolta e il parroco, convinto dell'innocenza di Roberta, chiede a Scotland Yard di indagare più a fondo. È così che l'ispettore Lynley e il sergente Barbara Havers approdano a Keldale per fare un po' di chiarezza su questo macabro delitto. Ma quello che stanno per scoprire è un buco nero di dolore e disperazione. È stata davvero Roberta? E cosa può aver scatenato una tale violenza in una ragazza altrimenti pacata e tranquilla?
E liberaci dal padre è davvero un ottimo romanzo d'esordio (e il primo della lunga serie dedicata alle indagini dell'ispettore Lynley). La cosa che più colpisce è la caratterizzazione dei personaggi: eccellente. I due protagonisti sono diversissimi fra loro. Lynley è il poliziotto di bell'aspetto, elegante e raffinato, molto ricco, di buonissima famiglia e con la reputazione del Casanova. Barbara è l'esatto opposto: imbranata, bruttina e sciatta e dalla carriera altalenante. Ma grattando la superficie escono due personaggi molto più complessi. Se all'inizio viene quasi spontaneo solidarizzare con la Havers, anche per via di una situazione familiare tutt'altro che serena, alla lunga questa naturale simpatia per lei vacilla. Non puoi non volerle bene, ma a volte la detesti, perché questo atteggiamento perenne da "ce l'hanno tutti con me" diventa insopportabile e tu vorresti metterla all'angola e dirle, molto banalmente, "Datti una svegliata! Smettila di crogiolarti nel tuo dolore e fa qualcosa per cambiare la tua vita!". Lynley ottiene invece il risultato opposto e finisci col renderti conto di quanto l'apparenza possa ingannare, perché basta una frase mal interpretata o un'idea sbagliata ormai radicata in noi per giudicare male un uomo che invece merita più rispetto di quanto si pensi.
La trama è ben costruita e colpisce per l'intensità e per la narrazione quasi impeccabile. Un intreccio di segreti, bugie e storie inconfessabili che trascina il lettore fino al finale che lascia senza parole. Forse non brilla per originalità, ma è romanzo scritto più di 20 anni fa, e sono sicura che all'epoca abbia lasciato molti lettori davvero davvero senza fiato.
Una piccola menzione anche per l'ambientazione: eccezionale. Le descrizione dei paesaggi che fanno da sfondo a questa storia sono meravigliose e talmente coinvolgenti che se chiudete gli occhi vi sembrerà di essere nello Yorkshire insieme a Barbara e Lynley.
Voto: 7,5

Consigliato: agli amanti dei gialli psicologici e agli appassionati dello stile british.

Buona Lettura!

venerdì 18 maggio 2012

Ricorda Maggie Rose


Titolo: Ricorda Maggie Rose
Autore: James Patterson
Titolo originale: Along Came a Spider
Traduzione: Franco Ferrario, Maria Barbara Piccioli
Editore: TEA
Collana: TeaDue
Pagine: 392
Prezzo: 8,60 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 1992
Anno 1ª edizione italiana: 1993 (Sonzogno)
Genere: Thriller
Codice ISBN: 978-88-502-0292-8


Trama: Gary Soneji è un tranquillo insegnante di matematica di una scuola di Washington. I colleghi lo stimano, i ragazzi lo adorano. Almeno fino al giorno in cui scompare, e con lui scompaiono Maggie Rose, figlia di una star del cinema, e Michael Goldberg, figlio del ministro del Tesoro. Tutta la città è incredula, sconcertata, e ignora che non si tratta nemmeno della prima «impresa» di Soneji. Un caso micidiale per Alex Cross, detective con una laurea in psicologia, affiancato questa volta da Jezzie Flanagan, abile e bellissima agente dei Servizi. Tra i due scocca una scintilla e Cross lascia che le questioni personali si avvicinino pericolosamente a un caso già abbastanza pericoloso e coinvolgente. La strada per arrivare a Soneji sarà irta di ostacoli ed entrare nella mente di uno psicopatico non sarà l’unica sfida per Alex Cross. Perché al varco lo attende qualcosa di ben più spaventoso, qualcosa che mira al suo cuore e a quello della sua famiglia... 
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Statistiche alla mano, James Patterson è lo scrittore di thriller più venduto nel mondo, uno tra i pochi a potersi permettere il lusso di campare di scrittura, incassando milioni di bei dollaroni dalla vendita dei suoi romanzi. "E per essere il più venduto dovrà necessariamente avere qualcosa di particolare, i suoi libri dovranno essere eccezionali" ho pensato, altrimenti come si spiegherebbe un tale successo... Così, memore delle due trasposizioni cinematografiche basate sul personaggio di Alex Cross che ho molto apprezzato, ho ricostruito la cronologia delle sue opere e sono approdata a questo Ricorda Maggie Rose carica di aspettative. Peccato che questo romanzo sia semplicemente carino, nulla di più. Sì, sono delusa. Ammetto che in parte la mia delusione potrebbe derivare dall'aver visto diverse volte Nella morsa del ragno (il film tratto da questo libro) e quindi dall'aver smontato anticipatamente alcuni colpi di scena, ma libro e film sono terribilmente diversi e credo, infine, che la visione del film abbia inciso in maniera marginale. Ma veniamo al dunque. Questo è il primo romanzo in cui fa la sua apparizione il detective Alex Cross. Trentottenne, afroamericano, psicologo e investigatore della polizia di Washington, Cross viene sollevato da un'indagine a cui tiene molto, una serie di omicidi nei quartieri poveri della capitale, e affidato a un caso ad alto profilo: il rapimento di Maggie Rose, figlia di una famosissima attrice, e di Michael Goldberg, figlio del ministro del Tesoro. I due bambini sono stati rapiti dalla loro scuola, sotto gli occhi di insegnanti e agenti di guardia. A compiere l'insano gesto è stato, niente meno, l'insospettabile professore di matematica, Gary Soneji, amato e ben voluto da tutta la scuola. Soneji è un uomo scaltro, molto abile ed estremamente pericoloso, e ritrovare i bambini ancora in vita diventa una corsa contro il tempo. Gli imprevisti sono dietro l'angolo, e una serie di colpi di scena metterà in serio pericolo la vita di Alex e della sua famiglia. 
La trama ha indubbiamente dei punti di forza, come ad esempio il protagonista, Alex, e la sua nemesi, Soneji. Lo sviluppo di questi personaggi mi è piaciuto molto, soprattutto il rapporto che si viene a creare tra i due, sempre in bilico tra verità e menzogna. Ben strutturato, davvero. Il romanzo presenta però dei punti deboli non da poco, delle voragini nella struttura  dell'intreccio. A volte la narrazione va in stallo, rallenta dilungandosi in descrizioni a volte superflue, o rimarcando concetti già più volte espressi, col rischio di diventare ripetitiva. Ma in assoluto la cosa che più mia ha disturbato, se così si può dire, è stata l'assurda (perché tale è) storia d'amore fra Alex e Jezzie: inutile quanto prevedibile perché, diciamolo, nel momento stesso in cui i due si incontrano la prima volta sai già come andrà a finire. Questi cliché triti e ritriti sono banali e noiosi. Oltretutto questa liaison va a rendere poco credibile un personaggio che invece sarebbe stato molto buono, quello di Alex appunto. Insomma hai costruito un protagonista tutto d'un pezzo, carismatico, sempre dalla parte dei più deboli, che capisce e smaschera le persone al volo e poi lo trasformi in un rincitrullito che anche messo davanti all'evidenza dei fatti rimane perplesso, o sembra non voler rassegnarsi ad aver commesso un errore madornale? Con questa scelta, caro James, hai perso mille punti.
Posso comunque dire che è una lettura piacevole, leggera e nel complesso scorrevole, che riserva diverse soppresse degne di nota, ma onestamente mi aspettavo qualcosa di molto stupefacente e mi sono ritrovata con un romanzo discreto. Peccato. Voglio comunque dare un altra possibilità a Patterson, credo che Alex Cross abbia molto altro da dire.
Piccola postilla: perché, mi chiedo, è così in voga tra i traduttori italiani stravolgere il titolo originale di un libro? È già da un po' che ci faccio caso e onestamente non riesco a trovare una risposta. Che senso ha? Qual è l'utilità di cambiare completamente il senso del titolo? Along came a spider diventa Ricorda Maggie Rose, che passaggio mentale è stato affrontato per arrivare a un simile cambiamento? Ai posteri l'ardua sentenza.
Voto: 6

Colonna sonora: Missing degli Everything but the Girl
Consigliato: a chi cerca una lettura leggera e poco impegnativa, a chi non ha visto il film Nella morsa del ragno e a chi vuol sapere come sono cominciate le avventure di Alex Cross

Buona Lettura!

lunedì 19 marzo 2012

La ragazza delle arance


Titolo: La ragazza delle arance
Autore: Jostein Gaarder
Titolo originale: Appelsinpiken
Traduzione: Lucia Barni
Editore: TEA
Collana: Teadue
Pagine: 193
Prezzo: 8,60 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 2003
Anno 1ª edizione italiana: 2004
Genere: narrativa
Codice ISBN: 978-88-502-1457-0


Trama: Georg Røed ha quindici anni e conduce una vita tranquilla. Un giorno trova una lettera che suo padre Jan gli aveva scritto prima di morire – quando Georg era ancora molto piccolo – e che aveva poi nascosto nella fodera del passeggino, affinché il figlio la potesse trovare una volta grande. In questa lettera il padre racconta la storia della "Ragazza delle arance", da lui incontrata per caso su un tram di Oslo. Una storia misteriosa, fatta di molti sguardi e pochissime parole al quale Georg si appassiona immediatamente e che sembra riguardarlo sempre più da vicino. Un film quasi muto che Jostein Gaarder, a poco a poco, fa parlare con una musica lieve, quasi una fantasia tra memoria e presente in cui le voci del padre e del figlio finiscono con l’intrecciarsi a creare un’unica riflessione sul valore dell’esistenza umana e sulla sua bellezza. 
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Questa lettura è stata decisamente un'altalena di emozioni, tuttavia sono un po' indecisa sul mio giudizio finale, anche perché non è stata affatto una lettura facile per me. La storia di Georg è sicuramente densa di sentimenti ed emozioni contrastanti. Pensate come ci si possa sentire a 15 anni, nel pieno della giovinezza e degli sbalzi d'umore tipici di quell'età, a stringere fra le mani una lunghissima lettera che tuo padre, morto da undici anni, ha scritto per te e ritrovata solo ora. Così inizia questo romanzo, con un ragazzino che non ha mai potuto davvero conoscere il padre perché aveva solo quattro anni quando il destino crudele l'ha portato via, e che stringe fra le mani un fascio di carte in cui è racchiusa una storia straordinaria e dolorosa allo stesso tempo. Una sorta di testamento spirituale che Jan Olav scrive per il figlio con il desiderio di lasciare qualcosa di sé stesso a questo bambino in cui, un giorno, il ricordo del padre potrebbe essere così flebile e inconsistente da rendere la sua figura solo un alone sfuocato. Ed è esattamente quello che sta succedendo quando la lettere viene trovato. In quelle righe Jan racconta di come, molti anni prima, fece un incontro destinato a cambiargli la vita: su un tram i suoi occhi incrociano quelli di una ragazza, "la ragazza delle arance", e questo basta per far scattare la scintilla. Da qui parte la descrizione di una storia d'amore fuori dalle righe, atipica e coinvolgente che trascina il lettore incuriosendolo pagina dopo pagina. Questo forte desiderio di condivisione di Jan è molto emozionante e commovente, e la reazione di Georg è dolcissima e toccante, soprattutto in alcuni passaggi del romanzo, quando si accorge finalmente delle tante caratteristiche in comune con il padre. Non è facile per un adolescente che è cresciuto con i ricordi che gli altri hanno di suo padre poter crearne di propri. È una storia di dolore e sul dolore causato da una perdita così grande, ma è anche e soprattutto una storia d'amore: amore verso un figlio, amore verso una ragazza. Rimane però un aspetto del romanzo (che non voglio svelarvi per non rovinarvi la lettura) che mi ha lasciata un po' perplessa. Alla fine della sua lettera, Jan pone una domanda a Georg, una domanda molto forte e importante alla quale lo stesso Jan ha cercato di dare una risposta. Ecco, la risposta che Jan si dà mi ha lasciato quasi basita, non mi aspettavo, dopo una lettera così bella, una risposta di quel tipo. Per questo resto un po' indecisa nella mia valutazione, perché quella domanda non è secondaria ma fondamentale per il fulcro del romanzo e una tale risposta mi ha fatto storcere il naso, pur essendo assolutamente comprensibile e per certi versi anche condivisibile. Se lo avete letto mi farebbe molto piacere sapere come la pensate a questo proposito.
In conclusione è stata una piacevole lettura, di quelle che comunque lasciano il segno.
Voto: 7

Citazione: Non sei venuto fin qui a Siviglia per incontrare una "ragazza". Avresti fatto tanta fatica per niente, perché l'Europa brulica di ragazze. Ma sei venuto per trovare me. E di me ce n'è una sola. Neanch'io ho mandato una cartolina a "un uomo" a Oslo. L'ho mandata a te.

Colonna sonora: Father and Son di Cat Stevens
Consigliato: a chi vuole riconciliarsi con la vita, a padri e figli e figlie

Buona Lettura!

venerdì 13 gennaio 2012

Il club dei filosofi dilettanti


Titolo: Il club dei filosofi dilettanti
Autore: Alexander McCall Smith
Titolo originale: The Sunday Philosophy Club
Traduzione: Giovanni Garbellini
Editore: TEA
Collana: TeaDue
Pagine: 263
Prezzo: 8,60 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 2004
Anno 1ª edizione italiana: 2006
Genere: giallo, narrativa scozzese
Codice ISBN: 978-88-502-1373-3


Trama: Per la colta e raffinata Isabel Dalhousie, fondatrice del Club dei filosofi dilettanti di Edimburgo, una serata all'opera è sempre un momento di riposo e di serenità. Ma quando un giorno, al termine di una rappresentazione, vede un giovane precipitare giù dal loggione, intuisce che quella caduta non è affatto accidentale, come la polizia vorrebbe far credere. Dotata di grande sensibilità e di senso morale, Isabel da perspicace filosofa si trasforma immediatamente in investigatrice. Aiutata dalle persone a lei più care - Cat, l'adorata nipote, Jamie, l'affascinante ex fidanzato di Cat e Grace, la fedele governante -, Isabel indaga e scopre che dietro le suggestive atmosfere e gli splendidi paesaggi urbani di Edimburgo si celano tensioni e appetiti, tanto voraci quanto immorali...
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Prima esperienza con Alexander McCall Smith e, se devo essere sincera, ne esco piuttosto perplessa. Non posso dirmi completamente insoddisfatta, ma ritengo che questo romanzo abbia diversi punti deboli, uno su tutti il finale. Ma prima di arrivare alle ultime pagine di questo libro, su cui mi dilungherò più avanti, ci sono molte altre cose di cui parlare. La protagonista di questa storia è Isabel Dalhousie, affascinante donna di mezza età responsabile della "Rivista di etica applicata" nonché presidentessa del Club dei filosofi dilettanti. Una sera, al termine di un concerto di musica sinfonica alla Usher All, assiste alla morte di un ragazzo, che precipita da un loggione proprio davanti ai suoi occhi. Questo episodio la turberà oltre misura, fino quasi a diventare un'ossessione e, in seguito a una serie di incontri casuali, Isabel decide di fare luce su questa morte che la polizia sembra voler catalogare come suicidio. Così la nostra protagonista, un po' Miss Marple un po' Jessica Fletcher, mettendo il naso in affari molto delicati, riesce a ricostruire l'esatta dinamica dei fatti. Isabel è un personaggio molto particolare (ancora non ho capito se mi piace): estremamente brillante, intelligente e in possesso di un bagaglio culturale invidiabile, a tratti diventa di difficile sopportazione per via delle continue intromissioni nella vita della nipote. È quantomeno singolare che un'accanita sostenitrice dell'etica e della filosofia sia così curiosa ed invadente, seppur ogni sua intrusione sia frutto dell'affetto che prova per Cat o nata dal desiderio di trovare risposte sensate per una morte così assurda. Non so perché, ma Isabel mi ricorda la professoressa Roberta de Monticelli: non chiedetemi da dove arrivi questa mia pazza similitudine, ma già dopo poche pagine nella mia mente è scattata questa strana associazione. Ma torniamo al romanzo, di cui un punto forte è sicuramente l'ambientazione: c'è tanta Scozia in questo libro, una Scozia spesso sconosciuta ai più, una Scozia ricca di artisti e filosofi, una Scozia che sembra quasi essersi fermata nel tempo. Spesso durante la lettura ho avuto la sensazione di avere per le mani un romanzo ambientato a cavallo fra '800 e '900, grazie a uno stile d'altri tempi e alla quasi totale mancanza di riferimenti temporali e alla tecnologia: nessuna ossessione per super gadget informatici che vanno tanto di modo, nessuna marca in bella mostra (cosa che detesto e che sempre più spesso mi capita di trovare nei "super best sellers"), quasi un romanzo anacronistico, fuori dal tempo e dallo spazio. Purtroppo però non sempre lo stile narrativo di McCall Smith solletica il lettore, in alcune passaggi anzi lo infastidisce. Il romanzo infatti è a tratti prolisso a causa delle continue divagazioni ed elucubrazioni mentali della protagonista, la quale, in ottemperanza al suo titolo di filosofa, parte da un minuscolo problema e ne fa un caso accademico, tirando in ballo perfino Kant. Ora, questo giochino è carino e interessante all'inizio, ma quando per ogni minima questione ci si ritrova con un panegirico filosofico senza fine si corre il rischio di perdere il filo logico del romanzo. Un punto a suo favore l'autore lo segna con un particolare sottotesto erotico, nemmeno tanto velato, che caratterizza spesso e volentieri i pensieri di Isabel, e che se non altro offre una variante divertente e insolita alla sua altrimenti troppo rigida e inflessibile visione della vita. Il finale però è stata una grandissima delusione, non tanto per chi incarna il colpevole, quanto per come Isabel decide di gestire la sua scoperta. Vi assicuro che le ultime due pagine mi hanno lasciata interdetta, senza parole. Ho chiuso il libro con l'amaro in bocca: insomma, dopo tutte queste belle parole sull'onestà e la morale finisce così? No, davvero non ci siamo. O forse sono io a essere abituata male, con tutti i thriller americani che leggo. Mi concederò un'altra avventura di Isabel Dalhousie per capire meglio come la penso su questo autore.
Voto: 6 meno meno


Citazione: "A questo serviva l'educazione, a evitare le frizioni tra le persone, regolando i termini dell'incontro con gli altri. Se ambo le parti in causa sapevano cosa avrebbe dovuto fare l'altro, era improbabile che si arrivasse a uno scontro. E funzionava a ogni livello, dalle minime interazioni tra due persone ai rapporti tra le nazioni. Il diritto internazionale, in fin dei conti, non era che un galateo su larga scala."


Colonna sonora: Scarborough Fair di Simon & Garfunkel
Consigliato: se siete il tipo di persone che ama intromettersi nella vita altrui (a fin di bene però)


Buona Lettura!

giovedì 25 agosto 2011

Jane e la disgrazia di Lady Scargrave



Titolo: Jane e la disgrazia di Lady Scargrave
Autore: Stephanie Barron
Titolo originale: Jane and the Unpleasantness at Scargrave Manor
Traduzione: Alessandro Zabini
Editore: TEA
Collana: Narrativa TEA
Pagine: 314
Prezzo: 10,00 €
Formato: Brossura
Anno 1a edizione originale: 1996
Anno 1a edizione italiana: 2008
Genere: Narrativa NordAmericana
Codice ISBN: 978-88-502-1766-3

Intrecci avvincenti, colpi di scena trascinanti, ricostruzioni storiche fedeli e una protagonista d'eccezione.

Trama: In visita presso l'amica, la bellissima e giovane Isobel Payne, Contessa di Scargrave, Jane Austen è testimone di una tragedia: il Conte Frederick, marito di Isobel, colto da improvviso e inspiegabile malore, muore in poche ore. La scomparsa prematura del marito, dopo tre soli mesi di matrimonio, getta la povera Isobel nella più cupa disperazione. Tuttavia la vedova scopre ben presto che non si tratta che dell'inizio delle sue disgrazie: di li a breve infatti una misteriosa missiva la raggiunge, nella quale sono contenute oscure minacce e la duplice accusa di omicidio e di adulterio. Terrorizzata, Isobel invoca l'aiuto di Jane, la sola di cui si può fidare, ma soprattutto l'unica, tra i presenti al castello nella notte della tragedia, che non tragga alcun vantaggio dalla morte di Lord Scargrave. Contando sulle sue ben note doti di comprensione dell'animo umano, Jane si trova così coinvolta in una pericolosa indagine che la porterà a varcare nientemeno che i cancelli della prigione di Newgate e persino la soglia della Camera dei Lords, arrivando a mettere a repentaglio la sua stessa vita.
(dal risvolto di copertina) 

Giudizio personale: E' cosa universalmente riconosciuta che Jane Austen è materiale da maneggiare con molta cura, e come ho già scritto per la Aidan e la Bebris, nell'avvicinarmi all'opera di questa autrice ero molto più che timorosa. Rinfrancata dalle recensioni più che positive di Sylvia (di cui mi fido ciecamente) ho iniziato questa lettura piena di aspettative: aspettative ampiamente soddisfatte.
A differenza delle già citate Aidan e Bebris, la Barron non approfondisce le storie dei personaggi nati dalla meravigliosa immaginazione austeniana, né tantomeno ne continua le gesta; crea invece una serie di romanzi la cui protagonista è la stessa Jane Austen. Per farlo parte da un artificio tanto semplice quanto efficace ossia il ritrovamento di una serie di diari appartenuti alla Austen e arrivati, grazie a mirabolanti intrecci famigliari, nel seminterrato di una meravigliosa residenza sulle coste dell'Atlantico, appartenente ad amici della Barron. Questo stratagemma permette all'autrice di ricreare alla perfezione l'astmosfera tipica dei romanzi austeniani senza peraltro scimmiotarne lo stile. La Jane che ritroviamo fra queste pagine è esattamente come l'ho sempre immaginata: una donna estremamente intelligente, consapevole dei propri limiti (siano essi caratteriali, estetici o finanziari) e dei propri punti di forza, una donna acuta, ironica, forte e allo stesso tempo non priva di debolezze, e soprattutto simile sotto molteplici aspetti a quello che senza ombra di dubbio è il suo personaggio più famoso: Elizabeth Bennet.
La storia inizia con la morte, almeno in apparenza accidentale, di Lord Scargrave, da pochi mesi marito di Isobel Payne. Distrutta dal dolore e ancor più dall'infamante accusa di aver assassinato il consorte, Isobel chiede l'aiuto di Jane, unica persona di cui si fida e che sembra nutrire del sincero affetto nei suoi confronti. Da qui parte un intreccio direi quasi perfetto, dove le usanze e le atmosfere dell'Inghilterra di inizio ottocento sono brillantemente descritte e fanno da cornice ad un giallo in stile classico dall'ingranaggio ottimamente riuscito. I dettagli e gli indizi disseminati per il romanzo aiuteranno la nostra Jane a venire a capo di un arcano fatto di segreti e tradimenti, i cui protagonisti sono ben caratterizzati e strizzano l'occhio a diversi personaggi di austeniana memoria. La nostra eroina riuscirà a mettere insieme tutti i pezzi di un puzzle molto complesso, in una sorta di Signora del Giallo ante litteram.
Ad accompagnare il tutto ci sono numerose note a piè pagine utilissime per capire meglio alcuni dettagli biografici della Austen e ancor di più a definire in maniera chiara e comprensiva svariati particolari delle usanze dell'epoca Regency.
Per un più dettagliato giudizio aspetterò di aver letto almeno un altro paio di libri della serie, che se non sbaglio è costituita da ben 11 romanzi, sei dei quali editi in Italia dalla case editrice TEA.
Voto: 8,5

Citazione: "L'esperienza mi insegna che le amicizie sono come la moda femminile, Miss Austen: vanno e vengono con le stagioni e raramente sono di stoffa tanto robusta da resistere all'usura."

Colonna sonora: Divenire di Ludovico Einaudi
Consigliato: alle amanti della cara Zia Jane e a coloro che voglio gustarsi un buon giallo in stile classico
Istruzioni per l'uso: l'ideale sarebbe leggere questa delizia gustandosi una bella tazza di tè bollente, ma visto la canicola di questi giorni ve lo sconsiglio vivamente meglio un tè freddo!

Buona Lettura!

martedì 5 luglio 2011

Sospetto e sentimento





Titolo: Sospetto e sentimento    
o: Lo specchio misterioso
Autore: Carrie Bebris
Titolo originale: Suspence and sensibility
Or, First Impressions Revisited
Traduzione: Alessandro Zabini
Editore: TEA
Collana: Narrativa TEA
Pagine: 278
Prezzo: 10,00 €
Formato: brossura
Anno 1ᵃ edizione originale: 2005
Anno 1ᵃ edizione originale: 2008
Genere: mistery novel, giallo, fantasy
Codice ISBN: 978-88-502-1511-9






Trama: Sono passati pochi mesi dal loro matrimonio, e i coniugi Darcy stanno felicemente passando la loro luna di miele nell'incanto di Pemberley. Il tempo per la pace e la solitudine della campagna è destinato a concludersi quando Elizabeth e Darcy decidono di partire per Londra dove, in compagnia di Kitty e Georgiana, affronteranno la stagione al fine di trovare un marito alle giovani dame. Kitty, la più incline ad un matrimonio nel breve periodo, si invaghisce di Harry Dashwood, gentiluomo di buona famiglia e ottima reputazione. Annunciato il fidanzamento nonostante la contrarietà di Fanny Dashwood, i due neo fidanzati sembrano destinati alla felicità: eppure qualcosa sembra turbare Harry che comincia a comportarsi in modo molto strano. Ben presto l'atteggiamento sempre più disdicevole del promesso sposo farà aumentare i pettegolezzi del ton fino a mettere a repentaglio definitivamente la reputazione del giovane. Ma cosa può avere causato un tale e radicale cambiamento?

Giudizio personale: Questo è il secondo volume della saga dedicata alle indagini di Mr. e Mrs. Darcy, sempre più indaffarati a sbrogliare misteri. Decisamente migliore del precedente, come il titolo suggerisce questo romanzo è un omaggio ad un altro capolavoro austeniano: Ragione e sentimento. Fanno infatti la loro comparsa nell'intreccio narrativo alcuni dei personaggi del celeberrimo romanzo: Harry Dashwood non è altri che il figlio di John Dashwood e Fanny Ferrars, nonché nipote di Elinor e Marianne. Questo escamotage letterario ci permette di assistere all'incontro tra la tanto amata Lizzie ed Elinor, incontro che ho trovato eccellente. Ho sempre pensato che queste due eroine sarebbero state ben assortite insieme e in questo romanzo ho visto realizzate le mie fantasie da Janeite. Ed esattamente come avevo detestato Fanny Dashwood e Lucy Steel nell'originale della Austen, anche in questo caso queste due vipere sono davvero insopportabili, pettegole e superficiali, sempre pronte ad anteporre il loro benessere a chiunque e a qualsiasi costo. I personaggi sono nel complesso meglio caratterizzati rispetto al primo volume della saga, più coinvolgenti e le schermaglie fra Darcy e Lizzie poi sono sempre divertenti. L'unico personaggio un po' trascurato è quello di Georgiana, che rimane sempre in disparte. Anche la trama e l'intreccio segnano un deciso miglioramento mentre lo stile narrativo rimane lontano anni luce dalla maestria austeniana. La storia, in bilico fra il giallo e il fantasy, è ben strutturata anche se prima di arrivare ad una svolta decisiva occore attendere un numero considerevole di pagine. E' nel complesso una lettura molto piacevole e che permette agli amanti di Orgoglio e Pregiudizio di continuare a sognare attraverso le avventure investigative dei suoi protagonisti, perfetta per le incombenti vacanze estive.
Voto: 8

Colonna sonora: Boadicea di Enya
Consigliato a: agli amanti dei romanzi della Austen, agli appassionati del genere rosa a tinte fantasy, a chi ama leggere sotto l'ombrellone
Istruzioni per l'uso: da consumarsi con una buona tazza di tè


Buona Lettura!

venerdì 22 aprile 2011

Se solo fosse vero

SE SOLO FOSSE VERO
di Marc Levy


La storia d'amore che ha fatto sognare tutto il mondo.

Trama: Lei: Laureen, trentenne, medico presso il San Francisco Memorial Hospital. Lui: Arthur, trentenne, architetto affascinante e appassionato. Il loro primo incontro è qualcosa di assolutamente unico, perché Laureen è un fantasma, o comunque qualcosa che gli assomiglia molto. In coma da diversi mesi, il suo "spirito" vive al di fuori del suo corpo immobile in un letto d'ospedale, e in quello che fu il suo appartamento fa la conoscenza di Arthur, il nuovo inquilino. Una volta appurato di non essere improvvisamente impazzito, Arthur prenderà a cuore la storia di Laureen e fra loro nascerà un legame molto profondo. Ma come può esserci amore tra un uomo e un fantasma?

Giudizio personale: Premetto subito di non essere un'amante dei romanzi d'amore, di quelle storie assurde i cui protagonisti maschili sono assolutamente inverosimili, al limite della fantascienza (perché onestamente di uomini così non ne fanno più, hanno buttato lo stampino) o in cui ci si trova davanti situazioni smielate prossime a provocare un attacco diabetico. Questo libro fortunatamente non è così. Perdonate la digressione, e veniamo subito a questo romanzo che ho trovato veramente delizioso ed emozionante seppur assolutamente irreale. La storia ha un inizio molto divertente ed ironico, perché quando Arthur e Laureen si incontrano la prima volta è tutto in bilico fra pazzia e realtà: lui, convinto di trovarsi vittima di uno scherzo del suo socio in affari, cerca dapprima di liberarsi della presenza di Laureen, poi la crede una pazza fuggita da un manicomio, e tutto questo ci viene raccontato in maniera sublime; io ho avuto grosse difficoltà a trattenere svariati sorrisi, anche perché ho letto il libro in treno e gli altri passeggeri mi lanciavano occhiatacce perplesse, ma tant'è. Il romanzo poi prende una piega decisamente toccante, il legame fra i protagonisti cresce pagina dopo pagina, e nel lettore nasce un sentimento d'impotenza davanti ad una storia che sappiamo non avere futuro. Arthur è il solo a vedere Laureen, il solo a poter interagire con lei, toccarla, sentirla, e quando sua madre pare decisa a praticarle l'eutanasia sembra davvero finita per loro. I personaggi sono caratterizzati molto bene, soprattutto Arthur, del quale sembra impossibile non innamorarsi! A fare da sfondo a questa storia magica c'è una San Francisco descritta magnificamente da Levy, che ci incanterà con i suoi luoghi suggestivi e romantici. Una lettura veramente piacevole e commovente, da cui è stato tratto anche l'omonimo film con Reese Witherspoon e Mark Ruffalo.
Voto: 8 

Citazione: "Una parte dell’arte di vivere dipende dalla capacità di combattere la nostra impotenza. Naturalmente è difficile perché l’impotenza genera la paura. Distrugge le nostre reazioni, l’intelligenza, il buon senso, e apre la porta alla debolezza. Conoscerai la paura e dovrai combatterla, ma non rimpiazzarla con delle esitazioni troppo lunghe. Rifletti, decidi e agisci! Non avere dubbi, perché l’incapacità di fare le proprie scelte genera un male di vivere. Ogni problema può diventare un gioco, e ogni decisione presa potrà aiutarti a capire e a conoscere meglio te stesso."

Titolo originale: Et si c'était vrai...

Traduzione: Benedetta Pagni Frette

Edizione: TEA

Collana: I grandi TEA

Pagine: 213

Prezzo: 6,00 €

Anno: 2000

Codice ISBN: 978-88-502-1727-4

martedì 5 aprile 2011

Orgoglio e preveggenza

ORGOGLIO E PREVEGGENZA
o: Una verità universalmente riconosciuta
di  Carrie Bebris


Trama: Elizabeth e Mr. Darcy hanno appena consacrato il loro amore davanti a Dio e per loro sta per iniziare una lunga vita insieme. I loro progetti di luna di miele però dovranno essere accantonati quando Caroline Bingley, appena sposatasi con l'affascinante Mr. Parrish, comincia ad assumere atteggiamenti sempre più strani e ambigui, tanto da far temere per la sua incolumità. Fra strani episodi e incidenti apparentemente casuali, sembra delinearsi sempre più una situazione di pericolo per i coniugi Parrish.

Giudizio personale: L'approccio a questo romanzo è stato un po' titubante: Orgoglio e Pregiudizio è uno di quei capolavori che va maneggiato con cura e cimentarsi con un mostro sacro della letteratura come Jane Austen è impresa assai ardua nonché rischiosa, perché trattare personaggi così amati presenta molte incognite e insidie. E non basta amare la Austen, occorre soprattutto rispettarla. Così all'inizio questo romanzo mi ha fatto storcere il naso, c'era qualcosa che non mi convinceva. Forse era ancora troppo forte nella memoria la trilogia della Aidan tanto che in ogni momento mi aspettavo che comparissero Fletcher e Lord Dyfed Brougham. Superata questa impasse e addentrandomi sempre più nella narrazione della Bebris sono rimasta piacevolmente colpita. La storia è avvincente e ben descritta. Lo stile, per quanto lontano da quello austeniano o anche solo da quello della Aidan, è rispettoso e abbastanza in linea col romanzo ottocentesco. L'idea di creare una serie di gialli intorno alla coppia Elizabeth-Darcy mi sembra buona e accattivante, perché la neo Mrs Darcy è una donna sveglia, arguta e molto perspicace, non si fa intimorire facilmente e si destreggia egregiamente tra enigmi e misteri. E' stata una lettura piacevole che coniuga molto bene due elementi a me molto cari: Jane Austen e il romanzo giallo. Unico appunto: sono arrivata alla risoluzione del caso ben prima della protagonista.
Voto: 7,5

Citazione: "Quella notte, Darcy si rifugiò nella propria camera e tra le braccia della moglie, come chi cercasse asilo in un tempio. Qualunque difficoltà li assillasse, Elizabeth riusciva sempre a restituirgli la serenità con la sua sola presenza. Stentava a ricordare come avesse potuto vivere senza di lei nei giorni che avevano preceduto il loro incontro."

Titolo Originale: Pride and Prescience or, A truth universally acknowledged

Traduzione: Alessandro Zabini

Edizione: TEA

Collana: Narrativa TEA

Pagine: 291

Prezzo: 10,00 €

Anno: 2004

Codice ISBN: 978-88-502-1280-4


mercoledì 16 marzo 2011

Sei biblioteche

SEI BIBLIOTECHE
di Zoran  Živković


Trama: In questo libro potrete trovare una Biblioteca di casa che si autoalimenta all'infinito, o se preferite una Biblioteca virtuale ideale per ogni scrittore vittima appunto del blocco dello scrittore; ma c'è anche la Biblioteca notturna ideale per conoscere meglio se stessi, e la Biblioteca infernale pronta a punirvi per l'eternità. C'è poi la Biblioteca minima e infine la Biblioteca raffinata il cui proprietario la accudisce con altezzosa pignoleria. Sei brevi racconti per staccare la spina e sorridere un po'. 

Giudizio personale: credo accada a molti appassionati lettori di venire incuriositi e attratti da libri che parlano di libri. A me capita sempre, e anche questa volta non ho resistito, nel momento stesso in cui ho visto la recensione di questo "romanzo" su Il Libraio mi sono fiondata in libreria. E ne sono molto soddisfatta. Questa piccola chicca editoriale è davvero piacevole. Si legge tutto d'un fiato, scorrevole, intrigante e a tratti divertente. L'ho trovato originale e raffinato, un'idea brillante e intelligente per sviscerare la propria passione per questi strambi oggetti di carta che ci permettono di vivere incredibili avventure. Questi sei strambi racconti, dalle tinte fantasy, sono anche l'occasione per parlare dei vari tipi di lettori o non lettori. Insomma 120 pagine di passione e divertimento, un break da godersi magari con una buona tazza di tè.
Voto: 8,5

Citazione: "E' strano come l'uomo accetti l'impossibile più facilmente se questo smette di fargli paura."

Titolo Originale: БИбПИОТЕКА

Traduzione: Jelena Mirković, Elisabetta Boscolo Gnolo

Edizione: TEA

Collana: Narrativa Tea

Pagine: 125

Prezzo: 9,00 €

Anno: 2002

Codice ISBN: 978-88-502-2392-3

 
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