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mercoledì 13 giugno 2012

Molto forte, incredibilmente vicino



Titolo: Molto forte, incredibilmente vicino
Autore: Jonathan Safran Foer
Titolo originale: Extremely loud & incredibly close
Traduzione: Massimo Bocchiola
Editore: Guanda
Collana: Le fenici tascabili
Pagine: 351
Prezzo: 10,00 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 2005
Anno 1ª edizione italiana: 2005
Genere: narrativa, narrativa americana
Codice ISBN: 978-88-8246-941-2


Trama: Oskar, un newyorkese di nove anni a suo modo geniale, ama inventare singolari dispositivi. Inventa camicie di becchime per farsi trasportare in volo dagli uccelli in caso di emergenza, inventa un sistema di tubi collegato ai cuscini di tutti i letti di New York per raccogliere le lacrime di chi piange prima di dormire, riversarle nel laghetto del Central Park e mostrare ogni giorno il livello di sofferenza della sua città. A Oskar capita di piangere sul cuscino, da quando suo padre, complice di tanti giochi e invenzioni, è morto nell’attacco alle Torri Gemelle.Un giorno, non troppo per caso, in un vaso azzurro trovato nell’armadio del padre scopre una busta che contiene una chiave. Sul retro della busta c’è una scritta: «Black». Che serratura apre quella chiave? E se Black è un nome, chi è Black? Per scoprirlo Oskar intende bussare alla porta di tutti i Mr e Mrs Black della città: forse uno di loro sa qualcosa, conosce un segreto che può farlo sentire più vicino al padre. E se il suo viaggio per i distretti di New York non gli riporterà chi se n’è andato per sempre, forse gli recherà altri doni...
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Penso di poter dire, con quasi assoluta certezza, che questa sia una delle recensioni più difficili che mi sia mai ritrovata a fare, da più di una settimana ci rimugino sopra, cercando di fare mente locale e capire bene cosa questo romanzo mi ha lasciato. Perché questa è stata, in tutto e per tutto, una lettura difficilissima che, per dirla alla Oskar, mi ha lasciato le scarpe pesanti, enormemente pesanti, e il cuore in lacrime. Questo libro ti entra dentro, con una forza inaudita, che non ti aspetti e ti trascina per le strade di una New York ferita, ma con tanta voglia di risollevarsi. Il protagonista di questo romanzo è Oskar, un bambino di nove anni a cui la vita ha strappato via il padre troppo presto, vittima dell'attentato al World Trade Center. Perdere un genitore è un dramma, a qualsiasi età, un dolore immenso e senza fine; perdere il papà a nove anni deve essere qualcosa di indescrivibile. Oskar aveva con suo padre un rapporto straordinario, unico, fatto di magia e complicità, quel tipo di rapporto che ti avvolge completamente, ma che ti lascia svuotato di tutto quando questo si interrompe in maniera così brusca. Il dolore che resta è così lancinante da rendere tutto impossibile, inutile. Difficile spiegare a un ragazzino di quell'età che la vita è così. Difficile fa convivere due modi diversi di vivere una perdita così grande, quella di un padre, quella di un marito. Oskar cerca di riempire le sue giornate, di occupare la mente per non pensare all'impensabile. Finché un giorno trova una chiave, una semplice e anonima chiave all'interno di una busta sul cui retro è stata scritta la parola "Black". Quella chiave è l'inizio di una caccia al tesoro infinita, sulle orme di un fantomatico Mr. Black (o Miss Black) che Oskar vuole trovare ad ogni costo, dovesse setacciare tutta New York, perché lui ha bisogno di risposte, ne ha bisogno per espiare un senso di colpa che lo sta divorando.
Questa è, a brevissime parole, la storia di Molto forte, incredibilmente vicino, ma nello stesso tempo è solo una parte infinitesimale di un quadro d'insieme molto più ampio. In questo libro c'è innanzi tutto la storia di una città ferita, spaventata e addolorata che con forza e tenacia si sta rialzando, dopo quello che è stato il capitolo più buio della sua storia. La ricerca di Oskar è questo, una sequenza di uomini e donne, di storie personali uniche che intrecciate formano un mosaico di vite eccezionali, le fondamenta della città di New York. 
Poi c'è un profondo messaggio di pace, di unità e fratellanza, una condanna della guerra in tutte le sue forme. Si parte dal bombardamento di Dresda e si arriva all'11 settembre, passando per l'atomica su Hiroshima. La violenza genera violenza, la guerra è solo dolore e devastazione: un messaggio tanto semplice che ti viene da chiederti come sia possibile, ad oggi, vivere in un modo dominato da guerre e odio.
Infine c'è Oskar. Mi è capitato di leggere recensioni, in alcuni casi illustri, che etichettavano questo libro, ma sopratutto l'autore, come furbo e "scorretto" per aver scelto come protagonista una bambino, affibbiandogli comportamenti poco credibili, in cerca della lacrima facile. A pensarci bene, a freddo, forse è in parte vero tutto questo. È vero che Oskar adotta in alcuni casi atteggiamenti non propriamente tipici per la sua età, ma è altrettanto vero che lui è un bambino sveglio, attento e interessato al mondo (ne esistono tanti di bambini così) e che ha vissuto un dramma enorme, che per forza di cose ti fa crescere più in fretta, molto più in fretta dei tuoi coetanei. Eppure lui rimane bambino, impossibile non vederlo, con il suo strano modo di esprimere, o meglio nascondere il dolore. Ed è qui che ti si stringe il cuore, quando emerge tutta la fragilità di questo bambino speciale. Mi ha strappato il cuore la scena della recita di Amleto, quanto avrei voluto abbracciarlo e stringerlo forte in quel momento. E il finale, quel dialogo liberatorio e salvifico con un perfetto estraneo ti priva delle ultime, residue barriere, lasciandoti allo stesso tempo ferita ma allo stesso tempo alleggerita di un peso estenuante. Il quel momento, su quelle pagine, non mi sono solo commossa, ho pianto come non mi capitava da molto tempo per un libro. Ho pianto come una bambina. Senza controllo. 
Questo libro va letto, se lo merita fino all'ultima parola dell'ultima pagina. Vi riappacificherà col mondo. 
Voto: 9


Citazione: "Che rimpianto, pensare che serve una vita per imparare a vivere una vita, Oskar. Perchè se potessi rivivere la mia vita mi comporterei diversamente. Cambierei la mia vita."


Colonna sonora: I still haven't found what I'm looking for deli U2
Consigliato: assolutamente sì, davvero a tutti
Istruzioni per l'uso: preparate i fazzoletti, vi serviranno 


Buona Lettura! 

mercoledì 29 febbraio 2012

Togliamo il disturbo


Titolo: Togliamo il disturbo
Autrice: Paola Mastrocola
Editore: Guanda
Collana: Narratori della fenice
Pagine: 271
Prezzo: 17,00 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione: 2011
Genere: Saggio
Codice ISBN: 978-88-6088-164-9


Il libro: "Questo libro è una battaglia, perché la cultura non abbandoni la nostra vita e prima di ogni altro luogo la nostra scuola, rendendo il futuro di tutti noi un deserto. È anche un atto di accusa alla mia generazione, che ha compiuto alcune scelte disastrose e non manifesta oggi il minimo pentimento. Infine, è la mia personale preghiera ai giovani, perché scelgano loro, in prima persona, la vita che vorranno, ignorando ogni pressione, sociale e soprattutto familiare. E perché, in un mondo che li vezzeggia, li compatisce, e ne alimenta ogni giorno il vittimismo, essi con un gesto coraggioso e rivoluzionario si riprendano la libertà di scegliere se studiare o no, sovvertendo tutti gli insopportabili luoghi comuni che da almeno quarant'anni ci governano e ci opprimono." 
(P. Mastrocola)
(dal risvolto di copertina)

Giudizio personale: Si parla spesso della scuola italiana, ma il più delle volte lo si fa in maniera sbagliata o poco approfondita, con poche frasi sbrigative. Ci si ferma alla superficie del problema, senza mai andare a fondo. Si parla dei tagli, delle carenze e dei pericoli di molti edifici, del precariato dei professori, ma difficilmente si discute di programmi e di studenti, del livello di preparazione che i ragazzi possiedono una volta diplomati. Con questo libro Paola Mastrocola ci porta all'interno delle sue classi (insegna lettere in un liceo scientifico), ci fa conoscere i suoi alunni e tutto ciò che quotidianamente affronta. Partendo da qui, un tipico liceo italiano, cerca di affrontare in maniera appassionata lo stato della scuola italiana. La cosa che più colpisce è che finalmente si affronta il problema in modo serio e spesso politicamente scorretto, con argomentazione che potrebbero risultare scomode o difficili da accettare, ma basta fermarsi un attimo a riflettere per capire quante verità siano contenute in questo testo. Togliamo il disturbo è, come dice il sottotitolo stesso, un saggio sulla libertà di non studiare, ovvero sulla libertà, che ogni ragazzo dovrebbe poter esercitare, di scegliere fra un liceo che insegni davvero la cultura e un istituto tecnico che invece insegni un lavoro nel modo migliore possibile. Semplicemente perché non si può obbligare chi non ha voglia (o attitudine o passione, quello che volete voi) di studiare a passare ore e ore ad ammuffire su testi di filosofia o latino quando magari sarebbe un ottimo studente di materie più pratiche. Contestualmente non si dovrebbe limitare le possibilità di apprendimento di un appassionato di materie umanistiche (o scientifiche) con programmi striminziti e poco efficaci. Perché la scuola italiana attuale è un ibrido che sforna giovani con scarsa preparazione, con un vocabolario limitato e modeste capacità di comprensione. 
Il libro è suddiviso in tre macro sezioni. La prima è, molto semplicemente, la fotografia dell'attuale sistema scolastico: studenti svogliati, troppo presi dalle nuove tecnologie per prestare attenzione allo studio, programmi poco efficaci, professori frustrati. La seconda parte, invece, è una sorta di cronistoria degli ultimi quarant'anni di scuola nostrana: Don Milani, Rodari, le varie riforme Gelmini e Berlinguer, insomma come la scuola italiana è diventata quello che è ora. La terza e ultima sezione di questo saggio è dedicata al futuro, ovvero a come l'autrice vorrebbe veder evolvere la nostra scuola, creando cioè tre tipi di istituti superiori: una scuola per il lavoro, una per lo studio e una per la comunicazione. E credetemi, la sua idea (peraltro sviscerata esaurientemente) è assolutamente valida. Leggendo questo saggio si ha sempre più consapevolezza, riga dopo riga, dei fallimenti che la società italiana è riuscita a costruire, smantellando pezzo dopo pezzo una scuola pubblica estremamente valida, nel tentativo di rendere divertente lo studio.
Questo libro mi ha davvero colpita, nel profondo. L'ho trovato illuminante, scorretto, forte e ricco di spunti di riflessione. Mi sono trovata quasi sempre in accordo con l'autrice, ed è stato molto piacevole leggere finalmente qualcosa di diverso, sentire una voce fuori dal coro che ci dice come stanno davvero le cose. Ho confrontato quello che pagina dopo pagina leggevo con la mia personale esperienza e questa comparazione non ha fatto altro che rafforzare in me l'idea che Paola Mastrocola sarebbe un ottimo ministro dell'Istruzione. Mi sono diplomata in ragioneria ormai 10 anni fa, e pur essendo cambiate moltissime cose in questo lasso di tempo (e pur essendo cambiati tantissimo gli adolescenti) non ho potuto non constatare grandissime verità in questo testo, verità che sono sotto gli occhi di tutti e che vengono completamente ignorate. Forse perché fa comodo avere un esercito di giovani caproni con ridotte capacità critiche! Forse perché la scuola è davvero un luogo scomodo, considerato solo come sperpero di risorse, mentre dovrebbe rappresentare le fondamenta di ogni società civile!
Leggetelo, è un consiglio spassionato.
Voto: 9


Citazione: "Non tutti vogliono studiare. Non tutti nascono soldati o sacerdoti o studiosi. C'è anche chi nasce fabbro, panettiere, meccanico, fotografo. Perché torciamo i giovani? Perché obblighiamo tutti a studiare? Allo stesso modo, qualcuno vuole studiare. Non tutti nascono parrucchieri, cuochi, coltivatori di patate. Perché, con questa scuola ridotta, obblighiamo costoro a non studiare, o a studiare poco e male?"


Colonna sonora: Sogna, ragazzo sogna di Roberto Vecchioni
Consigliato: a tutti, soprattutto ai genitori di bambini e adolescenti e ai professori di ogni ordine e grado
Istruzioni per l'uso: liberatevi da ideologie o pregiudizi, aprite la mente a nuove idee


Buona Lettura!

domenica 12 settembre 2010

Delizioso

E' NATA UNA STAR?
di Nick Hornby


"Mi sono sentita tremare le ginocchia. Non mi reggevo in piedi. Respiravo a fatica. In quel momento, non avendo visto il video, potevo ancora credere che mio figlio non ci facesse granché, in quel film."

Trama: Mettetevi nei panni di una normalissima mamma, una mamma di una famiglia qualsiasi, che una mattina si ritrova nella buchetta della posta, come regalo di una vicina impicciona, un DVD un po' particolare. Il DVD, di un film non certo realizzato per le famiglie, è accompagnato da un biglietto della solerte vicina, molto in ansia per la nostra mamma. Provate ora ad immaginare come ci si senta a scoprire che vostro figlio è il protagonista di suddetto film vietato ai minori, ed è dotate di "straordinarie" qualità nascoste che potrebbero renderlo una vera e propria star in quel campo.

Giudizio personale: 8,5 Che dire, veramente delizioso. Questo breve racconto di Hornby è davvero una chicca, una parentesi di leggerezza e brio nel grigiume della routine quotidiana. Poche pagine da leggere tutto d'un fiato per dedicarsi un'oretta di assoluta spensieratezza. La storia è semplice, ironica e spassosa. Lo stile di Hornby è come sempre inconfondibile.

Titolo originale: Not a Star

Traduzione: Silvia Piraccini

Edizione: Guanda

Pagine: 73

Prezzo: 10,00 €

Anno: 2006




sabato 26 giugno 2010

A proposito di Mondiali

FEBBRE A 90'
di Nick Hornby



Trama: in questa sorta di autobiografia sportiva, Hornby racconta la sua vita da tifoso dell'Arsenal. Tutto comincia in una domenica qualsiasi del 1968, quando ancora ragazzino assiste per la prima volta ad una partita di calcio allo stadio. Da quel momento in poi niente potrà più scalfire l'amore di Hornby per per questo sport, e soprattutto per quella squadra che saprà fargli vivere emozioni e depressioni, vittorie e molte, davvero molte sconfitte.

Giudizio personale: 9 L'ho semplicemente adorato. Vado allo stadio da quando ho 12 anni, e in questo libro ho ritrovato tante emozioni, tanti ricordi, tante vicissitudini legate al calcio e alla mia squadra del cuore, i riti scaramantici pre-partita, gli scongiuri fatti ascoltando la radio. Soprattutto ho ritrovato la mia prima volta allo stadio, accompagnata da mio padre che su quegli spalti sembrava di casa mentre io un po' intimorita era completamente incantata da una meravigliosa curva Rossoblu festante che non smetteva mai di cantare. Chi ama questo sport non potrà non amare questo libro. Ironico, acuto, divertente. Una finestra aperta sulla vita del tifoso, che soffre per la propria squadra, disposto a fare di tutto pur di sostenerla e seguirla. Non mancano poi i racconti di incidenti, anche gravi, di cui spesso (soprattutto in passato) i tifosi inglesi erano protagonisti.

Citazione: "Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé."

Titolo originale: Fever Pitch

Traduzione: Federica Pedrotti, Laura Willis

Edizione: Guanda

Pagine: 244

Prezzo: 7,50 €

Anno: 1992

domenica 10 gennaio 2010

Malinconico

L'OMBRA DI QUEL CHE ERAVAMO
di Luis Sepùlveda


" I quattro si guardarono. Più grassi, più vecchi, pelati e con la barba grigia proiettavano ancora l'ombra di quel che erano stati. 'Allora? Ce la giochiamo?' domandò Garmendia, e i quattro bicchieri si incontrarono in un brindisi nella notte piovosa."

Trama: Tre vecchi amici si incontrano dopo molti anni in un vecchio magazzino, in un rione popolare di Santiago del Cile. Sono ex militanti di sinistra, costretti all'esilio dopo il golpe del '63, quando Pinochet salì al potere. Invecchiati e appesantiti dagli anni, sono stati convocati dall'anarchico Nolasco, detto l'Ombra. Ha in mente di mettere in atto un'ultima clamorosa azione rivoluzionaria. I tre attendono invano l'ideatore del piano, poichè questi muore in circostanze a dir poco grottesche. Qualcuno però prenderà il posto di Nolasco, cogliendo finalmente l'occasione di riscattarsi.

Giudizio personale: 8.  Sepùlveda in questo romanzo ci parla del suo Cile, dei terribili avvenimenti del 1963: un colpo di stato sangiunario e migliaia di persone costrette alla fuga. E' un romanzo nostaligico e malinconico. I quattro protagonisti raccontano la loro vita da esuli, la loro voglia di cambiare il mondo, il senso di straniamento al loro ritorno in patria, dove ritrovano un paese profondamente cambiato, senza mai scadere in autocommiserazione. Un libro sulla libertà. Un  libro da leggere.

Citazione: "Avevano fatto progetti sulla loro amicizia, perché resistesse immune al passare degli anni, ed erano stati compagni, complici nello sforzo di rendere il loro paese un posto, se non migliore, almeno non così noioso, finchè non era arrivato quel piovoso mattino di settembre e da mezzogiorno in poi gli orologi avevano iniziato a segnare ore sconosciute, ore di diffidenza, ore in cui le amicizie svanivano nel nulla e non restava altro che il pianto terrorizzato delle vedove e delle madri."

Titolo originale: La ombra de lo que fuimos

Edizione: Guanda

Pagine: 148

Prezzo: 14,50 €

Anno: 2009



sabato 12 dicembre 2009

E se covano i lupi


Titolo: E se covano i lupi
Autrice: Paola Mastrocola
Edizione: Guanda
Collana: Narratori della Fenice
Pagine: 217
Prezzo: 15,00 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione: 2008
Genere: narrativa italiana
Codice ISBN: 978-88-6088-491-6

“Sono, dunque covo.”


Trama: In questo «romanzo di animali» il lupo è un filosofo, uno che ama starsene a pensare e scrivere, ma che improvvisamente vuole diventare meno astratto. La sua consorte anatra è un'anatra e basta, che svolazza spensierata ma ora si chiede se ai suoi figli, quando nasceranno, piacerà una madre che non sa niente del mondo. Hanno solo ventotto giorni, il lupo e l'anatra, per diventare quello che non sono: il tempo che ci metteranno le loro uova a schiudersi, il tempo di covare o svolazzare e prepararsi a essere genitori: il misterioso, e irripetibile, tempo dell'attesa. 
E se il lupo cova al posto dell'anatra... l'anatra intraprende un suo viaggio personale, tutto anatresco, dove incontra gatte giornaliste, struzzi direttori, tacchini chiassosi e treni che non fanno mai fermate; mentre il lupo, seduto immobile a covare al centro di una prateria, trova l’amico della sua vita, un vecchio riccio brizzolato afflitto di solitudine, ma anche incappa in volpi che lo invidiano, sanguisughe che lo intervistano, gufi benpensanti che lo legano a un albero. Finché le uova...
(dal risvolto di copertina)

Giudizio personale: Un romanzo delizioso. L’attesa rivista e raccontata da un punto di vista decisamente inedito, quello di un lupo che, facendo le veci dell'amata moglie, cova le uova. In un mondo che va sempre di corsa, dove non si ha più il tempo per fermarsi un istante, questa favola moderna è un inno a quella magica sensazione che solo l’attesa può donarci. Una fiaba per adulti, un po' assurda ma perfetta per ridere sulle nostre ansie e sulla nostra fretta perenne. Riprendiamoci il nostro tempo e impariamo nuovamente ad assaporare il piacere delle cose fatte con calma, impariamo ad aspettare.
Voto: 8,5

Citazione: "Fu lì, davanti alla sua anatra covante, che il lupo decise di non voler più essere così astratto. Voleva diventare concreto."


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