Visualizzazione post con etichetta classici. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta classici. Mostra tutti i post

mercoledì 14 marzo 2012

Persuasione


Titolo: Persuasione
Autrice: Jane Austen
Titolo originale: Persuasion
Traduzione: Anna Luisa Zazo
Editore: Mondadori
Collana: Oscar Classici
Pagine: 324
Prezzo: 8,40 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 1818
Genere: classici, letteratura inglese
Codice ISBN: 978-88-04-50149-7


Trama: Il libro narra le contrastate vicende di due giovani, Anne, figlia di un Lord, e Frederick, ufficiale di marina. I due si amano, ma la ragazza presto si lascia persuadere dalla famiglia a rinunciare all'innamorato, di natali troppo umili. Frederick scompare per sette anni: quando torna, è un uomo ricco e influente, ma ancora pieno di rancore per essere stato abbandonato da Anne. Costei, ormai donna, si rende conto di averlo sempre amato, e solo dopo lunghi tentativi riuscirà a superare l'ostilità e il risentimento dell'uomo.

Giudizio personale: Quando, nell'estate 2009, lessi l'ultima riga di Orgoglio e pregiudizio credevo che nessun altro romanzo austeniano avrebbe potuto rapirmi così tanto e in maniera così profonda. Certo, in seguito, sono rimasta colpita e mi sono innamorata anche di Ragione e sentimento e ancor di più di Northanger Abbey, romanzi che ragioni diverse amo molto. Ma già dopo pochissime pagine di questo romanzo ho percepito che stava succedendo di nuovo, ho capito che ancora una volta la nostra mitica zia Jane mi aveva colpita dritta al cuore. Oh, se solo poteste vedere la mia faccia ora, mentre maldestramente cerco di fare un po' di chiarezza in questa testolina un po' pazza, per cercare di mettere qui, nero su bianco, tutte le emozioni e le sensazioni che Persuasione ha scatenato. Protagonista di questa meraviglia della letteratura inglese è Anne, una giovane donna, figlia di Sir Walter Elliot. Seconda di tre sorelle e orfana di madre, vive in una famiglia in cui il culto per il titolo nobiliare acquisito è pressoché la base fondante su cui poggiano tutti i rapporti che il padre e la sorella maggiore intraprendono. Non a caso l'incipit del romanzo descrive quanto Sir Walter sia "ossessionato" dal Baronetage, il libro in cui vengono elencate e descritte le famiglie dei baronetti inglesi: per lui è una sorta di Bibbia, che cura e legge ogni qualvolta ne sente il bisogno. Anne, a differenza del padre e delle sorelle, non dà peso al rango familiare e si innamora, ricambiata, di Frederick, giovane ufficiale di marina. Quando i due innamorati decidono di sposarsi trovano sulla loro strada due ostacoli insormontabili: la ferma intenzione di Sir Walter a non dare in sposa la figlia a un semplice ufficiale e l'opposizione di Lady Russell, amica della defunta madre di Anne, che non ritiene Frederick all'altezza della sua prediletta. Persuasa da due figure così importanti, Anne rinuncia al matrimonio. A distanza di quasi otto anni, però, il destino farà incontrare nuovamente i due giovani, e per Anne comincia un'altalena di emozioni, sempre incerta fra il desiderio di poter parlargli o anche solo vederlo e il timore che la rabbia e il rancore per il torto subito non si siano ancora assopiti per lui. 
Indubbiamente il romanzo più romantico della Austen, Persuasione ha esercitato su di me una forza impressionante, tenendomi legata alle sue pagine con una tensione emotiva che non credevo fosse possibile. Un po' come, passatemi l'assurdo paragone, leggendo un bel thriller si incede nella trama con un'ansia e una tensione crescente fino all'epilogo inaspettato. Ecco, leggendo quest'opera io ero proprio così, ansiosa di proseguire, fremendo ad ogni sguardo rubato, a ogni minimo accenno di conversazione fra Anne e Frederick, e ad ogni interruzione o intromissione la mia reazione era rabbiosa quasi, perché Jane non si fa così, non me li puoi far incontrare dopo anni di lontananza e poi non dargli mai un minimo di tregua. Praticamente sembravo una pazza. Posso dire di averlo vissuto questo libro, in tutti i sensi. 
Mi sono piaciuti molto i personaggi, nel bene e nel male. Anne l'ho adorata, ed è strano per me che sono tutto tranne che facile alla persuasione, anzi mi posso tranquillamente definire come una testarda che raramente cambia idea e non scende mai a compromessi. Eppure, questa ragazza mi ha conquistata: sarà stato per il suo carattere sempre positivo, per l'intelligenza raffinata e la totale mancanza di boria e snobismo propri del padre e delle sorelle, o per il modo terribile in cui veniva trattata dai familiari, sta di fatto che Anne è diventata in pochissimo tempo una delle mie eroine austeniane preferite. Frederick è semplicemente superlativo. Non so come descriverlo, la prima parola che mi viene in mente è bello. In tutti i sensi. Seppur, come spesso capita ai personaggi maschili nati dalla penna della Austen, descritto meno approfonditamente non può non affascinare, per i suoi modi, per il carattere e per la rara capacità di ammettere gli sbagli commessi e saper perdonare. Poi ci sono i personaggi dalle connotazioni negative, che Jane descrive così bene che ogni volta in cui li vedevo entrare in scena sbuffavo. Sir Walter è altezzoso, pieno di sé e noncurante di qualsiasi cosa non siano il suo nome e il suo rango; Elizabeth, la primogenita, è tale quale al padre, insopportabile. Lady Russell è invece il personaggio che più mi ha lasciata incerta nel mio giudizio: lei è davvero affezionata ad Anne, le vuole bene e per lei desidera il meglio, vede in lei tutte le qualità che il resto della sua famiglia invece ignora platealmente. Eppure, nonostante la buona fede e i buoni sentimenti, è complice e causa di un dolore profondo e insanabile nella vita di Anne, perché quando la convince ad abbandonare Frederick, pur spinta dai migliori propositi, non tiene minimamente in considerazioneAnne. 
In conclusione, questo è un romanzo che vi consiglio con tutta me stessa, per solleticare il vostro lato più romantico e lasciarvi andare ai sogni ad occhi aperti che zia Jane sa regalarci. Ora vi lascio, vado alla ricerca del mio Darcy o, da oggi, del mio Frederick.
Voto: 9,5

Colonna sonora: The Promise di Michael Nyman
Consigliato: alle sognatrici, alle amanti del romanticismo di stampo classico

Buona Lettura!

martedì 7 febbraio 2012

Frankenstein


Titolo: Frankenstein, o il Prometeo moderno
Autrice: Mary Shelley
Titolo originale: Frankenstein, or the Modern Prometheus
Traduzione: Bruno Tasso
Editore: Bur
Collana: I grandi romanzi
Pagine: 209
Prezzo: 6,80 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 1818
Genere: classici, letteratura gotica
Codice ISBN: 978-88-17-15065-1


Trama: Attraverso una serie di lettere scritte alla sorella Margaret, il capitano Robert Walton narra il suo viaggio, in direzione del polo nord. Proprio durante questa impervia navigazione tra i ghiacci, Walton accoglie sulla sua nave il dottor Victor Frankenstein, che vagava allo stremo delle forze su una slitta. Frankenstein, fisicamente e psicologicamente provato, inizia il racconto della sua vita, una vita iniziata tra i fasti e le gioie di una buona famiglia di Ginevra e sprofondata in un incubo terribile per via della sua passione per la filosofia naturale. Egli, infatti, durante gli anni di studio all'università di Ingolstadt, riesce nell'impresa impossibile di donare la vita a un corpo inanimato. Ma la creatura che lui ha plasmato è un essere enorme, deforme e privo della grazia del genere umano. Il dottor Frankenstein capisce subito di aver creato un'aberrazione della natura, ottenebrato da deliri di grandezza, ma questo errore sarà la sua condanna.

Giudizio personale: Praticamente sommersa da una fitta coltre di neve bianca e alla disperata ricerca di un agognato raggio di sole in queste giornate dal clima siberiano, mi sono regalata questa lettura da tantissimo tempo rimandata e che mai come in questi giorni mi sembrava perfetta. L'atmosfera cupa e angosciante che pervade tutto il romanzo era così fortemente in contrapposizione con lo spettacolo meraviglioso che prendeva forma oltre la mia finestra da rendere il tutto estremamente speciale: il bianco puro della neve contro l'oscurità del libro. E così questo Frankenstein è stato un vortice di emozioni in questo gelido inverno. Il romanzo nasce fra il 1816 e il 1817 per mano dell'autrice inglese Mary Shelley, sulla scia di una sfida lanciata alla scrittrice e al marito Percy dall'amico e poeta Lord Byron. Nel maggio del 1816, infatti, i coniugi Shelley si trovano a Ginevra, con la sorellastra di Mary, Claire Clairmont, il suo amante, Lord Byron appunto e il medico personale di quest'ultimo, John Polidori. Nella quiete di Villa Diodati, i cinque passano intere giornate discutendo dell'uomo come strumento o fonte di vita e leggendo racconti di fantasmi. Proprio in seguita alla lettura di "Fantasmagoriana" Byron lancia l'idea di cimentarsi nella scrittura di un racconto dell'orrore. Mentre gli uomini si impegnavano in scritti su fantasmi e vampiri, Mary crea questo capolavoro della letteratura gotica, partendo da un incubo che aveva turbato le sue notti. Nasce così la storia di Victor Frankestein, giovane di buona famiglia appassionato di scienza e che, in seguito alla morte dell'amata madre, vede sempre più acuirsi il bisogno di trovare risposte ai grandi temi della vita e della morte. La filosofia naturale diventa per lui una sorta di faro che illumina la sua vita, una materia a cui si applica con fervore crescente: partendo prima dagli scritti di Paracelso e Cornelio Agrippa, e poi seguendo il professor Krempe e i suoi insegnamenti, arriva infine al coronamento di un lavoro estenuante e logorante. Dopo lunghe nottate passate fra cimiteri e  obitori, in una cupa notte, Frankestein riesce a infondere la scintilla della vita a un essere da lui creato assemblando pezzi di cadaveri; subito però si rende conto dell'orrore creato con le sue stesse mani, e fugge davanti alla creatura mostruosa appena plasmata. Il mostro, ripudiato e maledetto dal suo creatore, giura vendetta e cercherà in ogni modo di tormentare l'esistenza di Victor. 
La storia del dottor Frankenstein ci viene raccontata sotto forma di romanzo epistolare attraverso le lettere che il capitano Walton scrive alla sorella Margaret: in queste missive, Walton narra minuziosamente il suo incontro con Victor e il racconto che quest'ultimo intraprende, tra lo sbigottimento e l'incredulità dello stesso capitano. Per tutto il libro, il lettore è attraversato da questa atmosfera di angoscia costante che accompagna il protagonista, perfino climaticamente parlando: il tempo infatti non concede tregua, con cupe e tetre giornate che assecondano l'umore nero del protagonista. La parte migliore del romanzo è, a mio avviso, quella in cui Frankenstein e la sua creatura si trovano finalmente faccia a faccia e questo incontro dà finalmente la possibilità al mostro di narrare la propria storia. Ed è qui che si apprende come in realtà non ci fosse cattiveria in lui al momento della creazione: lui era come una vaso vuoto, asettico e privo di sentimenti, un vaso purtroppo riempito dalla cattiveria umana. La creatura, infatti, non mostra alcuna propensione alla crudeltà fino a che non entra in contatto con gli uomini, che lo temono e lo trattano come un demone. Ma è spiando un'umile famiglia, che egli apprende l'uso della parola, il significato di legame famigliare e sviluppo il desiderio di non rimanere solo. Il suo aspetto è però così terribile e spaventoso da allontanare chiunque, e questo fa sorgere in me una domanda: Perché Victor lo ripudia subito dopo avergli dato la vita? Solo per via del suo aspetto terrificante? Se avesse invece avuto sembianze più gradevoli, l'atteggiamento del suo creatore sarebbe stato il medesimo? In fin dei conti la popolazione, che non conosce la sua storia, lo teme proprio in funzione del suo aspetto fisico e non per quello che rappresenta. E il mostro percepisce questo, capisce di essere allontanato per via della sua estetica. Victor dal canto suo è un personaggio terribilmente contraddittorio: durante i suoi studi, accecato dalla voglia di raggiungere il traguardo prefissato, mai, nemmeno per un istante, si ferma a pensare a ciò che sta facendo, a quello che sta per accadere, salvo poi maledire la sua creazione e scappare, senza prendersi la responsabilità di quanto fatto. E sarà proprio questa sua propensione alla fuga, mista a un carattere non propriamente forte e tenace, a complicargli ulteriormente la vita. 
Frankenstein è terribilmente attuale: in un mondo in cui la scienza ha fatto passi da gigante, e che sempre più spesso mette i temi bioetici sotto i riflettori spingendoci a meditare sul significato della vita, la storia di uno scienziato pazzo che gioca a fare Dio è di una modernità disarmante. 
Mi concedo poche righe per una piccola digressione, una veloce considerazione che proprio non riesco a trattenere. Premettendo che nutro il massimo rispetto e la più grande stima nei confronti dei traduttori, che fanno un lavoro meraviglioso e che invidio pure un po', in questa versione del romanzo sono incappata in una scelta stilistica che detesto. Il traduttore ha infatti italianizzato tutti i nomi dei protagonisti. Ora, con tutto il rispetto di questo mondo, "Vittorio Frankenstein" non si può leggere. È quasi fastidioso, sgradevole anche a livello sonoro. Francamente non capisco questa scelta, mi sforzo ma proprio non ci riesco. Anche perché una delle cose più belle nel leggere un romanzo straniero è quella di farsi coinvolgere da una cultura nuova, che non ci è propria, viaggiando con la mente oltre i confini del tempo e dello spazio, e trovarsi nomi italiani incollati a cognomi teutonici stona parecchio. Un piccolo neo in una lettura estremamente positiva.
Voto: 8,5


Citazione: "Stranissima cosa è la conoscenza! Quando si è impadronita della mente, si abbarbica ad essa come un lichene alla roccia. Qualche volta provavo il desiderio di cancellare ogni pensiero e ogni sentimento; ma avevo imparato che esisteva solo un mezzo per vincere il dolore: la morte, uno stato che, senza conoscerlo, temevo."


Colonna sonora: Ruthless Gravity di Craig Armstrong
Consigliato: agli amanti del romanzo ottocentesco e della letteratura gotica
Istruzioni per l'uso: una tazza di tè bollente e questo meraviglioso paesaggio artico saranno una cornice perfetta per la vostra lettura.


Buona lettura!

martedì 6 dicembre 2011

A Natale regala un libro! I CLASSICI

Il tempo vola, è proprio il caso di dirlo, e anche se il clima ballerino ci disorienta un po', siamo ormai prossimi al Natale, decisamente il mio periodo dell'anno preferito. Anche se negli ultimi anni, per motivi vari, il mio spirito natalizio è andato via via scemando, quando la città s'illumina di mille colori mi sciolgo. Non c'è niente da fare. Certo sarebbe decisamente più bello se in questo periodo non ci comportassimo come degli invasati alla ricerca del regalo all'ultima moda. Il consumismo sfrenato ha decisamente rovinato questa festa, che oltre ad essere una ricorrenza religiosa, dovrebbe essere un'occasione di incontro, di gioia e serenità. 
Ma visto che di regali sembra non potersi fare a meno, quale occasione migliore, se non questa, per regalare un bel libro? Magari a chi non è proprio avvezzo alla lettura, per mostrargli un mondo nuovo e ricco di magia. Così ho pensato di creare alcuni post ad hoc, nei quali citerò alcuni dei libri che hanno segnato la mia vita di lettrice e che, spero, potrebbero fornire uno spunto soprattutto a chi in libreria non entra mai. Ho deciso di iniziare con i classici perché, diciamoci la verità, leggere un classico della letteratura a Natale ha tutto un altro sapore, un'altra atmosfera! Ne ho scelti tre volutamente non troppo pesanti, perché avvicinarsi alla lettura con un mattone russo potrebbe non essere proprio una grande idea.
           
Il primo, neanche a dirlo, è Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen. Un romanzo meraviglioso, adatto soprattutto ad un pubblico femminile, che vi farà semplicemente sognare. Pubblicato per la prima volta nel 1813, Orgoglio e pregiudizio è la storia di cinque sorelle la cui madre sembra avere un unico scopo nella vita, quello di vederle sposate. In un epoca in cui una donna nubile era impossibile da accettare, i matrimoni erano spesso frutto di cinici calcoli e convenienze. Per Elizabeth, la secondogenita, un matrimonio senza amore è semplicemente inconcepibile e nonostante le ingerenze dell'insopportabile madre cercherà in tutti i modi di perseguire il suo sogno di felicità. L'incontro con l'affascinante e altezzoso Mr. Darcy metterà in seria difficoltà il temperamento arguto e carismatico di Lizzie.
Forse il mio romanzo preferito in assoluto!


Il secondo romanzo che vorrei consigliarvi è altrettanto magnifico. Il ritratto di Dorian Gray, scaturito dalla penna e dal genio di Oscar Wilde è veramente un capolavoro. Pubblicato nel 1891 racconta la storia di un giovane ragazzo di buona famiglia, Dorian, che consapevole del proprio bell'aspetto arriverà a fare della sua bellezza croce e delizia per tutta la vita. Dorian infatti, dopo l'incontro con l'ambiguo lord Wotton comincia ad essere ossessionato dalla giovinezza, dall'idea di poter rimanere eternamente bello e giovane. Ad acuire queste emozioni un fedele ritratto, realizzato da Basil Hallward, che ritrae Dorian all'apice del suo splendore e da cui quest'ultimo sembra essere sempre più attratto. Sempre più intrappolato in un vortice di piaceri e vizi, per Dorian inizia una decadenza morale senza freni che si rispecchierà, come per effetto di uno strano sortilegio, sul ritratto che lo raffigura. 
Se amate le atmosfere gotiche queste è il romanzo che fa per voi!


Ultimo libro di oggi Fahrenheit 451, romanzo relativamente recente, ma entrato a pieno titolo fra i classici della letteratura moderna. Pubblicato nel 1953, Fahrenheit 451 è un romanzo distopico di una forza dirompente! Ambientato in un futuro non meglio precisato, narra le vicende di Guy Montag, vigile del fuoco in un mondo in cui i vigili del fuoco appiccano incendi. Il suo compito infatti è quello di trovare coloro che si sono macchiati di un reato gravissimo, il reato di lettura, e bruciare i libri. Un giorno però non resiste e come mosso da una curiosità primordiale apre uno dei volumi che dovrebbe bruciare e ne legge poche righe. Tanto basta per portarlo a commettere un'altra grave infrazione: rubare alcuni dei libri destinati al rogo e nasconderli a casa sua. Ben presto nascerà in lui un sempre più profondo senso di ribellione che lo porterà anche a scoprire persone che cercano disperatamente di proteggere il patrimonio mondiale che i libri rappresentano. 
Una lettura coinvolgente, che vi travolgerà senza lasciarvi possibilità di scampo!


Spero che questi tre semplici, e forse anche un po' banali, consigli vi siano stati d'aiuto. Alla prossima con tre nuovi romanzi!


Buona Lettura!

lunedì 1 agosto 2011

Speciale Estate: IL MASTINO DEI BASKERVILLE



Titolo: Il mastino dei Baskerville
Autore: Arthur Conan Doyle
Titolo originale: The Hound of the Baskervilles
Traduzione: Maria Buitoni Duca
Editore: Bur
Collana: I Grandi Romanzi
Pagine: 226
Prezzo: 7,90 €
Formato: Brossura
Anno 1ᵃ edizione originale: 1901
Anno 1ᵃ edizione italiana: 1902
Genere: Giallo, Classico della letteratura inglese
Codice ISBN: 978-88-17-15350-8


Trama: A Dartmor, nel Devonshire, aleggia una maledizione che da decenni colpisce gli eredi maschi della famiglia Baskerville. Narra la leggenda che tutto  ebbe inizio quando Hugo Baskerville, uomo sfrenato e blasfemo, uccise una giovane donna di cui si era invaghito. Subito dopo il crimine lo stesso Hugo fu privato della vita per mano di una belva enorme proveniente dagli inferi. Lunga era la scia di morti violente nella dinastia dei Baskerville, lunga e preoccupante al punto che l'ultimo erede, il giovane Henry, si rivolge al rinomato Sherlock Holmes per avere protezione e venire finalmente a capo del mistero che da secoli minaccia la sua famiglia.

Giudizio personale: Terzo appuntamento con la rubrica dedicata alle letture estive e anche oggi sono a proporvi un bel giallo. Intrigante, coinvolgente, questo romanzo è veramente speciale. Il merito ovviamente è di quell'irresistibile e inimitabile genio di Sherlock Holmes: un personaggio a dir poco meraviglioso. In questo romanzo il nostro investigatore si troverà al cospetto di misteriose forze dell'occulto che da quasi duecento anni perseguitano la dinastia dei Baskerville. Una sfida imperdibile per una uomo razionale come Holmes, che basa le sue indagini sul ragionamento e sulla deduzione. Con accanto l'inseparabile Watson arriverà a risolvere il caso con arguzia e intelligenza. Una trama avvincente, dall'intreccio perfetto e dallo stile impeccabile di Conan Doyle. I personaggi sono ben caratterizzati, descritti magistralmente. L'ambientazione poi è assolutamente eccezionale, sembra quasi prendere vita più ci si addentra nella storia, con atmosfere cupe e tenebrose che non lasciano scampo.
Questo romanzo fu pubblicato per la prima volta a puntate sulla rivista The Strand Magazine, a partire dall'agosto 1901. Con Il Mastino dei Baskerville Arthur Conan Doyle, in seguito alle innumerevoli richieste dei suoi ammiratori resuscita Sherlock Holmes, che aveva ucciso nel 1893 nel racconto L'Ultima Avventura. 
Se non avete ancora letto niente di Conan Doyle, questo romanzo rappresenta un perfetto punto di partenza. Se però preferite iniziare dal principio, e cioè volete assistere al primissimo incontro tra Holmes e Watson, allora buttatevi senza esitazione su Uno studio in rosso, primissima avventura di Holmes.
Curiosità: Umberto Eco nel suo celeberrimo Il Nome della Rosa cita esplicitamente questo romanzo, chiamando il protagonista Gugliemo da Baskerville.
Voto: 9

Citazione: "Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si cura mai di osservare."

Colonna sonora: Amber di Craig Armstrong
Consigliato a: questo romanzo è adatto veramente a tutti

Buona Lettura!

lunedì 25 luglio 2011

La lettera scarlatta



Titolo: La lettera scarlatta
Autore: Nathaniel Hawthorne
Titolo originale: The Scarlet Letter
Traduzione: Bruno Tasso
Editore: Bur
Collana: I grandi romanzi Bur
Pagine: 251
Prezzo: 6,80 €
Formato: brossura
Anno 1ᵃ edizione originale: 1850
Anno 1ᵃ edizione italiana: 1957
Genere: Classici
Codice ISBN: 978-88-17-01688-9




Trama: Ambientato nel New England puritano nel XVII secolo, questo romanzo narra la storia di Hester Prynne, giovane donna condannata ad indossare per tutta la vita una A scarlatta, segno dell'adulterio di cui si è macchiata e da cui è nata anche una bambina. Additata dai concittadini come peccatrice, rifiuterà sempre di rivelare il nome dell'amante anche quando il marito ricomparirà minacciando di non darsi pace finché non avrà trovato l'uomo del peccato.

Giudizio personale: Fra i classici della letteratura che ho avuto il piacere di leggere negli ultimi anni, questo forse è quello che mi ha entusiasmato meno. Credo che la mia insoddisfazione dipenda gran parte dall'atmosfera cupa e pesante che si respira già dalle primissime pagine. L'ambientazione fra i puritani del New England conferisce al romanzo una cappa di austerità e angoscia che non può lasciare indifferente. L'America del diciasettesimo secolo era un insieme di colonie appena fondate e abitate da coloro che fuggivano dal vecchio continente. Quello dei puritani è un movimento nato all'interno del protestantesimo di Giovanni Calvino, allo scopo di purificare la Chiesa Anglicana e annullare i compromessi con la Chiesa Cattolica promossi da Enrico VIII e da Elisabetta I. Perseguitati dall'arcivescovo di Canterbury e dal re Carlo I, i puritani furono costretti alla fuga verso l'Olanda e il nuovo mondo. E' bizzarro pensare a come coloro che hanno subito persecuzioni e privazioni di libertà, una volta giunti in un nuovo paese (tutto da costruire) non mostrino un minimo di apertura mentale fondamentale per la convivenza. I puritani giudicano Hester per aver commesso un peccato carnale, punibile anche con la morte, per non essersi comportata secondo le regole della loro religione. Il romanzo si apre con una scena terribile: Hester costretta a restare per tre ore sul patibolo, nel centro della città, con la A scarlatta sul petto e fra le braccia il frutto del peccato, una bambina urlante, in modo che tutti, nessuno escluso potesse vederla e giudicarla. Hawthorne dà voce alle matrone presenti, che la trattano come se fosse un'assassina. In seguito Hester viene evitata come la peste, nessuno parla con lei quasi come a voler evitare di essere contaminati dal peccato, eppure a lei si rivolgono per le sue mirabili doti di ricamatrice: è proprio vero che la vanità supera ogni pregiudizio. La parte migliore del romanzo sta tutta nella straordinaria forza della protagonista, che mai si abbatte, ma affronta la condanna con una dignità unica, rifiutandosi fino alla fine di rivelare il nome dell'amante. La figura di Pearl, la figlia di Hester, è invece un po' inquietante così come inquietanti e angoscianti sono i continui riferimenti al male, al peccato e a tutto ciò che non è divino. 
Il romanzo è accompagnato da un'introduzione "La Dogana", a mio parere un po' pesante e prolissa e francamente non indispensabile ai fini della trama.
Voto: 7,5


Citazione: "Tanto l'odio quanto l'amore, se raggiungono una certa intensità, presuppongono una conoscenza reciproca di due cuori così profonda che un essere umano si trova alla mercé di un altro per la vita del suo spirito; ed è per questo che tanto l'amante appassionato quanto il nemico inesorabile si sentono mancare le ragioni della vita se sia loro sottratto l'oggetto dell'amore o dell'odio."


Colonna sonora: Don't Forget Me dei Way Out West
Consigliato a: agli amanti dei classici di ambientazione secentesca
Istruzioni per l'uso: da evitare se non amate i moralismi e i finti perbenisti


Buona Lettura!


lunedì 27 dicembre 2010

Cime Tempestose

CIME TEMPESTOSE
di Emily Brontë



"Cime tempestose è come un diamante grezzo, racconta le passioni senza levigarle. C'è qualcosa di selvaggio in questo romanzo." - Caterina Bonvicini

Trama: Il signor Earnshaw, una sera ritornando a casa da un viaggio, porta con sé il piccolo Heathcliff. Lo alleverà e accudirà come fosse un figlio, attirando sul povero orfanello l'antipatia di Hindley e la curiosità di Catherine, i suoi figli legittimi. Alla morte di Earnshaw, Hindley comincerà a trattare Heathcliff come un servo e uno scarto della società. Questi trova però conforto in Catherine di cui si innamora, ma lei gli preferisce il corteggiamento del vicino di casa, Edgar Linton. Heathcliff allora fugge: tornerà dopo 3 anni, arricchito. Catherine è però ormai sposata a Linton, dal quale ha una bambina. Per ripicca Heatcliff sposerà Isabella, sorella di Linton, che maltratterà fino a farla scappare. La furia di Heathcliff però, non si esaurirà mai. 

Giudizio personale: Come è difficile recensire questo romanzo, così forte e intenso come poche altre volte mi era capitato. Mi aspettavo una storia completamente diversa, una sorta di romanzo d'amore strappalacrime pieno di ovvietà. Cime Tempestose non è niente di più diverso. Una storia così fuori dagli schemi che vi entrerà dentro, nel più profondo dell'anima. I personaggi sono veramente unici. Heathcliff, in particolar modo, è diverso da tutti i protagonisti maschili che mi erano capitati tra le mani: un pessimo carattere, atteggiamenti malvagi e crudeli, ma una passione viscerale per Catherine. Il loro è un sentimento atavico, profondo e selvaggio, fuori controllo. A differenza di altri romanzi però, l'amore non rende i suoi protagonisti migliori, anzi....rafforza in loro le passioni, soprattutto in negativo. L'amore di Heathcliff per Catherine lo consumerà fino alla fine, rendendolo vendicativo e malvagio, ma nonostante questo risulterà impossibile detestarlo, perché lui è il personaggio più vero di tutto il romanzo, nel bene e nel male. Gli altri personaggi sono infatti, chi più chi meno, fastidiosi: Edgar è un uomo completamente privo di carattere e, così come la sorella, incatenato ai vizi e ai capricci della sua condizione sociale, Linton (il figlio di Heathcliff) ha la spina dorsale di un lombrico, Cathy (figlia di Edgar) viziata e sempre in preda a repentini cambi d'umore, e persino la governante Nelly, colei che ci racconta la travagliata storia dei suoi padroni, è davvero poco simpatica, sempre pronta ad impicciarsi e a fare la spia. Non nego che in alcune sue parti, ho trovato il libro un po' lento e pesante, ma resta un giudizio estremamente positivo, un romanzo carico di sentimenti e passioni che non può assolutamente mancare nelle vostre librerie.
Voto: 9

Citazione: "E' difficile da spiegare. Ma certo tu hai, tutti hanno l'idea che ci deve essere, fuori di noi, un'esistenza che è ancora la nostra. A che scopo esisterei, se fossi tutta contenuta in me stessa? I miei grandi dolori, in questo mondo, sono stati i dolori di Heathcliff, io li ho tutti indovinati e sentiti fin dal principio. Il mio gran pensiero, nella vita, è lui. Se tutto il resto perisse e lui restasse, io potrei continuare a esistere; ma se tutto il resto durasse e lui fosse annientato, il mondo diverrebbe, per me, qualche cosa di immensamente estraneo: avrei l'impressione di non farne più parte. Il mio amore per Linton è come il fogliame dei boschi: il tempo lo trasformerà, ne sono sicura, come l'inverno trasforma le piante. Ma il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce nascoste e immutabili: dà poca gioia apparente ma è necessario."

Titolo originale: Wuthering Heights

Traduzione: Enrico Piceni

Edizione: Bur

Collana: I Grandi Romanzi

Pagine: 337

Prezzo: 8,20 €

Anno: 1847

Codice ISBN: 978-88-17-15062-0




domenica 31 ottobre 2010

Il Maestro e Margherita

IL MAESTRO E MARGHERITA
di Michail A. Bulgakov


"Questo romanzo non è soltanto figlio del proprio tempo: lo supera da ogni direzione. Non si capisce altrimenti com'è possibile che un libro nato nel grigiore monolitico della Russia stalinista sia una continua esplosione di meraviglie in cui si alternano magia, romanticismo, satira, filosofia e tutti i grandi temi del pensiero occidentale. Il tempo è galantuomo, corrode i busti dei tiranni ma è costretto ad arrestarsi davanti ai capolavori. Rakopisi ne gorjat: I manoscritti non bruciano!" - Nicola Lagioia

Trama: La storia si svolge a Mosca ai primi del Novecento. Nella grigia e cupa capitale russa, immobilizzata da burocrati e dalle maglie del regime stalinista arriva il Diavolo a portare scompiglio. A questo nucleo centrale del romanzo si intrecciano le storie del Maestro, imprigionato in un manicomio e della sua amata Margherita, e di Pilato, protagonista del romanzo che è stato la causa dell'internamento del Maestro.

Il Maestro e Margherita è stato pubblicato per la prima volta nel 1966, a 26 anni di distanza dalla morte dell'autore.

Giudizio personale: 9 Sarò breve nella mia recensione perché dare un giudizio esauriente in merito a questo libro è assai difficile, e potrebbe inoltre essere ripetitivo, in considerazione del fatto che a proposito de Il Maestro e Margherita è già stato detto tutto, e sicuramente meglio di quanto non possa fare la sottoscritta. Inizierò con un semplice aggettivo: Geniale! Sì, questo romanzo è davvero geniale. Coinvolgente, ironico e irriverente. I personaggi sono fantastici, descritti meravigliosamente e soprattutto unici. Indubbiamente è un libro un po' impegnativo (ho impiegato oltre 2 settimane per terminarlo), i personaggi sono molteplici, lo stile è accattivante ma a volte può risultare forse pesante. Il consiglio che vi posso dare è di prendervi tutto il vostro tempo, e gustarvi questo capolavoro della letteratura russa. Un romanzo davvero unico nel suo genere.

Citazione: "I fiori spiccavano violentemente sul suo soprabito nero. Aveva dei fiori gialli. Brutto colore. Sbucò da via Tverskaja in un vicolo e qui si voltò. Lei conosce via Tverskaja? Ci passavano migliaia di persone, ma io le assicuro che lei vide me solo e mi guardava non si può dire inquieta ma addirittura in modo morboso. E lei mi colpì non tanto per la sua bellezza, quanto per il senso di solitudine insolito, mai visto, che c'era nei suoi occhi."


Titolo originale: ΜΑСТEP И МΑPГΑИТΑ


Traduzione: Milly De Monticelli


Edizione: Bur


Pagine: 481


Prezzo: 8,00 €


Anno: 1966





martedì 5 ottobre 2010

Volare alto

IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTON
di Richard Bach


"E' buffo. Quei gabbiani che non hanno una meta ideale e che viaggiano solo per viaggiare, non arrivano da nessuna parte, e vanno piano. Quelli invece che aspirano alla perfezione, anche senza intraprendere alcun viaggio, arrivano dovunque, e in un baleno."

Trama: Jonathan è un giovane gabbiano molto diverso dai suoi compagni. E' ambizioso, anticonformista e soprattutto desideroso di imparare e migliorare sempre se stesso. Lui non si accontenta di volare basso, quanto gli basta per procurarsi il cibo. Lui anela alla perfezione, a volare sempre più in alto, anche quando il suo Stormo lo esilia e lo abbandona a se stesso perché lo considera un diverso e una vergogna per il resto del gruppo. Sarà allora, che Jonathan farà l'incontro che gli cambierà la vita e che gli permetterà di volare ancora più alto.

Giudizio personale: 8,5 Molto bello e coinvolgente. Amo molto i romanzi il cui protagonista è qualcuno che va controcorrente, e questo gabbiano mi è entrato subito nel cuore. La sua voglia di crescere, di imparare e di non porsi limiti mi ha stregata. Jonathan non molla mai, nonostante l'esilio, nonostante gli innumerevoli errori nella pratica del volo, continua nel suo viaggio verso la perfezione e, quando ormai è considerato una sorta di Dio dallo Stormo che lo ha accolto, decide umilmente di fare un passo indietro per potere aiutare altri gabbiani che, come lui in passato, sono considerati dei reietti. Una bella fiaba di formazione, ben scritta, dallo stile semplice eppure trascinante. Vi consiglio di gustarvelo, di prendervi un paio di serata e leggerlo con calma e non tutto d'un fiato (anche perché vista l'esuguità delle pagine lo finireste in un'ora), e assaporarne la poesia.

Citazione: "Raggiungerai il paradiso, allora, quando avrai raggiunto la velocità perfetta. Il che non significa mille miglia all'ora, né un milione di miglia, e neanche vuol dire volare alla velocità della luce. Perché qualsiasi numero, vedi, è un limite, mentre la perfezione non ha limiti. Velocità perfetta, figlio mio, vuol dire solo esserci, esser là."

Titolo originale: Jonathan Livingston Seagull

Traduzione: Pier Francesco Paolini

Edizione: Bur

Pagine: 103

Prezzo: 9,90 €

Anno: 1970



domenica 19 settembre 2010

L'Abbazia dei misteri

NORTHANGER ABBEY
di Jane Austen


Trama: Catherine Morland è una ragazza di diciassette anni, un po' ingenua che, trascorrendo un periodo di vacanza a Bath in compagnia di amici di famiglia, ha finalmente l'oppotunità di mettere in gioco se stessa, con nuove conoscenze e amicizie. Tra i nuovi incontri ci sono due coppie di fratelli e sorelle: Isabella e John Thorpe e Eleanor e Henry Tilney, così profondamente diversi eppure in egual misura in grado di suscitare un forte affetto nella giovane Catherine. Grande amante di romanzi gotici, per lei l'invito a passare diversi giorni presso l'Abbazia di Northanger rappresenta la realizzazione di un sogno, e ben presto la sua fantasia comincerà a correre, nella speranza di incontrare fra i lunghi corridoi dell'abbazia qualche mistero da risolvere.

Giudizio personale: 9 meno. Io adoro lo stile della Austen, sempre ironica e unica nel raccontare la società inglese dei primi dell'ottocento. Questo romanzo, il primo che abbia scritto e pubblicato postumo solo nel 1818, è però molto diverso dalle altre opere austeniane. La protagonista è una ragazza normalissima, priva di caratteristiche interessanti: non è frizzante e piena di carisma come Elizabeth Bennet, non è sveglia e ponderata come Elinor Dashwood, è la classica ragazza che non si nota, che potremmo definire quasi banale. Dotata di un cuore puro è però fin troppo credulona, sempre pronta a giustificare gli altri e mai propensa a credere alla malafede quando si tratta dei suoi amici, eppure la sua fervida fantasia le giocherà un brutto scherzo. A raccontarci la sua storia non è un semplice narratore, ma la Austen in persona, che pagina dopo pagina non ci risparmia le sue acute osservazioni e i suoi punti di vista sulla società dell'epoca. Un romanzo molto bello, ironico e con un pizzico di mistero.

Citazione: "Nessuno, che avesse conosciuto Catherine Morland al tempo della sua infanzia, avrebbe veduto in lei una futura eroina. La sua condizione, il carattere dei genitori, il suo aspetto e la sua natura, tutto le era avverso."

Titolo originale: Northanger Abbey

Traduzione: Anna Luisa Zazo

Edizione: Mondadori

Pagine: 220

Prezzo: 8,50 €

Anno: 1818





lunedì 6 settembre 2010

Vita sugli alberi

IL BARONE RAMPANTE
di Italo Calvino


" Un ragazzo sale su di un albero, si arrampica tra i rami, passa da una pianta all'altra, decide che non scenderà più. L'autore di questo libro non ha fatto che sviluppare questa immagine e portarla alle estreme conseguenze: il protagonista trascorre l'intera vita sugli alberi, una vita tutt'altro che monotona, anzi: piena d'avventure, e tutt'altro che da eremita, però sempre mantenendo tra sé e i suoi simili questa minima ma invalicabile distanza." Italo Calvino, 1965

Trama: La storia inizia il 15 giugni del 1757. Cosimo Piovasco di Rondò, figlio di un aristocratica famiglia ligure ormai in decadenza, in seguito ad una banale discussione avuta durante un pranzo con il padre, sale su un albero del grande giardino. Da principio sembra un capriccio, un alzata di testa di un ragazzino in cerca d'avventura. In realtà è solo l'inizio di una lunga vita passata sugli alberi, senza mai più mettere un solo piede a terra. E Cosimo, passando di ramo in ramo, vivrà avventure fantastiche e amori intensi.

Giudizio personale: 9 Lo confesso, sono follemente innamorata di Cosimo!! Così anticonformista, così intelligente e fuori dagli schemi, sempre e fino all'ultimo coerente con se stesso. Un romanzo che ho amato alla follia, scritto (lo so, è banale dirlo) magistralmente da Calvino, che consegna a Biagio, fratello di Cosimo, il compito di raccontarci queste mirabolanti avventure, rendendo così ancora più netta ed evidente la differenza tra i due fratelli. Biagio infatti è l'emblema della banalità, sempre ligio ai suoi doveri, mai una parola di troppo, mai un'azione o un comportamento degni di nota, è un uomo che potremmo definire prevedibile. Cosimo al contrario è un precursore dei tempi, libero, sempre pronto ad aiutare gli altri, coraggioso e rivoluzionario. L'ambientazione, a cavallo fra il '700 e l'800, periodo ricco di avvenimenti storici, fornisce a Cosimo, studioso di filosofia e politica, l'opportunità di esprimere le proprie opinioni a proposito di un mondo che capisce sempre meno, e di intrattenere rapporti con personaggi quali Diderot e Rousseau. La scrittura di Calvino è accattivante, ironica, pungente, non vorresti mai staccarti dalle pagine di questo romanzo, che è indubbiamente uno dei miei preferiti. Ve lo consiglio vivamente!
Il Barone rampante fa parte della Trilogia Araldica, insieme a Il Visconte Dimezzato e a Il Cavaliere inesistente. 

Citazioni: "Tutte belle cose, però io avevo l'impressione che in quel tempo mio fratello non sole fosse del tutto ammattito, ma andasse anche un poco imbecillendosi, cosa questa più grave e dolorosa, perché la pazzia è una forza della natura, nel male e nel bene, mentre la minchioneria è una debolezza della natura, senza contropartita."

"Insomma, c'erano anche da noi tutte le cause della Rivoluzione francese. Solo che noi non eravamo in Francia, e la Rivoluzione non ci fu. Viviamo in un paese dove si verificano sempre le cause e non gli effetti."

Edizione: Mondadori

Pagine: 263

Prezzo: 9,00 € 

Anno: 1957




mercoledì 14 aprile 2010

Elinor e Marianne

RAGIONE E SENTIMENTO
di Jane Austen


Trama: protagoniste di questo romanzo sono due giovani sorelle: Elinor, la maggiore, intelligente, perspicace e poco incline a mostrare le proprie emozioni; Marianne, dotata di un'indole estremamente romantica ed emotiva. Rimaste orfane di padre, e costrette dalle circostanze a trasferirsi in una più modesta casa nel Devonshire assieme alla madre e alla sorella più piccola, dovranno ben presto affrontare i dolori causati dall'amore. 

Giudizio personale: 9 Ambientato nell'Inghilterra a cavallo fra il 1700 e il 1800, questo romanzo è davvero sublime. La Austen riesce come sempre a tratteggiare i personaggi, soprattutto quelli femminili, in maniera perfetta, descrivendo con severa ironia gli usi dell'Inghilterra ottocentesca. I protagonisti maschili sono invece più trascurati e meno caratterizzati. Il romanzo accompagna la crescita sentimentale delle sorelle Dashwood, unite nell'affetto e nelle simili pene d'amore, affrontate però in maniera diamentralmente opposta. Con la forza della ragione Elinor, con l'ostentazione continua e un po' esagerata del prorpio dolore Marianne. Forse l'unica pecca è un happy end un po' forzato. Comunque un romanzo delizioso.

Citazione: "Elinor, la maggiore delle figlie, il cui parere ebbe tanta influenza, era dotata di un'intelligenza perspicace e di una salda forza d'animo, che facevano di lei, anche se aveva solo diciannove anni, la consigliera di sua madre e che spesso l'avevano messa in grado di controbilanciare, con grande vantaggio di tutte loro, quell'impulsività che spesso spingeva la signora Dashwood all'impudenza. Ella aveva un cuore buono, un'indole affettuosa e profondi sentimenti, ma sapeva dominarli, arte che sua madre non aveva ancora imparato, e che una delle sue sorelle aveva deciso non imparare mai."

Titolo originale: Sense and senibility

Traduzione: Monica Luciano

Edizione: Mondadori

Pagine: 416

Prezzo: 8,40 €

Anno: 1811



Italian Blogs for Darfur
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...